mercoledì 19 maggio 2010

Lettera al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, pubblicata 19 Maggio 2010, su Sciopero Ricercatori e Riforma Gelmini


Sullo sciopero contro il decreto GELMINI: perchè questa ossessione pro o contro i ricercatori?


(pubblicato in versione erroneamente bozza su Gazzetta del Mezzogiorno di ieri Mercoledi' 19 Maggio a pag.17 come lettera al Direttore, con il titolo:
ECCO COME FARE MERITOCRAZIA
)

Si fa un gran parlare da molti mesi di Riforma Gelmini, quasi solo dal punto di vista dei ricercatori, che questa settimana hanno dichiarato uno “sciopero” contro l’istituzione dei “ricercatori a tempo determinato”. Questo nuovo ruolo pare estremamente “precario” in teoria, e risponde alla convinzione diffusa che i posti da ricercatore in passato siano stati assegnati senza veri “concorsi” competitivi, a livello locale, gestiti in modo “baronale”, senza possibilità di correzione una volta assegnati. Oggi la categoria, già individuata dal Ministro Moratti, e che propone con forza il Ministro Gelmini (dato che gli ultimi concorsi di vecchio tipo sono ancora in atto, l’ultima tornata “Mussi”) farebbe un salto nel vuoto dopo 3+3 anni, ma nessuno ci crede. Infatti, i vecchi “ricercatori a tempo indeterminato” già in servizio sono preoccupati di risolvere il loro status giuridico e avere qualche garanzia, temendo che i nuovi a “tempo determinato” siano addirittura a loro favoriti in futuro nel passaggio al ruolo superiore di Professori associati. Ecco quindi la proposta di un passaggio ad associati in massa, con o senza aumento stipendiale, che è emerso tra le varie possibilità. La sfiducia nel sistema meritocratico italiano è tanto elevata che ci si muove contro il nuovo ruolo “precario” non tanto perché è più radicale dei sistemi più duri americani, ma solo perché si teme sia l’antecamera di un ope legis generalizzato, che induce i “vecchi” ricercatori a chiedere un “ope legis” preventivo per loro! La riforma “meritocratica” e “liberista” induce desideri a cascata di “ope legis” non meritocratici. I paradossi italiani. Confermati da uno degli emendamenti sul DDL Gelmini che abolisce la tenure (conferma) di associati e ordinari – un segnale appunto della contraddizione della Riforma Gelmini e delle vere spinte che la muovono, non certo meritocratiche. E' vero che in Italia di fatto non serviva la conferma, ma abolirla, perche' mai? Si vuole spostare tutta la fatica e la difficoltà sui giovani? Persino nel durissimo e famoso MIT la selezione durissima in ingresso fa entrare pochissimi (1 su 10 per gli studenti, e uno su varie centinaia per quanto riguarda i docenti), ma di questi mediamente resta dopo la "tenure case" quasi la metà (45% secondo recenti rilevazioni degli ultimi dieci anni)! Quindi Gelmini ci vuole forse fare raggiungere e anche doppiare l’MIT? Ricorda la storia di IIT, che si dichiara estremamente meritocratico e, anche più di MIT, che ha prevalenza di dottorandi su studenti, ha solo dottorandi. Vedremo se IIT farà, con i privati nel CdA, i risultati di MIT, che con poche migliaia di persone laureate all’anno, produce un “PIL” equivalente da parte dei suoi “alumni” che è superiore a quello dell’Italia intera – secondo rilevazioni Istituto Kauffmann.



Ma facciamo anche un quadro generale del momento. La crisi europea induce Tremonti e Brunetta a dire che presto occorrerà fare dei tagli alle pensioni e agli scatti stipendiali automatici, se tutto va bene. Se va male, ci saranno tagli e basta. In queste condizioni, ha dichiarato Brunetta, non si potranno fare le riforme meritocratiche previste. E perché non il contrario? Mi spiego meglio.

Non esiste anche un problema italiano di lassismo e poca efficienza invece dei docenti entrati da tempo? O il “concorso” da loro superato garantisce a vita una dirittura morale, un attaccamento al lavoro, uno spirito di servizio in automatico, per tutti? Difficile che il Ministro Gelmini, o la Emma Marcegaglia, lo possano credere, e risulta curioso quindi che la loro battaglia contro i “Baroni” si riduca a far entrare i giovani in modo precario, con queste mini-riforme parziali e laceranti.

Io avrei proposto questo "emendamento": istituzione di un percorso "tenure-track" esteso a tutte le categorie. A fronte di ogni chiamata di posto tuttavia, ci i sia una garanzia di budget di conferma in ruolo di almeno il 50% dei vincitori di concorso.

Questo, onde evitare che le Università non possano trattenere i migliori per esclusiva mancanza di fondi. O, al tempo stesso, che non possano "liberarsi" dei peggiori una volta entrati.

La questione potrebbe essere spinosa, dato che riguarda il famoso "posto fisso": in Italia, come nella maggior parte dei paesi, si è voluto dare il posto fisso all’università anche con una grande libertà di svolgimento del proprio lavoro e di pensiero e di indipendenza, quando si era usciti dal sistema nazi-fascista (che aveva cacciato molte menti per la loro appartenza razziale), per evitare le persecuzioni da parte dei superiori, i trasferimenti arbitrari, i licenziamenti arbitrari. Questo si fa anche in USA, dove si preferisce correre il rischio che qualche furbo riesca a prendere la conferma senza meritarla ("Tenure") e poi non far più nulla, piuttosto che impedire che qualche pensatore davvero illuminato, mosso da un’idea del tutto geniale, non possa lavorare per 40 anni da solo senza nessun tipo di pressione esterna, e magari portare ad una scoperta da premio Nobel. Si sa infatti che le scoperte migliori seguono la regola di Pareto, ossia l'80% è fatta dal 20% di individui (anzi per i Premi Nobel, il fronte sarà sicuramente più netto). Se ad MIT arrivassero 2 Einstein nello stesso Dipartimento, magari non sarebbero confermati entrambi! E senza scandalo. Noi ci culliamo di fare grande demagogia e di fare entrare tutti e solo i migliori sulla carta, ma poi in realtà quanti Einstein entrano?

Ma se qualcuno ha un comportamento particolarmente grave, in USA esiste la “revocation”. Ebbene, non si tratta di una cosa tanto rara, se uno studio del 7/12/1994 del The Chronicle of Higher Education riporta 50 licenziamenti ogni anno in USA, e un altro del Wall Street Journal del 10 Gennaio 2005 conferma il dato di 50 -75 docenti all’anno. Su un totale di ca.280mila, si tratta del 0.027%. Per la classe dei ca.60mila docenti italiani, dovrebbe corrispondere a 16 docenti licenziati all’anno, non tanto da risparmiare ma almeno un esempio!

La Riforma Gelmini non porta ad un quadro nuovo nell’Università, ma solo lacerazioni tra categorie, e voglia di “ope legis” a catena, in aperto contrasto con la logica “meritocratica”, e in stridente contrasto persino con gli emendamenti che la stessa Maggioranza sta proponendo. Nessuno crede davvero alla meritocrazia, e si stimolano cosi’ rivolte, scioperi, richieste di ope legis.

Questo disordine per mancanza di visione di insieme va di pari passo con il nuovo sistema di valutazione delle Università (VQR?). Non è esso in fatti in aperta contraddizione con l’emendamento della Lega, che introduce un “premio” secondo un nuovo criterio estemporaneo, per 1.5% del Fondo FFO delle Università. Quindi mentre si regolarizza, si fa un ennesimo strappo, qualcuno dice a grande vantaggio delle Università del Nord. Un gran parlare, ma si procede così da 50 anni. Addirittura, si può anche pensare che tutte le Riforme dei concorsi non hanno creato che situazioni transitorie, che si sono risolte nella “paura” che ogni volta fosse “l’ultima utile” per far passare i mediocri allievi, tanto poi i “bravi” passeranno alla tornata con le nuove regole “meritocratiche”. Salvo poi avere altre ondate di riforme, e così via cantando.

Io proporrei passi graduali, e omogenei per tutte le categorie. Quindi, di passare dal 100% di “confermati” che c’e’ ora, non allo 0% che chiede la Gelmini per i ricercatori a tempo determinato (e solo per loro), passaggio estremo e su cui nessuno crede. Chiedo un passaggio al 50%. Sembra logico no? Un primo passo per evitare licenziamenti o tagli di stipendi di massa, e una vera prima, forse, scelta meritocratica.

D'altronde, a cosa servono i ricercatori a tempo determinato? Sono dei Post-Doc a tutti gli effetti, di cui gli USA sono pieni, specie in alcune materie. Evidentemente in Italia il posto di Assegnista di Ricerca o di Post-dottorando non vengono visti bene, quindi la soluzione cui si pensa è cambiare il nome! Che si faccia una tenure sola in una carriera è ragionevole pensarlo, e in questo caso la conferma si potrebbe abolire solo nei passaggi successivi di carriera. Non pensavo certo ad un sistema sbarrato al 50% per tre volte nella carriera, ossia da ricercatore, da associato e da ordinario. Questo è fuori discussione. Però ben venga un inizio di carriera da associato o da ordinario direttamente, così ogni tanto prendiamo qualcuno da fuori.

--
Cordiali Saluti, Prof. Ing. Michele Ciavarella
Politecnico di Bari
delegato del Rettore al CNR
tel+390805962811 fax+390805962777
Editor, ITALIAN SCIENCE DEBATE,www.sciencedebate.it,
Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal, http://imechanica.org/node/7878
http://poliba.academia.edu/micheleciavarella
http://www.youtube.com/user/RettoreVirtuoso

giovedì 13 maggio 2010

I miei corsi su YouTube - qualche esempio da Mechanics of Materials - Intro alla Fatica, Intagli e legge di Paris di propagazione cricche

I miei studenti hanno creato dei video, sia trovando del materiale da siti di colleghi universitari italiani, per es dal collega Demelio della I facoltà di PoliBA, sia dal grande Professore e amico Massimo Rossetto del PoliTO (in questo caso li ho sconsigliati di pubblicarli se non con autorizzazione del prof. Rossetto), e sia creando tutta una serie di presentazioni da Wikipedia, Imechanica.org, Youtube, e tutto il materiale, spesso da me segnalato, ma piu' spesso da loro stessi trovato.

Alcuni esempi:

Chiavette e Linguette (Simone Legari)


Sulla legge di Paris e teorie di Barenblatt sulle leggi di scala (con colleghi Paggi e Carpinteri di PoliTO)








intervista Tv -- studio 100 su Riforma Gelmini,chiusura sedi periferiche, Politecnico di Bari, corsi Facebook







mercoledì 7 aprile 2010

Grande prova di virtuosità della II facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di BARI --- speriamo che qualcuno da lassù ci premi!

