domenica 28 febbraio 2010

Sondaggio preliminare al Lancio di ScienceDebate Italiano - per il Rilancio dell'Università e della Ricerca Italiana

Salve,
mossi dalla crisi ormai quasi irreversibile dell'Istruzione, della Università, e della Ricerca, che rischia di portarci rapidamente ad un Paese con solo lavoro per precari sottopagati, in cui tutte le aziende high-tech stanno chiudendo, in cui l'Università non offre più motivazione ai giovani ma si è ridotta ad "esamificio", "Fabbrica di Ignoranti", una "casta", una struttura "Truccata", "baronale", in cui regnerebbe il "nepotismo" più sfrenato, e che quindi forma una classe di giovani destinati ad entrare nel mondo del lavoro sempre piu' tardi e sempre peggio pagati, abbiamo deciso di dare un taglio netto.

Segnaliamo quindi una iniziativa che un gruppo di scienziati, docenti, studenti e cittadini sta predisponendo per il lancio di un Dibattito in stile sciencedebate2008.com (la più grande iniziativa democratica per la politica della scienza della storia, cominciata con la campagna presidenziale USA del 2008), per il recupero di circa 1 miliardo di euro tra fondi "dormienti" nazionali, o Europei non spesi dalle nostre Regioni per cui scatta la restituzione automatica a Bruxelles.

L'Italia è il terzo principale beneficiario dei fondi europei della politica di coesione: l'Unione infatti erogherà al nostro paese circa 28 miliardi di euro di aiuti, ai quali sono da aggiungere 31,4 miliardi di cofinanziamento nazionale. Tuttavia, noi diamo a Bruxelles molto più di quanto torna indietro, per nostra incapacità della macchina amministrativa, e per incapacità di incanalare questi finanziamenti in tempo. Dal 1995 al 2006 l’Italia ha accumulato nei confronti dell’Europa un saldo negativo di 30,3 miliardi di euro!

Solo nel 2007 i contributi italiani versati alla Ue si sono attestati a 13,8 miliardi euro, secondi solo a Germania (20%) e Francia (16,9%), ma le risorse accreditate all’Italia dall’Unione sono state inferiori di 3,5 miliardi di euro. Non solo, dei finanziamenti ricevuti nel biennio 2006-2007 le regioni del Mezzogiorno rischiano di perdere circa 9,3 miliardi di euro «a causa – secondo il Presidente dell’Eurispes, Prof. Gian Maria Fara – dell’incapacità di attivare le procedure adeguate in un apparato estremamente burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli Enti Locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull’esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi». Si tratta di una cifra che da sola coprirebbe una Finanziaria e che fa dell’Italia il paese meno virtuoso dell’Ue in questo settore.

L'idea della petizione, che sembra avere consensi politici bipartisan, mira a utilizzare progetti presentati da giovani studiosi italiani, spesso precari e ciononostante fiduciosi di lavorare nel nostro Paese ricevendo adeguata valutazione, progetti che per il solo numero hanno creato difficoltà di vario tipo per la selezione. Operando secondo il modello di www.Sciencedebate2008.com, la più grande iniziativa sul web della storia della Scienza, che ha portato Obama e McCain a confrontarsi sulle strategie della Scienza nel 2008, i firmatari di questo appello propongono un lancio di un Dibattito on-line per scegliere tra varie petizioni che nel loro insieme coprono tutti i fruitori del settore università e ricerca (fino alle famiglie degli studenti). In particolare sono 6 le linee di azione individuate. Descrizione dettagliata dell'iniziativa sul blog:

http://rettorevirtuoso.blogspot.com

sul quale stesso sito potete partecipare anche a un pre-sondaggio per la selezione delle azioni ritenute più efficaci. Partecipate numerosi al sondaggio. Le 6 petizioni proposte sono:

Quale petizione ritieni vincente/piu' urgente?

SCIENCE DEBATE - pubblico dibattito in cui i candidati alle cariche elettive discutano di strategie su Univ e Ricerca

Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio

FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96, con valutazione dubbiosa

PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approf

FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da M

CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) 4.200 ricercatori

IIT- petition. Regolarizzare la situazione contrattuale dei ricercatori, stabilendo delle regole precise di valutazione, sia dei singoli che non possono essere precari a vita, sia dell'istituto, che non va distrutto ma nemmeno iperfinanziato senza controlli



Se desiderate commentare sul sondaggio, formulando proposte prima che il Dibattito vero e proprio venga lanciato definitivamente, potete intervenire sul blog nei commenti degli articoli relativi alla petizione

http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2010/02/bozza-n3-del-lancio-sciencedebate-con.html

Cogliamo l'occasione per una newsletter degli articoli nell''archivio del blog che danno maggiori informazioni.

Se desiderate ricevere ulteriori aggiornamenti per posta elettronica rispondere semplicemente a questa mail con oggetto “fan rettore virtuoso”; oppure se non volete essere iscritto a questa newsletter, rispondere "Cancellami".

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giovedì 25 febbraio 2010

Bozza n.3 del lancio ScienceDebate con aggiunta petizione a favore di IIT !

PETIZIONE “STIMULUS” RICERCA E UNIVERSITA’
E “ITALIAN SCIENCEDEBATE”

di Michele Ciavarella
Politecnico di Bari, mciava@poliba.it http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
Draft 2. 22 /2/2010

Premessa
Si intende utilizzare alcuni elementi del vincente formato della più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCE DEBATE 2008 (Dibattito sulle scienze 2008, www.sciencedebate2008.com), iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane e decine di premi Nobel, ha ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto risposte scritte a 14 domande precise da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain.
Seguendo ScienceDebate, ci sarà il presente appello / petizione bipartisan:
- preso atto delle grandi sfide che si affacciano per l’Italia, e della sempre più stringente esigenza di un'informazione e documentazione scientifica accurata, su cui basare le future scelte politiche intorno ai temi cruciali di Formazione, Innovazione e Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la crisi del sistema delle Università e della Ricerca, oggi esacerbate da discutibili riduzioni di risorse (fatta eccezione per alcune isole felici che godono di una serie di vantaggi amministrativi);
- considerato il ruolo vitale della ricerca e dell'innovazione scientifica nonché delle risorse umane necessarie per rilanciare in Italia la crescita economica e la competitività specialmente nei temi attuali dell'Ambiente, Salute, Educazione, Scienza e Tecnologia ;

si chiede
un pubblico dibattito di più ampia diffusione, in cui i candidati alle cariche elettive di vari gradi (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) discutano con precisione e nella concretezza le loro visioni strategiche che contemplino la funzione prioritaria ed essenziale dell’Università e della Ricerca.
Prima proposta di dibattito.
In Italia, il mondo della Ricerca e dell’Università è in piena crisi da oltre ventenni, con continue riforme, piccoli passi indietro e avanti, ad ogni cambio di governo. Invece ci sarebbe gran bisogno di iniziative di largo respiro e lunga durata. Ci sono segnali positivi riguardo alla convergenza bipartisan sulla visione delle riforme Universitarie, si vedano i recenti articoli di V Visco e G Quagliariello.
Nell’immediato, come prima proposta del istituendo “Science Debate” italiano, noi proponiamo un piano di Rilancio seguendo il formato del Pacchetto STIMULUS di Obama del Febbraio 2009. Esso si applica benissimo alla situazione attuale italiana che già da molto tempo soffre nel passaggio dal finanziamento “a pioggia” (di cui parlava male già Felice Ippolito negli anni ‘60), al passaggio a finanziamenti persino troppo concentrati, per mancanza di cultura ed esperienza sul peer review (la sindrome di Bertoldo), e all’esperienza nuova del tutto isolata dal contesto di una Fondazione come IIT, l’Istituto Italiano della Tecnologia, che non segue le regole degli altri Enti di Ricerca, e ciò viene visto da qualcuno con qualche perplessità – se il sistema è valido perché non applicarlo a tutti gli Enti?
Al tempo stesso, il progetto FIRB-Futuro in ricerca che nella declaratoria favoriva “il ricambio generazionale sia il sostegno alle eccellenze scientifiche emergenti e già presenti presso gli atenei e gli enti pubblici di ricerca afferenti al MIUR, destinando adeguate risorse al finanziamento di progetti di ricerca fondamentale” ha visto i giovani lanciarsi con grandi speranze (3 miliardi di Eu di progetti pervenuti contro i 50 ml. di finanziamento), e un processo di valutazione molto arbitrario con un solo reviewer lasciato inconsapevole della vera soglia di ammissibilità del progetto – si è creata quindi una difficoltà a scegliere l’eccellente, costretti a trascurare progetti che erano davvero sullo stesso piano di quelli finanziati, con il paradosso di vedere nei giudizi criteri di eccellenza, ma nei numeri, pochi punti in meno rendere il progetto non finanziabile.
Per reagire alla crisi finanziaria e della Ricerca e Università in particolare, e dare immediatamente rilancio dell’occupazione attraverso la Ricerca e specie con i progetti già valutati, si propone di
A) riformulare l’idea dell’Interrogazione parlamentare di Bachelet e Tocci, ossia di chiedere alla Fondazione IIT di mettere a disposizione una parte dei 400 milioni di Euro del patrimonio che non vuole o non riesce a spendere (fondi dormienti), aventi il privilegio di non essere soggetti ai vincoli della legge della perequazione per cui se non si spende entro 3 anni si restituisce. Siccome probabilmente questa “riserva” viene mantenuta per assicurare un futuro all’Istituto, che nel 2013 ca. vedrà scaduta la legge istitutiva che gli assegnava 10 anni di finanziamento, si veda una delle altre proposte
B) recuperare altri fondi su cui fare completa ricognizione che non siano stati erogati, come ad esempio fondi da recupero evasione, che correttamente dovrebbero andare a compensare anche il fondo delle tasse universitarie.
C) bloccare una quota dei 13 Miliardi di Euro dei fondi Europei Aree Convergenza, ove applicabili. Ma anche sbloccare una quota dei fondi FES normalmente usati a “sportello” sulla formazione, senza una visione strategica. Oggi una significativa parte di questi fondi non li riusciamo a spendere e tornano indietro, invece nei progetti di cui sopra, una valutazione c’e’ stata, e potremmo subito attribuirli.

Con questi fondi, per un totale di ca. 1 Miliardo di Euro, si chiede per es. (come prima ipotesi non vincolante):

0). Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, l’idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni, e al tempo stesso i docenti non sono preparati alle trasformazioni quasi antropologiche degli studenti della nuova generazione “homo zappiens”... Un modello USA potrebbe essere il piano No Child Left Behind di Bush del 2001, a seguito del quale il finanziamento per le scuole fu aumentato e continua ad aumentare dai $17.4Miliardi del 2001 a $24.4 Miliardi del 2007. Questo è basato essenzialmente sulla politica del “standards-based education reform”, in cui si definiscono gli standards accademici di cosa lo studente deve sapere o essere capace di fare. Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?

1) FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96 per primi scricchiolii interni…), e su cui molti dubbi sono stati espressi sulla completezza e approfondimento della valutazione per la selezione di quelli effettivamente finanziati. Lo stesso presidente della commissione ha detto meritevoli erano almeno progetti per 400 mil. Euro. Servirebbero a occhio ca. altri 300 milioni. La selezione si potrà fare previa congruenza alla mission IIT, da valutare in nuove audizioni “seconda fase” che ovviamente vanno allargate a questi altri progetti, per parità di trattamento di quelli della prima tranche. Oppure farlo in autocertificazione?


2) PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approfondimento della valutazione. Da stime di larga massima, servono altri 100 Milioni di Euro

3) FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da Mauro degli Esposti di Via- Academy. Tuttavia, non possiamo pretendere che si faccia retro-front, quindi si premino le Università che non si cullino troppo del modello tradizionale, e invece vadano in parte nel mercato a cercare risorse, per es. predispongano un “Piano Strategico”, triennale o quinquennale, di rilancio e risanamento, come fatto da MIT per esempio per recuperare $50-100Ml all’anno tra tagli alle spese e nuove entrate. http://web.mit.edu/instituteplanning/ Segnalo per es il tema 1. Nuove entrate da opportunità educazionali aprendo all’estero in tutto il mondo sedi “decentrate” (per ora, maggiormente come “double degree”, summer corse, aumento di numero studenti undergrad, MIT Lifetime Academy, Scalable Educational Online Platforms, Extension Studies using OpenCourseWare, professional educational programs, corporate universities). In Italia, volendo reagire sul “mercato dei 18 mil. di lavoratori non laureati” (per es anche solo a 1000Eu/anno di iscrizione, recupererebbero 18 miliardi di Euro, ossia più del doppio dell’attuale FFO!). Inoltre, rivalutazione scaglioni tasse, aumentando sedi periferiche “low cost” o persino "zero cost" con iscrizione tempo parziale in largo uso. Si chiede un fondo pari ai 500 milioni della quota meritocratica del 7% che è stata distribuita. Questa cifra può essere integrata dal rientro dello Scudo Fiscale, che a tuttoggi non è noto come verrà distribuito tra le Università, e che invece potrebbe essere distribuito con questa modalità.

4) CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) ben 4.200 ricercatori, in gran parte giovani, con un 40% di donne e per il 25% dall'estero. La call for proposal dovrà tener conto dei risultati ottenuti dai CE, e subire nuova valutazione dei progetti. Si chiedono altri 30 milioni l’anno per 3 anni, quindi 90 milioni.

5) IIT- extension petition. Per quanto lo spazio di 10 anni dovrebbe garantire un minimo di autofinanziamento (paradossalmente veniva chiesto di raggiungere questo target ai Centri di Eccellenza in soli 3 anni!), si chiede di lavorare in modo che il finanziamento in finanziaria di IIT sia esteso di altri 10 anni, semmai con importi da rivedere per la parte pubblica, e previa valutazione più seria e trasparente ed approfondita di quanto fatto finora, da un panel veramente internazionale e senza alcun conflitto di interessi con l’Istituto. Questo tipo di proposta da un lato assicurerebbe un futuro ai ricercatori senza creare 700 nuovi disoccupati ingiustamente “fregati” dall’idea di costruire un gran progetto in Italia, dall’altro libererebbe i 400 milioni che a quel punto potrebbero finanziare, anche nello spirito della mission IIT, le altre petizioni qui presenti.

Totale 1090 Milioni di Euro, ma le petizioni saranno aperte a risposte separate.

Bibliografia essenziale
1) STIMULUS Package di OBAMA del Febbraio 2009. Dal ARRA (The American Recovery and Reinvestment Act), sono fiorite una serie di “recovery acts” delle varie agenize federali di finanziamento, che hanno implemetato le loro informazioni nei siti descritti all’indirizzo: www.recovery.gov. Per es. NIH si selezionano progetti di ricerca già selezionati con peer review come “altamente meritori” (R01s e altri), che possano essere finiti entro i 2 anni, o si finanziano nuovi progetti, si accelerano ricerche in corso via supplementi agli attuali finanziamenti o infine si lancia un nuovo programma, il “NIH Challenge Grant Program”, che lancia delle nuove aree transdisciplinari, individuate da Instituti centri o uffici NIH, ved grants.nih.gov/recovery. NSF ha ricevuto $3 miliardi per il Fiscal Year 2009. Anche qui, preferenza viene accordata a progetti già giudicati positivamente al 1 Ott.08 o dopo, che però NSF non era stato in grado di finanziare, o progetti che sono già sottomessi e si potessero valutare entro Sett.09. nuovi progetti ad alto-rischio/alto ritorno. Contrariamente a NIH, i progetti saranno di normale durata (5 anni). http://www.nsf.gov/recovery. Infine, il Department of Energy Office of Science, che è guidato da un fisico premio Nobel, Steven Chu, ha ricevuto $1.2 miliardi. Anche qui, supporto sarà dedicato a progetti esistenti nei 10 National Laboratories. In aggiunta saranno finanziati “university laboratory-based researchers” su progetti di priorità nazionale. Il sito http://www.energy.gov/recovery/, raccoglie dettagli.
2) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010 http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/18/Troppo_facile_entrare_difficile_uscire_co_9_100218065.shtml
3) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario". http://magna-carta.it/content/luniversit%C3%A0-che-verr%C3%A0
4) Declan Butler, French research wins huge cash boost: President Sarkozy uses 'big loan' to push his reform agenda. Nature 462, 838 (2009) doi:10.1038/462838a
5) http://en.wikipedia.org/wiki/No_Child_Left_Behind_Act si vedano anche le critiche al sistema.
6) Sui Firb – Futuro in Ricerca, RICERCA - LA FUGA DEI CERVELLI Per un punto il giovane se ne andò all'estero di Fabio Beltram, il Sole 24 ore, 30/1/2010 che segnala Le proposte non sono mancate, quasi 4mila, confermando la drammatica sproporzione tra risorse disponibili (50 milioni) e richieste….. Sotto la pressione della difficile scelta (e non solo di quella) il Comitato Firb entra in fibrillazione e il suo presidente arriva alle dimissioni: nulla succede per dare le risposte rapide e rigorose attese dai giovani proponenti. Monta quindi la protesta per il ritardo e sull'onda del "fare presto" le regole della selezione vengono, ahimé, "semplificate". Scompaiono quasi completamente gli stranieri, e valutatori quasi tutti italiani (in moltissimi casi, un solo valutatore) giudicano le proposte. In questi giorni sono stati ammessi a un'audizione a partire dal mese di febbraio un totale di 204 progetti. Il 95% circa delle proposte, ovvero 3.588, è stato scartato in base alla sola votazione numerica attribuita, senza alcuna valutazione comparativa, senza un disegno equilibrato tra le diverse aree scientifiche, senza alcuna reale possibilità di capire il ruolo effettivo del proponente. L'esempio delle procedure seguite per gli Starting Grant di Erc o gli altri progetti europei non è stato considerato. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-gennaio-2010/ricerca-estero-fuga-cervelli.shtml?uuid=91af693c-0d76-11df-829e-8208089d2a32&DocRulesView=Libero
7) Sempre sui Firb – Futuro in Ricerca, http://futuroinricerca.miur.it/documenti/Comunicato_FIRB.pdf Si noti per es. nonostante il punteggio minimo per l'idoneità fosse 38/40esimi, solo i 204 progetti con 40/40esimi sono stati ammessi alle audizioni. In questo articolo qualche dettaglio in più: http://www.filefactory.com/file/b023fh5/n/ll_Messaggero_19_01_2010.pdf
8) Paolo Bianco, Ranieri Cancedda, Elena Cattaneo, Stefano Di Donato, Pier Mannuccio Mannucci, Jacopo Meldolesi, Giovanni Romeo, Il Sole 24 Ore, 3 Marzo, 2008 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/03/finanziamenti-ricerca-testo-appello-napolitano.shtml In cui alcunni scienziati autorevoli italiani lamentano in un pubblico appello al Presidente Napolitano che i grandi progetti di ricerca sono attribuiti con regole sempre mutevoli, suggerendo il sospetto che contatti a livello personale siano molto più important del “peer-review”, concludendo con la richiesta di una Legge di Stato per avere un’agenzia Unica per la Ricerca.
9) Bridges, dialogues towards a culture of peace. Lezioni da premi Nobel ospitati dalla “International peace foundation”. Bangkok, Thailand. 2005. http://203.159.5.16/NobelLectures/index.html tra cui Giacconi che cerca di richiamare al Trattato di Lisbona secondo cui saremmo dovuti arrivare al 3% del PIL investito, mentre siamo nella zona dei paesi mediterranei che finanziano intorno a 1%, con serio rischio di non poter tornare tra quelli che investono seriamente.
10) The National Academy of Engineering “Grand Challenges for Engineering” 2008 project (www.engineeringchallenges.org) che con un panel di 20 scienziati e imprenditori al top nel mondo, ha definite 14 priorità nelle sfide dell’ingegneria, e che sono anche la base di molte domande fatte a Obama e McCain nello ScienceDebate Americano del 2008.
11) Dibattito http://www.lavoce.info/articoli/pagina774.html sulla nascita di IIT
12) interrogazione parlamentare Bachelet Tocci sull'IIT (26/11/2009) risposta del governo in commissione (26/1/2010) replica Bachelet in commissione (26/1/2010)

Contatti: Prof. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI. V.le Gentile 182. 70125 BARI, Italy. tel+390805962811. fax+390805962777.
http://rettorevirtuoso.blogspot.com/ facebook: michele ciavarella skype: micheleciavarella

lunedì 22 febbraio 2010

BOZZA n.2 DI PETIZIONE “STIMULUS” RICERCA E UNIVERSITA’ E “ITALIAN SCIENCEDEBATE”

di Michele Ciavarella
Politecnico di Bari, mciava@poliba.it http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
Draft 2. 22 /2/2010

Sommario: Si intende partire dal formato della più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCE DEBATE 2008 (Dibattito sulle scienze 2008, www.sciencedebate2008.com), iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane, ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto il primo vero dibattito dettagliato da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain.
Oggi questo processo ha prodotto il più grande rilancio della Ricerca USA, il pacchetto STIMULUS da 21 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi in piena crisi finanziaria del 2009, con strumenti altamente innovativi, e mirati all’ immediato rilancio dell’occupazione e dei prodotti della Ricerca e Tecnologia.
Ci sono segnali positivi riguardo alla convergenza bipartisan sulla visione delle riforme Universitarie, si vedano i recenti articoli di V Visco e G Quagliariello.
Seguendo il formato del Pacchetto STIMULUS di Obama del Febbraio 2009, per reagire alla crisi e dare immediatamente rilancio dell’occupazione attraverso la Ricerca e specie con i progetti già valutati, si propone di
A) riformulare l’Interrogazione parlamentare di Bachelet e Tocci di mettere a disposizione i 400 milioni di Euro della Fondazione IIT ma dormienti,
B) recuperare altri fondi su cui fare completa ricognizione che non siano stati erogati
C) bloccare una quota dei 13 Miliardi di Euro dei fondi Europei Aree Convergenza, ove applicabili.

Con questi fondi, per un totale di ca. 1 Miliardo di Euro, si chiede per es. (come prima ipotesi non vincolante):

0). Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, l’idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni, e al tempo stesso i docenti non sono preparati alle trasformazioni quasi antropologiche degli studenti della nuova generazione “homo zappiens”... Un modello USA potrebbe essere il piano No Child Left Behind di Bush del 2001, a seguito del quale il finanziamento per le scuole fu aumentato e continua ad aumentare dai $17.4Miliardi del 2001 a $24.4 Miliardi del 2007. Questo è basato essenzialmente sulla politica del “standards-based education reform”, in cui si definiscono gli standards accademici di cosa lo studente deve sapere o essere capace di fare. Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?

1) FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96 per primi scricchiolii interni…), e su cui molti dubbi sono stati espressi sulla completezza e approfondimento della valutazione per la selezione di quelli effettivamente finanziati. Lo stesso presidente della commissione ha detto meritevoli erano almeno progetti per 400 mil. Euro. Servirebbero a occhio ca. altri 300 milioni. La selezione si potrà fare previa congruenza alla mission IIT, da valutare in nuove audizioni “seconda fase” che ovviamente vanno allargate a questi altri progetti, per parità di trattamento di quelli della prima tranche. Oppure farlo in autocertificazione?


2) PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approfondimento della valutazione. Da stime di larga massima, servono altri 100 Milioni di Euro

3) FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da Mauro degli Esposti di Via- Academy. Tuttavia, non possiamo pretendere che si faccia retro-front, quindi si premino le Università che predispongono un “Piano Strategico”, triennale o quinquennale, di rilancio e risanamento, come fatto da MIT per esempio per recuperare $50-100Ml all’anno tra tagli alle spese e nuove entrate. http://web.mit.edu/instituteplanning/ Segnalo per es.
tema 1. Nuove entrate da opportunità educazionali
tema 2. Aumenti di efficienza tramite trasparenza e contabilità
tema 3. Aumenti di efficienza tramite rivisitazione degli usi e nuovi standards
tema 4. Digitalizzazione.
tema 5. Moderne politiche e pratiche per la forza lavoro

Notate che il grosso, MIT crede di prelevarlo da nuove opportunità aprendo all’estero in tutto il mondo sedi “decentrate” (per ora, maggiormente come “double degree”, summer corse, aumento di numero studenti undergrad, MIT Lifetime Academy, Scalable Educational Online Platforms, Extension Studies using OpenCourseWare, professional educational programs, corporate universities). Quindi, mentre la Gelmini ci fa chiudere (forse giustamente) Mondovi’, MIT apre a Shangai, Bangalore, e chissà non a Roma? (in realtà anche PoliTO ci prova). Io pensavo puntando molto su strutture avanzate low cost e orientate al mondo web e E-learning e per i giovani --- nel piano, si deve indicare come si intende reagire sul mercato, verso i 18 mil. di studenti lavoratori (per es a 3000Eu/anno di iscrizione, sono un mercato teorico di 72 miliardi di Euro freschi teorici, ossia 10 volte attuale FFO!) e rivalutazione scaglioni tasse, aumentando sedi periferiche “low cost” o persino "zero cost" con iscrizione tempo parziale in largo uso. Si chiede un fondo pari ai 500 milioni della quota meritocratica del 7% che è stata distribuita. Questa cifra può essere integrata dal rientro dello Scudo Fiscale, che a tuttoggi non è noto come verrà distribuito tra le Università, e che invece potrebbe essere distribuito con questa modalità.

4) CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) ben 4.200 ricercatori, in gran parte giovani, con un 40% di donne e per il 25% dall'estero. La call for proposal dovrà tener conto dei risultati ottenuti dai CE, e subire nuova valutazione dei progetti. Si chiedono altri 30 milioni l’anno per 3 anni, quindi 90 milioni.


Totale 1090 Milioni di Euro, ma le petizioni saranno aperte a risposte separate.

A valle di queste petizioni, ci sarà il presente appello / petizione bipartisan:
- preso atto delle grandi sfide che si affacciano per l’Italia, e della sempre più stringente esigenza di un'informazione e documentazione scientifica accurata, su cui basare le future scelte politiche intorno ai temi cruciali di Formazione, Innovazione e Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la crisi del sistema delle Università, oggi esacerbate da discutibili riduzioni di risorse;

- considerato il ruolo vitale della ricerca e dell'innovazione scientifica nonché delle risorse umane necessarie per rilanciare in Italia la crescita economica e la competitività specialmente nei temi attuali dell'Ambiente, Salute, Educazione, Scienza e Tecnologia ;

si chiede

un pubblico dibattito di più ampia diffusione, in cui i candidati alle cariche elettive di vari gradi (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) discutano con precisione e nella concretezza le loro visioni strategiche che contemplino la funzione prioritaria ed essenziale dell’Università e della Ricerca.

Bibliografia essenziale
1) STIMULUS Package di OBAMA del Febbraio 2009. Dal ARRA (The American Recovery and Reinvestment Act), sono fiorite una serie di “recovery acts” delle varie agenize federali di finanziamento, che hanno implemetato le loro informazioni nei siti descritti all’indirizzo: www.recovery.gov. Per es. NIH si selezionano progetti di ricerca già selezionati con peer review come “altamente meritori” (R01s e altri), che possano essere finiti entro i 2 anni, o si finanziano nuovi progetti, si accelerano ricerche in corso via supplementi agli attuali finanziamenti o infine si lancia un nuovo programma, il “NIH Challenge Grant Program”, che lancia delle nuove aree transdisciplinari, individuate da Instituti centri o uffici NIH, ved grants.nih.gov/recovery. NSF ha ricevuto $3 miliardi per il Fiscal Year 2009. Anche qui, preferenza viene accordata a progetti già giudicati positivamente al 1 Ott.08 o dopo, che però NSF non era stato in grado di finanziare, o progetti che sono già sottomessi e si potessero valutare entro Sett.09. nuovi progetti ad alto-rischio/alto ritorno. Contrariamente a NIH, i progetti saranno di normale durata (5 anni). http://www.nsf.gov/recovery. Infine, il Department of Energy Office of Science, che è guidato da un fisico premio Nobel, Steven Chu, ha ricevuto $1.2 miliardi. Anche qui, supporto sarà dedicato a progetti esistenti nei 10 National Laboratories. In aggiunta saranno finanziati “university laboratory-based researchers” su progetti di priorità nazionale. Il sito http://www.energy.gov/recovery/, raccoglie dettagli.
2) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010 http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/18/Troppo_facile_entrare_difficile_uscire_co_9_100218065.shtml
3) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario". http://magna-carta.it/content/luniversit%C3%A0-che-verr%C3%A0
4) Declan Butler, French research wins huge cash boost: President Sarkozy uses 'big loan' to push his reform agenda. Nature 462, 838 (2009) doi:10.1038/462838a
5) Sui Firb – Futuro in Ricerca, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-gennaio-2010/ricerca-estero-fuga-cervelli.shtml?uuid=91af693c-0d76-11df-829e-8208089d2a32&DocRulesView=Libero
6) Sempre sui Firb – Futuro in Ricerca, http://futuroinricerca.miur.it/documenti/Comunicato_FIRB.pdf Si noti per es. nonostante il punteggio minimo per l'idoneità fosse 38/40esimi, solo i 204 progetti con 40/40esimi sono stati ammessi alle audizioni. In questo articolo qualche dettaglio in più: http://www.filefactory.com/file/b023fh5/n/ll_Messaggero_19_01_2010.pdf
7) Paolo Bianco, Ranieri Cancedda, Elena Cattaneo, Stefano Di Donato, Pier Mannuccio Mannucci, Jacopo Meldolesi, Giovanni Romeo, Il Sole 24 Ore, 3 Marzo, 2008 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/03/finanziamenti-ricerca-testo-appello-napolitano.shtml In cui alcunni scienziati autorevoli italiani lamentano in un pubblico appello al Presidente Napolitano che i grandi progetti di ricerca sono attribuiti con regole sempre mutevoli, suggerendo il sospetto che contatti a livello personale siano molto più important del “peer-review”, concludendo con la richiesta di una Legge di Stato per avere un’agenzia Unica per la Ricerca.
8) Bridges, dialogues towards a culture of peace. Lezioni da premi Nobel ospitati dalla “International peace foundation”. Bangkok, Thailand. 2005. http://203.159.5.16/NobelLectures/index.html
9) The National Academy of Engineering “Grand Challenges for Engineering” 2008 project (www.engineeringchallenges.org) che con un panel di 20 scienziati e imprenditori al top nel mondo, ha definite 14 priorità nelle sfide dell’ingegneria,
10) Dibattito http://www.lavoce.info/articoli/pagina774.html sulla nascita di IIT
11) interrogazione parlamentare Bachelet Tocci sull'IIT (26/11/2009) risposta del governo in commissione (26/1/2010) replica Bachelet in commissione (26/1/2010)

Contatti: Prof. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI. V.le Gentile 182. 70125 BARI, Italy.
tel+390805962811. fax+390805962777.
http://rettorevirtuoso.blogspot.com/ facebook: michele ciavarella skype: micheleciavarella

CONVERGENZA BIPARTISAN DI RECENTI INTERVENTI DI VINCENZO VISCO E GAETANO QUAGLIARIELLO SU RIFORME UNIVERSITARIE

Vi segnalo 2 articoli che hanno creato un certo rumore, Vincenzo Visco e Gaetano Quagliariello. Cito due personaggi noti delle due parti politiche per far notare come, superata una fase di contrapposizione, le parti si stiano avvicinando.

Visco ha affrontato “La proposta Gelmini” con un tono insolito e costruttivo. “ha ottenuto da molti una valutazione «non negativa», ma anche la critica - giusta - di un approccio troppo dirigista e lesivo dell' autonomia universitaria. Ma i problemi principali derivano - a mio avviso - da ciò che nel progetto manca e cioè una visione coerente e completa di modernizzazione dell' Università italiana”.

La differenza principale tra l' Università italiana e le Università degli altri Paesi consiste nel fatto che da noi «è facile entrare» ma «difficile uscire»: tutti si iscrivono liberamente, a costi moderati, ma pochissimi si laureano nei tempi previsti e moltissimi si perdono per strada. All' estero succede il contrario. È difficile essere ammessi, ma una volta entrati gli studenti sono pressoché certi di portare a conclusione gli studi perché sono seguiti, consigliati, controllati, sostenuti giorno dopo giorno dai docenti a dal «sistema» universitario. Gli studenti devono frequentare obbligatoriamente, le università sono residenziali e diventano così comunità dove studenti e professori vivono e lavorano insieme, e dove i professori e studenti più anziani e più dotati fanno ricerca e innovano ed aggiornano gli strumenti didattici. In tale contesto è ovvio che non sono necessarie particolari norme di controllo per i professori, obblighi di tempo pieno, o di numero di ore lavorate, per il semplice motivo che i professori non hanno altra scelta che passare tutto (la maggior parte) del proprio tempo a lavorare nell' Università, e in un contesto come quello descritto sono ben contenti di farlo. Questo è il modello verso cui gradualmente dovrebbe evolvere l' Università italiana. Se non si affronta la questione in questi termini l' Università italiana resterà essenzialmente un esamificio e non diventerà mai una cosa seria. Occorrono tempo, programmazione e anche investimenti, e la verifica delle esperienze di altri Paesi (vi sono Paesi che anziché predeterminare il numero degli accessi, consentono la piena libertà di iscrizione per il primo anno, ma l' esclusione se, alla fine dell' anno non vengono superati almeno 4 o 5 esami), ma il processo va iniziato immediatamente: questo è infatti il nodo fondamentale.

Ora passo a segnalare un recente contributo del Sen. Prof. Quagliariello:

Il modello tradizionale di università aveva fra i suoi elementi fondanti la separatezza e la cooptazione: si trattava di un'istituzione che si autogovernava e autoperpetuava, e che, per questo, si teneva il più possibile al riparo da quel che accade nel mondo esterno.

Oggi quel modello non è più perseguito. All’università si richiede di interagire col mondo esterno, di seguirne se non addirittura di anticiparne i cambiamenti, oltre che di esserne sottoposta al vaglio. Insomma, all'università si chiede di “stare sul mercato”. Separatezza e cooptazione sono principi che hanno perso legittimità. E questo mutamento si riflette nelle pressioni che ogni giorno sono esercitate sul docente universitario, al quale si richiede di essere al contempo didatta, ricercatore, manager attento alle esigenze del mercato, fund raiser, eccetera. E si riflette poi, a un livello meno nobile, sulla politica di comunicazione seguita da troppi atenei, intenta a promuovere il prodotto quasi si trattasse di una saponetta Camay.

Estraggo ancora:
Bisogna che l'università modifichi il suo paradigma, cedendo a queste spinte che vengono dall'esterno? A questo quesito risponderei, al tempo stesso, sì e no. Sì perché il modello tradizionale, in primo luogo, era effettivamente in eccessiva disarmonia con il tempo presente. Esso, inoltre, consentiva che si aprissero troppe nicchie e sinecure. Sotto il manto della separatezza e della cooptazione, insomma, si celavano (e continuano a celarsi) pigrizie e clientelismi: meno forse di quanto non si pensi, ma certo in misura non irrilevante.

A mio avviso c’e’ anche una equilibrata critica alla Riforma Gelmini

La soluzione più in voga per correggere queste storture e per approdare al mitico equilibrio, sponsorizzata dalla pubblicistica e battuta da molti governi (e in ciò, lo dico con il rispetto che si deve alle tesi verso le quali si è antagonisti, le ricette del ministro Mussi rappresentano quasi un idealtipo) è stata la soluzione dirigistica: gravare gli atenei di regole, vincoli, controlli a valle, provando per questa via a rendere virtuose le università e i professori universitari.

Io ritengo questa una via sbagliata, da abbandonare. Non si può chiedere a un’istituzione di agire strategicamente e reagire alle trasformazioni dell’ambiente e al contempo negarle la libertà necessaria a queste azioni e reazioni.

