martedì 29 ottobre 2013

giornata dell'eccellenza ERC a Napoli --- idea di finanziamenti su base regionale?

Al Rettore


Caro Eugenio
     parlando di eccellenza ERC a Napoli, se non sbaglio oggi proprio, si sono visti la Carrozza con la presidente ERC. Ebbene, si danno tutti da fare a dire che occorre trattenere l'eccellenza in Italia.  Dei progetti italiani solo 5% of ERC ha successo, rispetto alla media 12% Europea. Peggio, 40% di questi progetti sono svolti all'estero, mentre SOLO 24 stranieri fanno il loro progetto ERC in Italia.

La Carrozza annunzia:-

In the next national research programme (PRIN?), we will implement specific actions in this respect, that will be based on a national mirroring' of what the ERC does at a European level. I hope that these efforts, in spite of the difficult economic situation, will achieve the success they deserve.
Siccome ho scritto piu' volte che occorre copiare ERC, sarà il caso di passare alla Regione quella idea che mi fece scrivere il Rettore Costantino di usare i bandi ERC anche come "modello" per gli schemi regionali?
All'epoca non ebbe tanto esito.  Ma forse l'aria sta cambiando.

saluti, MC



PROMEMORIA: Imitare i progetti ERC a livello regionale

di Michele Ciavarella, Politecnico di Bari, delegato al RETTORE al CNR

Una proposta per la ricerca di base o anche applicata potrebbe essere quella di imitare il funzionamento dei grants ERC, utilizzando i valutatori scelti negli elenchi ERC, per i prossimi PRIN, e anche a livello regionale, soprattutto nelle regioni della Convergenza, che hanno a disposizione fondi Europei anche per la ricerca.
Il Consiglio Europeo della Ricerca (in inglese European Research Council - ERC) è la prima agenzia dell'Unione Europea dedicata al supporto della ricerca scientifica di frontiera incentrata sul ruolo del ricercatore investigator. Fa parte del Settimo Programma Quadro (FP7), che è succeduto al Sesto Programma Quadro (FP6) nel 2007. Il Consiglio Europeo della Ricerca è simile alla National Science Foundation negli Stati Uniti.
Il Consiglio Europeo della Ricerca è un'agenzia indipendente per il finanziamento in Europa della ricerca di frontiera in tutte le discipline, dalle scienze matematiche, fisiche e naturali all'ingegneria alle discipline umanistiche. È stato formalmente costituito nel 2 febbraio 2007 nell'ambito del Trattato Europeo, mediante un atto comune delle istituzioni dell'Unione Europea (la Commissione, il Parlamento e il Consiglio Europeo). Creato per fornire una nuova competitiva filosofia di finanziamento, basata sull'eccellenza come solo criterio di successo, l'ERC mira a creare nuovi standard per la ricerca in un continente di 500 milioni di persone in 39 paesi con un'economia collettiva di 15 trilioni di euro. L'ERC è un'istituzione inclusiva che mira all'eccellenza indipendentemente dalla nazionalità, genere o paese[1].

Sulla base di standard internazionali riconosciuti, si potrebbe fare un passo avanti per salvare i migliori scienziati italiani dalla fuga, si ridurrebbero gli spazi per gli esercizi di “cordata” che spesso vengono scelti come meccanismo solo per incapacità a valutare, e semplicemente perché manca, in attesa che l’agenzia ANVUR venga davvero resa efficiente e potenziata, un sistema abbastanza ben organizzato di valutazione, come dice il Rettore Tabellini sul Sole24Ore.

Il grant ERC è di grande successo, e appunto sostituisce precedenti meccanismi di finanziamento della ricerca di base troppo soggetti ad esercizi di cordate. La sensazione generalizzata è che ERC costituisca un significativo miglioramento, vedasi http://erc.europa.eu/success-stories  per alcune storie di successo. In Italia abbiamo molte regioni ancora sotto l'area "convergenza", che hanno ancora di una notevole quantità di finanziamento per essere spesi. Abbiamo ancora qualche soldo da assegnare nel prossimo turno del PRIN (supponendo che quella attuale è ormai troppo tardi per essere annullato), il CNR ha un nuovo Presidente che è anche uno scienziato altamente citato (Luigi Nicolais), e in generale, abbiamo soldi significativi da assegnare, che possono essere la nostra ultima chance per non perdere definitivamente la speranza di essere un Paese di rating “alto”, come gli Stati Uniti di Obama, che su tutto vogliono tagliare, meno che sulla Ricerca, su cui invece si investe maggiormente.

I criteri per la valutazione di ERC sono aperti e facilmente rintracciabili, come la lista dei valutatori (http://erc.europa.eu/evaluation-panels). C'è poco sforzo da fare quindi per stanziare fondi per programmi equivalenti al ERC, ad usare i valutatori ERC, che sono stati selezionati con standard molto elevati, e assegnare loro lo stesso tipo di risorse per la valutazione dei progetti. Se i progetti saranno su scala regionale, ci potrebbe essere la condizione che le persone da ammettere siano quelle residenti nella Regione, e probabilmente potranno spendere i soldi a livello locale. Ma questo è un aspetto che burocrati e politici dovranno scegliere. Non è un’idea semplice? Potrebbe funzionare.
Al momento, ERC offre due tipi di grant:
ERC Starting Grants (StG), che sostengono leader di ricerca indipendenti di qualsiasi nazionalità con i seguenti requisiti:
  • Da 2 a 10 anni dall'ottenimento del titolo di Dottorato
  • Eccellente percorso di ricerca
  • Una proposta di ricerca altamente innovativa
  • Un'organizzazione ospite in Europa
  • Fino a 2 milioni di euro per grant fino a 5 anni
ERC Advanced Grants (AdG), che sostengono ricercatori in stato avanzato della loro carriera di qualsiasi nazionalità con i seguenti requisiti:
  • Un eccellente profilo di leadership scientifica
  • Un eccellente percorso di ricerca scientifica
  • Una proposta di ricerca altamente innovativa
  • Un'organizzazione ospite in Europa
Fino a 3,5 milioni di euro per grant fino a 5 anni.