Elaborazione di mio intervento e del resto del CdF del 7 Aprile a Taranto

Visto che, obtorto collo, ho assunto un ruolo di informazione per gli studenti, le famiglie, e i simpatizzanti della Facoltà di Taranto, con il gruppo TUTTI UNITI X NON CHIUDERE I CORSI DELLA FACOLTA' DI INGEGNERIA DI TARANTO! che ha raggiunto in poche ore dalla creazione a Pasquetta il considerevole numero di oltre 600 iscritti, finora, riporto il mio intervento in CdF con qualche commento. Iscrivetevi comunque all’indirizzo
http://www.facebook.com/group.php?gid=108147102552060&ref=ts#!/group.php?gid=108147102552060


Alla presenza del Magnifico Rettore, del nuovo Direttore Amministrativo, dell’Assessore della Regione Puglia Prof. Barbanente e della maggior parte dei docenti della II facoltà, nonché dei rappresentanti studenti anche della I facoltà, si è tenuto oggi 7 aprile un acceso e molto approfondito dibattito sul futuro della ns Facoltà, alla luce delle recenti Riforme. Le Riforme, cominciate con la Riforma Berlinguer nel 1990 (3+2) contestualmente con la creazione sia della II Facoltà sia del Politecnico stesso, cercavano inizialmente di risolvere i problemi atavici dell’Università Italiana , ossia una bassa percentuale di laureati nel Paese (tra le piu’ basse in Europa, pari a circa la metà della media Europea), un gran numero di abbandoni, e un età media altissima dei laureati. Oggi siamo a 12.2 della popolazione laureata, mentre in Canada c’e’ il 38%, in USA il 25.9%, e la media Europea e’ al 18.6. Quindi siamo piu’ o meno al livello di 20 anni fa, chissà cosa sarebbe successo se non fosse avvenuta la Riforma Berlinguer, e chissà cosa succederà ora che, con questa “Razionalizzazione”, si vuole tagliare sulle 300 sedi periferiche che comunque raccolgono grande parte della popolazione che sarebbe andata via, magari all’Estero (oggi gli studenti italiani all’estero sono ben 60 mila (dati Fondazione MIGRANTES, riportati su CorSera del 3 Febbraio 2010), su totale italiano di 1.8 milioni, ossia il 3%, confrontabile con il dato delle Università Private italiane, intorno al 5%). Si stanno agevolando forse le Università Private, che ovviamente costano in genere 10 volte piu’ delle Pubbliche, e anche le Università straniere, circa in egual misura? E chi se ne avvantaggia? Solo pochissimi fortunati.

Oggi queste riforme, continuate con la 270 del 2004 meglio regolata definitivamente dalla 544 del 2007, hanno avuto una rapidissima accelerazione con la “nota 160” del Settembre 2009 cui doveva seguire una versione di “legge” che tuttora manca (caso quasi senza precedenti come ha ricordato il Magnifico Rettore), anche se a fine Gennaio, a pochi giorni dalla scadenza dell’approvazione degli Ordinamenti Didattici, è stata ulteriormente “rinforzata” da “pressioni” (sempre tuttavia non di legge) per cui chi non si adegua sarà svantaggiato nelle prossime ripartizioni del FFO, che ha visto nel settembre 2009 tanto malcontento per la “classifica Gelmini” delle Università Virtuose, classifica fatta “a posteriori” su indicatori solo in parte affidabili e meritocratici.

A fronte dell’accelerazione del Gennaio, a “ordinamenti” già approvati, ci siamo trovati come II facoltà ad avere un deficit di “Garanti”, in parte dovuto all’attivazione delle Lauree Magistrali di nuova Attivazione, per cui oggi ci sarebbe un deficit di pochi garanti (ca. un 8%) per poter mantenere l’offerta formativa.
Questi vincoli sempre piu’ stringenti e complessi da seguire (la raccolta più completa è stata fatta dalla Società di Chimica Italiana e la mailing list UNILEX, 283 pagine, http://sci-list.ing.unitn.it/1905-7.pdf!), promossi dal Ministero come “vincoli di razionalizzazione dell’offerta” con l’ipotesi maliziosa di una tendenza delle Università Statali a riprodursi e gemmarsi in mille corsi uguali e non necessari, sono invece per la II facoltà e per tante altre realtà, proprio il ns tentativo estremo di ampliare il bacino di laureati in vista delle medie Europee. Vorremmo essere creduti!

Tutto ciò mette a dura prova la macchina amministrativa, la docenza, e infine la popolazione studentesca, fino a raggiungere ora i toni del parossismo burocratico, cui la II Facoltà ha dato grande prova di spirito di sacrificio e di devozione, cercando di salvare il “salvabile”, per continuare la Sua nobile missione di fornire a basso costo di cultura tecnica una realtà che ne ha grandissimo bisogno quale il territorio di Taranto.

La II Facoltà inoltre, con il significativo e generoso appoggio del Magnifico Rettore, che ha garantito il massimo impegno in futuro, vuole tuttavia cogliere l’opportunità seriamente e propone persino di ridurre ulteriormente l’offerta in 2 soli canali privilegiando l’eccellenza raggiunta negli ultimi 20 anni e le realtà di fondamentale rilevanza strategica per il territorio.
Quindi, con uno slancio davvero rimarchevole, ha proposto un auspicio nei prossimi ordinamenti ossia di auto-ridursi nel numero di corsi di laurea anche aldilà delle norme vigenti e prevedibili, ossia proponendo 2 soli percorsi completi (3+2):

1) Un corso di Civile-Ambientale
2) Uno di “Industriale” orientato verso il distretto Aerospaziale,
Entrambi aperti a corsi interfacoltà e persino Interateneo, dando cosi’ prova di grande spirito di sacrificio e apertura mentale, che speriamo sia colto dalla I facoltà, dalla Facoltà di Architettura, e dal Ministro Stesso, nel momento in cui si dovranno valutare le nuove “virtuosità”, e le altre realtà del Politecnico dovranno supportarci in queste modifiche radicali.

Una cosa valutata dal Consiglio è stata quella di chiedere una “Proroga” dati i tempi strettissimi di cui non si capisce la logica, per poter consegnare un progetto veramente strategico, nel rimandare tutto alle modifiche degli ordinamenti dei corsi di laurea, ossia a Gennaio dell'anno prossimo, facendo qualcosa di serio, lasciando ai Rettori il tempo di ritrovare orgoglio e coraggio di scelte difficili, come quelle di chiudere dei corsi, o riorganizzarli in chiave moderna.
Tuttavia, questa proposta (partita proprio dai Proff. Ciavarella e Liberti) è stata ritenuta troppo “avventurosa”, dovendo il percorso richiedere forse una lettura dal CUN e potendo risultare troppo in “contrasto” con le attuali direttive.

Non possiamo tuttavia ancora, credo, far pagare sempre gli studenti per gli errori e i ritardi dei docenti e degli ammministrativi e e “furia normativa” e dei Ministri e dei Governo.

D'altronde pero’, uno sforzo di concretezza dovrebbero farlo anche gli studenti per capire che non esiste “l'erba voglio” e che dovremo aumentare le tasse almeno differenziando fortemente per scaglioni di reddito e con esoneri totali per i meritevoli e bisognosi, un po’ come in USA, sia nella versione tradizione, sia in quella innovativa che sta portando avanti il Presidente OBAMA in questo stesso mandato. Non si puo’ credere che gli studenti non sappiano che in USA uno studente si indebita per 10 anni, ossia paga con 10 anni di stipendi successivi, ma sa che ne vale la pena, mentre in Italia non vale la pena laurearsi ormai nemmeno alla Bocconi. Lo dimostrano in particolare
Per questi motivi io personalmente mi sono astenuto, insieme con la Prof. Barbanente ed altri, perché “frastornato” da tanta confusione. Alcuni sono stati contrari, mostrando la sofferenza della decisione.
Risulta difficile non credere alle voci che vorrebbero la vera ispirazione delle Riforme in atto come un voler colpire pesantemente le Università Pubbliche (anche a rischio del fallimento dell’obiettivo di aumentare il numero di laureati e quindi della cultura tecnica del Paese, che e’ l’unica speranza per restare tra i Paesi Sviluppati). Infatti, nell’inchiesta recente di La Repubblica "Esami facili, prof fantasma - com'è facile la laurea online" (http://www.repubblica.it/scuola/2010/04/02/news/universit_telematica-3078781/) si denuncia come le Università telematiche hanno infatti l'università GIUSTINO FORTUNATO, che a fronte di una necessità di 222 GARANTI, ne ha solo 42 (alla faccia della legalità! Ossia quasi uno su 6 del necessario?). Noi del Politecnico di BARI, II facoltà di Taranto, abbiamo chiuso dei corsi solo perche' ne abbiamo una carenza del 8%, non del 75% !

Siamo virtuosi, e lo vogliamo essere riconosciuto.

Altri dati che ho fornito riguardano le questioni generali su cui sollecitavo la riflessione:
1) Immigrazione di cervelli - - in Italia solo 1.3 % degli immigrati sono laureati (dati OECD 2005), mentre in USA sono il 42.4%, peggio di noi solo Irlanda Polonia e Messico nei paesi OECD!
2) La realtà produttiva della Puglia mette a dura prova i laureati, visto che 10mila se ne vanno (dati ricerca IPRES pubblicati su Repubblica del 5 Marzo 2010). Questo vuol dire aprirsi di piu’ agli studenti lavoratori, cosa che dovremmo fare come ha fatto Università di Bari l’anno scorso avendo un aumento del 700% di iscritti con tale modalità.

Con ringraziamenti al Magnifico Rettore per la grande sensibilità mostrata, un augurio perché le altre realtà del Politecnico (I Facoltà, Fac. Di Architettura) colgano questo segnale, e un auspicio che gli iscritti dell’anno prossimo non diminuiscano, anzi aumentino vista la grave crisi specie nel territorio tarantino, che proprio giorni fa ha annunciato 800 nuovi cassintegrati della ditta multinazionale Telepromotion, di cui alcuni miei studenti. E che vorrei tutti far iscrivere per coltivare la speranza di un futuro migliore, con maggiore competenza tecnica, forse (ahimè) non necessariamente a Taranto, ma anche nel mondo, come già alcuni dei miei migliori allievi hanno fatto!



Prof. Michele Ciavarella
Politecnico di BARI
V.le Gentile 182
70125 BARI, Italy
tel+390805962811 fax+390805962777


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Appendici --- da Lorenzo Beltrame. Realtà e Retorica del Brain Drain in Italia.
http://www4.soc.unitn.it:8080/dsrs/content/e242/e245/e2209/quad35.pdf

Tab. 1 mostra il numero di stranieri altamente qualificati in alcuni paesi OECD, la percentuale di attrazione di cervelli, il numero di espatriati laureati di questi paesi, il saldo e il rapporto di cambio, ovvero un indicatore che misura, per ogni cervello che esce, quanti cervelli entrano. USA, Canada, Germania, Australia e Regno Unito sono i paesi che attirano più cervelli, ma mentre ne-gli USA per ogni emigrato entrano circa 20 immigrati qualificati, nel Regno Unito questo rapporto è quasi di parità. Tra i paesi a saldo negativo, come Giappone, Olanda, Italia, Irlanda, Messico e Polonia, i primi due hanno un rapporto di parità, per Italia e Irlan-da, invece, per ogni cervello che entra ne esce circa uno e mezzo, per il Messico invece, per ogni cervello che entra ne escono più di cinque, per la Polonia più di tre.

Sulla stampa quotidiana, quando si parla di fuga dei cervelli, spesso compaiono stime del fenomeno. Queste stime, che variano notevolmente tra loro, non vengono mai accompagnate dalla fon-te da cui sono tratte. Su Repubblica [21 novembre 2003] si parlava di 12.000 ricercatori che emigrano ogni anno, il 10 maggio del 2006, secondo il rettore del Politecnico di Torino, questo numero era salito a 30.000, con un ingresso di 3.000 stranieri [Repubblica, 10 maggio 2006]. Sul versante opposto, cioè nell’ottica di ridimen-sionare la fuga, il viceministro Guido Possa27, aveva sostenuto che non si potesse parlare di fuga dei cervelli perché: «ogni anno le no-stre università sfornano 150mila laureati. Quelli che vanno all’este-ro e vi restano definitivamente sono tra i 150 e i 300. Significa l’1-2 per mille. Come vede, il problema non esiste» [Il Resto del Carlino, 27 Ottobre 2002].
I dati di Docquier e Marfouk [2006] ci dicono che in Italia il tasso di espatrio (livello di drenaggio) si attestava, nel 2000, al 7%, valore che colloca il brain drain italiano ad un livello medio basso. La tabella 2 riporta i tassi di espatrio per alcuni paesi europei e per Canada e Stati Uniti, nonché le medie di alcune zone del mondo, tra cui quelle dove vi sono i paesi con tassi molto elevati. L’Italia non sembra presentare una situazione di brain drain molto dram-matica, dal momento che il livello di drenaggio è più basso delle medie europee e molto lontano da quello di zone del mondo dove si registrano paesi con livelli di drenaggio che superano il 50% (nei Carabi, ad esempio, Giamaica e Haiti sono sopra l’80%).