Sono un sostenitore della via opposta: dare agli atenei la massima libertà possibile, controllando con rigore ma a monte, ex post, al momento del raggiungimento della vetta, il loro operato. Per far questo è necessario costruire un sistema efficace e severo di incentivi e disincentivi per chi della propria libertà faccia un uso buono o cattivo: modello – sia detto per inciso - utilizzato con successo in Gran Bretagna fin dalla fine degli anni Ottanta. In quegli anni con il professor Pombeni mi recavo a studiare ad Oxford: il tempio del modello tradizionale. Sono stato testimone diretto delle feroci reazioni suscitate nei colleghi inglesi da quel cambio di paradigma. Oggi, dopo più di vent'anni, si può dire che quelle reazioni erano ingiustificate e che quel mutamento era necessario. Ora come allora è possibile spingere, attraverso gli incentivi e disincentivi di cui sopra, per un verso gli atenei a rispondere alle richieste che provengono dall’ambiente loro circostante; per l'altro verso, a costruire all’interno degli atenei dei percorsi di eccellenza, entro i quali sia possibile produrre ragionamenti e ricerche, almeno in una certa misura, “fuori dal tempo”.



Quel che ci porta a considerare assai positivamente la base di partenza che questo provvedimento ci propone può essere sintetizzato in quattro punti:
a) L'enfasi sulla valutazione ex post, con la costruzione di un sistema di incentivi e disincentivi per atenei e singoli docenti: legati ai finanziamenti per gli atenei, e agli scatti stipendiali e alla partecipazione alle commissioni di concorso per i docenti. Questa, come s’è detto, la via maestra verso una modernizzazione del sistema universitario che ne rispetti la specificità e quel che è rimasto della tradizione;
b) la lista aperta di idoneità nazionale: sistema di controllo complessivo della qualità dei cooptati che limita ma non annulla la libertà degli atenei di cooptare chi ritengano opportuno, sotto la propria responsabilità;
c) la semplificazione della struttura interna degli atenei, con l’abolizione delle facoltà: riduzione di duplicazioni, burocratismi, organi collegiali, semplificazione delle procedure decisionali e quindi anche dell’attribuzione di responsabilità;
d) la riforma della governance degli atenei, perché accentra il potere, rendendo più chiara l’attribuzione di responsabilità, maggiore la possibilità di indirizzo dell’ateneo e minore la possibilità di gestioni caotiche e finanziariamente scriteriate come quelle che abbiamo visto negli ultimi anni.

Un esame critico come quello che si deve compiere in una fase di avvio della discussione impone però, accanto agli aspetti positivi, di segnalare anche alcuni limiti nella prospettiva di possibili correzioni. A me sembra che l’impianto della legge, nel suo complesso, presenti ancora un'impronta fondamentalmente dirigista. Non è, come si è detto, un male in sé: nell'attesa che il meccanismo di incentivi/disincentivi ex post vada a regime, il legislatore ha deciso di conservare e in qualche caso di rafforzare i vincoli ex ante per evitare che il sistema possa scivolare verso l'anarchia. Per far sì però che questa contraddizione diventi una felice ambiguità è comunque necessario riportare i vincoli a priori entro limiti compatibili.

E' necessario fare uno sforzo anche su un altro aspetto: dopo aver disciplinato minuziosamente la governance degli atenei, la legge non può tacere sulla sostanza della composizione del consiglio di amministrazione. Vale la pena chiudere il cerchio e stabilire dove debba essere il “manico” delle università, garantendo che gli atenei non vengano presi per fame da Regioni, fondazioni bancarie, poteri più o meno forti.

Infine, una volta che il secchio sia stato riparato, bisognerà pure versarci qualcosa dentro. In Francia e Germania si stanno investendo miliardi di euro nei poli di eccellenza. Noi dobbiamo recuperare il ritardo. Contemporaneamente alla riforma, dobbiamo metter mano al sistema di alta formazione sorto spontaneamente assumendo questi anni di spontaneismo come una fase di sperimentazione e riportando il meglio di quest'esperienza a fattor comune. E' l'unico modo per evitare che queste istituzioni si trasformino in nuove baronie o in dependance di questo o quell'ateneo.

Inoltre, la federazione tra atenei dev'essere precondizione per un grande programma di centri di eccellenza che eviti le sovrapposizioni e stimoli in senso positivo la concorrenza.

Questa legislatura si è inaugurata con la classe accademica intenta a chiedere soltanto più soldi e un governo ingiustamente accusato di tagliare in modo indiscriminato, per penalizzare la cultura e ceti che tradizionalmente gli sono stati ostili. Questa contrapposizione iniziale è stata superata. Bisogna dare atto al ministro Gelmini di essere riuscita a far comprendere che la riforma implicava il mettersi in discussione, ma che tale atteggiamento non era inteso né come una punizione né come un pegno da pagare. Si è così instaurato un nuovo clima, e questa proposta ne è il più evidente risultato. Se sapremo condurla in porto con cura, migliorandola ulteriormente, rafforzando la collaborazione e la comprensione reciproca, potrà veramente essere una svolta. Anche al di là del suo significato legislativo.


Io personalmente, data la nuova fase inaugurata dal Sen. Quagliariello, propongo una serie di petizioni, di cui la pertinente con il diritto allo studio è:

0) Young generation petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, la mia idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni... Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?


Bigliografia
1) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010
2) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario".

lunedì 15 febbraio 2010

L’utopia della didattica di eccellenza nell’ università di massa tra “percorsi ad ostacoli” e “obblighi di legge”

Ovvero Il fallimento delle università italiane, incluse le “telematiche”, la premessa per le sedi italiane “low cost” di MIT ed Harvard, e la speranza dei Rettori Bambini Italiani, e delle proposte “zero cost”!

La furibonda attività di riforme dell’università italiana degli ultimi 20 anni (Riforma Berlinguer, 509, 270, 271), ha via via messo in luce l’utopia degli anni ‘50 (ved. Piero Calamandrei) della Scuola e dell’Università “aperta a tutti” (art.33 Costituzione), prioritaria rispetto a quella dei “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” (art.34 Costituzione). La nota 160 della Gelmini rasenta il delirio normativo, con “circa 500 nuove norme che vanno in gran parte ad aggiungersi ad un apparato normativo già elefantiaco” (Walter Tocci, Quale Riforma per l’Università). Mentre i tanti paletti faranno scervellare le nostri migliori menti, già sfiancate, in soluzioni barocche e bizantine per aggirarli, la normativa chiama questa presunta razionalizzazione dell’offerta formativa e i tagli ai presunti “sprechi” come attività di semplificazione, comicamente oggetto di valutazione ai fini del finanziamento! Ovvero se il “Rettore Virtuoso” riesce a semplificare, mantenendo anche l’utopia dell’Università per tutti, in questo labirinto, riceve il premio. Peccato che Arianna, anche dopo aver escogitato il trucco del filo, finisca miseramente!
Le sedi periferiche sarebbero spreco, ma ci si dimentica che sono state create (ben 300 per le 90 università italiane) per cercare di tenere il passo europeo della media dei laureati della popolazione (processo Bologna), fallito nonostante questo sforzo, perché oggi come 20 anni fa, siamo alla metà della percentuale europea (ca.11%). Ma cosa succederebbe oggi, se con il taglio delle sedi periferiche, il calo demografico alle porte, il “downsizing” imperante nelle Università tradizionali di tutta Europa, si dovesse contrarre questa percentuale ulteriormente? Che gran semplificazione! Che politica del passo avanti e tre passi indietro. Università sempre per meno, e sempre per meno capaci e meritevoli…
A proposito di labirinti, forse una chiave di lettura nel vero errore commesso nel creare le sedi periferiche si può trovare in (J.L.Borges, La casa di Asterione) « Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa è un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. »
Fare ricerca, come aggiuntiva Virtuosità, diventa poi l’illusione dei Mulini a Vento di Cervantes. Il Rettore Virtuoso novello Don Chisciotte, prometterà di rilanciare anche quella, non solo a livelli scientifici elevati e confrontabili con quella portata avanti nelle nazioni più evolute, ma persino con occhio attento al trasferimento tecnologico nel territorio di riferimento dell’ateneo e all’intera nazione!
Le scelte devono essere impopolari, ma indispensabili, pena la decurtazione dei finanziamenti minacciata dalla “meritocrazia” imperante? Io proporrei di rimandare al mittente tali proposte irricevibili! Bene fa il Rettore della Sapienza Frati a sfidare il Ministro a commissariare la Sua grande Università.
Il miliardo e mezzo di tagli al finanziamento, se per il primo anno sono stati parzialmente “tamponati” da un prelievo dello Scudo Fiscale di 500ml, credete davvero ci lascino speranze per il nostro amato Politecnico di Bari, e il “suo futuro”? Credete sarà facile assumere anche poco più di qualcuno degli idonei dei concorsi in atto, senza parlare di eventuali concorsi futuri? Di che far tremare i giovani che vogliano illudersi con Don Chisciotte che esisterà la meritocrazia.
Per fortuna, almeno proposte a “zero cost”, vengono recepite rapidamente, con “La forza dei numeri” della rete, come quella di Marco Merafina (Coordinatore Nazionale CNRU):
Cari colleghi, il sondaggio sulla proposta riguardante il riconoscimento del ruolo di professore ai ricercatori universitari che attualmente è ospitato nel sito del CNRU sta avendo un risultato straordinario. Circa 4500 ricercatori si sono già pronunciati riguardo alla proposta mostrando comunque interesse per la problematica sollevata. Mai un così grande numero di ricercatori aveva partecipato a un simile dibattito, nemmeno in momenti più “caldi” di questo. La richiesta di ricevere un mandato a discutere con la maggioranza parlamentare e con il Governo sulla base di tale proposta ha avuto una chiara risposta da tutti voi: l’80% circa dei ricercatori che si sono pronunciati è favorevole.
Invece, con i modelli tradizionali, anche con i trucchi dei corsi di laurea interateneo, la “riduzione dei curricula”, i “percorsi guidati”, andremo lontano? Timidamente, si propone il numero programmato all’interno del Modello Università di Massa. Non ci deve spaventare, non deve spaventare gli studenti, semplicemente che almeno sia fatta per la prima volta con criteri di accesso meritocratici. Certo, non faremo ammessi 1 candidato su 100 come IIT in India, ma proviamoci.
A mio avviso il mondo sta andando avanti, molto ma molto al di fuori di questi schemi e elucubrazioni. In un articolo apparso sul Corriere del Giorno a valle della mia recente conferenza a Taranto , disegnavo l'Universita` low cost del futuro, orientata ai 18 milioni di lavoratori italiani non laureati, con iscrizioni flessibili, e "personalized learning"... un business che i privati delle prime telematiche avevano intuito, ma fatto da loro con i crediti regalati e gli scandali conseguenti (i laureati “precoci”), con il parziale e insufficiente freno di Mussi, e l'ottimo reportage di Giovanni Floris di FABBRICA DI IGNORANTI.
Da non confondere nemmeno con la universita' high cost, che e' quella fatta finora. A questo proposito, accanto alla mia intervista, vedete una a pag.2 al Rettore Petrocelli di Universita' di Bari. La tendenza della Universita' intesa dai Rettori tradizionali di oggi, e' chiaramente in crisi,e non solo in Italia.
Nel frattempo non è solo Gelmini a tagliare. L’11 Febbraio Lord Mandelson ha dichiarato che il taglio per il sistema in UK sarà di 449 milioni di sterline! In inghilterra, almeno molti "baroni" hanno parlato di "voluntary retirement".... un vero sogno da noi! E tenendo conto che da loro il pensionamento normale e' a 65 anni, mentre da noi la battaglia per ridurre l'eta' del pensionamento dei docenti e'una battaglia che dura da 50 anni, come ricorda Floris, e come ricorda sulla sua pelle l'ex Rettore di Pisa, Presidente della CRUI nonche' vice Ministro di Mussi, Luciano Modica. Lui, attirandosi le critiche del mondo accademico che conta e quindi garantendosi così, probabilmente, la fine della propria carriera politica – ha ridotto l’età pensionabile prima da 77 a 75 anni (causando, da rettore, una sentenza in questo senso), poi da 75 a 73 anni (abolizione di due anni di fuori ruolo, con la CRUI che presiedeva che ideò e difese la norma voluta dal Sottosegretario Giarda) e infine, scrivendo di suo pugno e in forma giuridica quasi inattaccabile la norma della finanziaria 2008, da 73 a 70 anni (graduale eliminazione del fuori ruolo), il tutto in meno di dieci anni. Quindi, al di là delle chiacchiere e degli anatemi, credo che Modica abbia immodestamente dato il contributo maggiore all’abbassamento dell’età pensionabile dei professori universitari.
Non si puo' pensare oggi di fregarsene della tendenza al downsizing europeo dovuto al calo demografico dei giovani, e non considerare la politica di immigrazione cieca italiana, che non favorisce immigrati di qualita', ma solo immigrazione di colf e badanti, o al limite di modelle e spogliarelliste.
Quindi la proposta "low cost" e' forse unica soluzione, come quando i carrozzoni Alitalia o Termini Imerese sono stati costretti ad andare fuori mercato. E poi a ruota da Taranto, si puo' applicare di ritorno a Bari, e alle 300 sedi periferiche, che vanno aumentate non diminuite.
Con questi vincoli, oggi i Rettori non possono aprire corsi se il territorio chiede, ne'oggi ne'in prospettiva, ne'in potenziale scommessa, e nemmeno in modalita' innovativa: il Consorzio Nettuno, ottima cosa fatta male dallo Stato, finito in UniNettuno, ha perso molti bei corsi pagati profumatamente nel campo da 509 a 270, etc.
Non si sono perse un sacco di energie ad aprire Sedi distaccate? Con la differenza che disfare, come propone la Gelmini, e tagliando solo luce e riscaldamento (nessuno mai propone di licenziare un solo dipendente, se è questo il problema), e' la soluzione banale, facile, non quella intelligente. Le sedi periferiche in USA sono, in percentuale agli abitanti, 3 volte piu' che in Italia.
Io, per Taranto, suggerivo 3 scenari:
• Scenario 0) CHIUSURA DELLA FACOLTA’, come ha fatto il Rettore Profumo con le sedi periferiche del Politecnico di Torino.
• Scenario 1) POLO DI SOLO DIDATTICA, in linea con i parametri Gelmini, però magari rilanciando con studenti lavoratori, provenienti dal bacino produttivo locale, e di stranieri da tutto il mondo del mediterraneo, con Consorzi con altre Università e largo uso di lezioni Open Courseware di MIT o AcademicEarth, in varie lingue. Con realizzazione di grandi case alloggio di studenti e foreresterie, ed attrezzature E-learning
• Scenario 2) POLO ANCHE DI RICERCA: Priorità possibili: Meccanica-Siderurgia, ICT, Ambiente, e Aeronautica. Incentivi ai docenti che portano ricerca di punta.
Per gli scenari 1, e 2) si pone la possibilità di aprire a grandi privati nel CdA del Politecnico (ILVA, ALENIA, BOEING), purché portino finanziamenti propri, vere iniziative, grandi piani strategici, con la speranza di un effetto cascata. Boeing ha incontrato rappresentanti della Ns Facoltà per ben due volte, nelle persone del vice-Presidente generale, e suoi collaboratori, e ha mostrato interesse ad investire nell’area tarantina, in alternativa ad un’area in Finlandia o una in Spagna. Essa è probabilmente la più grande occasione da cogliere per il territorio nei prossimi anni. La sapremo cogliere?
La politica ha dimenticato di non aver mai fatto piani strategici per l’Università dal dopoguerra ad oggi, per seguire il boom studentesco, come ammesso da Giulio Andreotti in Intervista a DeGasperi. Ha assunto per risolvere la disoccupazione nel mezzogiorno, ma ora parla di "sprechi", aprendo verso le Università private, che tuttavia non servono più del 5% della popolazione. Oggi si tagliano risorse selvaggiamente, peggiorando la situazione. La riforma Gelmini è la risposta banale di chi spegne la luce, senza guardare, non la soluzione intelligente!
Rimane che L’ITALIA è nel primo posto in Europa per l’esportazione di cervelli all’estero, il doppio della media UE! I fatti sono che l’Università italiana è la più economica d’europa sia come tasse che come costo allo stato. 700Eu e 7000$, rispettivamente, per studente. Costo totale carriera infatti in Italia 40mila$, media OCSE 47mila. Semmai, la Bocconi dovrebbe dar conto di cosa fa delle enormemente più alte tasse universitarie, dato che non è davvero privata, ma per metà pagata negli stipendi dallo Stato?
Oggi, già 60mila studenti se ne vanno all’estero, quindi la fuga dei cervelli comincia sempre più in tenera età!
Impegniamoci a mettere un freno alle lodi, a misurare la qualità della didattica con test standard informatizzati (GMAT, SAT etc) su materie base all’ingresso e all’uscita dal primo anno, e non sui “questionari della didattica” che sono molto dubbi. Impegniamoci a studiare degli incentivi diretti ai docenti di alta qualità didattica e a “ispezionare” i docenti meno virtuosi.
Siamo ben consci che le trasformazioni nei giovani sono di natura addirittura antropologica. Nell’articolo di Massimo Gaggi del Corriere del 29 Gennaio u.e., si descrive questo giovane “homo zappiens”, e se i nati nell' era digitale hanno percorsi mentali diversi, e non è detto sia un male, l'Università si deve adattare ad essi. Si deve abituare al “multitasking” degli studenti, cioè all'uso simultaneo di più strumenti elettronici, al cambiamento del loro modo di apprendere. Se gli studenti sono abituati a vivere «sempre connessi» (fare un videogioco e scambiare messaggi con un amico mentre si guarda la tv - e quindi anche mentre sono a lezione da noi), dobbiamo tenerne conto. Le Università devono sforzarsi di capire i cambiamenti in atto, senza abdicare al loro ruolo formativo.