Domanda: perché non fare un progetto il più possibile uguale, con la sola differenza di finanziarlo con Fondi Regionali, creando un bando Regionale? Un unico aspetto che proverei a migliorare è la divisione in Starting e Advanced Grants, che è troppo marcata. Forse sarebbe meglio fare 3 categorie, in modo da favorire maggiormente i giovani. Una categoria Junior, che abbia al massimo magari 4 anni dopo il dottorato. Una intermedia, da 4 a 16 anni, e infine la advanced, da 16 anni in poi.

ancora sui punti organico distribuiti in modo selvaggio quasi tutti al NORD

Carissimi

 mentre ieri c'e' stato grande dibattito sulla stampa sui punti organico per via che
- l'intera Puglia (con 4 Atenei pubblici e quasi 3000 docenti strutturati in totale nelle Universita') porta a casa circa 11 punti organico (PO), pari a un quarto di quanto ottiene il solo Ateneo di Bologna (40 PO, avendo 2800 docenti già in organico).
- L'insieme di tutte le Università a sud di Roma riceve in totale circa 70 PO, quanto Milano (32) e Bologna (40) messi insieme.
- appena 5 università (Milano, Bologna, Padova, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino), avranno più del 30% dei PO assegnati in tutta Italia con il decreto appena pubblicato, mentre una sola (Bologna) ottiene il 10% del totale.

la rivista ROARS che ha smontato la tesi di difesa della Carrozza che non poteva fare altro perche' era tutto tracciato nei binari di Monti e Profumo, vorrei sottolineare che si scontrano qua 2 visioni dell'Università
1) visione università fondamentalmente uguale e gratuita per tutti. Cosi' come era stata sostanzialmente impostata all'inizio in tutta europa, compreso in germania e come intendiamo ancora noi.  una visione socialista, che avrebbe lo svantaggio, dicono molti, che non è competitiva, e ci fa finire in basso alle classifiche internazionali
2) università virtuosa se riesce a farsi pagare molto di tasse (misura indiretta del merito quella di sapersi conquistare sul mercato degli studenti quelli disposti a pagare, quindi ad esigere un servizio, quindi il servizio c'e').

Ora, che la politica da tempo spinga verso il modello 2) è noto, e noi continuiamo a combattere pensando che "virtuoso" sia tenere basse le tasse.  Parliamo un'altra lingua.

Devo dire che in Germania, dove pure hanno sviluppato il dibattito 1) vs 2), hanno si iniettato 10 miliardi di Euro nelle "EXZELLENZ UNIVERSITAT", ma nessuna università mi risulta sia stata chiusa, e quindi è ancora un modello in crescita.

In Inghilterra, dove pure hanno aumentato le tasse a 9000 sterline/anno, lo hanno fatto TUTTE le università, non solo Oxford e Cambridge.

In Russia infine, stanno facendo delle università presunte di eccellenza prendendo solo stranieri.
Noi mi pare ci stiamo collocando come al solito fuori dal mondo.  Vogliamo fare eccellenza togliendo un poco di respiro dalle già disastrate uni del sud.  Nessun ministro ha avuto gli attributi per strappare un EXZELLENZ INITIATIVE non dico da 10 miliardi di Euro, ma almeno da non risicare risorse al Sud.    E' stato fatto solo IIT da Moratti  e non è mi pare che abbia portato grandi risultati questo investimento da 1 miliardo.
Noi abbbiamo si avuto i PON per diversi miliardi, ed è cieco un governo che non capisce che laddove ci siamo riempiti di macchine, ma non possiamo dare speranze ai giovani, non andremo lontano.
Non so se basta chiedere le dimissioni della Carrozza.  I ns politici hanno una visione che va al massimo a metà del proprio naso.  Uno deve diventare ministro per avere dei posti alla sua propria Universitaà, ma non come fece Orbino che istitui' la prima cattedra di fisica teorica per il ventiseienne suo allievo, Enrico Fermi, ma per progetti di grande mediocrità

Dicono che a Milano, tutti questi posti in eccesso, li vogliano chiamare per stranieri.  Mi ricorda il modello russo.

In ogni caso io proponevo un'altra protesta TRIPLICARE LE TASSE O MINACCIARE DI FARLO.  Vediamo che succede.
saluti, MC

martedì 22 ottobre 2013

Tagli disastrosi alle università del SUD, e proposta di protesta --- con comunicato stampa RIUNIBA

Carissimi, 

nel fare notare come già diverse settimane fa avevo segnalato che Matteo Renzi aveva parlato di solo 5 università di eccellenza (faccio notare la sorprendente corrispondenza tra quanto notato da RIUNIBA (Appena 5 università, Milano, Bologna, Padova, Politecnico di Milano e
Politecnico di Torino, avranno più del 30% dei PO assegnati con il decreto appena pubblicato) e quanto dichiaro' Renzi a Lilli Gruber, che secondo me non è un caso....) --- peraltro le avevo già previste le 5 fortunate, una piu' o una meno!

propongo

1) che il RIUNIBA si estenda oltre i soli Ricercatori, visto che la "lotta per sopravvivere" ormai si estende a tutte le categorie, e quindi cambi nome.  Peraltro proponendo il ruolo unico, mi pare contradditorio lo faccia come categoria ricercatori

2) che azioni palesi e chiare siano studiate, tipo blocco didattica come nella università di Atene dove 1500 licenziamenti sono stati proposti dal governo greco, e non solo proclami e comunicati stampa

3) che si intraprenda al contempo un monitoraggio del criterio del 20% di vincitori esterni, perchè prevedo che molti delle N-5 Università italiane si potranno rilocare al Nord, obtorto collo ---- non voglio certo pensare che si premino gli idonei "fortunati" solamente a stare nella sede giusta

4) si consideri seriamente di aumentare in modo DRASTICO le tasse degli studenti, cosa che provochera' una reazione (questa volta voluta), che si somma come protesta a quella del punto 2)

saluti, MC



Alla Comunità universitaria.

