
Sullo sciopero contro il decreto GELMINI: perchè questa ossessione pro o contro i ricercatori?
(pubblicato in versione erroneamente bozza su Gazzetta del Mezzogiorno di ieri Mercoledi' 19 Maggio a pag.17 come lettera al Direttore, con il titolo:
ECCO COME FARE MERITOCRAZIA)
Si fa un gran parlare da molti mesi di Riforma Gelmini, quasi solo dal punto di vista dei ricercatori, che questa settimana hanno dichiarato uno “sciopero” contro l’istituzione dei “ricercatori a tempo determinato”. Questo nuovo ruolo pare estremamente “precario” in teoria, e risponde alla convinzione diffusa che i posti da ricercatore in passato siano stati assegnati senza veri “concorsi” competitivi, a livello locale, gestiti in modo “baronale”, senza possibilità di correzione una volta assegnati. Oggi la categoria, già individuata dal Ministro Moratti, e che propone con forza il Ministro Gelmini (dato che gli ultimi concorsi di vecchio tipo sono ancora in atto, l’ultima tornata “Mussi”) farebbe un salto nel vuoto dopo 3+3 anni, ma nessuno ci crede. Infatti, i vecchi “ricercatori a tempo indeterminato” già in servizio sono preoccupati di risolvere il loro status giuridico e avere qualche garanzia, temendo che i nuovi a “tempo determinato” siano addirittura a loro favoriti in futuro nel passaggio al ruolo superiore di Professori associati. Ecco quindi la proposta di un passaggio ad associati in massa, con o senza aumento stipendiale, che è emerso tra le varie possibilità. La sfiducia nel sistema meritocratico italiano è tanto elevata che ci si muove contro il nuovo ruolo “precario” non tanto perché è più radicale dei sistemi più duri americani, ma solo perché si teme sia l’antecamera di un ope legis generalizzato, che induce i “vecchi” ricercatori a chiedere un “ope legis” preventivo per loro! La riforma “meritocratica” e “liberista” induce desideri a cascata di “ope legis” non meritocratici. I paradossi italiani. Confermati da uno degli emendamenti sul DDL Gelmini che abolisce la tenure (conferma) di associati e ordinari – un segnale appunto della contraddizione della Riforma Gelmini e delle vere spinte che la muovono, non certo meritocratiche. E' vero che in Italia di fatto non serviva la conferma, ma abolirla, perche' mai? Si vuole spostare tutta la fatica e la difficoltà sui giovani? Persino nel durissimo e famoso MIT la selezione durissima in ingresso fa entrare pochissimi (1 su 10 per gli studenti, e uno su varie centinaia per quanto riguarda i docenti), ma di questi mediamente resta dopo la "tenure case" quasi la metà (45% secondo recenti rilevazioni degli ultimi dieci anni)! Quindi Gelmini ci vuole forse fare raggiungere e anche doppiare l’MIT? Ricorda la storia di IIT, che si dichiara estremamente meritocratico e, anche più di MIT, che ha prevalenza di dottorandi su studenti, ha solo dottorandi. Vedremo se IIT farà, con i privati nel CdA, i risultati di MIT, che con poche migliaia di persone laureate all’anno, produce un “PIL” equivalente da parte dei suoi “alumni” che è superiore a quello dell’Italia intera – secondo rilevazioni Istituto Kauffmann.
Ma facciamo anche un quadro generale del momento. La crisi europea induce Tremonti e Brunetta a dire che presto occorrerà fare dei tagli alle pensioni e agli scatti stipendiali automatici, se tutto va bene. Se va male, ci saranno tagli e basta. In queste condizioni, ha dichiarato Brunetta, non si potranno fare le riforme meritocratiche previste. E perché non il contrario? Mi spiego meglio.
Non esiste anche un problema italiano di lassismo e poca efficienza invece dei docenti entrati da tempo? O il “concorso” da loro superato garantisce a vita una dirittura morale, un attaccamento al lavoro, uno spirito di servizio in automatico, per tutti? Difficile che il Ministro Gelmini, o la Emma Marcegaglia, lo possano credere, e risulta curioso quindi che la loro battaglia contro i “Baroni” si riduca a far entrare i giovani in modo precario, con queste mini-riforme parziali e laceranti.
Io avrei proposto questo "emendamento": istituzione di un percorso "tenure-track" esteso a tutte le categorie. A fronte di ogni chiamata di posto tuttavia, ci i sia una garanzia di budget di conferma in ruolo di almeno il 50% dei vincitori di concorso.
Questo, onde evitare che le Università non possano trattenere i migliori per esclusiva mancanza di fondi. O, al tempo stesso, che non possano "liberarsi" dei peggiori una volta entrati.