Questo della loro “connessione” permanente ci fornisce però dei vantaggi, se li sappiamo guidare. Oggi abbiamo a disposizione su un qualsiasi IPhone, l'intero scibile umano riversato sul WEB, con la più grande enciclopedia del mondo, Wikipedia, poi YouTube, lezioni bellissime e completamente gratuite di grandi professori di MIT (MIT OPEN COURSEWARE), con oltre 1900 corsi, e parliamo del solo settore specifico dell'ingegneria, di cui i più “visitati” definiscono automaticamente la qualità dei docenti. I corsi sono disponibili già in molte lingue, oltre ovviamente all'inglese, come cinese, francese, tedesco, vietnamita, e ucraino. Manca l'italiano, ma certo ancora per poco... Limitandoci allo spagnolo, esso si appoggia su "Universia", un consorzio di oltre 800 università in Spagna, Portogallo, e America Latina.
E-learning è un termine confuso, che si interseca con OpenCourseWare, e spesso si è fatto in Italia con progetti nati vecchi in partenza, con grande dispendio di soldi pubblici, lasciando l’impressione di un sistema che non funziona. Un falso mito, dovuto alla bassa qualità di come è stato implementato, senza tutori preparati, con infrastrutture non funzionanti per mancanza di un pezzo della catena, o della manutenzione – al solito, nel pubblico. In USA ormai il 50% degli studenti lo usano, con un business di 38 Miliardi di Euro, che aumenta del 12-14 % all’anno. La previsione per i prossimi 4 anni è che arriverà a coprire l’81% degli studenti USA, mentre da noi si è fermi a pochi punti percentuali.
MIT e Harvard, vedrete, apriranno sedi a Bari, tra meno di dieci anni, e a costi bassi!
Consiglio di leggere Campus in Edicola Gennaio-Febbraio. COVER. LA MEGLIO GIOVENTU'. Nell'Italia dei «vecchi» al potere e al lavoro, nel Paese del futuro ipotecato, dell'ascensore sociale rotto, del precariato trionfante, essere giovani non è semplice. Puntare all'eccellenza, emergere, diventano le parole d'ordine per sopravvivere nella giungla forzata del precariato. Come stanno facendo i 100 supertalenti che Campus ha individuato in vari settori, dal management allo sport, dalla ricerca all'arte, dal web al non profit. 100 di voi. Tutti rigorosamente under 30.
Uno, Marco de Rossi, il Rettore Bambino, ha fondato a 14 anni Oilproject: una scuola virtuale di informatica. Oggi, a 19 anni, è ancora studente della Bocconi, ma Oilproject, con più di 9000 studenti, è leader italiano nel campo del free e-learning. Hanno parlato di Oilproject le reti televisive Rai Tre e Rainews24, i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Messaggero e La Stampa, RadioBase (Popolare Network), RadioLinux, le riviste Linux Pro, Open Source, Hackerjournal, la rubrica di B. Severgnini del Corriere della Sera Online e portali internet come Punto Informatico, Gnuvox, ZioBudda, Annozero, Programmazione.it, Bismark.it, Zeusnews, OpenSourceMania, FreeOnline, Bicocca.net. Anche la blogosfera ha manifestato interesse per l'iniziativa.
Oilproject, a partire da novembre del 2009, non tratta più solamente materie connesse ad Internet e all'informatica. Si parla, in generale, di Innovazione ed approccio alla scelta.
Marco secondo voi diventerà prima Rettore o Dottore? Be Free to learn!
"La vera Università non ha un'ubicazione specifica. Non ha possedimenti, non paga stipendi e non riceve contributi materiali. La vera Università è una condizione mentale" Robert Pirsig

Cordialità,

--
Prof. Michele Ciavarella
Politecnico di BARI
V.le Gentile 182
70125 BARI, Italy
tel+390805962811
fax+390805962777
http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
facebook: michele ciavarella
skype: micheleciavarella

venerdì 12 febbraio 2010

La ControRiforma alla Riforma Bassi--Profumo--Gelmini --- Parte la riscossa delle sedi periferiche....

La ControRiforma Ciavarella alla Riforma Bassi-Profumo-Gelmini

Parte la riscossa delle 300 sedi periferiche da questo articolo apparso sul Corriere del Giorno di ieri

che disegna l'Universita` low cost del futuro, orientata ai 18 milioni di lavoratori italiani non laureati, con iscrizioni flessibili, e "personalized learning"... un business che i privati delle prime telematiche avevano intuito, ma fatto da loro con i crediti regalati e gli scandali conseguenti, con il parziale e insufficiente freno di Mussi, e l'ottimo reportage di Giovanni Floris di FABBRICA DI IGNORANTI.

Da non confondere nemmeno con la universita' high cost, che e' quella fatta finora. A questo proposito, accanto alla mia intervista, vedete una a pag.2 al Rettore Petrocelli di Universita' di Bari. La tendenza della Universita' intesa dai Rettori tradizionali di oggi, e' chiaramente in crisi,e non solo in Italia.

On 11 February we learn from Lord Mandelson that the Univeristies will face a slashed cut of 449 million pounds!


In inghilterra, almeno molti "baroni" hanno parlato di "voluntary retirement".... un vero sogno da noi! E tenendo conto che da loro il pensionamento normale e' a 65 anni, mentre da noi la battaglia per ridurre l'eta' del pensionamento dei docenti e'una battaglia che dura da 50 anni, come ricorda Floris, e come ricorda sulla sua pelle l'ex Rettore di Pisa, Presidente della CRUI nonche' vice Ministro di Mussi, Luciano Modica. Lui, attirandosi le critiche del mondo accademico che conta e quindi garantendosi così, probabilmente, la fine della propria carriera politica – ha ridotto l’età pensionabile prima da 77 a 75 anni (causando, da rettore, una sentenza in questo senso), poi da 75 a 73 anni (abolizione di due anni di fuori ruolo, con la CRUI che presiedeva che ideò e difese la norma voluta dal Sottosegretario Giarda) e infine, scrivendo di suo pugno e in forma giuridica quasi inattaccabile la norma della finanziaria 2008, da 73 a 70 anni (graduale eliminazione del fuori ruolo), il tutto in meno di dieci anni. Quindi, al di là delle chiacchiere e degli anatemi, credo che Modida abbia immodestamente dato il contributo maggiore all’abbassamento dell’età pensionabile dei professori universitari. Ma i toni da crociata sortiscono l’effetto opposto, a mio parere, perché non tengono conto di ciò che è davvero GIA’ successo negli ultimi anni.