Venerdì è stato pubblicato il decreto attraverso cui vengono ripartiti i
punti organico tra le varie Università italiane. La situazione è drammatica.
Gli atenei baresi avranno 5.67 (uniba) e 1.6 (poliba) punti organico, praticamente nulla. Se qualcuno nutriva ancora qualche dubbio adesso tutto appare chiaro: ci vogliono far chiudere o comunque declassare a teaching university. 

Purtroppo i numeri parlano chiaro: la citta' di Bari prende la miseria di 7,27 PO; tutta la Puglia ne porta a casa appena 11.28, molto meno di Bologna che invece ottiene 40,04 PO; tutte le università meridionali portano a casa circa 70 PO, quanto Milano (31,66) e Bologna messi insieme. Due solo università hanno avuto gli stessi PO di tutte le università meridionali! Se alle università meridionali sommiamo la sapienza arriviamo a circa 100 PO, tanti quanti ne prendono appena tre atenei, Bologna, Milano e il politecnico di Milano (28,15).

Appena 5 università, Milano, Bologna, Padova, Politecnico di Milano e
Politecnico di Torino, avranno più del 30% dei PO assegnati con il decreto
appena pubblicato. Se il disegno è quello di chiudere o comunque di
declassare buona parte degli atenei meridionali allora la strada che è
strada intrapresa è quella giusta. Serve una risposta forte e immediata. Per tutte queste ragioni il RIUNIBA chiede ai Magnifici Rettori la convocazione urgente di una assemblea interateneo di tutti gli atenei pugliesi aperta alle forze politiche e istituzionali della nostra Regione.

RIUNIBA



PER APPROFONDIMENTI

Il prof. Nicola Giglietto del Politecnico di Bari tra i primi 50 scienziati italiani di tutto il mondo

Dal net-work Virtual Italian Academy che misura la ricerca scientifica

individuale


Bari, 22 ottobre 2013 – Ci sono classifiche che misurano gli atenei e

classifiche che misurano la produzione scientifica dei singoli docenti

universitari e ricercatori. La “Virtual Italian Academy” (www.via-academy.org),

net-work internazionale con sede a Manchester (GB) a cui aderiscono

400 docenti-ricercatori, ha pubblicato la “Top Italian Scientists”, (http://

www.topitalianscientists.org/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx),

classifica mondiale dei docenti e ricercatori italiani, operanti in Italia e nel

mondo, che si sono distinti per il maggior impatto scientifico attraverso le loro

pubblicazioni nelle discipline scientifiche.

Nelle prime posizioni di classifica trionfano gli scienziati italiani che operano

nel settore medico-biologico, con orientamento soprattutto oncologico. Bene

i fisici, comunità, quella italiana, di qualità e di tradizione, riconosciuta in tutto

il mondo (vedi il contributo al recente premio Nobel 2013 per la fisica delle

particelle e il “bosone di Higgs”).

In questa classifica il Politecnico di Bari si distingue grazie alla presenza del

prof. Nicola Giglietto, barese, 52 anni, docente di Fisica sperimentale, presso

il Dipartimento interateneo di Fisica dell’Università e del Politecnico, che nella

classifica mondiale, TOP100 italian scientists, è stato collocato al 50° posto.

Posizione di assoluta rilevanza (Carlo Rubbia, nobel per la fisica, è in 42°

posizione). Il prof. Giglietto è il primo tra i docenti dei Politecnici italiani. I suoi

temi di interesse scientifico spaziano dalla fisica sperimentale all’astrofisica,

con particolare riferimento allo studio e osservazioni dei raggi cosmici e

gamma. Proprio attraverso i raggi gamma, il team di ricerca del prof. Giglietto,

ha potuto scoprire nella nostra galassia, la “via Lattea”, nel 2011, una classe

di “Pulsar” (stelle a neutroni, a rapida rotazione su se stessa), finora ignote,

ampliando la conoscenza riguardo le possibili sorgenti dei raggi cosmici.

La classifica, che misura gli scienziati italiani con l’indicatore H index (H

index è un indicatore mondiale che indica il grado di diffusione delle proprie

pubblicazioni sulle riviste scientifiche), attribuisce al prof. Giglietto un H index,

pari a 67.

Nella stessa classifica, in posizioni successive, è presente al 69° posto, con

coefficiente H index 48, anche il prof. Giuseppe Iaselli, docente di fisica

sperimentale del Politecnico di Bari, afferente al Dipartimento di Fisica. Iaselli

partecipa al progetto CMS, determinante per la dimostrazione dell’esistenza

del “Bosone di Higgs”.

Dopo la conferma dimostrata recentemente dalle classifiche SCIMAGO

2013, che ha collocato il Politecnico di Bari come prima università pubblica

in Italia per la qualità della ricerca scientifica, la presenza di due docenti

del Politecnico, in questa classifica, attesta un nuovo successo per l’ateneo

specialistico pugliese.

Comunicato stampa.

lunedì 21 ottobre 2013

IL FUTURO DELL'UNIVERSITA' E' NELLA RETE di Mauro Calise sul Mattino di Napoli di oggi

E' di oggi un interessante articolo di Mario Calise, fondatore di FEDERICA A Napoli.

"Il titolo che il Mattino ha dato all'intervista al Ministro dell'Università Maria Chiara Carrozza racchiude la formula vincente con cui invertire la tendenza al declino: «Atenei del Sud in rete per tornare competitivi». Con una piccola,ma decisiva modifica: Rete va scritta con la maiuscola, e va letta come Web-learning, didattica e apprendimento via Internet. 

Invito a leggere l'intero articolo del Prof. Calise, fondatore di FEDERICA, in allegato, uscito oggi in prima pagina sul Mattino di NAPOLI.

