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lunedì 27 febbraio 2012

se le private sono queste... ben vengano le pubbliche! IDEA: eliminiamo ANVUR e valutiamo solo i Rettori ?

E' apparsa ieri sul Secolo XiX una interessante inchiesta.

In particolare il caso peggiore pare sia quello purtroppo nella mia citta' di
Bari, anzi alle porte di Bari, nel centro commerciale vicino alla LUM di
proprieta' della Famiglia DeGennaro da sempre chiacchierata per molta ....
spericolatezza.

Quanti soldi drenano le private si vede chiaramente sull'inchiesta, e poi, come mai drenano cosi' tanti soldi pubblici, visto che sono private? Persino le migliori
due o tre, come Bocconi naturalmente, costa tantissimo al privato,
tantissimo al contribuente, e alla fine, e' al 629 posto della classifica
SCIMAGO, dove Politecnico di Bari e' la prima pubblica, per impatto
scientifico normalizzato, a pochi posti di distanza, 634. Qualcosa non
torna, e le Riforme in atto non vanno in nessuna delle direzioni
intelligenti e strategiche. Quindi saranno tutte cosi' le universita'
italiane del futuro? E se ANVUR fara' la certificazione, togliera' subito
a queste qualsiasi valore legale, o invece tartassera' le cmq decenti
Universita' pubbliche che ancora abbiamo, per fortuna?

Valutiamo piuttosto i Rettori con i criteri ANVUR. Invece di fare un
lavoraccio, ci sbrighiamo in pochi minuti, e abbiamo un quadro
significativo. Qualche giornalista magari mi ascolta e lo fa. Se ne
volete parlare, avendo molti dati, sono a disposizione.
--
_________
Prof. Ing. Michele Ciavarella. Centro di Eccellenza in Meccanica
Computazionale. Politecnico di BARI.
+39 080 5962811, mob. +393204316816. Humboldt fellow 2010-2012. University
TUHH. Germany. http://poliba.academia.edu/micheleciavarella

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Convegno IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA ITALIANA Sabato 17 marzo 2012,
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mercoledì 19 maggio 2010

Lettera al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, pubblicata 19 Maggio 2010, su Sciopero Ricercatori e Riforma Gelmini


Sullo sciopero contro il decreto GELMINI: perchè questa ossessione pro o contro i ricercatori?


(pubblicato in versione erroneamente bozza su Gazzetta del Mezzogiorno di ieri Mercoledi' 19 Maggio a pag.17 come lettera al Direttore, con il titolo:
ECCO COME FARE MERITOCRAZIA
)

Si fa un gran parlare da molti mesi di Riforma Gelmini, quasi solo dal punto di vista dei ricercatori, che questa settimana hanno dichiarato uno “sciopero” contro l’istituzione dei “ricercatori a tempo determinato”. Questo nuovo ruolo pare estremamente “precario” in teoria, e risponde alla convinzione diffusa che i posti da ricercatore in passato siano stati assegnati senza veri “concorsi” competitivi, a livello locale, gestiti in modo “baronale”, senza possibilità di correzione una volta assegnati. Oggi la categoria, già individuata dal Ministro Moratti, e che propone con forza il Ministro Gelmini (dato che gli ultimi concorsi di vecchio tipo sono ancora in atto, l’ultima tornata “Mussi”) farebbe un salto nel vuoto dopo 3+3 anni, ma nessuno ci crede. Infatti, i vecchi “ricercatori a tempo indeterminato” già in servizio sono preoccupati di risolvere il loro status giuridico e avere qualche garanzia, temendo che i nuovi a “tempo determinato” siano addirittura a loro favoriti in futuro nel passaggio al ruolo superiore di Professori associati. Ecco quindi la proposta di un passaggio ad associati in massa, con o senza aumento stipendiale, che è emerso tra le varie possibilità. La sfiducia nel sistema meritocratico italiano è tanto elevata che ci si muove contro il nuovo ruolo “precario” non tanto perché è più radicale dei sistemi più duri americani, ma solo perché si teme sia l’antecamera di un ope legis generalizzato, che induce i “vecchi” ricercatori a chiedere un “ope legis” preventivo per loro! La riforma “meritocratica” e “liberista” induce desideri a cascata di “ope legis” non meritocratici. I paradossi italiani. Confermati da uno degli emendamenti sul DDL Gelmini che abolisce la tenure (conferma) di associati e ordinari – un segnale appunto della contraddizione della Riforma Gelmini e delle vere spinte che la muovono, non certo meritocratiche. E' vero che in Italia di fatto non serviva la conferma, ma abolirla, perche' mai? Si vuole spostare tutta la fatica e la difficoltà sui giovani? Persino nel durissimo e famoso MIT la selezione durissima in ingresso fa entrare pochissimi (1 su 10 per gli studenti, e uno su varie centinaia per quanto riguarda i docenti), ma di questi mediamente resta dopo la "tenure case" quasi la metà (45% secondo recenti rilevazioni degli ultimi dieci anni)! Quindi Gelmini ci vuole forse fare raggiungere e anche doppiare l’MIT? Ricorda la storia di IIT, che si dichiara estremamente meritocratico e, anche più di MIT, che ha prevalenza di dottorandi su studenti, ha solo dottorandi. Vedremo se IIT farà, con i privati nel CdA, i risultati di MIT, che con poche migliaia di persone laureate all’anno, produce un “PIL” equivalente da parte dei suoi “alumni” che è superiore a quello dell’Italia intera – secondo rilevazioni Istituto Kauffmann.