Insomma, mi sembra sbagliato che, per riformare, si debba sempre partire daccapo, come se riforme e cambiamenti veri non ce ne fossero stati o fossero stati tutti pesantemente negativi.

Non si puo' pensare oggi di fregarsene della tendenza al downsizing europeo dovuto al calo demografico dei giovani, e non considerare la politica di immigrazione cieca italiana, che non favorisce immigrati di qualita', ma solo immigrazione di colf e badanti, o al limite di modelle e spogliarelliste.

Non condivido la critica di Petrocelli che si allinea alle proposte Bassi/Profumo/Gelmini Critico il rettore sul proliferare dei corsi di laurea: «Abbiamo avuto un’esplosione eccessiva di crescita formativa, un’esplosione indotta dall'intervento
riformatore, che ha voluto fare il tre più due, e dalle sollecitazioni del territorio. Un esempio è Scienze della comunicazione, sette corsi in Puglia e
ora questi corsi si stanno svuotando perché manca la richiesta da parte del mondo del lavoro>>.

Ma chi dice che l'errore sia di aver aperto? Magari si e' aperto male! Magari il territorio vorrebbe quel corso, ma in modi diversi, per i lavoratori... Come si fa ad allinearsi cosi' pedissequamente alle proposte di Burocratizzazione selvaggia pseudo/meritocratica della Gelmini?

Il problema e'che non si puo' pianificare con tutti i paletti, i garanti, i tempi che cambiano, e certo la 160 mette altri paletti, non lascia la liberta' di NON ripetere di nuovo gli stessi errori.

Quello di Petrocelli quindi di ripartire appare quindi contraddittorio. Capiscoche scienze infermieristiche vada meglio, e quindi certo non vada tagliata. Ma quale sarebbe il vero spreco di fare aperte anche le altre? Voglio vedere i numeri dello spreco! Se poi lo facessimo low cost, ma questo si richiederebbe lavoro, e questo vuol dire sudore, sono certo che risparmieremmo, nel senso che aumenteremmo talmente il numero di studenti che faremmo andare i bilanci in attivo!

Quindi la mia proposta "low cost" e' forse unica soluzione, come quando i carrozzoni Alitalia o Termini Imerese sono stati costretti ad andare fuori mercato. E poi a ruota da Taranto, si puo' applicare il modello alle 300 sedi periferiche, che vanno aumentate non diminuite, secondo le logiche schizofreniche dei vari Ministri che cambiano e ricambiano e rimangono sempre in superficie...

Naturalmente in Italia si dice che chi ha molti debiti, ha molti amici, e poi se Sapienza fa un buco di 5 miliardi di Euro, forse fa bene, perche` poi un decreto glielo tappa, chi ha il coraggio di chiudere Sapienza, come il Rettore Frati ben sa minacciando il Ministro di chiamare il Commissario?

Sospetto che il Presidente CRUI Decleva mi chiamera' presto per le mie idee...

Una alternativa invece addirittura tremenda, potrebbe essere di rilanciare il modello di Frati, e dichiarare IRRICEVIBILE l'intero pacchetto 160. E sfidare, compatti il Ministro, con le sue proposte faragginose, e paradossalmente meritocratiche, e paradossalmente incentivanti la semplificazione, con uno tsunami di 500 articoli da cui liberarsi.

Con questi vincoli, oggi i Rettori non possono aprire corsi se il territorio chiede, ne'oggi ne'in prospettiva, ne'in potenziale scommessa, e nemmeno in modalita' innovativa: il Consorzio Nettuno, ottima cosa fatta male dallo Stato, finito in UniNettuno, ha perso molti bei corsi pagati profumatamente nel campo da 509 a 270, etc.

Si sono perse un sacco di energie ad aprire Sedi distaccate? Mah, e allora perche' ce lo avete fatto fare pochi anni fa? Siamo schizofrenici? Non si perdono energie anche a fare e disfare? Con la differenza che disfare, come propone la Gelmini, e tagliando, e' la soluzione stupida e facile, non quella intelligente. Le sedi periferiche in USA sono, in percentuale agli abitanti, 3 volte piu' che in Italia.

Ma i Ministri a chi si ispirano? Ai balli che fanno un passetto avanti e uno indietro? O forse ai gamberi dei 3 indietro?

Mi raccomando, iscrivetevi al mio gruppo facebook "Manuale del Rettore Virtuoso" per essere aggiornati e contribuire...

Il Vostro Rettore Virtuoso!

mercoledì 10 febbraio 2010

I rischi dei "sogni" Silicon Valley in Italia -- o sogni di Silicone? speriamo in uno "SCIENCE DEBATE" ITALIANO !

Segnalo l'articolo a pagina intera su Corriere di oggi Ricercatori, nuovo esercito di disoccupati, pag.11.

Riprende un articolo «Piedmont, here you can». su Scientific American, un lungo servizio sul "piccolo Eden della ricerca scientifica" ai piedi delle Alpi.

Una vera catastrofe appare almeno al momento: sarebbero 26 i gruppi industriali ad alta tecnologia in crisi Dal Piemonte alla Campania si licenzia chi studia in azienda.

Gli oltre 1.5 miliardi di Euro investiti dall'indutria PRIVATA in ricerca in Piemonte, sarebbero finiti molto male... Quando si dice che il privato investe meglio del pubblico.. Qualcosa su cui riflettere per chi ha fatto gli altri sogni di silicone... sgonfiatisi rapidamente se non riassorbiti nel publico: Tecnopolis in Puglia negli anni '80, poi i distretti tecnologici, poi il grande sogno di grandi laboratori pubblico-privati, i centri di eccellenza, non si salva niente: pubblico o privato che sia, la Silicon Valley non si imita in Italia, almeno dai tempi di Giulio Natta e il Suo premio Nobel con la Montecatini e la plastica, in collaborazione con il grande tedesco Zener!

Se non si trova un modo "delta di Dirac" per fare un miracolo, noi in Italia non possiamo farci niente, siamo fuori gioco! Manca la struttura, manca la lingua, manca la voglia, manca una immigrazione selezionata, e non di colf e badanti ucraine!

Spero davvero che il "sogno" Istituto Italiano della Tecnologia funzioni, ma è davvero una "sfida" quasi Leonardesca, sulla quale dovremmo stringerci tutti intorno e incrociare le dita con il Direttore Roberto Cingolani, che invece è continuamente attaccato, anche da interrogazioni parlamentari, che non lo lasciano lavorare.

Consiglio invece un libro di Kaplan sulla "vera" Silicon Valley,
nata da un prof di Stanford Frederick Terman che incoraggiò David Packard e Bill Hewlett a mettere su la loro azienda, Sequoia Capital a investire 1 milione di dollari in a startup di Jerry Yang e David Filo: in mezzo, leggende come Fairchild Semiconductor, Intel, Kleiner Perkins, Apple, Oracle, and Netscape -- ma anche fallimenti, come William Shockley e Gary Kildall. O vogliamo parlare di Google e la sua megalomania, irrealizzabile in Italia?

E la crisi del 2001 ricorda che Silicon Valley non è sempre solo stata rose e fiori. I giovani licenziati, però, ricordo perchè ero a Berkeley in quegli anni, NON volevano andare a lavorare in "retirement jobs" come li chiamavano, posti da impiegato come diciamo noi, in IBM, per dire. Volevano andare a fare master MBA ad Harvard profittando della crisi (e Harvard infatti apri' una sede in California in pochi mesi), e poi ripartire con Startup.

Insomma, i giornalisti italiani riportano lo scandalo del momento, ma non la visione di insieme. Il vero problema è il sogno del posto fisso italiano. Deve finire! Il vero problema è che siamo piccoli, non possiamo pensare in piccolo, non possiamo restare alla Università di Galileo Galilei --- ammesso che quella funzionasse, e ammesso che non gli avessero fatto anche a Lui tanta resistenza...

In Italia, il circuito Scuola-Ricerca-Università-lavoro è al collasso, peggio di un carrozzone "Alitalia+Termini Imerese" e tutto alla decima potenza. I giovani non sono motivati, i grandi cervelli stranieri non li vogliamo, nè cattedratici, nè studenti, insistiamo a laureare i nostri svogliati studenti "sotto casa" che mangiano a pranzo con mamma e papà, abbiamo la classe docente più anziata di Europa, abbiamo riforme meritocratiche anche drastiche che non torcono nemmeno un capello alla situazione, sono cosmetiche e gattopardescamente ci sfiorano, se non le riteniamo persino irricevibili, come sembra fare il Rettore della Sapienza che ha già sfidato il Ministro a mandare un commissario. Ma in parte a ragione, riforme, senza strumenti, e addirittura con tagli pesantissimi. Da che riempire di articoli di legge, ma che non valgono nemmeno la carta su cui sono scritte, se non per avere il merito di accelerare ormai inevitabile e prossimo collasso.

E questi sono i risultati. Siamo ancora a ragionare sulla necessità o meno di "valutazione". Abbiamo avuto l'autonomia Universitaria, ma senza "Responsabilità". Ci scandalizziamo se una Università Virtuosa come Trento ha una gestione più snella e autonoma, che gli deriva da una regione ricca con il reddito procapite tra i piu' alti di Europa, da una regione a statuto speciale, e qualcuno scrive che sarebbe stata "venduta" per 3 milioni di Euro! Giornalista di turno, forse 3 miliardi di Euro sarebbe una vendita, non 3 milioni di Euro. Che ignoranza.
Semmai, anche Trento soffre del "blocco delle assunzioni" imposto dal Ministero, in barba a qualsiasi virtuosità --- se non può assumere Trento, il piu' virtuoso, chi lo fa? Trento ha ricevuto 6 milioni di Euro di premio dal Ministero per essere il piu' virtuoso, una beffa di meritocrazia!


Non un caso che le vere Silicon Valley si stanno facendo a Bangalore in India, dove i Politecnici che spendono anche meno di noi, selezionano gli studenti uno su cento, non cento su cento come facciamo noi ... Si veda anche qui. Intanto Dubai ci prova con i soldi del Sultano.

Incrociamo le dita, con le nostre Università virtuose se danno lavoro entro 2 anni dalla laurea come chiedono i parametri Gelmini -- e che non controllano che lavoro, quanto dura, e quanto paga? Con le riforme che premiano chi fa passare chiunque al primo anno, bella meritocrazia!

Ci sarebbe da ridiscutere tutto, ci sarebbe da prendere il meglio e portarlo fuori dal sistema, ma senza mandarlo all'estero prima che ci vada per sfinimento.

Speriamo in uno "SCIENCE DEBATE" ITALIANO !

domenica 7 febbraio 2010

Comunicato Stampa lancio petizione PUGLIA SCIENCE DEBATE 2010

Domenica 7 febbraio 2010

Il tavolo n.1 della Manifestazione Bollenti Spiriti Politicamp OPEN SPACE, sulla base degli articoli del blog Manuale del Rettore Virtuoso (http://rettorevirtuoso.blogspot.com) ha concordato che la presente grave crisi dell’Università e della Ricerca Italiana proviene da un’assenza di una strategia di lungo termine che risale almeno al dopoguerra, come ammesso da Andreotti in “Intervista a DeGasperi” (Laterza 1977). Nonostante l’orgoglio delle punte di eccellenza che sopravvivono (si veda il recente libro di F. Sylos Labini e S.Zapperi “I ricercatori non crescono sugli alberi, Laterza, 2010), in Italia si fanno analisi e riforme superficiali, per cui oggi l’università sarebbe “malata”, “truccata”, “una casta”, e nello “splendido isolamento”, ma anche “denigrata”, e in realtà la politica dimentica di aver, usato l’Università specie al Sud, per tamponare la crisi dell’occupazione, e oggi questo “fardello” viene fatto pesare doppiamente alle Università del Sud. Riforme cui la classe accademica si è adattata sviluppando "anticorpi gattopardeschi" al cambiamento, con un primo “shock” verso il 2003, quando il bocconiano Roberto Giavazzi, e Alberto Alesina da Harvard, in un acceso dibattito su lavoce.info, e poi Tremonti, Moratti, e Bossi, hanno concluso che “l’università italiana ormai fa solo didattica”, va “abbandonata al suo destino”, e l’unica ricerca andava prospettata nel nascente Istituto Italiano di Tecnologia, l’ MIT italiano, che peraltro oggi sembra dare risultati interessanti, sotto la futuristica guida del “Pugliese” Prof. Roberto Cingolani.