Come dice Calise, è ingenuo pensare che le complessità burocratiche e le logiche corporative di chiusura che si annidano negli Atenei permettano di mettere in rete gli atenei --- per es. al recente convegno di Bari il rettore Petrocelli lamentava di dover aver un unico CdA per fare una federazione.....

Ma sarà colpa nostra se perderemo anche questo treno per far riprendere le Università del Sud che tutti vogliono chiudere.

Saluti, mc

mercoledì 16 ottobre 2013

emigrazione dei "terroni" per studiare al nord. I dati continuano a preoccupare

Sono usciti dati interessanti sul corriere. Uno su due diplomati al sud se ne va.

Per puglia, leggo nel dettaglio in totale 10mila restano in provincia, tremila restano in puglia ma cambiano provincia, ma 10 mila vanno fuori regione, su totale di 24mila. Facciamo meglio della media quindi, ma il dato separato x provincia e' interessante.
Fuori regione ci vanno soprattutto da Fg, poi Ta, Br, Le.
Fuori provincia ci vanno soprattutto Br e Ta.
A Ba quasi il 75%. sta a casa! E a Lecce quasi. I flussi interni sono modesti eccetto Taranto..
Vi invito a leggere i dati dalla grafica sul corriere.
Michele Ciavarella

martedì 15 ottobre 2013

commenti/resoconto sul convegno di Bari del 14 Ottobre sul RUOLO UNICO della DOCENZA

Non sono stato in tutte le parti del lungo incontro di ieri, ma mi pare di poter riassumere la riunione in questo.  Nonostante il convegno abbia avuto successo, con importante parterre di Rettori, e presidente della CRUI,

1) nella sostanza nessuno dei Rettori ha promosso la proposta di RUOLO UNICO del RIUNIBA, che è un po' libro dei sogni, un po' naif, un po' ultralocalistica, e un po' non accompagnata da un piano economico.

2) Questo benche' i Rettori e anche il Presidente della CRUI si siano mostrati tutti daccordo sulla crisi dell'università che e' forse ragione della crisi economica e non conseguenza (Paleari ha detto a proposito di HORIZON2020 che noi mandiamo in europa piu' soldi di quelli che reintercettiamo perche' siamo pochi!), sulle criticitica' della Riforma Gelmini che ha messo in "esaurimento" di non so quale tipo (cit. Petrocelli) 25 000 persone (i RTI), senza creare categorie nuove ben funzionanti e anzi creando ulteriori paletti assurdi su assunzioni di I fascia vincolate agli RTD (che per le Università "perseguitate" non è facile creare), e non ha creato concorsi perfetti (ammesso che esistano), 

3) non lavorando su due cose importanti
3a) la valutazione ex-post --- per es. penalizzando gli inattivi della VQR, o chi fa cattivi concorsi
3b) il buon bilanciamento tra autonomia, responsabilità, e libertà di azione.

In definitiva, io sono andato via presto e non ho sentito quanto di sicuramente interessante ha detto Eugenio il ns Magnifico, ma la conclusione non è molto confortante, per nessuna categoria!

Deduco che bisognerebbe allearsi tutti insieme, dagli studenti ai precari ai docenti di tutte le fasce, per chiedere con forza estrema una cosa sola:  UN PIANO STRAORDINARIO DI INVESTIMENTI, con qualsiasi regola!   L'idea che le regole vengano prima dei soldi per fare le cose è terribilmente ingenua.

Se mi sono perso altri interventi importanti chiedo scusa.
Saluti, MC

PS:  A chiarimento al Collega David Naso che ha letto questa come una critica al convegno:

caro David

mi scuso se preciso, spero sia utile.

se leggi la mia analisi NON dico che l'iniziativa sia stata inutile o un insuccesso, dico che nonostante il successo e il parterre, dovuto alla concomitante riunione giunta CRUI in onore di Petrocelli, nessun Rettore ha detto che il ruolo unico sia una soluzione, e nemmeno ne hanno parlato!

la crisi e la protesta invece monta, e se va fatta una protesta, va fatta come in grecia.  blocco totale di tutta la didattica, finche' non sbloccano soldi e fondi, e posti.  siamo meno in contrasto di quello che pensi, ora non c'e' tanto da dividere ricercatori o associati o ordinari. Infatti il ruolo unico nasce intanto da una associazione di associati come idea.

il convegno di ieri ha dimostrato che parlare di meccanismi e' perdente, pura disquisizione accademica da sconfitti. mentre fanno i fatti, ossia tolgono soldi alle universita' perseguitate, e non li danno nemmeno a quelle blasonate. lo diceva persino Paleari. Comunque persino Renzi spara sulla Riforma Gelmini, mentre dice allo stesso tempo che vanno salvate solo 5 universita'. Afgiungere proposte fa solo confusione, quello che ci vuole sono solo soldi soldi soldi.

ciao,


michele


Caro Michele,
grazie per il chiarimento, per me non ci sono problemi. Cerchiamo di mantenere una linea di azione condivisa per migliorare lo stato del sistema universitario.

Una cosa che non abbiamo detto ai colleghi e' che il prof. Mancini, capo dipartimento MIUR, ha confessato (letteralmente) che "stanno ripensando al vincolo di chiamare un RTD tipo B per ogni chiamata di PO". Credo che questo apra qualche spiraglio di ottimismo anche per gli associati.

Scusandomi per la seconda intrusione, saluto tutti e torno alle mie ricerche.
Cordialita'

David NASO
RIUNIBA

sabato 12 ottobre 2013

commenti sul RUOLO UNICO, sul calvario proposto da ROARS, e mie proposte per il RECLUTAMENTO

Circola insistentemente, a causa del "blocco" dei concorsi di fatto da ca.10 anni, la proposta COMPASS di istituire un Ruolo Unico, anche accolta dalla forza politica SEL.