Ma facciamo anche un quadro generale del momento. La crisi europea induce Tremonti e Brunetta a dire che presto occorrerà fare dei tagli alle pensioni e agli scatti stipendiali automatici, se tutto va bene. Se va male, ci saranno tagli e basta. In queste condizioni, ha dichiarato Brunetta, non si potranno fare le riforme meritocratiche previste. E perché non il contrario? Mi spiego meglio.

Non esiste anche un problema italiano di lassismo e poca efficienza invece dei docenti entrati da tempo? O il “concorso” da loro superato garantisce a vita una dirittura morale, un attaccamento al lavoro, uno spirito di servizio in automatico, per tutti? Difficile che il Ministro Gelmini, o la Emma Marcegaglia, lo possano credere, e risulta curioso quindi che la loro battaglia contro i “Baroni” si riduca a far entrare i giovani in modo precario, con queste mini-riforme parziali e laceranti.

Io avrei proposto questo "emendamento": istituzione di un percorso "tenure-track" esteso a tutte le categorie. A fronte di ogni chiamata di posto tuttavia, ci i sia una garanzia di budget di conferma in ruolo di almeno il 50% dei vincitori di concorso.

Questo, onde evitare che le Università non possano trattenere i migliori per esclusiva mancanza di fondi. O, al tempo stesso, che non possano "liberarsi" dei peggiori una volta entrati.

La questione potrebbe essere spinosa, dato che riguarda il famoso "posto fisso": in Italia, come nella maggior parte dei paesi, si è voluto dare il posto fisso all’università anche con una grande libertà di svolgimento del proprio lavoro e di pensiero e di indipendenza, quando si era usciti dal sistema nazi-fascista (che aveva cacciato molte menti per la loro appartenza razziale), per evitare le persecuzioni da parte dei superiori, i trasferimenti arbitrari, i licenziamenti arbitrari. Questo si fa anche in USA, dove si preferisce correre il rischio che qualche furbo riesca a prendere la conferma senza meritarla ("Tenure") e poi non far più nulla, piuttosto che impedire che qualche pensatore davvero illuminato, mosso da un’idea del tutto geniale, non possa lavorare per 40 anni da solo senza nessun tipo di pressione esterna, e magari portare ad una scoperta da premio Nobel. Si sa infatti che le scoperte migliori seguono la regola di Pareto, ossia l'80% è fatta dal 20% di individui (anzi per i Premi Nobel, il fronte sarà sicuramente più netto). Se ad MIT arrivassero 2 Einstein nello stesso Dipartimento, magari non sarebbero confermati entrambi! E senza scandalo. Noi ci culliamo di fare grande demagogia e di fare entrare tutti e solo i migliori sulla carta, ma poi in realtà quanti Einstein entrano?

Ma se qualcuno ha un comportamento particolarmente grave, in USA esiste la “revocation”. Ebbene, non si tratta di una cosa tanto rara, se uno studio del 7/12/1994 del The Chronicle of Higher Education riporta 50 licenziamenti ogni anno in USA, e un altro del Wall Street Journal del 10 Gennaio 2005 conferma il dato di 50 -75 docenti all’anno. Su un totale di ca.280mila, si tratta del 0.027%. Per la classe dei ca.60mila docenti italiani, dovrebbe corrispondere a 16 docenti licenziati all’anno, non tanto da risparmiare ma almeno un esempio!

La Riforma Gelmini non porta ad un quadro nuovo nell’Università, ma solo lacerazioni tra categorie, e voglia di “ope legis” a catena, in aperto contrasto con la logica “meritocratica”, e in stridente contrasto persino con gli emendamenti che la stessa Maggioranza sta proponendo. Nessuno crede davvero alla meritocrazia, e si stimolano cosi’ rivolte, scioperi, richieste di ope legis.

