Avremo ora 90 mila docenti da stabilizzare, prima che qualche povero ingenuo che vuole passare per merito e non è passato finora, magari perchè è all'estero, potrà tornare in Italia. Largo allora alle nuove stabilizzazioni! Poichè tuttavia tutti parlano di merito, ne torno a parlarne anche io, come alla lettera al direttore della Gazzetta, anche se mi attiro le critiche, ben meritate visto che ci sono grandi numeri di persone che si muovo contro il merito. Ora mi attirerà le critiche dei professori a contratto, ma ormai ci sono abituato. Chissà che alle urla rumorose degli arroganti, faccia eco il silenzio assordante dei giusti.
Cosa diranno infatti ora i ricercatori in sciopero, visto che i prof. a contratto chiedono regolarizzazione e minacciano la class action... si va avanti con cicli di assunzioni precarie e stabilizzazioni di massa ope legis -- avanti il prossimo!
E chi sarà daccordo ora con la categoria ultra-precaria dei ricercatori a tempo determinato? Nel resto del mondo, come ho già ricordato in precedenti post, per es. questo sui ricercatori, c'e' la categoria dei docenti in prova "Assistant professor", e dopo 5-6 anni, viene contemporaneamente valutato per la promozione ad "Associate professor" e per la conferma- tenure. In Italia, con la classe dei ricercatori, i docenti in prova vengono confermati praticamente al 99-100% delle volte, ma non promossi sempre, e questo ha creato un certo malumore, esploso pero' ora dopo 30 anni in modo curioso, in concomitanza con i tagli più severi della storia dell'Università, e con la messa in esaurimento della categoria. Si teme cosa esattamente? Che scelta di tempi è questa?
Sui corsi e ricorsi del reclutamento italiano, si veda questo commentando il bel libro di Andrea Graziosi sul degrado dell'Università Italiana ad università di massa per allargamento, e questo sulla proposta di prepensionamento Carrozza-Meloni.
Fino al 1968, c'era un sistema di ordinari-direttori di istituti monocattedra (i "baroni") che avevano un codazzo di assistenti e incaricati sottopagati e non regolari. Con il fallimento di tutte le proposte di Riforma, si arriva agli anni '80, in cui entrarono con "ope legis" ossia senza vero concorso, oltre 30 mila docenti, che nei prossimi 10 anni andranno quasi tutti in pensione -- i numeri esatti cambiano da un autore e un giornalista all'altro, ma in sostanza mi fido di questi numeri di Sylos-Labini e Zapperi.
Ora, non contenti di questo mega-concorso, e di altri mega-concorsi anche per ordinari (dal '73 ad oggi), l'Università italiana ha visto il "mega-concorso" Berlinguer negli anni a cavallo del 2000, con un 20% di incremento della classe docente (da 50 mila a 60mila) e un ben più sostanzioso progresso della classe degli ordinari (+50%). Sarebbe interessante capire dei ricercatori nati nel 1982 ossia 30 anni fa, quanti sono passati associati prima della Berlinguer e quindi probabilmente ordinari con il concorso Berlinguer. E sapere quanti degli associati ex-382 degli anni 80 sono passati ordinari. In definitiva, quanti dei 26 mila attuali ricercatori che vogliono passare associati allargando la categoria, non quelli originari degli anni '80, che hanno avuto fior fior di possibilità di passare associati con concorsi.
Comunque, stabilizzare oggi i 26 mila ricercatori, anche se non in modo oneroso subito (ma shiftato di qualche anno tramite una nuova scala di anzianità), è operazione pari quasi alla 382 come grandezza. E questa della class action dei prof. a contratto è una nuova ondata di stabilizzazione, con numeri senza precedenti.
Si tratta infatti di più dell'attuale classe di professori strutturati, visto che il CODACONS parla di 55% del corpo docente è composto da professori a contratto che, come dicono i ricercatori "pur essendo impegnati in mansioni del tutto paritetiche a quelle dei docenti interni, ricevono un trattamento economico a dir poco insignificante e sono privi di qualunque tutela assistenziale e previdenziale”. Se i docenti italiani sono 60mila, deduco che quelli a contratto sono almeno altrettanti.
Insomma, queste operazioni, guai a chiamarle "ope legis", potrebbero stabilizzare o far passare di grado un totale di 26mila + 60mila= quasi 90 mila docenti, mentre la Gelmini parla di tagliare il fondo FFO del 20%, ossia vorrebbe tornare ai 50 mila docenti del prima Concorso Berlinguer. Un gran casino, e certo, il merito di chi vorrebbe passare per concorso meritocratico, è cosa su cui non fare affidamento!