I dati di Docquier e Marfouk [2006] indicano però che, per quasi tutti i paesi del mondo, il livello di espatrio tra i lavoratori qualificati è più alto del tasso di migrazione generale, a prova che le migrazioni qualificate hanno un effetto di drenaggio maggiore. Un simile dato è compatibile con altri studi. Becker S.O. et al. [2001], lavorando sui dati dell’Anagrafe degli italiani Residenti al-l’Estero (AIRE), hanno calcolato che nel corso degli anni ’90 il livello di capitale umano (misurato in anni di istruzione) degli emi-grati è andato aumentando. Per cui anche se il livello di drenaggio è diminuito, coloro che emigrano sono sempre più qualificati e so-no relativamente più istruiti di coloro che rimangono28 [Becker S. O. et al. 2001]. Dato che Saint-Paul [2004] rileva per i principali paesi europei. I dati OECD stimano che la percentuale di laureati tra gli italiani negli altri paesi OECD è del 12,4% (circa 300 mila individui).

domenica 4 aprile 2010

DDL Gelmini in dirittura d'arrivo tra MILLE tagli critiche e scandali -- dove sta andando l'Università Italiana?

Tento di riassumere e commentare una serie di articoli ed editoriali collegati tra loro sul sito dell'ISSNAF e Scienza in Rete, e una recente indagine del giornale "la Repubblica" sullo scandalo delle Università Online.

Il DDL Gelmini è una realtà in evoluzione e non facile da seguire --- per ora la raccolta più completa è stata fatta dalla Società di Chimica Italiana e la mailing list UNILEX, 283 pagine di "delirio normativo" per lasciare "autonomia" e libertà --- parole di libertà, e liberismo, o 300 pagine di dirigismo che solo per essere decifrate, richiederanno grande fatica ed energia? E ulteriore energia per essere poi aggirate con logica gattopardesca per renderle riforme cosmetiche? In ogni caso, immagino che passeranno con la fiducia nelle prossime settimane!

Cosiccome rimane utile il Gelminometer dell'associazione VIA-Academy degli scienziati italiani in UK, con 138 riferimenti interessanti, di cui per es. segnaliamo solo gli ultimi due: del 26 marzo - Grande sconcerto provoca l'uscita, a nome del Ministro Meloni, e citare le ultime dichiarazioni del Ministro Gelmini , fra cui: "In realta' - spiega il ministro - c'e' qualche emendamento del relatore Valditara che va nella direzione di semplificare le regole per i concorsi. L'importante e' che il Parlamento si riveli piu' riformista del Governo...". Qualche, in questo caso, dovrebbe riferirsi alle varie centinaia di emendamenti presentati dal Sen. Valditara e dalla maggioranza - ad ulteriore dimostrazione della limitata dimestichezza che Ministri di questo Governo hanno con i numeri. The problem of ministerial numeracy appears to be serious! Ma quando mai sara' nominato ministro una matematica in Italia?

Infine, del 1 Aprile l'articolo de La Repubblica che 'scopre' la piaga del precariato gratis che sorregge una buona fetta d'insegnamento nelle universita' italiane [138], situazione inconcepibile in UK. .

"Gelmini’s DDL: A Course Correction is Needed?"
As parliamentary discussion approaches, Paola Potestio* and Aldo Rustichini** ask a few questions focused on the DDL’s vision for reform – which they claim is lacking -- its objectives, and the effectiveness of the strategies designed to ensure that the objectives can be reached. Potestio and Rustichini’s stance on these issues is quite critical, and they make the case for a course correction.

Gelmini-Ddl -- From Words to Deeds, ISSNAF Present and Future of Italian University
Paola Potestio – Aldo Rustichini (The authors write in their personal capacity)
Il disegno di legge sull’università: le necessarie correzioni di rotta che è anche su ScienzainRete qui.

Paola Potestio e Aldo Rustichini dicono: E’ bene fondare una valutazione del disegno di legge sull’università, presentato in Consiglio dei ministri e avviato all’iter parlamentare, sui seguenti tre quesiti:
1. Quale è l’ispirazione del progetto?
2. Quali sono gli obiettivi?
3. Quali sono le linee strategiche verso quegli obiettivi e gli eventuali vincoli percepiti?
Rispondere ai tre quesiti consente di chiarire i limiti del disegno di legge e le correzioni di rotta necessarie.


Si esprime ragionevole dubbio che la Riforma Gelmini vada verso la valorizzazione del "merito" e "dell'efficienza" come sembra decantare, in realtà prevale la linea strategica della "riforma della governance centrale degli atenei". La riforma sembra ispirata dall'Associazione TreeLLLe, è impostata su una forte accentuazione del potere del rettore, e un recente emendamento presentato dal PDL sul DDL lo vede anche nominato dall'esterno, come in Bocconi. Si basa su un Consiglio di Amministrazione che prendere le redini dell'Ateneo come in un'azienda, e la cui dimensione è fissata in 11 membri, di cui almeno il 40% costituito da persone esterne all’ateneo; infine, sulla creazione della figura del direttore generale, in sostituzione dell’attuale direttore amministrativo.

Ci sono degli elementi che sembrano portare verso il modello delle Aziende Ospedaliere, proprio nei momenti in cui tanti scandali sono avvenuti nella Sanità, e tanto si parla di tornare a nomine dei Direttori Generali non di tipo politico, ma basato su concorsi. Insomma, una scelta rischiosa: per tentare di "rendere efficiente" l'Ateneo (perchè è indubbio che l'elezione interna, il meccanismo attuale, porta a troppi equilibri immutabili), si rischia di politicizzare e aziendalizzare gli Atenei. E qui si può essere fortunati, e portare ad un rinnovamento, oppure si può andare verso CdA e Direttori Generali senza scrupoli, specie laddove le aziende possono essere non illuminate, ma senza nessuna visione.

Ma persino con un Rettore più "potente" e un CdA aziendalizzato, cosa prevede e cosa permette la Gelmini nel quadro generale delle Sue riforme? Per assurdo, ben poco spazio di manovra, anzi quasi nullo, ad eccezione forse di pochi "fortunati" (le Università online di recente istituzione), su cui torniamo in seguito!!

Il mio commento pubblicato su Scienza in Rete qui.

#2 Sufficiente forza non vedo ne' nel DDL, nè nei vs commenti !
ritratto di Michele Ciavarella
1 aprile, 2010 - 17:02 da Michele Ciavarella
Il punto fondamentale credo sia quello di lasciare autonomia "vera", appunto non scrivere per "decreto" che si debba arrivare alla correttezza, al merito, al Premio Nobel. Tutte pie illusioni. Io sto vedendo nelle Università questo penoso volersi "ridimensionare" in funzione della "nota 160", che in mancanza di coraggio, in Ministro ha erogato senza dire nè che e' legge, ne' cosa succede a chi non si adegua. I Rettori, la CRUI, si stanno tutti adeguando, nessuno pero' sta facedo vere operazioni di cambiamento, visto che nei tempi si fa tutto in fretta, i grossi centri di potere non mollano "garanti" ai corsi, e si tagliano semplicemente i deboli, non gli inutili. Una cosa saggia sarebbe oggi rimandare tutto alle modifiche degli ordinamenti dei corsi di laurea, ossia a Gennaio dell'anno prossimo, facendo qualcosa di serio, lasciando ai Rettori il tempo di ritrovare orgoglio e coraggio di scelte difficili, come quelle di chiudere dei corsi, o riorganizzarli in chiave moderna. Sta facendo molto rumore, in positivo, l'iniziativa di Napoli II, ossia FEDERICA, un portale di Web-learning http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d097efc1-2206-4f62-a552-34c6428a26d1.html?p=0 oppure http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_24/universita-federico-napoli-itunes_43eb813a-374d-11df-bfab-00144f02aabe.shtml per cui l'idea che le sedi decentrate siano troppe potrebbe essere capovolta in sedi decentrate troppo poche! In USA la piu' grande università si chiama UNIVERSITY OF PHOENIX, e essa ha quasi tutto online, compreso dei corsi di dottorato, riceve 2.5 miliardi di dollari dal governo federale, e ha 400 mila studenti con 200 sedi decentrate, essa da sola! Noi siamo solo dei provinciali che abbiamo la testa sotto la sabbia, e non conosciamo il mondo che giustamente verrà prima o poi in casa nostra, appena quando sarà conveniente, visto che queste università puntano alla Cina e all'India, e non siamo interessanti se non per fare le vacanze. Io in realtà nel mio piccolo sto sperimentando corsi su FACEBOOK, e sul blog di Harvard dove ho parlato della cosa, ho riscosso molto successo. Credete che qualcuno nella mia Università se ne sia accorto, a parte i miei studenti che sono accorsi 3 volte piu' del normale, anche da fuori la mia sede, e anche i fuori corso, o i già laureati? http://imechanica.org/node/7852 Se ne accorgono prima ad Harvard dei miei esperimenti a Taranto, che nella mia sede principale, il mio Preside o il mio Rettore! Per non parlare del mio Ministro! Le nostre idee sono vecchie, i nostri tempi geologici, i nostri politici vogliono solo intimidire e noi lo facciamo fare, cercando di conservare tutto com'e', dai tempi di Tomasi di Lampedusa, perlomeno. Auguri di Buona Pasqua.


Da questo punto di vista, mi pare più interessante la posizione di Confindustria (che pure, speravo vicina al Governo, invece niente!) quando a fine gennaio, in audizione al Senato. Gianfelice Rocca, "Confindustria Vicepresident for Education, spoke at the Senate Committee on Education Reform hearing. The Ddl is the best chance to turn words into deeds, said Rocca, confirming Confindustria position of constructive criticism regarding Gelmini's Reform -- Rocca remarked, however, that the Ddl doesn't touch the cast-iron rule of degree's legal status in italy, neither does guarantee government's funding for universities beyond 2011!

Se si liberalizzasse dal valore legale, allora almeno permetteremmo a MIT, Harvard, ma anche University of Phonenix, che è specializzata in "online", di valutare se entrare in Italia, e allora si che avremmo vera concorrenza.


Infatti, una delle poche speranze di riformare l'università, sarebbe stata quella delle Università Online che negli ultimi sei mesi del secondo governo Berlusconi il Ministro Moratti e il Ministro Stanca (si, quello dall'altissimo profilo e che doveva risolvere il "digital divide" in Italia, e che oggi presiede Expo2015 guarda caso proprio con la Moratti..., ma anche quello dei 40 milioni di Euro del portale italia.it, mai andato in porto) partoririno, tra le critiche.


Oggi, avrete letto dello scandalo delle università "online" e il mio collegamento con la "nota 160" che la Gelmini ha mandato in giro, senza che sia davvero legge, ma che obbliga ad una forte ristrutturazione dei corsi di laurea, fatta con fretta bestiale, e senza cogliere l'occasione per una seria ristrutturazione che avvenga con dei criteri seri.