Questo disordine per mancanza di visione di insieme va di pari passo con il nuovo sistema di valutazione delle Università (VQR?). Non è esso in fatti in aperta contraddizione con l’emendamento della Lega, che introduce un “premio” secondo un nuovo criterio estemporaneo, per 1.5% del Fondo FFO delle Università. Quindi mentre si regolarizza, si fa un ennesimo strappo, qualcuno dice a grande vantaggio delle Università del Nord. Un gran parlare, ma si procede così da 50 anni. Addirittura, si può anche pensare che tutte le Riforme dei concorsi non hanno creato che situazioni transitorie, che si sono risolte nella “paura” che ogni volta fosse “l’ultima utile” per far passare i mediocri allievi, tanto poi i “bravi” passeranno alla tornata con le nuove regole “meritocratiche”. Salvo poi avere altre ondate di riforme, e così via cantando.

Io proporrei passi graduali, e omogenei per tutte le categorie. Quindi, di passare dal 100% di “confermati” che c’e’ ora, non allo 0% che chiede la Gelmini per i ricercatori a tempo determinato (e solo per loro), passaggio estremo e su cui nessuno crede. Chiedo un passaggio al 50%. Sembra logico no? Un primo passo per evitare licenziamenti o tagli di stipendi di massa, e una vera prima, forse, scelta meritocratica.

D'altronde, a cosa servono i ricercatori a tempo determinato? Sono dei Post-Doc a tutti gli effetti, di cui gli USA sono pieni, specie in alcune materie. Evidentemente in Italia il posto di Assegnista di Ricerca o di Post-dottorando non vengono visti bene, quindi la soluzione cui si pensa è cambiare il nome! Che si faccia una tenure sola in una carriera è ragionevole pensarlo, e in questo caso la conferma si potrebbe abolire solo nei passaggi successivi di carriera. Non pensavo certo ad un sistema sbarrato al 50% per tre volte nella carriera, ossia da ricercatore, da associato e da ordinario. Questo è fuori discussione. Però ben venga un inizio di carriera da associato o da ordinario direttamente, così ogni tanto prendiamo qualcuno da fuori.

--
Cordiali Saluti, Prof. Ing. Michele Ciavarella
Politecnico di Bari
delegato del Rettore al CNR
tel+390805962811 fax+390805962777
Editor, ITALIAN SCIENCE DEBATE,www.sciencedebate.it,
Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal, http://imechanica.org/node/7878
http://poliba.academia.edu/micheleciavarella
http://www.youtube.com/user/RettoreVirtuoso

domenica 4 aprile 2010

DDL Gelmini in dirittura d'arrivo tra MILLE tagli critiche e scandali -- dove sta andando l'Università Italiana?

Tento di riassumere e commentare una serie di articoli ed editoriali collegati tra loro sul sito dell'ISSNAF e Scienza in Rete, e una recente indagine del giornale "la Repubblica" sullo scandalo delle Università Online.

Il DDL Gelmini è una realtà in evoluzione e non facile da seguire --- per ora la raccolta più completa è stata fatta dalla Società di Chimica Italiana e la mailing list UNILEX, 283 pagine di "delirio normativo" per lasciare "autonomia" e libertà --- parole di libertà, e liberismo, o 300 pagine di dirigismo che solo per essere decifrate, richiederanno grande fatica ed energia? E ulteriore energia per essere poi aggirate con logica gattopardesca per renderle riforme cosmetiche? In ogni caso, immagino che passeranno con la fiducia nelle prossime settimane!

Cosiccome rimane utile il Gelminometer dell'associazione VIA-Academy degli scienziati italiani in UK, con 138 riferimenti interessanti, di cui per es. segnaliamo solo gli ultimi due: del 26 marzo - Grande sconcerto provoca l'uscita, a nome del Ministro Meloni, e citare le ultime dichiarazioni del Ministro Gelmini , fra cui: "In realta' - spiega il ministro - c'e' qualche emendamento del relatore Valditara che va nella direzione di semplificare le regole per i concorsi. L'importante e' che il Parlamento si riveli piu' riformista del Governo...". Qualche, in questo caso, dovrebbe riferirsi alle varie centinaia di emendamenti presentati dal Sen. Valditara e dalla maggioranza - ad ulteriore dimostrazione della limitata dimestichezza che Ministri di questo Governo hanno con i numeri. The problem of ministerial numeracy appears to be serious! Ma quando mai sara' nominato ministro una matematica in Italia?

Infine, del 1 Aprile l'articolo de La Repubblica che 'scopre' la piaga del precariato gratis che sorregge una buona fetta d'insegnamento nelle universita' italiane [138], situazione inconcepibile in UK. .