Leggo alcuni estratti che mi paiono davvero fuori dal mondo, si parla di medioevo, di baronie, di rivoluzione francese, ma scherziamo? o dicono sul serio?  Suona anche molto simile alla rivoluzione bolscevica:

Ecco dunque: il modo per combattere le “baronie” sarebbe invece molto semplice: basterebbe abolire i “baroni”. La stratificazione in classi come nelle antiche società basate sullo schiavismo 
non giova certo al progresso scientifico: una comunità scientifica vive sul suo essere costituita da 
“liberi” ed “uguali”, ovviamente nel senso della dignità della professione. Si badi bene, qui non si 
sta proponendo l'anarchia o il non governo, o la così detta, in psicologia di gruppo, “leadership non 
direttiva”: perché la nostra proposta si basa sempre e comunque su una valutazione, ma sui dati reali  e non sulla nobiltà di ceto. Il modo di combattere le baronie, ripetiamo, è molto semplice: non attribuire più il titolo di  “barone”. Che cosa significa: semplicemente ridare dignità al “cittadino” della civitas accademica,  in forza del suo valore scientifico e didattico; e lo diciamo volutamente nei gergo storico della rivoluzione francese, che qualche cosa dovrebbe avere insegnato ai nostri politici, sol che ne avessero conoscenza.
Il RUV significa automaticamente l'azzeramento dei gruppi di potere, la possibilità di accedere alle 
commissioni giudicatrici non più in mano alla cupola dei soliti noti (scandalo ideato dalla Moratti e 
rafforzato, non si sa con quale grado di contezza dalla Gelmini), significa seppellire antiche faide ed 
impedire, o quanto meno rendere assai più arduo, il meccanismo dei favoritismi incrociati, resi più 
ardui in dopo che il monopolio del potere è crollato.

Frastornato da tanto anacronismo, sono andato a leggere la proposta ROARS che giudico un "calvario" inutile quanto fuori tempo.   I cari amici di ROARS si sono distinti per molte critiche all'ANVUR, ma al momento di proporre, mi pare siano davvero fuori tempo massimo anche loro!

"Per superare la contrapposizione tra le aspirazioni di carriera dei ricercatori e quelle dei giovani studiosi non strutturati, occorre rendere accessibile il canale di reclutamento di tipo B direttamente ai dottori di ricerca (senza richiedere un precedente triennio di RTD di tipo A) e trasformarlo in una via di accesso al rinnovato ruolo di ricercatore a tempo indeterminato (RTI), che tornerebbe pertanto ad essere il primo gradino della carriera accademica. Contestualmente occorre istituire un’abilitazione di III livello, il cui conseguimento è necessario per l’immissione, al termine del triennio, degli RTD di tipo B nel ruolo degli RTI."

Mi pare che la proposta di ROARS mi pare non la accetterebbe nessuno!   Come si vede che ROARS è abituato a fare critiche, mentre nelle proposte mostra una ingenuità disarmante... 

Ritornare ad istituire il Ruolo dei Ricercatori RTI, con accesso tramite una nuova abilitazione (mentre tanto hanno fatto per criticare le abilitazioni esistenti), che faccia seguito ad un triennio da RTD-B, mi pare francamente folle quando ancora RTD-B non se ne sono visti, e per le abilitazioni bastano quelle del ruolo docente, che peraltro sono oggi solo l'inizio di un calvario di concorsi locali e prese di servizio tutte da capire.

La Carrozza, molto piu' pratica e concreta di ROARS, ha promesso un bellissimo megaconcorso nazionale da 1000 RTD-B con graduatoria nazionale (e dubito che sia richiesto di aver svolto un triennio da RTD-A come dice ROARS), sul modello concorsi Levi-Montalcini, che permetta al vincitore la scelta della sede, pero' ancora non se ne sa niente.  Cosi' si formerebbero naturalmente delle sedi eccellenti, o almeno mi pare che qualcosa si muoverebbe, in senso meritocratico.

MIA PROPOSTA:  LASCIARE LE COSE COME STANNO, INIETTARE SOLDI, FAR CIRCOLARE GLI ECCELLENTI, PREPENSIONARE GLI INATTIVI.

Invito ROARS a INSISTERE SUL punto serio e unico su cui do ragione a ROARS ---- non si può andare avanti senza investire seriamente.   O se proprio non si vuole investire, e si vuole fare eccellenza, perchè non proporre ALMENO che gli eccellenti (come stabilito da qualche criterio valido, anche bibliometrico, o commissione di esperti veri) vadano dove meglio credono e scelgono loro di andare, magari prepensionando qualche inattivo?  

VQR ha per esempio fotografato gli inattivi.  Se proprio non ci sono risorse, vengano ridotti gli stipendi agli inattivi, (la Gelmini prevede la valutazione dei docenti (art.6, comma 14) per l'attribuzione dello scatto (ora triennale): almeno dovremmo evitare di dare lo scatto agli inattivi (quando si sbloccheranno)) per liberare risorse e fare entrare giovani dalle molte speranze, non con il farraginoso calvario proposto da ROARS, ma con il limpido e semplice percorso proposto dal Ministro Carrozza.

Le proposte che mirano ad aumentare largamente il numero di idoneità per "liberare la fascia dei RTI" non mi convincono --- già ora non sappiamo come liberare risorse per chiamare gli idonei, e per assurdo ROARS propone invece di reintruddurre la fascia RTI.   Se vogliamo fare trucchi per far entrare in servizio a costo "inizialmente zero" in fascia superiore grandi masse di persone, stiamo solo facendo un danno ai futuri meritevoli, come sempre si è fatto con le ope-legis, comunque mascherate.