Trovate un mio commento qui. che rielaboro qui in forma aggiornata.

Riguardo alla nota 160, alla ipotesi di chiudere Taranto e Foggia, cui resistero' con tutte le forze, viene a fagiolo anche la bella inchiesta su Repubblica

"Esami facili, prof fantasma - com'è facile la laurea online"

La Gelmini dice di voler mettere un freno, ma il punto non e' tanto fermare questi che NON hanno i paletti (che probabilmente non fermerà nemmeno Gelmini), ma non accanirsi fermare gli altri!

Mentre le telematiche hanno infatti l'università GIUSTINO FORTUNATO, che a fronte di una necessità di 222 GARANTI, ne ha solo 42 (alla faccia della legalità! Ossia quasi uno su 6 del necessario?), noi per esempio del Politecnico di BARI, II facoltà di Taranto, dovremmo chiudere dei corsi solo perche' ne abbiamo, dicono, 7 su 10!! Siamo dei fessi noi, o dei furbi loro...?

Possiamo avere un quadro generale, Signora Ministro, prima di decidere noi se chiudere o meno, e cosa? Ci sono, a parte il caso limite della GIUSTINO FORTUNATO, altre Università che si adeguano, altre che si ribellano? Cosa è questa confusione se non un clima di "terrore" onde adeguarsi a questi criteri predeterminati con dubbia visione strategica? E lo chiamiamo liberismo questo, o paradosso del dirigismo nel tentativo di far cambiare una realtà, che effettivamente resiste a qualsiasi cambiamento?

Ma questo cambiamento, se avverrà, sarà una vittoria o una sconfitta? Chi si adegua prima alle direttive Ministeriali, i furbi che si vogliono colpire, o i fessi che erano già molto corretti e non avevano bisogno di queste correzioni?

Pazzesco per esempio che la Guglielmo Marconi, che ha dei concorsi tuttora in atto e chissà cosa farà di questi mentre si erano criticati i concorsi precedenti. Infatti, essa ha assunto finora 9 vincitori su 53 concorsi svolti in 3 anni ... Un qualcosa che meritava un immediato stop dal Ministro! Un meccanismo furbissimo, che sembra voler "chiamare" solo a contratto dei docenti "amici" (dato che un contratto non segue una vera procedura di concorso), che poi probabilmente coincidono con i maestri di chi ha vinto i concorsi, e che insegnano (facciamo una verifica) nelle sedi dove vengono chiamati "davvero" i vincitori!!

Il tutto e' poi assurdo, se i "paletti sui garanti", valgono solo per i deboli come noi di Taranto o Foggia del Politecnico e delle pochissime sedi che stanno davvero chiudendo!! Ma forse Taranto, con tutti i cassintegrati che ha, ha un gran bisogno di una Università che stava crescendo? Sopratutto in un distretto, quello Aerospaziale, che ha assunto quasi solo diplomati, e che potremmo far crescere come cultura. Ma Signora Ministro, venga a vedere le realtà prima di fissare delle norme con delle equazioni, e pensare che sia un successo se vengono adottate!

E pensare che le online nel mondo sono una realtà seria ed enorme. Trovate una mia recente presentazione ad un convegno a Taranto qui, dove peraltro presento i miei corsi sperimentali su facebook, che si stanno rivelando potentissimi... Sul blog di Harvard vedo che ho colto molto interesse My experiment of a FACEBOOK-BASED courses - "Mechanics of materials and Machine Design", and "FEM in mechanical design"

Ma il Ministro non mi permette di lanciarli davvero, perchè è tutto impegnato a risolvere le equazioni che porteranno ad efficienza e merito.


CONCLUSIONE: Si chiudono le sedi DEBOLI, non quelle INUTILI! Si fa una riforma per dare più potere a pochi, con i rischi che i pochi siano un domani dei personaggi senza scrupoli. Al tempo stesso, non si fornisce loro quasi nessun mezzo per aprire nuovi corsi in modo da rivedere le degenerazioni degli anni passati, ma solamente si lascia chiudere quello che è stato fatto magari negli ultimi anni, cancellando lavoro di 10-20 anni (la nota 160).

Infine, mentre si minacciano tutte le università di Italia con la nota 160, che e' riuscita a intimidire quasi tutti, compresa la Crui, i Rettori, alle "università online", almeno a quelle degli scandali, non si è ancora toccato un capello, lasciando le norme transitorie per permettere loro di avere pochi docenti stabilmente arruolati, nonostante abbiano dimostrato di non volerli. Insomma, se questa non è "chaos", cosa lo è!


Prof. Michele Ciavarella Politecnico di BARI, Delegato del Rettore al CNR http://rettorevirtuoso.blogspot.com Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal Editor, Italian Science Debate, www.sciencedebate.it

sabato 20 marzo 2010

Trento virtuosa, paletti e Gelmini, versione beta di Italian Science Debate

Cari Amici

avro' piacere di vs contributo al dibattito di sciencedebate.it -- anche se non e' ancora in forma definitiva vi siete iscritti?

www.sciencedebate.it

Avrete saputo dello sciencedebate in UK promosso dalla Royal Society e tante aziende leader che non vogliono perdere la leadership UK http://www.sciencecampaign.org.uk/

Avrete saputo del lancio su Tacco d'Italia
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=9898

Avrete saputo di quante iniziative ci sono al mondo quando si fa vero liberismo, e non liberismo da mille paletti e lacci http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/03/12/news/universita_social_neetwork-2604108/

Avrete saputo che la "valutazione" viene chiesta spesso da una parte ingenua e poi usata contro di essa dalla parte furba, guardate il commento del sottoscritto http://www.lascienzainrete.it/node/2102#comment-207

Avete saputo che la questione di Trento che superficialmente alcuni dicono "venduta" alla provincia ...

http://giovannistraffelini.wordpress.com/2010/03/18/universita-tra-autonomia-e-responsabilita/#comment-194

Avendo parlato con il Rettore Bassi in un lungo incontro qualche settimana fa, mi sembrava tutta l'operazione non sia altro che un modo per sbloccare i vincoli e i lacci della Gelmini per assumere NUOVO personale!

In altre parole, qui da noi si fa un gran chiasso e una gran fatica, con molti docenti, CUC e presidi impegnati a fare calcoli e salti mortali, ma intanto chi è furbo va avanti senza paletti!

Lo stesso dicasi del Prof. Cingolani, che e' riuscito, con buona pace di chi diceva fosse sponsorizzato dalla Destra, a farsi finanziare su Fondi FAS (quelli del terribile rapporto di Report...) un CAMPUS da 7 edifici e 200 ricercatori nuovi con firma tra Presidente CNR Maiani e Vendola, in DIRETTA campagna elettorale.

SVEGLIAMOCI!!!!

E avrete saputo che il nucleare riparte in Italia, ma non la ricerca promettente italiana di nucleare pulito
http://www.liquida.it/notizie/2010/03/12/8515331/nucleare-cern-di-ginevra-carlo-rubbia/


Avro' piacere di vs contributo al dibattito di sciencedebate.it -- anche se non e' ancora in forma definitiva vi siete iscritti?

www.sciencedebate.it


Questi, e molti altri contenuti, su come trovare i fondi per rilanciare la ricerca, e poi cosa finanziare, sono già presenti nell'area riservata del sito (occorre registrarvi), e saranno oggetto di un dibattito -- per ora non trovate i moduli del dibattito accesi ma presto lo saranno.

Saluti,

Team di Italian Science Debate.


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Editor, ScienceDebate.it
Email: editor@italiansciencedebate.it
Italy
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giovedì 18 marzo 2010

La follia tutta provinciale italiana della chiusura delle sedi periferiche

Ai Colleghi del CdF. Vi preannuncio mio intervento, in via confindenziale. Prima di pensare di CEDERE alla follia della "Nota" (che non è una legge) Gelmini, leggete queste cose, che la Gelmini forse non conosce, rischiando di farci fare battaglie fraticide, invece che mondiali, non ci stiamo castrando da soli? Leggetele almeno voi. Altro che chiudere sedi periferiche, ne dovremmo aprire almeno altre 10000 in tutta Italia, per arrivare non dico a Cuba della Terza Revolucion Educativa, ma almeno agli USA!

Michele Ciavarella


USA
Università come social network
economica col "peer to peer"

L'esperimento, ambizioso, della University of the People. Il fatto che sia totalmente in rete e la quasi gratuità del servizio ne fanno un'esperienza unica nel panorama educativo mondiale. Ecco come funziona di PAOLO PONTONIERE

mercoledì 17 marzo 2010

Da Il tacco di Italia 17 Marzo 2010. Per un piano Stimulus e uno Science Debate Italiano


politica

17 marzo 2010
Per un piano Stimulus e uno Science Debate Italiano


Barack Obama

La necessità di temi "europei" in campagna elettorale per potersi confrontare con gli Usa e con le emergenti Tigri Asiatiche

Di Michele Ciavarella*

venerdì 12 marzo 2010

un Nobel pieno di energia anche in Italia? Si, il ritorno di Carlo Rubbia!

Torna attuale una intervista di Carlo Rubbia, premio Nobel, cacciato dalla presidenza ENEA, e chissà un giorno possa tornare come Ministro, per bilanciare la presenza di Stephen Chu ministro di Obama...

A proposito dell'imbarazzo della destra nelle campagne elettorali regionali a parlare di Nucleare (ma Not In My Back Yard, Not In My Term of Office, NIMBY, NIMTO), si potrebbe pensare realisticamente di proporre:

1) invece di spendere 100 miliardi di Euro (ma chissà quanti ne servirebbero davvero) SOLO nella costruzione di centrali di energia, perche' non riprendere SUBITO in mano il progetto di Rubbia da 500 milioni di euro? del "nucleare innovativo"?

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

2) perchè, con spirito bipartisan, non si arriva, come ha fatto appunto Stephen Chu con Obama, (Espresso, Giovedi' 4/3/2010, rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2010/02/26SI85089.PDF) rilanciare un piano di STIMULUS di fondi, anche nella ricerca, incluso il Nucleare, per non essere trattati come un paese del Terzo Mondo che la importa tecnologia dalla Francia come la Libia, e al tempo stesso avere le ricadute di ricerca e tecnologia che solo la gloriosa ma interrotta politica di ricerca nucleare in Italia avrebbe potuto portare?

Saluti, e buon weekend...

Rettore Virtuoso

domenica 7 marzo 2010

riforme istituti tecnici, confindustria, mercato del lavoro: COME PREPARARSI ?

Carissimi colleghi e amici,

profitto di una pausa domenicale per segnalarVi alcune cose che
probabilmente non vi sono sfuggite:-

1) Laureati - disoccupati in italia, e in particolare in puglia (10mila se
ne vanno) (articolo di repubblica del 5 marzo u.s., purtroppo non trovo link)

Disoccupati ad honorem

e tuttavia, lo stesso accade in cina


2) la confindustria, recente presentazione allegata del direttore educational, spinge per rinnovare gli istituti tecnici, che portano il 50 degli occupati a tempo indeterminato, mentre altro 50% va a laurearsi, ma poi ha PIU' DIFFICOLTA' a trovare lavoro. Infatti i dati di Irene Tinagli parlano chiaro --- sotto 800Eu ci sono il 30% dei laureati, ma il 14% dei diplomati, e il 14% di quelli con licenza elementare!!!

