Risposta a Tito Boeri: come Profumo può uscire dalla Palude dell'Università?
Abbiamo letto l'editoriale su Repubblica di Tito Boeri, importante economista Bocconiano, che critica per la prima volta in modo nettissimo quanto sta facendo Profumo proseguendo la Riforma Gelmini (e dire che finora i bocconiani, ossia Giavazzi, parlavano di “riforma sana”, e Perotti pensava fosse la “riforma radicale” che aveva auspicato qualche anno fa sulla rivista La voce.info appunto di Tito Boeri).
Io penso che sia molto peggio di come dice Tito Boeri, in quanto mi sono convinto, leggendo la storia delle Riforme in UK che mi ha inviato un Ex Rettore dell’Università di Leicester, Alan Ponter, per un convegno di domani Sabato 17 Marzo al Politecnico, che di palude si tratta in italia da almeno 50 anni. Se si sono create Università al Sud come al Nord, nessuno sa per quanti studenti e per fare cosa. Andreotti disse che non e' mai fatto un vero piano strategico per l'università, si andava dal ministro a chiedere nuove universita' e nuove cattedre.
Ma fotografiamo la situazione oggi. Mentre Germania, Russia, Inghilterra, e altri si basano su un finanziamento che dipende dal numero di studenti che vai a formare, ad un costo standard per studente (come oggi si dice in Sanità, e in questo caso in senso inverso, ossia al Sud si dice che costa di piu' il paziente), qua al Sud viene fuori che lo studente costa meno! Ovvero, che ci sono meno docenti da pagare per ogni studente. Sarebbe giusto investire di più, invece si vuole togliere persino quel poco che si “concede”.
Stamattina ho fatto semplici calcoli, sommando FFO del 2011 (il Fondo di Finanziamento Ordinario alle Università), diviso per macroaree: si ha che il Nord si becca il 32% del totale di FFO, il centro il 41%, e il sud solo il 27%. E come se non bastasse, abbiamo anche una riduzione maggiore al SUD nei tre anni da 2008 a 2011 (% riduzione -10,6% al SUD, -3,2% al Centro, e -2,82% al Nord) grazie al tagli della ditta Gelmini & Profumo.
Siamo ancora ai tempi di prima dell'Unità di Italia, e non sappiamo nemmeno cogliere l'opportunità di un SUD che puo' svezzare i figli pigri della ricca borghesia milanese, magari i figli di Tito Boeri e dei bocconiani, che certo studiano alla Bocconi, mentre in USA, se nasci ad Harvard, tutto fai tranne che restare a casa sul divano comodo e frequentare Harvard.
Ecco come si forma la generazione ne' ne', un milione di giovani inattivi che non studiano né lavorano, perche’ dove non c’e’ lavoro, non c’e’ università, e dove c’e’ lavoro, c’e’ troppa Università!
Se Tito Boeri sarà daccordo con me che occorre investire in Università, sarebbe meglio chiarire che occorre farlo soprattutto al Sud, invertendo la tendenza Gelmini ma di molto! “Parcheggiare i giovani disoccupati”, al limite! Ma non parcheggiamoli tutti alla Bocconi, che costa tantissimo al contribuente, tantissimo allo studente, e tantissimo alla famiglia che lo deve mandare e sostenere per 10 mila euro di tasse all'anno, e 1500 euro di vita al mese a Milano.
Dalla palude dell'università si esce facendo scelte radicali. Si deve investire al sud, trasferire a costo zero docenti e studenti al sud (magari si son stancati di stare nelle grigie città del nord i tanti meridionali trasferitisi), facendo anche grandi residence per studenti, anche sfruttando le nostre coste e i nostri poli artistici, creando grandi campus al sud, dove anche gli studenti del nord, vanno a studiare, con beneficio e risparmio di tutti. E' finita l'epoca della Universita' sotto casa per gli studenti, ed e' finita l'epoca delle universita' sotto le grandi aziende, dato che ormai non vedo un vero motivo per restare -- persino la FIAT ha quartieri generali in USA ormai.