"In our time it is broadly true that political writing is bad writing. Where it is not true, it will generally be found that the writer is some kind of rebel, expressing his private opinions and not a "party line." Orthodoxy, of whatever color, seems to demand a lifeless, imitative style." George Orwell, "Politics and the English Language," 1946
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domenica 13 giugno 2010
mercoledì 19 maggio 2010
Lettera al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, pubblicata 19 Maggio 2010, su Sciopero Ricercatori e Riforma Gelmini

Sullo sciopero contro il decreto GELMINI: perchè questa ossessione pro o contro i ricercatori?
(pubblicato in versione erroneamente bozza su Gazzetta del Mezzogiorno di ieri Mercoledi' 19 Maggio a pag.17 come lettera al Direttore, con il titolo:
ECCO COME FARE MERITOCRAZIA)
Si fa un gran parlare da molti mesi di Riforma Gelmini, quasi solo dal punto di vista dei ricercatori, che questa settimana hanno dichiarato uno “sciopero” contro l’istituzione dei “ricercatori a tempo determinato”. Questo nuovo ruolo pare estremamente “precario” in teoria, e risponde alla convinzione diffusa che i posti da ricercatore in passato siano stati assegnati senza veri “concorsi” competitivi, a livello locale, gestiti in modo “baronale”, senza possibilità di correzione una volta assegnati. Oggi la categoria, già individuata dal Ministro Moratti, e che propone con forza il Ministro Gelmini (dato che gli ultimi concorsi di vecchio tipo sono ancora in atto, l’ultima tornata “Mussi”) farebbe un salto nel vuoto dopo 3+3 anni, ma nessuno ci crede. Infatti, i vecchi “ricercatori a tempo indeterminato” già in servizio sono preoccupati di risolvere il loro status giuridico e avere qualche garanzia, temendo che i nuovi a “tempo determinato” siano addirittura a loro favoriti in futuro nel passaggio al ruolo superiore di Professori associati. Ecco quindi la proposta di un passaggio ad associati in massa, con o senza aumento stipendiale, che è emerso tra le varie possibilità. La sfiducia nel sistema meritocratico italiano è tanto elevata che ci si muove contro il nuovo ruolo “precario” non tanto perché è più radicale dei sistemi più duri americani, ma solo perché si teme sia l’antecamera di un ope legis generalizzato, che induce i “vecchi” ricercatori a chiedere un “ope legis” preventivo per loro! La riforma “meritocratica” e “liberista” induce desideri a cascata di “ope legis” non meritocratici. I paradossi italiani. Confermati da uno degli emendamenti sul DDL Gelmini che abolisce la tenure (conferma) di associati e ordinari – un segnale appunto della contraddizione della Riforma Gelmini e delle vere spinte che la muovono, non certo meritocratiche. E' vero che in Italia di fatto non serviva la conferma, ma abolirla, perche' mai? Si vuole spostare tutta la fatica e la difficoltà sui giovani? Persino nel durissimo e famoso MIT la selezione durissima in ingresso fa entrare pochissimi (1 su 10 per gli studenti, e uno su varie centinaia per quanto riguarda i docenti), ma di questi mediamente resta dopo la "tenure case" quasi la metà (45% secondo recenti rilevazioni degli ultimi dieci anni)! Quindi Gelmini ci vuole forse fare raggiungere e anche doppiare l’MIT? Ricorda la storia di IIT, che si dichiara estremamente meritocratico e, anche più di MIT, che ha prevalenza di dottorandi su studenti, ha solo dottorandi. Vedremo se IIT farà, con i privati nel CdA, i risultati di MIT, che con poche migliaia di persone laureate all’anno, produce un “PIL” equivalente da parte dei suoi “alumni” che è superiore a quello dell’Italia intera – secondo rilevazioni Istituto Kauffmann.
Ma facciamo anche un quadro generale del momento. La crisi europea induce Tremonti e Brunetta a dire che presto occorrerà fare dei tagli alle pensioni e agli scatti stipendiali automatici, se tutto va bene. Se va male, ci saranno tagli e basta. In queste condizioni, ha dichiarato Brunetta, non si potranno fare le riforme meritocratiche previste. E perché non il contrario? Mi spiego meglio.
Non esiste anche un problema italiano di lassismo e poca efficienza invece dei docenti entrati da tempo? O il “concorso” da loro superato garantisce a vita una dirittura morale, un attaccamento al lavoro, uno spirito di servizio in automatico, per tutti? Difficile che il Ministro Gelmini, o la Emma Marcegaglia, lo possano credere, e risulta curioso quindi che la loro battaglia contro i “Baroni” si riduca a far entrare i giovani in modo precario, con queste mini-riforme parziali e laceranti.
Io avrei proposto questo "emendamento": istituzione di un percorso "tenure-track" esteso a tutte le categorie. A fronte di ogni chiamata di posto tuttavia, ci i sia una garanzia di budget di conferma in ruolo di almeno il 50% dei vincitori di concorso.
Questo, onde evitare che le Università non possano trattenere i migliori per esclusiva mancanza di fondi. O, al tempo stesso, che non possano "liberarsi" dei peggiori una volta entrati.