[ma sarà vero che Faggin, Cingolani e Quarteroni sono diplomati tecnici, e come mai il direttore confindustria fa questi esempi?, bipartisan con Enzo Biagi e Eugenio Montale... ]



3) mie considerazioni: noi abbiamo ben POCO da migliorare sul 50% dei
diplomati che ci entrano, anche perche' in Puglia il sistema universitario è
un fallimento sia per quanto da articolo su Repubblica (studio IPRES)
rispetto alla media nazionale, sia perche' mi pare 1/3 dei ns diplomati va a
studiare fuori.... Peraltro chi resta è la fascia più povera, che non vuole
cedere rispetto al pagare la tassa universitaria più bassa di Italia
(300Eu), ossia meno di un posto letto MENSILE a Bari. Come uscire da
questo circuito vizioso? Dovremmo avere grandi investimenti, invece ci
penalizzano, e per ora non siamo stati capaci di protestare.



MIA PROPOSTA PRATICA ALTERNATIVA: Dovremmo puntare al 50% dei diplomati che
trova lavoro, e fare laureare loro, naturalmente SENZA OBBLIGO di presenza, ossia in teledidattico con centri di tutoraggio, quindi raddoppiando gli studenti, e poi aumentando la loro cultura tecnica, in modo che facciamo un vero servizio al Paese.

SECONDO ASPETTO: Se questa e' la situazione DRAMMATICA per i laureati, per i dottorandi, c'e' solo da sperare che siano RICCHI DI FAMIGLIA, a meno che non pensiamo

MIA SECONDA PROPOSTA PRATICA ALTERNATIVA: tutoraggi che siano fatti da dottorandi e post-dottorandi modello College di Oxford, sponsorizzati da grandi progetti regione, di almeno 10 o meglio 30 volte maggiore del DIRITTO ALLO STUDIO attuale del politecnico di soli 300 mila euro. Infatti con 20 milioni di Euro, potremmo assicurare tutoraggio di 4 ore alla settimana solo a un 10% della popolazione studentesca di Poliba. Ma per fare un progetto del genere, la Regione dovrebbe sbilanciarsi di brutto già da ora..... Chi se ne occupa di farli sbilanciare?

Sarebbe bello un dibattito su questi temi, che io nel piccolo dei miei giri sto portando avanti... ma pochi in Poliba mi aiutano. Sono molto di piu' quelli fuori, Politecnici del nord, gente al nord. Nemo propheta in patria?

Saluti, Michele



--
Prof. Michele Ciavarella
Politecnico di BARI
V.le Gentile 182
70125 BARI, Italy
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personal blog http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
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domenica 28 febbraio 2010

Sondaggio preliminare al Lancio di ScienceDebate Italiano - per il Rilancio dell'Università e della Ricerca Italiana

Salve,
mossi dalla crisi ormai quasi irreversibile dell'Istruzione, della Università, e della Ricerca, che rischia di portarci rapidamente ad un Paese con solo lavoro per precari sottopagati, in cui tutte le aziende high-tech stanno chiudendo, in cui l'Università non offre più motivazione ai giovani ma si è ridotta ad "esamificio", "Fabbrica di Ignoranti", una "casta", una struttura "Truccata", "baronale", in cui regnerebbe il "nepotismo" più sfrenato, e che quindi forma una classe di giovani destinati ad entrare nel mondo del lavoro sempre piu' tardi e sempre peggio pagati, abbiamo deciso di dare un taglio netto.

Segnaliamo quindi una iniziativa che un gruppo di scienziati, docenti, studenti e cittadini sta predisponendo per il lancio di un Dibattito in stile sciencedebate2008.com (la più grande iniziativa democratica per la politica della scienza della storia, cominciata con la campagna presidenziale USA del 2008), per il recupero di circa 1 miliardo di euro tra fondi "dormienti" nazionali, o Europei non spesi dalle nostre Regioni per cui scatta la restituzione automatica a Bruxelles.

L'Italia è il terzo principale beneficiario dei fondi europei della politica di coesione: l'Unione infatti erogherà al nostro paese circa 28 miliardi di euro di aiuti, ai quali sono da aggiungere 31,4 miliardi di cofinanziamento nazionale. Tuttavia, noi diamo a Bruxelles molto più di quanto torna indietro, per nostra incapacità della macchina amministrativa, e per incapacità di incanalare questi finanziamenti in tempo. Dal 1995 al 2006 l’Italia ha accumulato nei confronti dell’Europa un saldo negativo di 30,3 miliardi di euro!

Solo nel 2007 i contributi italiani versati alla Ue si sono attestati a 13,8 miliardi euro, secondi solo a Germania (20%) e Francia (16,9%), ma le risorse accreditate all’Italia dall’Unione sono state inferiori di 3,5 miliardi di euro. Non solo, dei finanziamenti ricevuti nel biennio 2006-2007 le regioni del Mezzogiorno rischiano di perdere circa 9,3 miliardi di euro «a causa – secondo il Presidente dell’Eurispes, Prof. Gian Maria Fara – dell’incapacità di attivare le procedure adeguate in un apparato estremamente burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli Enti Locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull’esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi». Si tratta di una cifra che da sola coprirebbe una Finanziaria e che fa dell’Italia il paese meno virtuoso dell’Ue in questo settore.

L'idea della petizione, che sembra avere consensi politici bipartisan, mira a utilizzare progetti presentati da giovani studiosi italiani, spesso precari e ciononostante fiduciosi di lavorare nel nostro Paese ricevendo adeguata valutazione, progetti che per il solo numero hanno creato difficoltà di vario tipo per la selezione. Operando secondo il modello di www.Sciencedebate2008.com, la più grande iniziativa sul web della storia della Scienza, che ha portato Obama e McCain a confrontarsi sulle strategie della Scienza nel 2008, i firmatari di questo appello propongono un lancio di un Dibattito on-line per scegliere tra varie petizioni che nel loro insieme coprono tutti i fruitori del settore università e ricerca (fino alle famiglie degli studenti). In particolare sono 6 le linee di azione individuate. Descrizione dettagliata dell'iniziativa sul blog:

http://rettorevirtuoso.blogspot.com

sul quale stesso sito potete partecipare anche a un pre-sondaggio per la selezione delle azioni ritenute più efficaci. Partecipate numerosi al sondaggio. Le 6 petizioni proposte sono:

Quale petizione ritieni vincente/piu' urgente?

SCIENCE DEBATE - pubblico dibattito in cui i candidati alle cariche elettive discutano di strategie su Univ e Ricerca

Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio

FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96, con valutazione dubbiosa

PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approf

FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da M

CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) 4.200 ricercatori

IIT- petition. Regolarizzare la situazione contrattuale dei ricercatori, stabilendo delle regole precise di valutazione, sia dei singoli che non possono essere precari a vita, sia dell'istituto, che non va distrutto ma nemmeno iperfinanziato senza controlli



Se desiderate commentare sul sondaggio, formulando proposte prima che il Dibattito vero e proprio venga lanciato definitivamente, potete intervenire sul blog nei commenti degli articoli relativi alla petizione

http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2010/02/bozza-n3-del-lancio-sciencedebate-con.html

Cogliamo l'occasione per una newsletter degli articoli nell''archivio del blog che danno maggiori informazioni.

Se desiderate ricevere ulteriori aggiornamenti per posta elettronica rispondere semplicemente a questa mail con oggetto “fan rettore virtuoso”; oppure se non volete essere iscritto a questa newsletter, rispondere "Cancellami".

Cordialmente,
Il manuale del Rettore "Virtuoso"

Gruppo facebook: iscriviti: http://www.facebook.com/group.php?gid=425540375175&ref=ts

giovedì 25 febbraio 2010

Bozza n.3 del lancio ScienceDebate con aggiunta petizione a favore di IIT !

PETIZIONE “STIMULUS” RICERCA E UNIVERSITA’
E “ITALIAN SCIENCEDEBATE”

di Michele Ciavarella
Politecnico di Bari, mciava@poliba.it http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
Draft 2. 22 /2/2010

Premessa
Si intende utilizzare alcuni elementi del vincente formato della più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCE DEBATE 2008 (Dibattito sulle scienze 2008, www.sciencedebate2008.com), iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane e decine di premi Nobel, ha ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto risposte scritte a 14 domande precise da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain.
Seguendo ScienceDebate, ci sarà il presente appello / petizione bipartisan:
- preso atto delle grandi sfide che si affacciano per l’Italia, e della sempre più stringente esigenza di un'informazione e documentazione scientifica accurata, su cui basare le future scelte politiche intorno ai temi cruciali di Formazione, Innovazione e Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la crisi del sistema delle Università e della Ricerca, oggi esacerbate da discutibili riduzioni di risorse (fatta eccezione per alcune isole felici che godono di una serie di vantaggi amministrativi);
- considerato il ruolo vitale della ricerca e dell'innovazione scientifica nonché delle risorse umane necessarie per rilanciare in Italia la crescita economica e la competitività specialmente nei temi attuali dell'Ambiente, Salute, Educazione, Scienza e Tecnologia ;

si chiede
un pubblico dibattito di più ampia diffusione, in cui i candidati alle cariche elettive di vari gradi (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) discutano con precisione e nella concretezza le loro visioni strategiche che contemplino la funzione prioritaria ed essenziale dell’Università e della Ricerca.
Prima proposta di dibattito.
In Italia, il mondo della Ricerca e dell’Università è in piena crisi da oltre ventenni, con continue riforme, piccoli passi indietro e avanti, ad ogni cambio di governo. Invece ci sarebbe gran bisogno di iniziative di largo respiro e lunga durata. Ci sono segnali positivi riguardo alla convergenza bipartisan sulla visione delle riforme Universitarie, si vedano i recenti articoli di V Visco e G Quagliariello.
Nell’immediato, come prima proposta del istituendo “Science Debate” italiano, noi proponiamo un piano di Rilancio seguendo il formato del Pacchetto STIMULUS di Obama del Febbraio 2009. Esso si applica benissimo alla situazione attuale italiana che già da molto tempo soffre nel passaggio dal finanziamento “a pioggia” (di cui parlava male già Felice Ippolito negli anni ‘60), al passaggio a finanziamenti persino troppo concentrati, per mancanza di cultura ed esperienza sul peer review (la sindrome di Bertoldo), e all’esperienza nuova del tutto isolata dal contesto di una Fondazione come IIT, l’Istituto Italiano della Tecnologia, che non segue le regole degli altri Enti di Ricerca, e ciò viene visto da qualcuno con qualche perplessità – se il sistema è valido perché non applicarlo a tutti gli Enti?
Al tempo stesso, il progetto FIRB-Futuro in ricerca che nella declaratoria favoriva “il ricambio generazionale sia il sostegno alle eccellenze scientifiche emergenti e già presenti presso gli atenei e gli enti pubblici di ricerca afferenti al MIUR, destinando adeguate risorse al finanziamento di progetti di ricerca fondamentale” ha visto i giovani lanciarsi con grandi speranze (3 miliardi di Eu di progetti pervenuti contro i 50 ml. di finanziamento), e un processo di valutazione molto arbitrario con un solo reviewer lasciato inconsapevole della vera soglia di ammissibilità del progetto – si è creata quindi una difficoltà a scegliere l’eccellente, costretti a trascurare progetti che erano davvero sullo stesso piano di quelli finanziati, con il paradosso di vedere nei giudizi criteri di eccellenza, ma nei numeri, pochi punti in meno rendere il progetto non finanziabile.
Per reagire alla crisi finanziaria e della Ricerca e Università in particolare, e dare immediatamente rilancio dell’occupazione attraverso la Ricerca e specie con i progetti già valutati, si propone di
A) riformulare l’idea dell’Interrogazione parlamentare di Bachelet e Tocci, ossia di chiedere alla Fondazione IIT di mettere a disposizione una parte dei 400 milioni di Euro del patrimonio che non vuole o non riesce a spendere (fondi dormienti), aventi il privilegio di non essere soggetti ai vincoli della legge della perequazione per cui se non si spende entro 3 anni si restituisce. Siccome probabilmente questa “riserva” viene mantenuta per assicurare un futuro all’Istituto, che nel 2013 ca. vedrà scaduta la legge istitutiva che gli assegnava 10 anni di finanziamento, si veda una delle altre proposte
B) recuperare altri fondi su cui fare completa ricognizione che non siano stati erogati, come ad esempio fondi da recupero evasione, che correttamente dovrebbero andare a compensare anche il fondo delle tasse universitarie.
C) bloccare una quota dei 13 Miliardi di Euro dei fondi Europei Aree Convergenza, ove applicabili. Ma anche sbloccare una quota dei fondi FES normalmente usati a “sportello” sulla formazione, senza una visione strategica. Oggi una significativa parte di questi fondi non li riusciamo a spendere e tornano indietro, invece nei progetti di cui sopra, una valutazione c’e’ stata, e potremmo subito attribuirli.