La questione potrebbe essere spinosa, dato che riguarda il famoso "posto fisso": in Italia, come nella maggior parte dei paesi, si è voluto dare il posto fisso all’università anche con una grande libertà di svolgimento del proprio lavoro e di pensiero e di indipendenza, quando si era usciti dal sistema nazi-fascista (che aveva cacciato molte menti per la loro appartenza razziale), per evitare le persecuzioni da parte dei superiori, i trasferimenti arbitrari, i licenziamenti arbitrari. Questo si fa anche in USA, dove si preferisce correre il rischio che qualche furbo riesca a prendere la conferma senza meritarla ("Tenure") e poi non far più nulla, piuttosto che impedire che qualche pensatore davvero illuminato, mosso da un’idea del tutto geniale, non possa lavorare per 40 anni da solo senza nessun tipo di pressione esterna, e magari portare ad una scoperta da premio Nobel. Si sa infatti che le scoperte migliori seguono la regola di Pareto, ossia l'80% è fatta dal 20% di individui (anzi per i Premi Nobel, il fronte sarà sicuramente più netto). Se ad MIT arrivassero 2 Einstein nello stesso Dipartimento, magari non sarebbero confermati entrambi! E senza scandalo. Noi ci culliamo di fare grande demagogia e di fare entrare tutti e solo i migliori sulla carta, ma poi in realtà quanti Einstein entrano?
Ma se qualcuno ha un comportamento particolarmente grave, in USA esiste la “revocation”. Ebbene, non si tratta di una cosa tanto rara, se uno studio del 7/12/1994 del The Chronicle of Higher Education riporta 50 licenziamenti ogni anno in USA, e un altro del Wall Street Journal del 10 Gennaio 2005 conferma il dato di 50 -75 docenti all’anno. Su un totale di ca.280mila, si tratta del 0.027%. Per la classe dei ca.60mila docenti italiani, dovrebbe corrispondere a 16 docenti licenziati all’anno, non tanto da risparmiare ma almeno un esempio!
La Riforma Gelmini non porta ad un quadro nuovo nell’Università, ma solo lacerazioni tra categorie, e voglia di “ope legis” a catena, in aperto contrasto con la logica “meritocratica”, e in stridente contrasto persino con gli emendamenti che la stessa Maggioranza sta proponendo. Nessuno crede davvero alla meritocrazia, e si stimolano cosi’ rivolte, scioperi, richieste di ope legis.
Questo disordine per mancanza di visione di insieme va di pari passo con il nuovo sistema di valutazione delle Università (VQR?). Non è esso in fatti in aperta contraddizione con l’emendamento della Lega, che introduce un “premio” secondo un nuovo criterio estemporaneo, per 1.5% del Fondo FFO delle Università. Quindi mentre si regolarizza, si fa un ennesimo strappo, qualcuno dice a grande vantaggio delle Università del Nord. Un gran parlare, ma si procede così da 50 anni. Addirittura, si può anche pensare che tutte le Riforme dei concorsi non hanno creato che situazioni transitorie, che si sono risolte nella “paura” che ogni volta fosse “l’ultima utile” per far passare i mediocri allievi, tanto poi i “bravi” passeranno alla tornata con le nuove regole “meritocratiche”. Salvo poi avere altre ondate di riforme, e così via cantando.
Io proporrei passi graduali, e omogenei per tutte le categorie. Quindi, di passare dal 100% di “confermati” che c’e’ ora, non allo 0% che chiede la Gelmini per i ricercatori a tempo determinato (e solo per loro), passaggio estremo e su cui nessuno crede. Chiedo un passaggio al 50%. Sembra logico no? Un primo passo per evitare licenziamenti o tagli di stipendi di massa, e una vera prima, forse, scelta meritocratica.
D'altronde, a cosa servono i ricercatori a tempo determinato? Sono dei Post-Doc a tutti gli effetti, di cui gli USA sono pieni, specie in alcune materie. Evidentemente in Italia il posto di Assegnista di Ricerca o di Post-dottorando non vengono visti bene, quindi la soluzione cui si pensa è cambiare il nome! Che si faccia una tenure sola in una carriera è ragionevole pensarlo, e in questo caso la conferma si potrebbe abolire solo nei passaggi successivi di carriera. Non pensavo certo ad un sistema sbarrato al 50% per tre volte nella carriera, ossia da ricercatore, da associato e da ordinario. Questo è fuori discussione. Però ben venga un inizio di carriera da associato o da ordinario direttamente, così ogni tanto prendiamo qualcuno da fuori.
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Cordiali Saluti, Prof. Ing. Michele Ciavarella
Politecnico di Bari
delegato del Rettore al CNR
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Editor, ITALIAN SCIENCE DEBATE,www.sciencedebate.it,
Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal, http://imechanica.org/node/7878
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