E in UK hanno fatto proprio questo. Leggete dal discorso di Ponter a COSAU - POLITO sabato 17 Marzo
Un aspetto che chiaramente distingue i nostri sistemi è il reclutamento di docenti e degli studenti. Tutte le nostre università sono residenziali e ora c’è la tacita aspettativa che il diplomato o laureato andrà in una Università ad una certa distanza da casa. Questo nasce dalla demografia; una percentuale elevata della popolazione vive nelle città e nei villaggi. Ci sono certamente schemi ricorrenti di reclutamento e le Università scozzesi trovano ancora la maggior parte degli studenti tra i propri cittadini, ma la popolarità di Exeter, Bath e Bristol tra i figli e le figlie delle classi medio-alte di professionisti di Londra è stata attribuita alla ferrovia Brunel e alla loro distanza da Londra, ancora in Inghilterra e non nel Nord. Città universitarie con una reputazione per una buona vita studentesca, come Newcastle, sono popolari. Infatti, e questo contrasta maggiormente con l'Italia, le città in recessione industriale, dove il costo della sistemazione è basso, hanno un vantaggio. Città in declino industriali come Leicester, Manchester e Newcastle sono diventate città universitarie dove la presenza di Università forti fornisce la migliore speranza per la ripresa economica ed è vista e apprezzata come tale.
Altra proposta innovativa. Basiamoci una volta per tutte sul merito. H-index avrà tanti difetti, e per es. dipende dalle materie, ma certo permette una prima scrematura tra ciuccissimi, e bravissimi. La Gelmini la voleva mettere nell'ANVUR come criteri concorsi, il parlamento ha bocciato, ora non so a che punto siamo.
Allora, in parallelo ad ANVUR, creiamo un gruppo di Top Italian Scientists che hanno h-index almeno pari a 30, come ho lanciato (in inglese) sul blog di Harvard ieri (http://imechanica.org/node/12111) insieme ad alcuni colleghi, e allargando il gruppo anche agli holders di grants ERC, di fellowships Fulbright, e Humboldt, come Google Group (
http://groups.google.com/group/topitalianscientists?hl=en), Facebook group (https://www.facebook.com/groups/316993078364403/), e un Blog http://topitalianscientists.blogspot.com/
Siete invitati ad unirvi, e a partecipare alle discussioni. Spero questa lettera venga letta da Tito Boeri, e tutti i bocconiani, fino a Monti che e’ il presidente onorario credo ancora.
Cordiali Saluti
Michele Ciavarella
Politecnico di BARI, delegato del Rettore al CNR
Humbolt Fellow, TUHH Hamburg, DE
"In our time it is broadly true that political writing is bad writing. Where it is not true, it will generally be found that the writer is some kind of rebel, expressing his private opinions and not a "party line." Orthodoxy, of whatever color, seems to demand a lifeless, imitative style." George Orwell, "Politics and the English Language," 1946
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venerdì 16 marzo 2012
mercoledì 14 marzo 2012
Il Presidente Vendola e l’intera Giunta regionale per politiche di sostegno nei confronti del sistema universitario pugliese
Bari, 14 marzo 2012
Il Consiglio regionale della Puglia
Premesso
che la situazione delle Università meridionali è fortemente compromessa dalla attuale configurazione del sistema, che prefigura un sistema universitario nazionale in cui gli atenei pubblici risultano penalizzati e ridefiniti in Atenei di ricerca e insegnamento (research universities), pressoché tutti al Nord, e Atenei di insegnamento (teaching universities), differenziandoli di fatto in Università di serie A e serie B.
Considerato
- che il Decreto “Profumo”, DM 393/ 2011 aveva escluso le Università pugliesi (tranne quella di Lecce) dal piano di reclutamento straordinario dei professori associati per l’anno 2011, in considerazione della “non virtuosità” degli Atenei nella gestione del proprio bilancio (per aver superato il rapporto del 90% fra costi stipendiali e fondo di finanziamento ordinario), peggiorandone drasticamente la condizione e soprattutto individuando criteri di valutazione non del tutto chiari né condivisi;
- che i rettori delle università pugliesi si sono fatti parte attiva nella protesta delle università contro questo provvedimento, con una nota congiunta indirizzata al ministro Profumo;
- che le Università di Bari hanno manifestato il proprio dissenso in una assemblea tenutasi lo scorso 23 gennaio;
- che grazie alla mobilitazione creata intorno al caso l’emendamento è stato approvato e a parziale risarcimento è stato riconosciuto il diritto delle Università alla dotazione ordinaria anche in caso di non virtuosità.