Con questi fondi, per un totale di ca. 1 Miliardo di Euro, si chiede per es. (come prima ipotesi non vincolante):

0). Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, l’idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni, e al tempo stesso i docenti non sono preparati alle trasformazioni quasi antropologiche degli studenti della nuova generazione “homo zappiens”... Un modello USA potrebbe essere il piano No Child Left Behind di Bush del 2001, a seguito del quale il finanziamento per le scuole fu aumentato e continua ad aumentare dai $17.4Miliardi del 2001 a $24.4 Miliardi del 2007. Questo è basato essenzialmente sulla politica del “standards-based education reform”, in cui si definiscono gli standards accademici di cosa lo studente deve sapere o essere capace di fare. Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?

1) FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96 per primi scricchiolii interni…), e su cui molti dubbi sono stati espressi sulla completezza e approfondimento della valutazione per la selezione di quelli effettivamente finanziati. Lo stesso presidente della commissione ha detto meritevoli erano almeno progetti per 400 mil. Euro. Servirebbero a occhio ca. altri 300 milioni. La selezione si potrà fare previa congruenza alla mission IIT, da valutare in nuove audizioni “seconda fase” che ovviamente vanno allargate a questi altri progetti, per parità di trattamento di quelli della prima tranche. Oppure farlo in autocertificazione?


2) PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approfondimento della valutazione. Da stime di larga massima, servono altri 100 Milioni di Euro

3) FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da Mauro degli Esposti di Via- Academy. Tuttavia, non possiamo pretendere che si faccia retro-front, quindi si premino le Università che non si cullino troppo del modello tradizionale, e invece vadano in parte nel mercato a cercare risorse, per es. predispongano un “Piano Strategico”, triennale o quinquennale, di rilancio e risanamento, come fatto da MIT per esempio per recuperare $50-100Ml all’anno tra tagli alle spese e nuove entrate. http://web.mit.edu/instituteplanning/ Segnalo per es il tema 1. Nuove entrate da opportunità educazionali aprendo all’estero in tutto il mondo sedi “decentrate” (per ora, maggiormente come “double degree”, summer corse, aumento di numero studenti undergrad, MIT Lifetime Academy, Scalable Educational Online Platforms, Extension Studies using OpenCourseWare, professional educational programs, corporate universities). In Italia, volendo reagire sul “mercato dei 18 mil. di lavoratori non laureati” (per es anche solo a 1000Eu/anno di iscrizione, recupererebbero 18 miliardi di Euro, ossia più del doppio dell’attuale FFO!). Inoltre, rivalutazione scaglioni tasse, aumentando sedi periferiche “low cost” o persino "zero cost" con iscrizione tempo parziale in largo uso. Si chiede un fondo pari ai 500 milioni della quota meritocratica del 7% che è stata distribuita. Questa cifra può essere integrata dal rientro dello Scudo Fiscale, che a tuttoggi non è noto come verrà distribuito tra le Università, e che invece potrebbe essere distribuito con questa modalità.

4) CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) ben 4.200 ricercatori, in gran parte giovani, con un 40% di donne e per il 25% dall'estero. La call for proposal dovrà tener conto dei risultati ottenuti dai CE, e subire nuova valutazione dei progetti. Si chiedono altri 30 milioni l’anno per 3 anni, quindi 90 milioni.

5) IIT- extension petition. Per quanto lo spazio di 10 anni dovrebbe garantire un minimo di autofinanziamento (paradossalmente veniva chiesto di raggiungere questo target ai Centri di Eccellenza in soli 3 anni!), si chiede di lavorare in modo che il finanziamento in finanziaria di IIT sia esteso di altri 10 anni, semmai con importi da rivedere per la parte pubblica, e previa valutazione più seria e trasparente ed approfondita di quanto fatto finora, da un panel veramente internazionale e senza alcun conflitto di interessi con l’Istituto. Questo tipo di proposta da un lato assicurerebbe un futuro ai ricercatori senza creare 700 nuovi disoccupati ingiustamente “fregati” dall’idea di costruire un gran progetto in Italia, dall’altro libererebbe i 400 milioni che a quel punto potrebbero finanziare, anche nello spirito della mission IIT, le altre petizioni qui presenti.

Totale 1090 Milioni di Euro, ma le petizioni saranno aperte a risposte separate.

Bibliografia essenziale
1) STIMULUS Package di OBAMA del Febbraio 2009. Dal ARRA (The American Recovery and Reinvestment Act), sono fiorite una serie di “recovery acts” delle varie agenize federali di finanziamento, che hanno implemetato le loro informazioni nei siti descritti all’indirizzo: www.recovery.gov. Per es. NIH si selezionano progetti di ricerca già selezionati con peer review come “altamente meritori” (R01s e altri), che possano essere finiti entro i 2 anni, o si finanziano nuovi progetti, si accelerano ricerche in corso via supplementi agli attuali finanziamenti o infine si lancia un nuovo programma, il “NIH Challenge Grant Program”, che lancia delle nuove aree transdisciplinari, individuate da Instituti centri o uffici NIH, ved grants.nih.gov/recovery. NSF ha ricevuto $3 miliardi per il Fiscal Year 2009. Anche qui, preferenza viene accordata a progetti già giudicati positivamente al 1 Ott.08 o dopo, che però NSF non era stato in grado di finanziare, o progetti che sono già sottomessi e si potessero valutare entro Sett.09. nuovi progetti ad alto-rischio/alto ritorno. Contrariamente a NIH, i progetti saranno di normale durata (5 anni). http://www.nsf.gov/recovery. Infine, il Department of Energy Office of Science, che è guidato da un fisico premio Nobel, Steven Chu, ha ricevuto $1.2 miliardi. Anche qui, supporto sarà dedicato a progetti esistenti nei 10 National Laboratories. In aggiunta saranno finanziati “university laboratory-based researchers” su progetti di priorità nazionale. Il sito http://www.energy.gov/recovery/, raccoglie dettagli.
2) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010 http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/18/Troppo_facile_entrare_difficile_uscire_co_9_100218065.shtml
3) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario". http://magna-carta.it/content/luniversit%C3%A0-che-verr%C3%A0
4) Declan Butler, French research wins huge cash boost: President Sarkozy uses 'big loan' to push his reform agenda. Nature 462, 838 (2009) doi:10.1038/462838a
5) http://en.wikipedia.org/wiki/No_Child_Left_Behind_Act si vedano anche le critiche al sistema.
6) Sui Firb – Futuro in Ricerca, RICERCA - LA FUGA DEI CERVELLI Per un punto il giovane se ne andò all'estero di Fabio Beltram, il Sole 24 ore, 30/1/2010 che segnala Le proposte non sono mancate, quasi 4mila, confermando la drammatica sproporzione tra risorse disponibili (50 milioni) e richieste….. Sotto la pressione della difficile scelta (e non solo di quella) il Comitato Firb entra in fibrillazione e il suo presidente arriva alle dimissioni: nulla succede per dare le risposte rapide e rigorose attese dai giovani proponenti. Monta quindi la protesta per il ritardo e sull'onda del "fare presto" le regole della selezione vengono, ahimé, "semplificate". Scompaiono quasi completamente gli stranieri, e valutatori quasi tutti italiani (in moltissimi casi, un solo valutatore) giudicano le proposte. In questi giorni sono stati ammessi a un'audizione a partire dal mese di febbraio un totale di 204 progetti. Il 95% circa delle proposte, ovvero 3.588, è stato scartato in base alla sola votazione numerica attribuita, senza alcuna valutazione comparativa, senza un disegno equilibrato tra le diverse aree scientifiche, senza alcuna reale possibilità di capire il ruolo effettivo del proponente. L'esempio delle procedure seguite per gli Starting Grant di Erc o gli altri progetti europei non è stato considerato. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-gennaio-2010/ricerca-estero-fuga-cervelli.shtml?uuid=91af693c-0d76-11df-829e-8208089d2a32&DocRulesView=Libero
7) Sempre sui Firb – Futuro in Ricerca, http://futuroinricerca.miur.it/documenti/Comunicato_FIRB.pdf Si noti per es. nonostante il punteggio minimo per l'idoneità fosse 38/40esimi, solo i 204 progetti con 40/40esimi sono stati ammessi alle audizioni. In questo articolo qualche dettaglio in più: http://www.filefactory.com/file/b023fh5/n/ll_Messaggero_19_01_2010.pdf
8) Paolo Bianco, Ranieri Cancedda, Elena Cattaneo, Stefano Di Donato, Pier Mannuccio Mannucci, Jacopo Meldolesi, Giovanni Romeo, Il Sole 24 Ore, 3 Marzo, 2008 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/03/finanziamenti-ricerca-testo-appello-napolitano.shtml In cui alcunni scienziati autorevoli italiani lamentano in un pubblico appello al Presidente Napolitano che i grandi progetti di ricerca sono attribuiti con regole sempre mutevoli, suggerendo il sospetto che contatti a livello personale siano molto più important del “peer-review”, concludendo con la richiesta di una Legge di Stato per avere un’agenzia Unica per la Ricerca.
9) Bridges, dialogues towards a culture of peace. Lezioni da premi Nobel ospitati dalla “International peace foundation”. Bangkok, Thailand. 2005. http://203.159.5.16/NobelLectures/index.html tra cui Giacconi che cerca di richiamare al Trattato di Lisbona secondo cui saremmo dovuti arrivare al 3% del PIL investito, mentre siamo nella zona dei paesi mediterranei che finanziano intorno a 1%, con serio rischio di non poter tornare tra quelli che investono seriamente.
10) The National Academy of Engineering “Grand Challenges for Engineering” 2008 project (www.engineeringchallenges.org) che con un panel di 20 scienziati e imprenditori al top nel mondo, ha definite 14 priorità nelle sfide dell’ingegneria, e che sono anche la base di molte domande fatte a Obama e McCain nello ScienceDebate Americano del 2008.
11) Dibattito http://www.lavoce.info/articoli/pagina774.html sulla nascita di IIT
12) interrogazione parlamentare Bachelet Tocci sull'IIT (26/11/2009) risposta del governo in commissione (26/1/2010) replica Bachelet in commissione (26/1/2010)

Contatti: Prof. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI. V.le Gentile 182. 70125 BARI, Italy. tel+390805962811. fax+390805962777.
http://rettorevirtuoso.blogspot.com/ facebook: michele ciavarella skype: micheleciavarella

lunedì 22 febbraio 2010

BOZZA n.2 DI PETIZIONE “STIMULUS” RICERCA E UNIVERSITA’ E “ITALIAN SCIENCEDEBATE”

di Michele Ciavarella
Politecnico di Bari, mciava@poliba.it http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
Draft 2. 22 /2/2010

Sommario: Si intende partire dal formato della più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCE DEBATE 2008 (Dibattito sulle scienze 2008, www.sciencedebate2008.com), iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane, ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto il primo vero dibattito dettagliato da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain.
Oggi questo processo ha prodotto il più grande rilancio della Ricerca USA, il pacchetto STIMULUS da 21 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi in piena crisi finanziaria del 2009, con strumenti altamente innovativi, e mirati all’ immediato rilancio dell’occupazione e dei prodotti della Ricerca e Tecnologia.
Ci sono segnali positivi riguardo alla convergenza bipartisan sulla visione delle riforme Universitarie, si vedano i recenti articoli di V Visco e G Quagliariello.
Seguendo il formato del Pacchetto STIMULUS di Obama del Febbraio 2009, per reagire alla crisi e dare immediatamente rilancio dell’occupazione attraverso la Ricerca e specie con i progetti già valutati, si propone di
A) riformulare l’Interrogazione parlamentare di Bachelet e Tocci di mettere a disposizione i 400 milioni di Euro della Fondazione IIT ma dormienti,
B) recuperare altri fondi su cui fare completa ricognizione che non siano stati erogati
C) bloccare una quota dei 13 Miliardi di Euro dei fondi Europei Aree Convergenza, ove applicabili.