"Gelmini’s DDL: A Course Correction is Needed?"
As parliamentary discussion approaches, Paola Potestio* and Aldo Rustichini** ask a few questions focused on the DDL’s vision for reform – which they claim is lacking -- its objectives, and the effectiveness of the strategies designed to ensure that the objectives can be reached. Potestio and Rustichini’s stance on these issues is quite critical, and they make the case for a course correction.

Gelmini-Ddl -- From Words to Deeds, ISSNAF Present and Future of Italian University
Paola Potestio – Aldo Rustichini (The authors write in their personal capacity)
Il disegno di legge sull’università: le necessarie correzioni di rotta che è anche su ScienzainRete qui.

Paola Potestio e Aldo Rustichini dicono: E’ bene fondare una valutazione del disegno di legge sull’università, presentato in Consiglio dei ministri e avviato all’iter parlamentare, sui seguenti tre quesiti:
1. Quale è l’ispirazione del progetto?
2. Quali sono gli obiettivi?
3. Quali sono le linee strategiche verso quegli obiettivi e gli eventuali vincoli percepiti?
Rispondere ai tre quesiti consente di chiarire i limiti del disegno di legge e le correzioni di rotta necessarie.


Si esprime ragionevole dubbio che la Riforma Gelmini vada verso la valorizzazione del "merito" e "dell'efficienza" come sembra decantare, in realtà prevale la linea strategica della "riforma della governance centrale degli atenei". La riforma sembra ispirata dall'Associazione TreeLLLe, è impostata su una forte accentuazione del potere del rettore, e un recente emendamento presentato dal PDL sul DDL lo vede anche nominato dall'esterno, come in Bocconi. Si basa su un Consiglio di Amministrazione che prendere le redini dell'Ateneo come in un'azienda, e la cui dimensione è fissata in 11 membri, di cui almeno il 40% costituito da persone esterne all’ateneo; infine, sulla creazione della figura del direttore generale, in sostituzione dell’attuale direttore amministrativo.

Ci sono degli elementi che sembrano portare verso il modello delle Aziende Ospedaliere, proprio nei momenti in cui tanti scandali sono avvenuti nella Sanità, e tanto si parla di tornare a nomine dei Direttori Generali non di tipo politico, ma basato su concorsi. Insomma, una scelta rischiosa: per tentare di "rendere efficiente" l'Ateneo (perchè è indubbio che l'elezione interna, il meccanismo attuale, porta a troppi equilibri immutabili), si rischia di politicizzare e aziendalizzare gli Atenei. E qui si può essere fortunati, e portare ad un rinnovamento, oppure si può andare verso CdA e Direttori Generali senza scrupoli, specie laddove le aziende possono essere non illuminate, ma senza nessuna visione.

Ma persino con un Rettore più "potente" e un CdA aziendalizzato, cosa prevede e cosa permette la Gelmini nel quadro generale delle Sue riforme? Per assurdo, ben poco spazio di manovra, anzi quasi nullo, ad eccezione forse di pochi "fortunati" (le Università online di recente istituzione), su cui torniamo in seguito!!

Il mio commento pubblicato su Scienza in Rete qui.