La questione potrebbe essere spinosa, dato che riguarda il famoso "posto fisso": in Italia, come nella maggior parte dei paesi, si è voluto dare il posto fisso all’università anche con una grande libertà di svolgimento del proprio lavoro e di pensiero e di indipendenza, quando si era usciti dal sistema nazi-fascista (che aveva cacciato molte menti per la loro appartenza razziale), per evitare le persecuzioni da parte dei superiori, i trasferimenti arbitrari, i licenziamenti arbitrari. Questo si fa anche in USA, dove si preferisce correre il rischio che qualche furbo riesca a prendere la conferma senza meritarla ("Tenure") e poi non far più nulla, piuttosto che impedire che qualche pensatore davvero illuminato, mosso da un’idea del tutto geniale, non possa lavorare per 40 anni da solo senza nessun tipo di pressione esterna, e magari portare ad una scoperta da premio Nobel. Si sa infatti che le scoperte migliori seguono la regola di Pareto, ossia l'80% è fatta dal 20% di individui (anzi per i Premi Nobel, il fronte sarà sicuramente più netto). Se ad MIT arrivassero 2 Einstein nello stesso Dipartimento, magari non sarebbero confermati entrambi! E senza scandalo. Noi ci culliamo di fare grande demagogia e di fare entrare tutti e solo i migliori sulla carta, ma poi in realtà quanti Einstein entrano?
Ma se qualcuno ha un comportamento particolarmente grave, in USA esiste la “revocation”. Ebbene, non si tratta di una cosa tanto rara, se uno studio del 7/12/1994 del The Chronicle of Higher Education riporta 50 licenziamenti ogni anno in USA, e un altro del Wall Street Journal del 10 Gennaio 2005 conferma il dato di 50 -75 docenti all’anno. Su un totale di ca.280mila, si tratta del 0.027%. Per la classe dei ca.60mila docenti italiani, dovrebbe corrispondere a 16 docenti licenziati all’anno, non tanto da risparmiare ma almeno un esempio!
La Riforma Gelmini non porta ad un quadro nuovo nell’Università, ma solo lacerazioni tra categorie, e voglia di “ope legis” a catena, in aperto contrasto con la logica “meritocratica”, e in stridente contrasto persino con gli emendamenti che la stessa Maggioranza sta proponendo. Nessuno crede davvero alla meritocrazia, e si stimolano cosi’ rivolte, scioperi, richieste di ope legis.
Questo disordine per mancanza di visione di insieme va di pari passo con il nuovo sistema di valutazione delle Università (VQR?). Non è esso in fatti in aperta contraddizione con l’emendamento della Lega, che introduce un “premio” secondo un nuovo criterio estemporaneo, per 1.5% del Fondo FFO delle Università. Quindi mentre si regolarizza, si fa un ennesimo strappo, qualcuno dice a grande vantaggio delle Università del Nord. Un gran parlare, ma si procede così da 50 anni. Addirittura, si può anche pensare che tutte le Riforme dei concorsi non hanno creato che situazioni transitorie, che si sono risolte nella “paura” che ogni volta fosse “l’ultima utile” per far passare i mediocri allievi, tanto poi i “bravi” passeranno alla tornata con le nuove regole “meritocratiche”. Salvo poi avere altre ondate di riforme, e così via cantando.
Io proporrei passi graduali, e omogenei per tutte le categorie. Quindi, di passare dal 100% di “confermati” che c’e’ ora, non allo 0% che chiede la Gelmini per i ricercatori a tempo determinato (e solo per loro), passaggio estremo e su cui nessuno crede. Chiedo un passaggio al 50%. Sembra logico no? Un primo passo per evitare licenziamenti o tagli di stipendi di massa, e una vera prima, forse, scelta meritocratica.
D'altronde, a cosa servono i ricercatori a tempo determinato? Sono dei Post-Doc a tutti gli effetti, di cui gli USA sono pieni, specie in alcune materie. Evidentemente in Italia il posto di Assegnista di Ricerca o di Post-dottorando non vengono visti bene, quindi la soluzione cui si pensa è cambiare il nome! Che si faccia una tenure sola in una carriera è ragionevole pensarlo, e in questo caso la conferma si potrebbe abolire solo nei passaggi successivi di carriera. Non pensavo certo ad un sistema sbarrato al 50% per tre volte nella carriera, ossia da ricercatore, da associato e da ordinario. Questo è fuori discussione. Però ben venga un inizio di carriera da associato o da ordinario direttamente, così ogni tanto prendiamo qualcuno da fuori.
--
Cordiali Saluti, Prof. Ing. Michele Ciavarella
Politecnico di Bari
delegato del Rettore al CNR
tel+390805962811 fax+390805962777
Editor, ITALIAN SCIENCE DEBATE,www.sciencedebate.it,
Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal, http://imechanica.org/node/7878
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