La presente riforma Gelmini, indipendentemente da ogni valutazione, da un lato opera con i tagli e le modifiche più drastiche degli ultimi anni, dall’altro per assenza di vero coraggio, li fa pesare esclusivamente sull’entrata dei giovani. In una vera deregulation come si farebbe con un’azienda privata (si pensi ad Alitalia, alla Fiat di Termini Imprese), si dovrebbe (i) aprire a larghi prepensionamenti data l’elevata anzianità media dei docenti universitari e le casse non vuote dell’INPS, o (ii) ad aprire a università straniere (magari per esempio Harvard ed MIT) che aprano sedi in Italia per fare concorrenza. Cerca invece paradossalmente di chiudere le sedi periferiche a fatica aperte negli ultimi anni (non sempre con intenzioni meritevoli), e quindi non è quindi ispirata a un modello Cubano, che punta con la “Terza Revolucion Educativa” al raggiungimento di una larga percentuale di laureati, con il 20% del PIL di investimenti e oltre diecimila sedi periferiche e trasmissioni TV. Non è ancora nemmeno il collasso Sovietico dell’accademia, con stipendi ridotti ad una piccola frazione, e studenti quasi tutti lavoratori. Di conseguenza, la riforma Gelmini, i i suoi tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario, appare solo in slogan “meritocratica” visto che premia secondo parametri scorrelati con tutte le valutazioni internazionali come dimostrato dall’ associazione VIA-Academy dei cervelli in fuga italiani in UK (si veda La Stampa Un ateneo per scappare, 12/10/2009, Flavia Amabile, o Alessandro Figà Talamanca “Università: una graduatoria di merito?” su noisefromamerika.org e ancora “Il Manuale del Rettore “virtuoso” --- I rischi della meritocrazia “all’italiana” nell’Università” del 7/1/2010), e danneggia in particolare in un modo inaccettabile le Università della Regione Puglia.

Ha pertanto proposto di ispirarsi alla più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCEDEBATE 2008, fondato dal regista Shawn Laurence Otto (www.sciencedebate2008.com). Questa iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane, ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto il primo vero dibattito dettagliato da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain. Oggi questo processo ha prodotto il più grande rilancio della Ricerca USA, anche inclusivo di 21 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi in piena crisi finanziaria del 2009, con strumenti altamente innovativi, e mirati all’ immediato rilancio dell’occupazione e dei prodotti della Ricerca e Tecnologia.

La valenza del SCIENCEDEBATE2008 è stata premiata con un quasi immediato Premio Nobel al fondatore Shawn Laurence Otto, per “Democracy in the Age of Science”.

Il tavolo propone quindi di lanciare il PUGLIA SCIENCE DEBATE 2010 a partire dal blog Manuale del Rettore Virtuoso (http://rettorevirtuoso.blogspot.com) tra i candidati alla carica di Presidente della Regione Puglia Palese, PoliBortone, e Vendola, con il lancio del presente appello/petizione bipartisan:

Date le grandi sfide che si affacciano per la Puglia nel mondo globalizzato di oggi, la necessità sempre più stringente di un'informazione scientifica accurata sulle scelte politiche intorno ai temi cruciali di Educazione, Università, Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la loro crisi, e oggi esacerbate da inaccettabili tagli; considerato il ruolo vitale dell'innovazione scientifica per rilanciare la crescita economica e la competitività, chiediamo un pubblico dibattito in cui i candidati alle Regionali di fine Marzo discutano con precisione e nei dettagli le loro visioni strategiche sui temi dell'Ambiente, Salute, Educazione, Università, Scienza e Tecnologia.

Primo FIRMATARIO
Prof. Ing. Michele Ciavarella, docente Universitario, Politecnico di Bari.

SEGUONO FIRME NEL TAVOLO (Facilitatore comunicativo Tiziana Corti)
Pasquale D’Attoma, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Gianvito Amoruso, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Marianna Patrono, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Ciro Cesare, studente Universitario, Politecnico di Bari.

ATTENDERE A GIORNI APERTURA DEL SITO PER LA RACCOLTA FIRME

giovedì 4 febbraio 2010

Idea di lanciare PUGLIA SCIENCE DEBATE 2010 a partire da Taranto e Ingegneria -- sul modello di SCIENCEDEBATE2008 americano


Alla C.A. Dott. Rocco Palese, Dott. Poli-Bortone, Dott. Nichi Vendola




Oggetto: Ipotesi di organizzare delle giornate dibattito PUGLIA SCIENCE DEBATE, a partire dalla giornata “TARANTO-POLITECNICO” DEBATE sugli SCENARI post-riforma Gelmini con proposte da parte dei 3 candidati Presidenti della Regione Puglia, sul modello SCIENCEDEBATE2008 durante la campagna presidenziale USA.




Il sottoscritto, a valle della Conferenza di Ateneo di oggi 4 Febbraio a Taranto che ha visto la presenza dei massimi organi del nostro Politecnico, il Rettore Costantino, i Presidi D'Amato Dell'Aquila, il Direttore Amministrativo, ed una larga rappresentanza della società civile, universitaria e studentesca,

CHIEDE

l’opinione dei 3 candidati alla Presidenza della Regione Puglia, in particolare, sui seguenti 3 scenari:

• Scenario 0) CHIUSURA DELLA FACOLTA’ DEL POLIBA, come ha fatto il Rettore Profumo con le sedi periferiche del Politecnico di Torino.

• Scenario 1) POLO DI SOLO DIDATTICA, in linea con i parametri Gelmini, però magari rilanciando con studenti lavoratori, provenienti dal bacino produttivo locale, e di stranieri da tutto il mondo del mediterraneo, con Consorzi con altre Università e largo uso di lezioni Open Courseware di MIT o AcademicEarth, in varie lingue. Con realizzazione di grandi case alloggio di studenti e foreresterie, ed attrezzature E-learning


• Scenario 2) POLO ANCHE DI RICERCA: Priorità possibili: Meccanica-Siderurgia, ICT, Ambiente, e Aeronautica. Incentivi ai docenti che portano ricerca di punta.

Per gli scenari 1, e 2) si pone la possibilità di aprire a grandi privati nel CdA del Politecnico (ILVA, ALENIA, BOEING), purché portino finanziamenti propri, vere iniziative, grandi piani strategici, con la speranza di un effetto cascata.


Premessa
Taranto ha una storia millenaria nella magna grecia, che parte dall’agricoltura di qualità [1], e si snoda attraverso il commercio, e la sua posizione invidiabile tra i suoi mari, che potrebbe oggi essere rivalorizzata attraverso un grande progetto di Formazione che andiamo a delineare qui per grandi linee.

Facciamo un passo indietro di 20 anni. Dalla Istituzione della II Facoltà del Politecnico di Bari a Taranto, nel 1990, contestuale con l’Istituzione del Politecnico stesso (L.245/1990), la stessa interagisce con difficoltà con le importanti realtà industriali del territorio:

1) L'Arsenale Militare inaugurato il 21 agosto 1889, con la Stazione Navale del 2004, e il Porto da 8.616 metri lineari di Banchine

2) L’impianto Siderurgico ex-Italsider, inaugurato nel 1965 (oggi ILVA dal 1995), il maggiore complesso per la lavorazione dell'acciaio in Europa, con una superficie di 15.000.000 di metri quadri, 200 km di binari ferroviari, 50 km di strade, 190 km di nastri trasportatori, 5 altoforni e 5 convertitori. Essa ha trasformato il reddito pro-capite, ma al prezzo della cementificazione, inquinamento e dell'alterazione del Mar Piccolo. Oggi occupa ca. 15000 tra addetti e subfornitori.

3) Alenia Composite a Grottaglie, che produce sezioni di fusoliera per il Boeing 787 Dreamliner, ossia il 14% dell’intera struttura. Oggi occupa circa 840 addetti.


I risultati dell'interazione in quasi 20 anni con la II Facoltà di Ingegneria sono modesti rispetto all’enorme potenziale.

Continua a sfuggire alla classe politica:

1) Il valore culturale economico e innovativo delle lauree di Ingegneria
2) Che l’Ingegnere, è “motore sociale”
3) Che la società del futuro è condizionata dall’Ingegneria

Perché quindi a Taranto la nostra Facoltà, istituita da 20 anni, non decolla, anche facendo autocritica? Possibili ipotesi: mancanza di know-how (pochi docenti, niente tecnici!), pochi studenti, pochi ricercatori e dottorandi, sedi fatiscenti, laboratori inadeguati, docenti demotivati e Università in declino, come inutilmente constatato da riforme e controriforme dei governi di tutti i colori degli ultimi 20 anni. La conseguenza per la nostra Facoltà, è una lentissima velocità di risposta agli stimoli dell’industria.

Boeing ha incontrato rappresentanti della Ns Facoltà per ben due volte, nelle persone del vice-Presidente generale, e suoi collaboratori, e ha mostrato interesse ad investire nell’area tarantina, in alternativa ad un’area in Finlandia o una in Spagna. Essa è probabilmente la più grande occasione da cogliere per il territorio nei prossimi anni. La sapremo cogliere?

La Scuola e l'Università Statale ha "luci ed ombre", nata dai "nobili principi" della costituzione, e ha favorito la parte "aperta a tutti", più della parte "capaci e meritevoli": il voto medio di laurea, dieci anni fa 103 su 110 su scala nazionale, oggi è a 108.7, con una media di lodi di ca.30%. L'art.33 della Costituzione sembra chiedere di fondare "scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, ma non chiarisce come si decidano le priorità. L'Università Pubblica ha forse non controllato se stessa abbastanza, in assenza di vere regole da parte del legislatore, ma nessun politico ha però il coraggio di affrontare un solo licenziamento. La politica ha dimenticato di non aver mai fatto piani strategici per l’Università dal dopoguerra ad oggi, per seguire il boom studentesco, come ammesso da Giulio Andreotti in Intervista a DeGasperi. Ha assunto per risolvere la disoccupazione nel mezzogiorno [2], ma ora parla di "sprechi", aprendo verso le Università private, che tuttavia non servono più del 5% della popolazione. Oggi si tagliano risorse selvaggiamente, peggiorando la situazione.

La riforma Gelmini è la risposta banale di chi spegne la luce, senza guardare, non la soluzione intelligente!

I tentativi di “meritocrazia” del ministro Gelmini sembrano favorire le Università del Nord forse appunto per la convinzione che al Sud si sprechi, con criteri fissati a posteriori, in modo non trasparente, e noti solo per una fuga di notizie tramite i più liberi giornali “online” (lavoce.info e noisefromamerika.org). Paradossalmente come dice Mauro degli Esposti, di VIA-Academy, l’associazione di scienziati Italiani in UK, le “classifiche Gelmini delle Università Virtuose”, sono le uniche del tutto scorrelate con qualsiasi rilevazione di altro tipo, mostrando una completa arbitrarietà! [La stampa, 12/10/2009 Un ateneo per scappare]

Rimane che L’ITALIA è nel primo posto in Europa per l’esportazione di cervelli all’estero, il doppio della media UE! I fatti sono che l’Università italiana è la più economica d’europa sia come tasse che come costo allo stato. 700Eu e 7000$, rispettivamente, per studente. Costo totale carriera infatti in Italia 40mila$, media OCSE 47mila. Semmai, la Bocconi dovrebbe dar conto di cosa fa delle enormemente più alte tasse universitarie, dato che non è davvero privata, ma per metà pagata negli stipendi dallo Stato?