Rilevata l’esigenza
di vigilare sull’iter parlamentare di approvazione dello schema di Decreto delegato n. 437, attuativo della delega di cui all’art. 5 della stessa legge 240 in tema di bilanci delle Università e di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO). Secondo la relazione tecnica redatta dallo stesso Ministero e allegata al Decreto in discussione, ben 37 università italiane si troveranno in una situazione tale per cui saranno costrette ad un turn over che peggiorerà ulteriormente il già pessimo rapporto docenti/studenti. Tanto condannerà all'emigrazione “forzata” le presenti e future generazioni di giovani studiosi, già intollerabilmente precarizzate dall'introduzione della figura del “ricercatore a tempo determinato”. Inoltre, il decreto favorisce le università con un sistema di tassazione elevato, invitando così indirettamente gli Atenei ad aumentare ancora il prelievo fiscale, nonostante il nostro Paese sia già al terzo posto in Europa quanto ad oneri a carico dagli studenti.
Ricordando
che le Università pugliesi, come tutte quelle meridionali, saranno particolarmente penalizzate dai nuovi criteri di valutazione dell’agenzia ANVUR, che determinerà la classifica delle Università in base alla loro produttività, legate anche alle risorse del territorio e degli enti locali investitori
Preso atto
di una situazione universitaria le cui sorti sono indissolubilmente legate all’intero sistema regionale sia produttivo che culturale
ribadendo
che l’Università pubblica rappresenta un patrimonio fondamentale per lo sviluppo complessivo della Puglia
impegna il Presidente e l’intera Giunta regionale
• a mettere in atto politiche di sostegno nei confronti del sistema universitario pugliese ed in particolare azioni dirette a sensibilizzare il ministro Profumo sull’esigenza di non lasciar degenerare il sistema universitario verso una penalizzante diversificazione delle Università fondata esclusivamente sull’area geografica nella quale sono collocate e non sulle oggettive qualità didattiche e di ricerca
• ad assumere posizioni determinate, soprattutto in relazione al confronto sul Decreto 437, a restituire il finanziamento delle Università a parametri certi, condivisi e soprattutto stabili nel tempo.
• a coinvolgere i parlamentari pugliesi per fare fronte comune, in un momento di particolare gravità e decisiva importanza per il sistema universitario, risorsa insostituibile ai fini dello sviluppo culturale sociale ed economico di tutto il territorio regionale.
Il Consiglio regionale della Puglia
Premesso
che la situazione delle Università meridionali è fortemente compromessa dalla attuale configurazione del sistema, che prefigura un sistema universitario nazionale in cui gli atenei pubblici risultano penalizzati e ridefiniti in Atenei di ricerca e insegnamento (research universities), pressoché tutti al Nord, e Atenei di insegnamento (teaching universities), differenziandoli di fatto in Università di serie A e serie B.
Considerato
- che il Decreto “Profumo”, DM 393/ 2011 aveva escluso le Università pugliesi (tranne quella di Lecce) dal piano di reclutamento straordinario dei professori associati per l’anno 2011, in considerazione della “non virtuosità” degli Atenei nella gestione del proprio bilancio (per aver superato il rapporto del 90% fra costi stipendiali e fondo di finanziamento ordinario), peggiorandone drasticamente la condizione e soprattutto individuando criteri di valutazione non del tutto chiari né condivisi;
- che i rettori delle università pugliesi si sono fatti parte attiva nella protesta delle università contro questo provvedimento, con una nota congiunta indirizzata al ministro Profumo;
- che le Università di Bari hanno manifestato il proprio dissenso in una assemblea tenutasi lo scorso 23 gennaio;
- che grazie alla mobilitazione creata intorno al caso l’emendamento è stato approvato e a parziale risarcimento è stato riconosciuto il diritto delle Università alla dotazione ordinaria anche in caso di non virtuosità.