Se si vuole adottare un modello "aziendale" ("orrore orrore") e allora si dovrebbe sapere che nelle aziende o diventi dirigente entro i 40 anni, o non lo diventi piu'.  Gia' in passato con il concorsone Berlinguer abbiamo fatto ordinari 60+ enni, che secondo me ad andare a vedere, sono in gran parte gli inattivi di oggi.  Continueremo cosi' ?  O invece vogliamo dare qualche svolta? Ancora una volta, la linea attuale, corretta dalla Carrozza mi pare sostanzialmente a meno di 2 elementi

1) la scarsità di risorse che bloccato qualsiasi iniziativa vera
2) la non introduzione di circolazione di cervelli che possano cambiare sede almeno in un transitorio
3) la non considerazione nel reclutamento del collegamento tra luogo di lavoro e risorse per lavorare.  In altre parole, un eccellente deve andare in un posto già eccellente, o avere risorse per lavorare da eccellente.  Altrimenti niente!
4) il non voler amplificare l'effetto degli scatti, aumentandone l'entità, e usandoli sia in positivo che in negativo, sulla base delle valutazioni individuali, per ora approssimati con VQR
5) il non voler nemmeno immaginare di chiudere dipartimenti che dal VQR risultino pesssimi.  L'idea di chiudere Univerità intere per cattivi VQR, come ha detto Giavazzi, mi pare talmente grossa che non passera' mai.  Ma chiudere dipartimenti ed eventualmente possibilità di mettere in mobilità i loro aderendi, come si e' fatto a volte in UK, non la escluderei.

saluti

Michele Ciavarella




venerdì 11 ottobre 2013

teledidattico --- informazioni varie per i Rettori pugliesi, Uninettuno, Federica, e su sistemi top al mondo EDX

Al Rettore e docenti del POLIBA
Al Preside di UniNEttuno Dino Chiaia
Ai colleghi di FEDERICA - Napoli
Ai colleghi di UNIVERSUS
Ai rettori di UNIBA e UNILE

caro Eugenio
        di mia sponte, mi sono premurato di procurarTi alcune info sulla questione Teledidattico, che ti riassumo brevemente.


1) da fonte autorevole il Politecnico di TORINO sta valutando se abbandonare il sistema PoliTO @ home, che già è superiore di gran lunga a quanto potremmo fare noi se ci mettessimo da oggi a lavorarci, ed entrare (costo un milione di Eu / anno) https://www.edx.org/    EdX is a non-profit created by founding partners Harvard and MIT. We're bringing the best of higher education to students around the world. EdX offers MOOCs and interactive online classes in subjects including law, history, science, engineering, business, social sciences, computer science, public health, and artificial intelligence (AI). Ovvio che - 1 milione Eu/anno non sono pochi, e non so se ci si mette insieme, la somma scende o meno

2) FEDERICA è una bella realtà, ma non ho capito dai messaggi di quest'estate, se e come pensano di interfacciarsi con EDX o con altre università. ---  sarebbe bello fare accordi almeno su questo con loro?  Non ho ben capito quanto hanno di ingegneria.

3) il consiglio Nazionale Ingegneri mi pare non abbia una grande stima del teledidattico per ingegneria. Tuttavia, su queste questioni molto sta evolvendo.  Se CNI ha studiato i teledidattici di 20 anni fa, sono daccordo.   Ma EDX mi pare abbia diverse cose di ingegneria, https://www.edx.org/course-list/allschools/engineering/allcourses    e non a caso PoliTO si sta interessando a EDX --- stiamo parlando di MIT e Harvard.

4) esiste ancora UniNETTUNO, con cui si posson fare accordi.  Ma
Queste info tanto per capire qualcosa.  Se ritieni di darmi "mandato esplorativo" serio, mi interesso maggiormente.  Pero' volevo "mettere nero su bianco" queste questioni in modo corretto si' che tutti possano rifletterci e se poi tra 2-3 anni viene fuori che abbiamo sbagliato a non pensare al teledidattico, non è stato per colpa mia (e certamente magari nemmeno tua!)    ;)

saluti, Michele

giovedì 10 ottobre 2013

DURA MA SOGNANTE LETTERA APERTA DEL RETTORE EMERITO DEL POLITECNICO: Quale futuro per il Politecnico a Taranto? Richiesta di “progetto strategico” di cambiamento e di rilancio logistico-strutturale-formativo.



Prof. Ing. Umberto Ruggiero
Professore Emerito - Politecnico di Bari
u.ruggiero@universus.it )
- Dott. Ippazio STEFANO, Sindaco di Taranto
- Magnifico Rettore, Politecnico di Bari
- Membri del Senato Accademico e CdA, Politecnico di Bari
- Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto
- Presidente Giunta, Regione Puglia, Bari
- Assessore Regionale Formazione Prof., Bari
- Assessore Regionale Risorse Agroalimentari, Bari
- Ammiraglio Comandante Scuola Marina, Taranto
- Ammiraglio Comandante Arsenale Militare, Taranto
- Prefetto di Taranto
- Prefetto Dott. M. TAFARO, Commissario Prov., Taranto
- Presidente CCIAA, Taranto
- Direttore Liceo Musicale “PAISIELLO”, Taranto
- Presidente Ordine Ingegneri, Taranto
- Presidente Ordine Architetti, Taranto
- Rappresentanze studentesche, Politecnico, Taranto
Bari, 8 ottobre 2013 LORO SEDI

Oggetto: Quale futuro per il Politecnico a Taranto? Richiesta di “progetto strategico” di cambiamento e di rilancio logistico-strutturale-formativo. LETTERA APERTA.


Sig. Sindaco,

Mi permetto di scrivere a Lei, ma intendo comunicare anche con altre Autorità e, magari, con cittadini e studenti che siano, o non, convenuti a Taranto nella sede della 2° Facoltà di Ingegneria , in occasione dell’insediamento del nuovo Rettore del Politecnico di Bari Prof. Ing. Eugenio Di Sciascio, l’1/10 u.s.
 
Sono lieto di averLa incontrata in quella cerimonia, in cui ha affermato il Suo interesse e l’impegno a
collaborare per sostenere il lavoro del nuovo Rettore e dei docenti di Taranto e lo ha fatto, ricordo, perché compiaciuto ed onorato proprio della “presenza” del Politecnico a Taranto, riconoscendone il peculiare valore culturale e sociale per la città. A sua volta il neo Rettore ha rivendicato il legame indissolubile tra le sedi di Bari e Taranto, questa sempre considerata non sede “distaccata” ma sede territoriale.