#2 Sufficiente forza non vedo ne' nel DDL, nè nei vs commenti !
ritratto di Michele Ciavarella
1 aprile, 2010 - 17:02 da Michele Ciavarella
Il punto fondamentale credo sia quello di lasciare autonomia "vera", appunto non scrivere per "decreto" che si debba arrivare alla correttezza, al merito, al Premio Nobel. Tutte pie illusioni. Io sto vedendo nelle Università questo penoso volersi "ridimensionare" in funzione della "nota 160", che in mancanza di coraggio, in Ministro ha erogato senza dire nè che e' legge, ne' cosa succede a chi non si adegua. I Rettori, la CRUI, si stanno tutti adeguando, nessuno pero' sta facedo vere operazioni di cambiamento, visto che nei tempi si fa tutto in fretta, i grossi centri di potere non mollano "garanti" ai corsi, e si tagliano semplicemente i deboli, non gli inutili. Una cosa saggia sarebbe oggi rimandare tutto alle modifiche degli ordinamenti dei corsi di laurea, ossia a Gennaio dell'anno prossimo, facendo qualcosa di serio, lasciando ai Rettori il tempo di ritrovare orgoglio e coraggio di scelte difficili, come quelle di chiudere dei corsi, o riorganizzarli in chiave moderna. Sta facendo molto rumore, in positivo, l'iniziativa di Napoli II, ossia FEDERICA, un portale di Web-learning http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d097efc1-2206-4f62-a552-34c6428a26d1.html?p=0 oppure http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_24/universita-federico-napoli-itunes_43eb813a-374d-11df-bfab-00144f02aabe.shtml per cui l'idea che le sedi decentrate siano troppe potrebbe essere capovolta in sedi decentrate troppo poche! In USA la piu' grande università si chiama UNIVERSITY OF PHOENIX, e essa ha quasi tutto online, compreso dei corsi di dottorato, riceve 2.5 miliardi di dollari dal governo federale, e ha 400 mila studenti con 200 sedi decentrate, essa da sola! Noi siamo solo dei provinciali che abbiamo la testa sotto la sabbia, e non conosciamo il mondo che giustamente verrà prima o poi in casa nostra, appena quando sarà conveniente, visto che queste università puntano alla Cina e all'India, e non siamo interessanti se non per fare le vacanze. Io in realtà nel mio piccolo sto sperimentando corsi su FACEBOOK, e sul blog di Harvard dove ho parlato della cosa, ho riscosso molto successo. Credete che qualcuno nella mia Università se ne sia accorto, a parte i miei studenti che sono accorsi 3 volte piu' del normale, anche da fuori la mia sede, e anche i fuori corso, o i già laureati? http://imechanica.org/node/7852 Se ne accorgono prima ad Harvard dei miei esperimenti a Taranto, che nella mia sede principale, il mio Preside o il mio Rettore! Per non parlare del mio Ministro! Le nostre idee sono vecchie, i nostri tempi geologici, i nostri politici vogliono solo intimidire e noi lo facciamo fare, cercando di conservare tutto com'e', dai tempi di Tomasi di Lampedusa, perlomeno. Auguri di Buona Pasqua.


Da questo punto di vista, mi pare più interessante la posizione di Confindustria (che pure, speravo vicina al Governo, invece niente!) quando a fine gennaio, in audizione al Senato. Gianfelice Rocca, "Confindustria Vicepresident for Education, spoke at the Senate Committee on Education Reform hearing. The Ddl is the best chance to turn words into deeds, said Rocca, confirming Confindustria position of constructive criticism regarding Gelmini's Reform -- Rocca remarked, however, that the Ddl doesn't touch the cast-iron rule of degree's legal status in italy, neither does guarantee government's funding for universities beyond 2011!

Se si liberalizzasse dal valore legale, allora almeno permetteremmo a MIT, Harvard, ma anche University of Phonenix, che è specializzata in "online", di valutare se entrare in Italia, e allora si che avremmo vera concorrenza.


Infatti, una delle poche speranze di riformare l'università, sarebbe stata quella delle Università Online che negli ultimi sei mesi del secondo governo Berlusconi il Ministro Moratti e il Ministro Stanca (si, quello dall'altissimo profilo e che doveva risolvere il "digital divide" in Italia, e che oggi presiede Expo2015 guarda caso proprio con la Moratti..., ma anche quello dei 40 milioni di Euro del portale italia.it, mai andato in porto) partoririno, tra le critiche.


Oggi, avrete letto dello scandalo delle università "online" e il mio collegamento con la "nota 160" che la Gelmini ha mandato in giro, senza che sia davvero legge, ma che obbliga ad una forte ristrutturazione dei corsi di laurea, fatta con fretta bestiale, e senza cogliere l'occasione per una seria ristrutturazione che avvenga con dei criteri seri.

Trovate un mio commento qui. che rielaboro qui in forma aggiornata.

Riguardo alla nota 160, alla ipotesi di chiudere Taranto e Foggia, cui resistero' con tutte le forze, viene a fagiolo anche la bella inchiesta su Repubblica

"Esami facili, prof fantasma - com'è facile la laurea online"

La Gelmini dice di voler mettere un freno, ma il punto non e' tanto fermare questi che NON hanno i paletti (che probabilmente non fermerà nemmeno Gelmini), ma non accanirsi fermare gli altri!

Mentre le telematiche hanno infatti l'università GIUSTINO FORTUNATO, che a fronte di una necessità di 222 GARANTI, ne ha solo 42 (alla faccia della legalità! Ossia quasi uno su 6 del necessario?), noi per esempio del Politecnico di BARI, II facoltà di Taranto, dovremmo chiudere dei corsi solo perche' ne abbiamo, dicono, 7 su 10!! Siamo dei fessi noi, o dei furbi loro...?

Possiamo avere un quadro generale, Signora Ministro, prima di decidere noi se chiudere o meno, e cosa? Ci sono, a parte il caso limite della GIUSTINO FORTUNATO, altre Università che si adeguano, altre che si ribellano? Cosa è questa confusione se non un clima di "terrore" onde adeguarsi a questi criteri predeterminati con dubbia visione strategica? E lo chiamiamo liberismo questo, o paradosso del dirigismo nel tentativo di far cambiare una realtà, che effettivamente resiste a qualsiasi cambiamento?