Con questi fondi, per un totale di ca. 1 Miliardo di Euro, si chiede per es. (come prima ipotesi non vincolante):

0). Young generation (“homo zappiens”) petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, l’idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni, e al tempo stesso i docenti non sono preparati alle trasformazioni quasi antropologiche degli studenti della nuova generazione “homo zappiens”... Un modello USA potrebbe essere il piano No Child Left Behind di Bush del 2001, a seguito del quale il finanziamento per le scuole fu aumentato e continua ad aumentare dai $17.4Miliardi del 2001 a $24.4 Miliardi del 2007. Questo è basato essenzialmente sulla politica del “standards-based education reform”, in cui si definiscono gli standards accademici di cosa lo studente deve sapere o essere capace di fare. Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?

1) FIRB-Futuro in Ricerca petition: Petizione per riaprire immediatamente la parte meritevole dei progetti FIRB-Futuro in Ricerca, non finanziati in generale per insufficienza di fondi (prima 50 milioni, poi 96 per primi scricchiolii interni…), e su cui molti dubbi sono stati espressi sulla completezza e approfondimento della valutazione per la selezione di quelli effettivamente finanziati. Lo stesso presidente della commissione ha detto meritevoli erano almeno progetti per 400 mil. Euro. Servirebbero a occhio ca. altri 300 milioni. La selezione si potrà fare previa congruenza alla mission IIT, da valutare in nuove audizioni “seconda fase” che ovviamente vanno allargate a questi altri progetti, per parità di trattamento di quelli della prima tranche. Oppure farlo in autocertificazione?


2) PRIN petition. Petizione per gli ultimi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) la cui soglia di finanziabilita` era fissata dal MIUR in 48/60 ma di cui e` passato solo una piccola parte di quelli con 58 punti su 60, con estremi dubbi sull’approfondimento della valutazione. Da stime di larga massima, servono altri 100 Milioni di Euro

3) FFO petition. Petizione per il ripristino FFO a quelle Università che siano state svantaggiate dalla Classifica Gelmini, ma che invece presentino un buon posizionamento nella classifica “media” di tutte le classifiche internazionali, per esempio fatta da Mauro degli Esposti di Via- Academy. Tuttavia, non possiamo pretendere che si faccia retro-front, quindi si premino le Università che predispongono un “Piano Strategico”, triennale o quinquennale, di rilancio e risanamento, come fatto da MIT per esempio per recuperare $50-100Ml all’anno tra tagli alle spese e nuove entrate. http://web.mit.edu/instituteplanning/ Segnalo per es.
tema 1. Nuove entrate da opportunità educazionali
tema 2. Aumenti di efficienza tramite trasparenza e contabilità
tema 3. Aumenti di efficienza tramite rivisitazione degli usi e nuovi standards
tema 4. Digitalizzazione.
tema 5. Moderne politiche e pratiche per la forza lavoro

Notate che il grosso, MIT crede di prelevarlo da nuove opportunità aprendo all’estero in tutto il mondo sedi “decentrate” (per ora, maggiormente come “double degree”, summer corse, aumento di numero studenti undergrad, MIT Lifetime Academy, Scalable Educational Online Platforms, Extension Studies using OpenCourseWare, professional educational programs, corporate universities). Quindi, mentre la Gelmini ci fa chiudere (forse giustamente) Mondovi’, MIT apre a Shangai, Bangalore, e chissà non a Roma? (in realtà anche PoliTO ci prova). Io pensavo puntando molto su strutture avanzate low cost e orientate al mondo web e E-learning e per i giovani --- nel piano, si deve indicare come si intende reagire sul mercato, verso i 18 mil. di studenti lavoratori (per es a 3000Eu/anno di iscrizione, sono un mercato teorico di 72 miliardi di Euro freschi teorici, ossia 10 volte attuale FFO!) e rivalutazione scaglioni tasse, aumentando sedi periferiche “low cost” o persino "zero cost" con iscrizione tempo parziale in largo uso. Si chiede un fondo pari ai 500 milioni della quota meritocratica del 7% che è stata distribuita. Questa cifra può essere integrata dal rientro dello Scudo Fiscale, che a tuttoggi non è noto come verrà distribuito tra le Università, e che invece potrebbe essere distribuito con questa modalità.

4) CENTRES OF EXCELLENCE petition. Petizione per “call for proposal” da parte dei Centri di Eccellenza, abbandonati dopo i primi 3 anni di finanziamento, per un totale di 30 milioni di euro l'anno, e che hanno impegnato (e in parte, illuso!) ben 4.200 ricercatori, in gran parte giovani, con un 40% di donne e per il 25% dall'estero. La call for proposal dovrà tener conto dei risultati ottenuti dai CE, e subire nuova valutazione dei progetti. Si chiedono altri 30 milioni l’anno per 3 anni, quindi 90 milioni.


Totale 1090 Milioni di Euro, ma le petizioni saranno aperte a risposte separate.

A valle di queste petizioni, ci sarà il presente appello / petizione bipartisan:
- preso atto delle grandi sfide che si affacciano per l’Italia, e della sempre più stringente esigenza di un'informazione e documentazione scientifica accurata, su cui basare le future scelte politiche intorno ai temi cruciali di Formazione, Innovazione e Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la crisi del sistema delle Università, oggi esacerbate da discutibili riduzioni di risorse;

- considerato il ruolo vitale della ricerca e dell'innovazione scientifica nonché delle risorse umane necessarie per rilanciare in Italia la crescita economica e la competitività specialmente nei temi attuali dell'Ambiente, Salute, Educazione, Scienza e Tecnologia ;

si chiede

un pubblico dibattito di più ampia diffusione, in cui i candidati alle cariche elettive di vari gradi (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) discutano con precisione e nella concretezza le loro visioni strategiche che contemplino la funzione prioritaria ed essenziale dell’Università e della Ricerca.

Bibliografia essenziale
1) STIMULUS Package di OBAMA del Febbraio 2009. Dal ARRA (The American Recovery and Reinvestment Act), sono fiorite una serie di “recovery acts” delle varie agenize federali di finanziamento, che hanno implemetato le loro informazioni nei siti descritti all’indirizzo: www.recovery.gov. Per es. NIH si selezionano progetti di ricerca già selezionati con peer review come “altamente meritori” (R01s e altri), che possano essere finiti entro i 2 anni, o si finanziano nuovi progetti, si accelerano ricerche in corso via supplementi agli attuali finanziamenti o infine si lancia un nuovo programma, il “NIH Challenge Grant Program”, che lancia delle nuove aree transdisciplinari, individuate da Instituti centri o uffici NIH, ved grants.nih.gov/recovery. NSF ha ricevuto $3 miliardi per il Fiscal Year 2009. Anche qui, preferenza viene accordata a progetti già giudicati positivamente al 1 Ott.08 o dopo, che però NSF non era stato in grado di finanziare, o progetti che sono già sottomessi e si potessero valutare entro Sett.09. nuovi progetti ad alto-rischio/alto ritorno. Contrariamente a NIH, i progetti saranno di normale durata (5 anni). http://www.nsf.gov/recovery. Infine, il Department of Energy Office of Science, che è guidato da un fisico premio Nobel, Steven Chu, ha ricevuto $1.2 miliardi. Anche qui, supporto sarà dedicato a progetti esistenti nei 10 National Laboratories. In aggiunta saranno finanziati “university laboratory-based researchers” su progetti di priorità nazionale. Il sito http://www.energy.gov/recovery/, raccoglie dettagli.
2) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010 http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/18/Troppo_facile_entrare_difficile_uscire_co_9_100218065.shtml
3) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario". http://magna-carta.it/content/luniversit%C3%A0-che-verr%C3%A0
4) Declan Butler, French research wins huge cash boost: President Sarkozy uses 'big loan' to push his reform agenda. Nature 462, 838 (2009) doi:10.1038/462838a
5) Sui Firb – Futuro in Ricerca, http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-gennaio-2010/ricerca-estero-fuga-cervelli.shtml?uuid=91af693c-0d76-11df-829e-8208089d2a32&DocRulesView=Libero
6) Sempre sui Firb – Futuro in Ricerca, http://futuroinricerca.miur.it/documenti/Comunicato_FIRB.pdf Si noti per es. nonostante il punteggio minimo per l'idoneità fosse 38/40esimi, solo i 204 progetti con 40/40esimi sono stati ammessi alle audizioni. In questo articolo qualche dettaglio in più: http://www.filefactory.com/file/b023fh5/n/ll_Messaggero_19_01_2010.pdf
7) Paolo Bianco, Ranieri Cancedda, Elena Cattaneo, Stefano Di Donato, Pier Mannuccio Mannucci, Jacopo Meldolesi, Giovanni Romeo, Il Sole 24 Ore, 3 Marzo, 2008 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/03/finanziamenti-ricerca-testo-appello-napolitano.shtml In cui alcunni scienziati autorevoli italiani lamentano in un pubblico appello al Presidente Napolitano che i grandi progetti di ricerca sono attribuiti con regole sempre mutevoli, suggerendo il sospetto che contatti a livello personale siano molto più important del “peer-review”, concludendo con la richiesta di una Legge di Stato per avere un’agenzia Unica per la Ricerca.
8) Bridges, dialogues towards a culture of peace. Lezioni da premi Nobel ospitati dalla “International peace foundation”. Bangkok, Thailand. 2005. http://203.159.5.16/NobelLectures/index.html
9) The National Academy of Engineering “Grand Challenges for Engineering” 2008 project (www.engineeringchallenges.org) che con un panel di 20 scienziati e imprenditori al top nel mondo, ha definite 14 priorità nelle sfide dell’ingegneria,
10) Dibattito http://www.lavoce.info/articoli/pagina774.html sulla nascita di IIT
11) interrogazione parlamentare Bachelet Tocci sull'IIT (26/11/2009) risposta del governo in commissione (26/1/2010) replica Bachelet in commissione (26/1/2010)

Contatti: Prof. Michele Ciavarella. Politecnico di BARI. V.le Gentile 182. 70125 BARI, Italy.
tel+390805962811. fax+390805962777.
http://rettorevirtuoso.blogspot.com/ facebook: michele ciavarella skype: micheleciavarella

CONVERGENZA BIPARTISAN DI RECENTI INTERVENTI DI VINCENZO VISCO E GAETANO QUAGLIARIELLO SU RIFORME UNIVERSITARIE

Vi segnalo 2 articoli che hanno creato un certo rumore, Vincenzo Visco e Gaetano Quagliariello. Cito due personaggi noti delle due parti politiche per far notare come, superata una fase di contrapposizione, le parti si stiano avvicinando.