Con Lei, nell’occasione, anche altre Autorità intervenute sembravano all’unisono auspicare che il
Politecnico a Taranto potesse condizionare in positivo la sostenibilità del sistema ambiente-grande industria, esaltandone la presenza utile. A mio giudizio, però, l’auspicio oltre che agli attuali problemi ambientali, si limitava alla……“speranza” che il nuovo Rettore (giovane, capace, determinato e, sicuramente, fattivo!) sia oggi in grado di rinverdire i fasti di una Facoltà in 20 anni cresciuta dagli iniziali 2 a ben 11 corsi di laurea (a largo spettro) nel 2006 per merito, abilità e abnegazione di Presidi, Docenti e personale.

Purtroppo invece la Facoltà, ridimensionata dalle recenti leggi restrittive e i mancati interventi di
sostegno da parte delle Amministrazioni locali, perdurando le gravi carenze di strutture di ricerca, di mezzi economici e strumentali, di cattedre e di posti di ricercatori, si è trovata nell’impossibilità di mantenere, con quei pochi docenti disponibili, l’oneroso carico didattico anche diversificato ed ha rischiato negli ultimi anni la chiusura. Gli studenti lo sanno bene. Ma se n’era accorta la classe dirigente di Taranto?

Nel mio intervento ho cercato – forse non in modo efficace – di ricordare l’importanza epocale
dell’istituzione Politecnico, il più grande evento scientifico-culturale di fine secolo in Puglia e a Taranto (anche per merito del Vs. On. Amalfitano). Istituzione voluta realizzata e portata a livelli di eccellenza soltanto da noi docenti, mossi dall’esigenza di offrire ai giovani in Puglia una formazione qualificata da “ingegneri” o “architetti”, professionisti prestigiosi e imprescindibili nella società del 2000 (e nel Sud in particolare), società sempre più condizionata in tutti i suoi settori vitali, dalla cultura tecnica e dai tecnici.

Ma per non fare il guastafeste, nel clima generale di “speranza”, ho dovuto tacere (e forse me ne
pento) sui tanti aspetti negativi conseguenti al “peccato originale” del frettoloso e sbagliato insediamento (nel ’91) del Politecnico nel Quartiere Paolo VI, piuttosto che nel centro della città!

Dopo oltre 20 anni ho dovuto riverificare a Taranto una realtà sconcertante, per me che dal ’94 al ’97
curai come 2° Rettore questa sede già precaria – accettata suo malgrado dal 1° Rettore prof. Alto, pur di poter avviare un corso universitario attesissimo dalle Autorità locali – sede incompleta (per più di metà a rustico) in un ambiente isolato e inospitale, così decentrata e logisticamente e strutturalmente inadatta, di modeste caratteristiche funzionali e distributive (che squallore l’”Aula Magna”!) con ambienti inutili e in degrado (palestra), sicuramente quanto di peggio per attrarre, sedurre e impegnare, in studi severi, i giovani tarantini e, ancor più (per un’intera giornata) quelli della Provincia, ignorandone le esigenze, così come i bisogni dei docenti e ricercatori (giocoforza pendolari a proprie spese) senza trasporti e servizi ormai pretesi da tutti!

Mi spiace rilevare che non c’è in Italia (e tanto meno all’estero) una sede così squallida per una Facoltà di Ingegneria, costretta persino ad utilizzare poche stanze, in coabitazione con altra Facoltà universitaria, per gli Studi dipartimentali in Via De Gasperi, a 3-400 metri dalla sede didattica, in un edificio già destinato interamente al Politecnico e poi negato dalla Provincia!

Alcuni degli elementi di forte disagio, oggi purtroppo ancora sentito, ma molto sofferto nei primi 10
anni (finalmente il Comune completò – il 2000 – la zona grandi Aule e laboratori), emergono evidenti dalle reiterate proteste di Presidi e Rettori, dai resoconti giornalistici dell’epoca e dalle tante inutili riunioni con il Consorzio Ionico e le Autorità di ogni tipo, Partiti politici e Sindacati, riunioni ripetute periodicamente raccogliendo ogni anno i pochi milioni di lire per borse di studio, ma anche molte promesse e parole…..parole….com’è d’uso in “politica”.

Non è nostra congettura ma sono i fatti che dimostrano che Taranto (il triplo di Pisa) non ha mai
tentato di diventare “città universitaria” (come, forse, è riuscita Foggia) né di entusiasmarsi per il “regalo” ricevuto dal Politecnico nel 1990 – la 1^ Facoltà universitaria a Taranto – e, ancor meno, di irrobustire “l’investimento“ (era una scommessa?) fatto a Taranto, assolutamente vitale (lo dicevano tutti) per il territorio. Non mi risulta infatti che la grande città della “Magna Grecia” negli ultimi decenni, nei suoi piani urbanistici, abbia previsto l’esigenza di un “campus” universitario come se ne ammirano tanti, specie all’estero, valorizzandone ed esaltandone il ruolo, capace anche di minimizzare gli oneri di gestione, mantenimento e servizi delle Istituzioni universitarie.

Purtroppo solo Rettori e Presidi creativi anche a Taranto com’è avvenuto a Bari, sono stati costretti
per loro iniziativa e non senza grandi difficoltà, a chiedere, ottenere o direttamente acquisire edifici di varia natura, spesso da ristrutturare onerosamente. Chi non ricorda, dopo il Politecnico (fuori città) la diaspora in vari quartieri (anche a Tamburi e Paolo VI) di Scienze Ambientali, Materie Letterarie, Scienze della formazione, Giurisprudenza, Economia, fino all’acquisto da parte del Comune (6 miliardi di lire) della Scuola Edile? Si dimenticano anche la ex “Rossarol” ed altri edifici di Taranto vecchia?

Io sono un “sognatore” e nonostante l’età continuo, secondo il consiglio del nostro grande Papa, a non farmi rubare “la speranza” che è una virtù teologale. E’ il momento di realizzare un grande sogno per il Politecnico a Taranto! Lei, Sig. Sindaco, che ha a cuore la Sua città, perché non lo fa Suo?