Ma questo cambiamento, se avverrà, sarà una vittoria o una sconfitta? Chi si adegua prima alle direttive Ministeriali, i furbi che si vogliono colpire, o i fessi che erano già molto corretti e non avevano bisogno di queste correzioni?

Pazzesco per esempio che la Guglielmo Marconi, che ha dei concorsi tuttora in atto e chissà cosa farà di questi mentre si erano criticati i concorsi precedenti. Infatti, essa ha assunto finora 9 vincitori su 53 concorsi svolti in 3 anni ... Un qualcosa che meritava un immediato stop dal Ministro! Un meccanismo furbissimo, che sembra voler "chiamare" solo a contratto dei docenti "amici" (dato che un contratto non segue una vera procedura di concorso), che poi probabilmente coincidono con i maestri di chi ha vinto i concorsi, e che insegnano (facciamo una verifica) nelle sedi dove vengono chiamati "davvero" i vincitori!!

Il tutto e' poi assurdo, se i "paletti sui garanti", valgono solo per i deboli come noi di Taranto o Foggia del Politecnico e delle pochissime sedi che stanno davvero chiudendo!! Ma forse Taranto, con tutti i cassintegrati che ha, ha un gran bisogno di una Università che stava crescendo? Sopratutto in un distretto, quello Aerospaziale, che ha assunto quasi solo diplomati, e che potremmo far crescere come cultura. Ma Signora Ministro, venga a vedere le realtà prima di fissare delle norme con delle equazioni, e pensare che sia un successo se vengono adottate!

E pensare che le online nel mondo sono una realtà seria ed enorme. Trovate una mia recente presentazione ad un convegno a Taranto qui, dove peraltro presento i miei corsi sperimentali su facebook, che si stanno rivelando potentissimi... Sul blog di Harvard vedo che ho colto molto interesse My experiment of a FACEBOOK-BASED courses - "Mechanics of materials and Machine Design", and "FEM in mechanical design"

Ma il Ministro non mi permette di lanciarli davvero, perchè è tutto impegnato a risolvere le equazioni che porteranno ad efficienza e merito.


CONCLUSIONE: Si chiudono le sedi DEBOLI, non quelle INUTILI! Si fa una riforma per dare più potere a pochi, con i rischi che i pochi siano un domani dei personaggi senza scrupoli. Al tempo stesso, non si fornisce loro quasi nessun mezzo per aprire nuovi corsi in modo da rivedere le degenerazioni degli anni passati, ma solamente si lascia chiudere quello che è stato fatto magari negli ultimi anni, cancellando lavoro di 10-20 anni (la nota 160).

Infine, mentre si minacciano tutte le università di Italia con la nota 160, che e' riuscita a intimidire quasi tutti, compresa la Crui, i Rettori, alle "università online", almeno a quelle degli scandali, non si è ancora toccato un capello, lasciando le norme transitorie per permettere loro di avere pochi docenti stabilmente arruolati, nonostante abbiano dimostrato di non volerli. Insomma, se questa non è "chaos", cosa lo è!


Prof. Michele Ciavarella Politecnico di BARI, Delegato del Rettore al CNR http://rettorevirtuoso.blogspot.com Associate Editor, Ferrari MilleChili Journal Editor, Italian Science Debate, www.sciencedebate.it

mercoledì 17 marzo 2010

Da Il tacco di Italia 17 Marzo 2010. Per un piano Stimulus e uno Science Debate Italiano


politica

17 marzo 2010
Per un piano Stimulus e uno Science Debate Italiano


Barack Obama

La necessità di temi "europei" in campagna elettorale per potersi confrontare con gli Usa e con le emergenti Tigri Asiatiche

Di Michele Ciavarella*

domenica 7 marzo 2010

riforme istituti tecnici, confindustria, mercato del lavoro: COME PREPARARSI ?

Carissimi colleghi e amici,

profitto di una pausa domenicale per segnalarVi alcune cose che
probabilmente non vi sono sfuggite:-

1) Laureati - disoccupati in italia, e in particolare in puglia (10mila se
ne vanno) (articolo di repubblica del 5 marzo u.s., purtroppo non trovo link)

Disoccupati ad honorem

e tuttavia, lo stesso accade in cina


2) la confindustria, recente presentazione allegata del direttore educational, spinge per rinnovare gli istituti tecnici, che portano il 50 degli occupati a tempo indeterminato, mentre altro 50% va a laurearsi, ma poi ha PIU' DIFFICOLTA' a trovare lavoro. Infatti i dati di Irene Tinagli parlano chiaro --- sotto 800Eu ci sono il 30% dei laureati, ma il 14% dei diplomati, e il 14% di quelli con licenza elementare!!!