Oggi, già 60mila studenti se ne vanno all’estero, quindi la fuga dei cervelli comincia sempre più in tenera età!

Si parla di “Fondazioni” per aumentare l’autonomia e snellire le pratiche, e in qualche caso può funzionare anche se abolire i concorsi potrebbe aprire alla competizione selvaggia e senza regole, ma certo non porterà quello che nelle università sia pubbliche che private USA si chiama “donazioni” il cui totale per le prime 765 università vale 340 miliardi. Harvard da sola ne ha 29 miliardi di $, e il suo budget è intorno al 10% di tale cifra, ossia 3 miliardi. Con numero di docenti e studenti simile alle Università medie italiane, un budget per la sola Harvard pari al 45% dell’intero finanziamento FFO di tutte le 100 università italiane!

C’e’ qualche esempio di Fondazione al Nord, che funziona, si può pensare per il Sud, e in particolare per Taranto? Ci sono banche grandi abbastanza? ILVA, Alenia, Boeing, le uniche possibili grandi aziende che intravediamo come interlocutori.

MIT e Harvard hanno peraltro un numero di dottorandi quasi pari al numero di studenti, e questi nella carriera producono un PIL pari a quello della Francia, superiore all’Italia. Gli uffici appositi nelle Università seguono le loro queste carriere, e chiedono qualche % del “PIL” di tali pochi laureati in donazioni agevolate dal fisco. Ecco che MIT da sola supera il finanziamento delle Università italiane. Ecco un circuito davvero meritocratico, non quello dei parametri Gelmini!

Altro tema: si parla di “troppe tasse” nel nostro Politecnico. Che follia! Si veda la figura allegata, dove la media PoliBA, intorno ai 300 Euro, è ridicola rispetto ai 700 della media delle università Italiane statali, figuriamoci rispetto ai 2800 della media delle statali USA, o ai 9000Eu della Bocconi (questo si, uno spreco da spiegare!), e infine ai 35 mila di Harvard, che pure nel caso di persone meritevoli (si veda un certo Obama), vengono esonerate! Riuscite a leggere la media di tassa annuale del PoliBA nel grafico? Non è un problema di vista! La vista manca agli studenti che vogliono la luna, e agli amministratori senza coraggio che li contentano!
Basti pensare che un posto-letto in fitto a Bari costa altrettanto, al mese, quindi le tasse sono l’ultimo problema dello studente. Le tasse Bocconi semmai costano quanto un affitto annuale, e quindi sono da ponderare per molte persone. C’e’ da rifare gli scaglioni di pagamento delle tasse, mandare la GdF a chi fa false autodichiarazioni, e sperare che non ci siano evasori che truffano lo Stato due volte, prima non pagando le tasse e quindi non partecipando al costo dei 7000 dollari per studente, e poi non pagando le tasse dirette dei 300 Eu.



Si parla ora con la DL160 di fermare la proliferazione delle Sedi periferiche! Ma chi ha misurato cosa serve davvero? Non sono state fatte proprio sulla base della Riforma Berlinguer degli anni 90 per inseguire il sogno di portare il numero di laureati in Italia almeno pari alla media Eu? Invece ancora oggi il numero di laureati in qualsiasi categoria (compresa quella dei parlamentari) è la piu’ bassa in Europa. Quindi chiudere pare una scelta non particolarmente intelligente.

Noi diciamo, in controtendenza, proliferiamo le sedi periferiche, ma LOW COST!

Basta dire che ci sono circa 5000 Università in USA, contro le nostre 94. Con una popolazione ca. 5 vv maggiore, noi dobbiamo decuplicare le sedi universitarie. Non 1000 “aspiranti MIT”, ma per raddoppiare o triplicare il numero studenti, non di tipo tradizionale, bensì:-

1) LAVORATORI… (in russia ormai al 50% di studenti lavoratori, noi ancora al 10%, anche se in alcuni punti maggiori): bacino di 18 milioni persone da laureare, molto piu’ ampio del bacino tradizionale

2) STRANIERI… (cominciamo in qualche lingua ma non solo in italiano!): oggi 400 milioni di africani sotto i 15 anni. Il calo demografico italiano è alle porte… possiamo importare per es. il migliore 1 su mille di questi giovani, sarebbero 400mila studenti dotati e motivati.

Noi invece proponiamo di misurare la qualità con tests standard all’ingresso e all’uscita del primo anno. Per il problema dei fuori corso, noi ci impegniamo a sfruttare l’iscrizione non a tempo pieno, molto più usata al Nord (a PoliTO 5914 studenti e ancora meglio a PoliMI - 10108 su totale di 36232 ossia 28%!) utilizzando la forma della iscrizione “tempo parziale” da noi del tutto sconosciuta nonostante possibile da 20 anni!

Sui parametri “meritocratici” relativi alla “percentuale dei laureati che trovano lavoro a 3 anni dal conseguimento della laurea”, noi ci permettiamo di obiettare che il lavoro andrebbe differenziato per tipo. Se si tratta di contratti “flessibili”, da inserire ai minimi livelli (si pensi ai “call center”), non lo possiamo equiparare ai veri successi lavorativi. E il mercato risponde male ai laureati, perché non c’è qualità. Sotto gli 800 euro mensili (calcoli Ires) c'è il 28,2 per cento dei laureati (mentre solo il 14 per cento dei licenziati elementari, e il 14,1 dei diplomati), e nei paesi Ocse siamo quello che paga meno i laureati tra i 30 e i 40 anni --- chiare tendenze verso il paese sottosviluppato in cui conviene cominciare a lavorare presto piuttosto che studiare.

Noi ci impegniamo a mettere un freno alle lodi, a misurare la qualità della didattica con test standard informatizzati (GMAT, SAT etc) su materie base all’ingresso e all’uscita dal primo anno, e non sui “questionari della didattica” che sono molto dubbi. Ci impegniamo a studiare degli incentivi diretti ai docenti di alta qualità didattica e a “ispezionare” i docenti meno virtuosi. Siamo ben consci che le trasformazioni nei giovani sono di natura addirittura antropologica. Nell’articolo di Massimo Gaggi del Corriere del 29 Gennaio u.e., si descrive questo giovane “homo zappiens”, e se i nati nell' era digitale hanno percorsi mentali diversi, e non è detto sia un male, l'Università si deve adattare ad essi. Si deve abituare al “multitasking” degli studenti, cioè all'uso simultaneo di più strumenti elettronici, al cambiamento del loro modo di apprendere. Se gli studenti sono abituati a vivere «sempre connessi» (fare un videogioco e scambiare messaggi con un amico mentre si guarda la tv - e quindi anche mentre sono a lezione da noi), dobbiamo tenerne conto. Le Università devono sforzarsi di capire i cambiamenti in atto, senza abdicare al loro ruolo formativo.

Questo della loro “connessione” permanente ci fornisce però dei vantaggi, se li sappiamo guidare. Oggi abbiamo a disposizione su un qualsiasi IPhone, l'intero scibile umano riversato sul WEB, con la più grande enciclopedia del mondo, Wikipedia, poi YouTube, lezioni bellissime e completamente gratuite di grandi professori di MIT (MIT OPEN COURSEWARE), con oltre 1900 corsi, e parliamo del solo settore specifico dell'ingegneria, di cui i più “visitati” definiscono automaticamente la qualità dei docenti. I corsi sono disponibili già in molte lingue, oltre ovviamente all'inglese, come cinese, francese, tedesco, vietnamita, e ucraino. Manca l'italiano, ma certo ancora per poco... Limitandoci allo spagnolo, esso si appoggia su "Universia", un consorzio di oltre 800 università in Spagna, Portogallo, e America Latina. …..

E-learning è un termine confuso, che si interseca con OpenCourseWare, e spesso si è fatto in Italia con progetti nati vecchi in partenza, con grande dispendio di soldi pubblici, lasciando l’impressione di un sistema che non funziona. Un falso mito, dovuto alla bassa qualità di come è stato implementato, senza tutori preparati, con infrastrutture non funzionanti per mancanza di un pezzo della catena, o della manutenzione – al solito, nel pubblico. In USA ormai il 50% degli studenti lo usano, con un business di 38 Miliardi di Euro, che aumenta del 12-14 % all’anno. La previsione per i prossimi 4 anni è che arriverà a coprire l’81% degli studenti USA, mentre da noi si è fermi a pochi punti percentuali.

Per noi, a parte il vantaggio di avere a disposizione gratis docenti e imprenditori di altissimo livello da tutto il mondo, con un click, senza chiamare cattedre “per chiara fama”, uno studio meta-analysis su 12-anni del U.S. Department of Education ha trovato un miglioramento rispetto ai metodi tradizionali faccia-a-faccia di insegnamento.[3]


Sarebbe disposto a partecipare ad un tale Dibattito? In quale occasione? Noi certo cercheremo di partecipare agli eventi della Sua campagna elettorale, ma ci dia attenzione, perché in Italia il tema istruzione sembra dimenticato, come lo è stato in parte anche in USA nella prima fase della campagna Obama. Pur tuttavia, si innescò un grande SCIENCE DEBATE 2008 che farebbe bene alla Puglia.

Ricordiamo che Science Debate is a nonprofit 501(c)(3) organization dedicated to elevating science and engineering policy issues in the national dialogue of the world's leading democracy - arguably one of the highest and most critical strategic objectives of our time.

Science Debate does this by hosting nonpartisan science debates between candidates for office, educational events featuring science and technology policy topics for policymakers and the public, media education efforts to improve science and technology policy converage during the science news crisis, and other critical initiatives.








L'idea sarebbe quindi di adottare il formato SCIENCEDEBATE alla Puglia.

Il video che vedete è di Shawn Laurence Otto che ha fondato la più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, Science Debate 2008, con Barack Obama e John McCain participanti, che per la prima volta ha visto Candidati alla Presidenza USA confrontarsi in dettaglio sulle politiche per la scienza prima delle elezioni. L'iniziativa ha prodotto oltre 800 milioni di contatti sui media, ed era stata sponsorizzata da National Academy of Sciences, National Academy of Engineering, Institute of Medicine, American Association for the Advancement of Science, Council on Competitiveness, PBS Nova, NOW on PBS, e i firmatari di oltre 170 tra le maggiori università Americane, oltre 100 Rettori, decine di premi Nobel, in rappresentanza di 125 milioni di Americani di tutti i partiti, ossia un americano su 3 supportava Shawn.

Otto ha ricevuto nel 2009 il premio Nobel alla 45-sima Nobel Conference, su "Democracy in the Age of Science."



Certi di Vs Cortese Risposta, che in realtà attendiamo in generale almeno da 13 anni su questi temi specifici di Taranto con una sterminata produzione di appelli da parte dei precedenti Rettori del Politecnico e in particolare Attilio Alto e Umberto Ruggiero [4], e pronti ad ospitarVi nel limite delle nostre possibilità organizzative, porgiamo

Cordiali Saluti,


Prof. Ing. Michele Ciavarella (redattore della lettera)
ELENCO FIRME CHE SI AGGIUNGONO NEI COMMENTI


Bibliografia
[1] Archita da Taranto (428 a. C. - 327 a.C) - Ai tarantini, citato in La Voce del Popolo, n. 11, giugno 2006)
[2] Giulio Andreotti Intervista su De Gasperi 1977, Laterza (Roma-Bari)
[3] Means, B.; Toyama, Y.; Murphy, R.; Bakia, M.; Jones, K. (2009), Evaluation of Evidence-Based Practices in Online Learning: A Meta-Analysis and Review of Online Learning Studies, http://www.ed.gov/rschstat/eval/tech/evidence-based-practices/finalreport.pdf, retrieved 20 August 2009
[4] Lettera aperta al direttore del Corriere del Giorno del 30/12/1997 di U Ruggiero, a Parlamentari, Presidenti di Regione e Province, Sindaci e Responsabili di Enti ed Imprese, operatori economici e sindacali, nonché a stampa e TV. integrata da risposta di A Alto (vedasi Da Umberto Ruggiero, Scritti Accademici, 1994-1997, Cronache di vita, relazioni e discorsi del Rettorato. Ed. Giuseppe Laterza, 2002)