Nonostante i venti di crisi e di negatività anzi partendo, come nel triste dopoguerra, da tali condizioni,
ritengo sia il momento dopo 25 anni, di rilanciare l’idea e i valori per cui (anche allora con fatica) noi docenti – purtroppo soltanto noi – abbiamo fatto nascere con entusiasmo e con successo questo Politecnico, unica realtà universitaria specialistica nel Centro-sud a 1000 Km da Torino e Milano! E’ ben noto agli economisti ed ai politici illuminati che la conservazione e lo “status quo” rappresenta una stabilità fragile, incapace di cogliere la necessità del cambiamento: il destino è il collasso! E ciò che rischia oggi il Politecnico a Taranto.

 Sig. Sindaco, vorrei che per un giorno (anche solo una notte), dimenticando i quotidiani lacci e
lacciuoli del suo lavoro, si unisse ai miei sogni per guardare al futuro del Politecnico nella Sua città. E’ imprescindibile e urgente un “Progetto strategico di rilancio del Politecnico che consideri essenziale e determinante il suo insediamento nel centro cittadino, in un contesto urbano, sociale e culturale.

Lo spostamento della Base Navale sul Mar Grande (dove sono finiti i 250 miliardi dell’Accordo di
Programma con Palazzo Chigi del ’93?) poteva consentire già allora l’acquisizione al Politecnico della Caserma Mezzacapo (è ancora fattibile?) ovvero altra ubicazione nei pressi dell’Arsenale.

La esorto, Sig. Sindaco, come uomo d’azione, se riesce a convincersi di poter almeno provare a
realizzare il sogno, a convocare subito il Rettore e, magari, qualche “esperto” dei Ministeri e/o Comunità Europea, per impostare questo “Progetto strategico” con le adeguate risorse finanziarie. La Regione Puglia, la classe dirigente, gli Ordini professionali e gli stessi cittadini di Taranto la seguiranno entusiasti se si rendono conto che è il momento di guardare al futuro in grande (“dei remi facemmo ali” è il motto del Politecnico) con un progetto originale, ambizioso, completo, con ampie risorse ricavate dalle notevoli disponibilità finanziarie dei programmi della Comunità Europea (spesso disattesi o mal spesi), Banca mondiale, Regione o Fondazioni e/o risorse da investitori esteri, utilizzando cioè ogni strumento utile. E' sicuro che altre Istituzioni italiane e/o Europee sono riusciti a tanto, perché noi no?

L’Ingegneria a Taranto ha bisogno di cattedre per decine di docenti e ricercatori (devono essere
“residenti”!) oltre che di logistica adeguata e laboratori specialistici per una formazione ad ampio spettro richiesta dalla realtà industriale del territorio, con modelli didattici che includano e-learning, sale di studio multimediali e mediateche per tener conto che, con internet e face book, gli studenti sono cambiati anch’essi. Ma per fare una città universitaria occorre anche provvedere a collegi, alloggi e mense e servizi ambientali appropriati per ospitare i tanti allievi non residenti, esterni e …”visiting professor”.

Sono esigenze ovvie se si considera (basandoci sulle statistiche degli iscritti) che Taranto è in forte
concorrenza con le più organizzate Facoltà d’Ingegneria di Bari, di Catanzaro, Cosenza, Matera , Potenza e di Lecce/Brindisi. La creazione di strutture e facilitazioni logistico-residenziali nonchè una formazione specialistica moderna (teledidattica, corsi in lingue, summer school, ecc.) può e deve costituire caratteristiche attrattive nella vasta area orientale del Mediterraneo, acquisendo almeno il 25/30 % di allievi stranieri e suscitando interessi d’ogni tipo, industriali e culturali specialistici.

Negli anni ’90 il Politecnico curò con successo Corsi in teledidattica per decine di dipendenti dell’ex
Italsider. Perché non soddisfare la sicura richiesta di istruzione universitaria, anche con modalità e-learning, di forse centinaia di dipendenti e tecnici delle grandi e medie Imprese del territorio e, ancor più, delle tante pubbliche amministrazioni (Comuni, Consorzi ed Enti vari) ben sapendo che il loro titolo di studio è mediamente basso? La cultura (oggi anche tecnologica) attrae i giovani, crea interscambi, innovazione, posti di lavoro, progresso e benessere.

Sono convinto di essere un sognatore e vorrei che anche Lei, primo cittadino, insieme agli Ordini
professionali e agli industriali più creativi di Taranto, lo fossero, coltivando con me la possibile realizzazione di un sogno “alla grande” per la città della “Magna Grecia”, come “Polo” di cultura tecnica e di ricerca specialistica.

Poiché è noto che soltanto i grandi progetti sono ben considerati e finanziati non dev’essere utopia,
nel grande Progetto strategico da me auspicato, ipotizzare persino un “Politecnico del Sud”, cioè una
grande realtà universitaria specialistica che raccordi le sedi di Foggia, Bari, Taranto senza escludere le eccellenti Facoltà di Brindisi e Lecce e forse Matera. Peraltro proprio la recente programmazione
dell’Università (2013-2015) del Ministro Carrozza autorizza federazioni di Università e/o fusioni di Atenei, corsi in lingua straniera, ecc.

Bisogna credere fermamente che la vita, l’economia, la conoscenza, l’innovazione, la crescita civile e il progresso dell’umanità sono frutto del mutamento provocato attraverso la volontà, la capacità, lo spirito di imprenditorialità degli uomini, anche di pochi che – come sosteneva a Taranto il Vs. Arcivescovo Mons. Santoro – siano in grado di portare avanti le idee (che non camminano da sole) e, con costanza, pazienza e sapienza, farle diventare realtà.

Con i più cordiali saluti e l’augurio più sentito di …..non accontentarsi dell’orizzonte ma di saper
guardare oltre, al futuro!

Umberto RUGGIERO