[ma sarà vero che Faggin, Cingolani e Quarteroni sono diplomati tecnici, e come mai il direttore confindustria fa questi esempi?, bipartisan con Enzo Biagi e Eugenio Montale... ]



3) mie considerazioni: noi abbiamo ben POCO da migliorare sul 50% dei
diplomati che ci entrano, anche perche' in Puglia il sistema universitario è
un fallimento sia per quanto da articolo su Repubblica (studio IPRES)
rispetto alla media nazionale, sia perche' mi pare 1/3 dei ns diplomati va a
studiare fuori.... Peraltro chi resta è la fascia più povera, che non vuole
cedere rispetto al pagare la tassa universitaria più bassa di Italia
(300Eu), ossia meno di un posto letto MENSILE a Bari. Come uscire da
questo circuito vizioso? Dovremmo avere grandi investimenti, invece ci
penalizzano, e per ora non siamo stati capaci di protestare.



MIA PROPOSTA PRATICA ALTERNATIVA: Dovremmo puntare al 50% dei diplomati che
trova lavoro, e fare laureare loro, naturalmente SENZA OBBLIGO di presenza, ossia in teledidattico con centri di tutoraggio, quindi raddoppiando gli studenti, e poi aumentando la loro cultura tecnica, in modo che facciamo un vero servizio al Paese.

SECONDO ASPETTO: Se questa e' la situazione DRAMMATICA per i laureati, per i dottorandi, c'e' solo da sperare che siano RICCHI DI FAMIGLIA, a meno che non pensiamo

MIA SECONDA PROPOSTA PRATICA ALTERNATIVA: tutoraggi che siano fatti da dottorandi e post-dottorandi modello College di Oxford, sponsorizzati da grandi progetti regione, di almeno 10 o meglio 30 volte maggiore del DIRITTO ALLO STUDIO attuale del politecnico di soli 300 mila euro. Infatti con 20 milioni di Euro, potremmo assicurare tutoraggio di 4 ore alla settimana solo a un 10% della popolazione studentesca di Poliba. Ma per fare un progetto del genere, la Regione dovrebbe sbilanciarsi di brutto già da ora..... Chi se ne occupa di farli sbilanciare?

Sarebbe bello un dibattito su questi temi, che io nel piccolo dei miei giri sto portando avanti... ma pochi in Poliba mi aiutano. Sono molto di piu' quelli fuori, Politecnici del nord, gente al nord. Nemo propheta in patria?

Saluti, Michele



--
Prof. Michele Ciavarella
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domenica 7 febbraio 2010

Comunicato Stampa lancio petizione PUGLIA SCIENCE DEBATE 2010

Domenica 7 febbraio 2010

Il tavolo n.1 della Manifestazione Bollenti Spiriti Politicamp OPEN SPACE, sulla base degli articoli del blog Manuale del Rettore Virtuoso (http://rettorevirtuoso.blogspot.com) ha concordato che la presente grave crisi dell’Università e della Ricerca Italiana proviene da un’assenza di una strategia di lungo termine che risale almeno al dopoguerra, come ammesso da Andreotti in “Intervista a DeGasperi” (Laterza 1977). Nonostante l’orgoglio delle punte di eccellenza che sopravvivono (si veda il recente libro di F. Sylos Labini e S.Zapperi “I ricercatori non crescono sugli alberi, Laterza, 2010), in Italia si fanno analisi e riforme superficiali, per cui oggi l’università sarebbe “malata”, “truccata”, “una casta”, e nello “splendido isolamento”, ma anche “denigrata”, e in realtà la politica dimentica di aver, usato l’Università specie al Sud, per tamponare la crisi dell’occupazione, e oggi questo “fardello” viene fatto pesare doppiamente alle Università del Sud. Riforme cui la classe accademica si è adattata sviluppando "anticorpi gattopardeschi" al cambiamento, con un primo “shock” verso il 2003, quando il bocconiano Roberto Giavazzi, e Alberto Alesina da Harvard, in un acceso dibattito su lavoce.info, e poi Tremonti, Moratti, e Bossi, hanno concluso che “l’università italiana ormai fa solo didattica”, va “abbandonata al suo destino”, e l’unica ricerca andava prospettata nel nascente Istituto Italiano di Tecnologia, l’ MIT italiano, che peraltro oggi sembra dare risultati interessanti, sotto la futuristica guida del “Pugliese” Prof. Roberto Cingolani.