Visco ha affrontato “La proposta Gelmini” con un tono insolito e costruttivo. “ha ottenuto da molti una valutazione «non negativa», ma anche la critica - giusta - di un approccio troppo dirigista e lesivo dell' autonomia universitaria. Ma i problemi principali derivano - a mio avviso - da ciò che nel progetto manca e cioè una visione coerente e completa di modernizzazione dell' Università italiana”.

La differenza principale tra l' Università italiana e le Università degli altri Paesi consiste nel fatto che da noi «è facile entrare» ma «difficile uscire»: tutti si iscrivono liberamente, a costi moderati, ma pochissimi si laureano nei tempi previsti e moltissimi si perdono per strada. All' estero succede il contrario. È difficile essere ammessi, ma una volta entrati gli studenti sono pressoché certi di portare a conclusione gli studi perché sono seguiti, consigliati, controllati, sostenuti giorno dopo giorno dai docenti a dal «sistema» universitario. Gli studenti devono frequentare obbligatoriamente, le università sono residenziali e diventano così comunità dove studenti e professori vivono e lavorano insieme, e dove i professori e studenti più anziani e più dotati fanno ricerca e innovano ed aggiornano gli strumenti didattici. In tale contesto è ovvio che non sono necessarie particolari norme di controllo per i professori, obblighi di tempo pieno, o di numero di ore lavorate, per il semplice motivo che i professori non hanno altra scelta che passare tutto (la maggior parte) del proprio tempo a lavorare nell' Università, e in un contesto come quello descritto sono ben contenti di farlo. Questo è il modello verso cui gradualmente dovrebbe evolvere l' Università italiana. Se non si affronta la questione in questi termini l' Università italiana resterà essenzialmente un esamificio e non diventerà mai una cosa seria. Occorrono tempo, programmazione e anche investimenti, e la verifica delle esperienze di altri Paesi (vi sono Paesi che anziché predeterminare il numero degli accessi, consentono la piena libertà di iscrizione per il primo anno, ma l' esclusione se, alla fine dell' anno non vengono superati almeno 4 o 5 esami), ma il processo va iniziato immediatamente: questo è infatti il nodo fondamentale.

Ora passo a segnalare un recente contributo del Sen. Prof. Quagliariello:

Il modello tradizionale di università aveva fra i suoi elementi fondanti la separatezza e la cooptazione: si trattava di un'istituzione che si autogovernava e autoperpetuava, e che, per questo, si teneva il più possibile al riparo da quel che accade nel mondo esterno.

Oggi quel modello non è più perseguito. All’università si richiede di interagire col mondo esterno, di seguirne se non addirittura di anticiparne i cambiamenti, oltre che di esserne sottoposta al vaglio. Insomma, all'università si chiede di “stare sul mercato”. Separatezza e cooptazione sono principi che hanno perso legittimità. E questo mutamento si riflette nelle pressioni che ogni giorno sono esercitate sul docente universitario, al quale si richiede di essere al contempo didatta, ricercatore, manager attento alle esigenze del mercato, fund raiser, eccetera. E si riflette poi, a un livello meno nobile, sulla politica di comunicazione seguita da troppi atenei, intenta a promuovere il prodotto quasi si trattasse di una saponetta Camay.

Estraggo ancora:
Bisogna che l'università modifichi il suo paradigma, cedendo a queste spinte che vengono dall'esterno? A questo quesito risponderei, al tempo stesso, sì e no. Sì perché il modello tradizionale, in primo luogo, era effettivamente in eccessiva disarmonia con il tempo presente. Esso, inoltre, consentiva che si aprissero troppe nicchie e sinecure. Sotto il manto della separatezza e della cooptazione, insomma, si celavano (e continuano a celarsi) pigrizie e clientelismi: meno forse di quanto non si pensi, ma certo in misura non irrilevante.

A mio avviso c’e’ anche una equilibrata critica alla Riforma Gelmini

La soluzione più in voga per correggere queste storture e per approdare al mitico equilibrio, sponsorizzata dalla pubblicistica e battuta da molti governi (e in ciò, lo dico con il rispetto che si deve alle tesi verso le quali si è antagonisti, le ricette del ministro Mussi rappresentano quasi un idealtipo) è stata la soluzione dirigistica: gravare gli atenei di regole, vincoli, controlli a valle, provando per questa via a rendere virtuose le università e i professori universitari.

Io ritengo questa una via sbagliata, da abbandonare. Non si può chiedere a un’istituzione di agire strategicamente e reagire alle trasformazioni dell’ambiente e al contempo negarle la libertà necessaria a queste azioni e reazioni.

Sono un sostenitore della via opposta: dare agli atenei la massima libertà possibile, controllando con rigore ma a monte, ex post, al momento del raggiungimento della vetta, il loro operato. Per far questo è necessario costruire un sistema efficace e severo di incentivi e disincentivi per chi della propria libertà faccia un uso buono o cattivo: modello – sia detto per inciso - utilizzato con successo in Gran Bretagna fin dalla fine degli anni Ottanta. In quegli anni con il professor Pombeni mi recavo a studiare ad Oxford: il tempio del modello tradizionale. Sono stato testimone diretto delle feroci reazioni suscitate nei colleghi inglesi da quel cambio di paradigma. Oggi, dopo più di vent'anni, si può dire che quelle reazioni erano ingiustificate e che quel mutamento era necessario. Ora come allora è possibile spingere, attraverso gli incentivi e disincentivi di cui sopra, per un verso gli atenei a rispondere alle richieste che provengono dall’ambiente loro circostante; per l'altro verso, a costruire all’interno degli atenei dei percorsi di eccellenza, entro i quali sia possibile produrre ragionamenti e ricerche, almeno in una certa misura, “fuori dal tempo”.



Quel che ci porta a considerare assai positivamente la base di partenza che questo provvedimento ci propone può essere sintetizzato in quattro punti:
a) L'enfasi sulla valutazione ex post, con la costruzione di un sistema di incentivi e disincentivi per atenei e singoli docenti: legati ai finanziamenti per gli atenei, e agli scatti stipendiali e alla partecipazione alle commissioni di concorso per i docenti. Questa, come s’è detto, la via maestra verso una modernizzazione del sistema universitario che ne rispetti la specificità e quel che è rimasto della tradizione;
b) la lista aperta di idoneità nazionale: sistema di controllo complessivo della qualità dei cooptati che limita ma non annulla la libertà degli atenei di cooptare chi ritengano opportuno, sotto la propria responsabilità;
c) la semplificazione della struttura interna degli atenei, con l’abolizione delle facoltà: riduzione di duplicazioni, burocratismi, organi collegiali, semplificazione delle procedure decisionali e quindi anche dell’attribuzione di responsabilità;
d) la riforma della governance degli atenei, perché accentra il potere, rendendo più chiara l’attribuzione di responsabilità, maggiore la possibilità di indirizzo dell’ateneo e minore la possibilità di gestioni caotiche e finanziariamente scriteriate come quelle che abbiamo visto negli ultimi anni.

Un esame critico come quello che si deve compiere in una fase di avvio della discussione impone però, accanto agli aspetti positivi, di segnalare anche alcuni limiti nella prospettiva di possibili correzioni. A me sembra che l’impianto della legge, nel suo complesso, presenti ancora un'impronta fondamentalmente dirigista. Non è, come si è detto, un male in sé: nell'attesa che il meccanismo di incentivi/disincentivi ex post vada a regime, il legislatore ha deciso di conservare e in qualche caso di rafforzare i vincoli ex ante per evitare che il sistema possa scivolare verso l'anarchia. Per far sì però che questa contraddizione diventi una felice ambiguità è comunque necessario riportare i vincoli a priori entro limiti compatibili.

E' necessario fare uno sforzo anche su un altro aspetto: dopo aver disciplinato minuziosamente la governance degli atenei, la legge non può tacere sulla sostanza della composizione del consiglio di amministrazione. Vale la pena chiudere il cerchio e stabilire dove debba essere il “manico” delle università, garantendo che gli atenei non vengano presi per fame da Regioni, fondazioni bancarie, poteri più o meno forti.

Infine, una volta che il secchio sia stato riparato, bisognerà pure versarci qualcosa dentro. In Francia e Germania si stanno investendo miliardi di euro nei poli di eccellenza. Noi dobbiamo recuperare il ritardo. Contemporaneamente alla riforma, dobbiamo metter mano al sistema di alta formazione sorto spontaneamente assumendo questi anni di spontaneismo come una fase di sperimentazione e riportando il meglio di quest'esperienza a fattor comune. E' l'unico modo per evitare che queste istituzioni si trasformino in nuove baronie o in dependance di questo o quell'ateneo.

Inoltre, la federazione tra atenei dev'essere precondizione per un grande programma di centri di eccellenza che eviti le sovrapposizioni e stimoli in senso positivo la concorrenza.

Questa legislatura si è inaugurata con la classe accademica intenta a chiedere soltanto più soldi e un governo ingiustamente accusato di tagliare in modo indiscriminato, per penalizzare la cultura e ceti che tradizionalmente gli sono stati ostili. Questa contrapposizione iniziale è stata superata. Bisogna dare atto al ministro Gelmini di essere riuscita a far comprendere che la riforma implicava il mettersi in discussione, ma che tale atteggiamento non era inteso né come una punizione né come un pegno da pagare. Si è così instaurato un nuovo clima, e questa proposta ne è il più evidente risultato. Se sapremo condurla in porto con cura, migliorandola ulteriormente, rafforzando la collaborazione e la comprensione reciproca, potrà veramente essere una svolta. Anche al di là del suo significato legislativo.


Io personalmente, data la nuova fase inaugurata dal Sen. Quagliariello, propongo una serie di petizioni, di cui la pertinente con il diritto allo studio è:

0) Young generation petition. Petizione per lancio progetto “Motivazione dei Giovani nelle Università”, con borse di studio per studenti svantaggiati o meritevoli sulla base di tests PISA, GMAT, e progetti per il tutoraggio "personalized learning", con incentivi sia a docenti che a studenti, basati su miglioramento in tali tests. Si chiedono altri 100 milioni. In altre parole, la mia idea e' che se i giovani si perdono, è anche perché i docenti non li seguono one-to-one e face-to-face come ad Oxford da mille anni... Si potrebbe persino aprire a progetti di studenti che fondano vere Università Online, di supporto quindi agli studenti, per ora (chissà in futuro soppianteranno le Università meno virtuose troppo lente), come quella di Marco de Rossi, www.oilproject.org, che a 19 anni è un “Rettore Bambino” e sta già aiutando 9000 studenti, iscritti da lui gratis, e magari in altre università, a conoscere i temi dell’innovazione. Lui stesso e’ studente di Bocconi, a dimostrare che le Università reali ancora servono… ma per quanto?


Bigliografia
1) V. Visco, Troppo facile entrare, difficile uscire. Ora una riforma per l' Università. I SEI PUNTI DA AFFRONTARE, Corriere della Sera, 18 febbr.2010
2) Gaetano Quagliariello, L'università che verrà, 12 febbraio 2010. convegno a Bologna "Verso una riforma: come modernizzare il sistema universitario".