La presente riforma Gelmini, indipendentemente da ogni valutazione, da un lato opera con i tagli e le modifiche più drastiche degli ultimi anni, dall’altro per assenza di vero coraggio, li fa pesare esclusivamente sull’entrata dei giovani. In una vera deregulation come si farebbe con un’azienda privata (si pensi ad Alitalia, alla Fiat di Termini Imprese), si dovrebbe (i) aprire a larghi prepensionamenti data l’elevata anzianità media dei docenti universitari e le casse non vuote dell’INPS, o (ii) ad aprire a università straniere (magari per esempio Harvard ed MIT) che aprano sedi in Italia per fare concorrenza. Cerca invece paradossalmente di chiudere le sedi periferiche a fatica aperte negli ultimi anni (non sempre con intenzioni meritevoli), e quindi non è quindi ispirata a un modello Cubano, che punta con la “Terza Revolucion Educativa” al raggiungimento di una larga percentuale di laureati, con il 20% del PIL di investimenti e oltre diecimila sedi periferiche e trasmissioni TV. Non è ancora nemmeno il collasso Sovietico dell’accademia, con stipendi ridotti ad una piccola frazione, e studenti quasi tutti lavoratori. Di conseguenza, la riforma Gelmini, i i suoi tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario, appare solo in slogan “meritocratica” visto che premia secondo parametri scorrelati con tutte le valutazioni internazionali come dimostrato dall’ associazione VIA-Academy dei cervelli in fuga italiani in UK (si veda La Stampa Un ateneo per scappare, 12/10/2009, Flavia Amabile, o Alessandro Figà Talamanca “Università: una graduatoria di merito?” su noisefromamerika.org e ancora “Il Manuale del Rettore “virtuoso” --- I rischi della meritocrazia “all’italiana” nell’Università” del 7/1/2010), e danneggia in particolare in un modo inaccettabile le Università della Regione Puglia.

Ha pertanto proposto di ispirarsi alla più grande iniziativa politica sulla scienza della storia, il SCIENCEDEBATE 2008, fondato dal regista Shawn Laurence Otto (www.sciencedebate2008.com). Questa iniziativa no-profit e bipartisan, nata e sviluppata solo sul web, sulla base di un appello “Is America Losing its Competitive Edge? A Presidential Debate on Science and America’s Future” ha raccolto le firme di oltre 170 Rettori delle maggiori Università Americane, ricevuto oltre 800 milioni di contatti sul web, e infine ottenuto il primo vero dibattito dettagliato da parte degli allora candidati alla Presidenza USA Barack Obama e John McCain. Oggi questo processo ha prodotto il più grande rilancio della Ricerca USA, anche inclusivo di 21 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi in piena crisi finanziaria del 2009, con strumenti altamente innovativi, e mirati all’ immediato rilancio dell’occupazione e dei prodotti della Ricerca e Tecnologia.

La valenza del SCIENCEDEBATE2008 è stata premiata con un quasi immediato Premio Nobel al fondatore Shawn Laurence Otto, per “Democracy in the Age of Science”.

Il tavolo propone quindi di lanciare il PUGLIA SCIENCE DEBATE 2010 a partire dal blog Manuale del Rettore Virtuoso (http://rettorevirtuoso.blogspot.com) tra i candidati alla carica di Presidente della Regione Puglia Palese, PoliBortone, e Vendola, con il lancio del presente appello/petizione bipartisan:

Date le grandi sfide che si affacciano per la Puglia nel mondo globalizzato di oggi, la necessità sempre più stringente di un'informazione scientifica accurata sulle scelte politiche intorno ai temi cruciali di Educazione, Università, Ricerca Scientifica, oggetto da lungo tempo di riforme che non riescono ad arrestare la loro crisi, e oggi esacerbate da inaccettabili tagli; considerato il ruolo vitale dell'innovazione scientifica per rilanciare la crescita economica e la competitività, chiediamo un pubblico dibattito in cui i candidati alle Regionali di fine Marzo discutano con precisione e nei dettagli le loro visioni strategiche sui temi dell'Ambiente, Salute, Educazione, Università, Scienza e Tecnologia.

Primo FIRMATARIO
Prof. Ing. Michele Ciavarella, docente Universitario, Politecnico di Bari.

SEGUONO FIRME NEL TAVOLO (Facilitatore comunicativo Tiziana Corti)
Pasquale D’Attoma, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Gianvito Amoruso, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Marianna Patrono, studente Universitario, Politecnico di Bari.
Ciro Cesare, studente Universitario, Politecnico di Bari.

ATTENDERE A GIORNI APERTURA DEL SITO PER LA RACCOLTA FIRME