Rilevata l’esigenza
di vigilare sull’iter parlamentare di approvazione dello schema di Decreto delegato n. 437, attuativo della delega di cui all’art. 5 della stessa legge 240 in tema di bilanci delle Università e di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO). Secondo la relazione tecnica redatta dallo stesso Ministero e allegata al Decreto in discussione, ben 37 università italiane si troveranno in una situazione tale per cui saranno costrette ad un turn over che peggiorerà ulteriormente il già pessimo rapporto docenti/studenti. Tanto condannerà all'emigrazione “forzata” le presenti e future generazioni di giovani studiosi, già intollerabilmente precarizzate dall'introduzione della figura del “ricercatore a tempo determinato”. Inoltre, il decreto favorisce le università con un sistema di tassazione elevato, invitando così indirettamente gli Atenei ad aumentare ancora il prelievo fiscale, nonostante il nostro Paese sia già al terzo posto in Europa quanto ad oneri a carico dagli studenti.
Ricordando
che le Università pugliesi, come tutte quelle meridionali, saranno particolarmente penalizzate dai nuovi criteri di valutazione dell’agenzia ANVUR, che determinerà la classifica delle Università in base alla loro produttività, legate anche alle risorse del territorio e degli enti locali investitori
Preso atto
di una situazione universitaria le cui sorti sono indissolubilmente legate all’intero sistema regionale sia produttivo che culturale
ribadendo
che l’Università pubblica rappresenta un patrimonio fondamentale per lo sviluppo complessivo della Puglia
impegna il Presidente e l’intera Giunta regionale
• a mettere in atto politiche di sostegno nei confronti del sistema universitario pugliese ed in particolare azioni dirette a sensibilizzare il ministro Profumo sull’esigenza di non lasciar degenerare il sistema universitario verso una penalizzante diversificazione delle Università fondata esclusivamente sull’area geografica nella quale sono collocate e non sulle oggettive qualità didattiche e di ricerca
• ad assumere posizioni determinate, soprattutto in relazione al confronto sul Decreto 437, a restituire il finanziamento delle Università a parametri certi, condivisi e soprattutto stabili nel tempo.
• a coinvolgere i parlamentari pugliesi per fare fronte comune, in un momento di particolare gravità e decisiva importanza per il sistema universitario, risorsa insostituibile ai fini dello sviluppo culturale sociale ed economico di tutto il territorio regionale.
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lunedì 27 febbraio 2012
se le private sono queste... ben vengano le pubbliche! IDEA: eliminiamo ANVUR e valutiamo solo i Rettori ?
E' apparsa ieri sul Secolo XiX una interessante inchiesta.
In particolare il caso peggiore pare sia quello purtroppo nella mia citta' di
Bari, anzi alle porte di Bari, nel centro commerciale vicino alla LUM di
proprieta' della Famiglia DeGennaro da sempre chiacchierata per molta ....
spericolatezza.
Quanti soldi drenano le private si vede chiaramente sull'inchiesta, e poi, come mai drenano cosi' tanti soldi pubblici, visto che sono private? Persino le migliori
due o tre, come Bocconi naturalmente, costa tantissimo al privato,
tantissimo al contribuente, e alla fine, e' al 629 posto della classifica
SCIMAGO, dove Politecnico di Bari e' la prima pubblica, per impatto
scientifico normalizzato, a pochi posti di distanza, 634. Qualcosa non
torna, e le Riforme in atto non vanno in nessuna delle direzioni
intelligenti e strategiche. Quindi saranno tutte cosi' le universita'
italiane del futuro? E se ANVUR fara' la certificazione, togliera' subito
a queste qualsiasi valore legale, o invece tartassera' le cmq decenti
Universita' pubbliche che ancora abbiamo, per fortuna?
Valutiamo piuttosto i Rettori con i criteri ANVUR. Invece di fare un
lavoraccio, ci sbrighiamo in pochi minuti, e abbiamo un quadro
significativo. Qualche giornalista magari mi ascolta e lo fa. Se ne
volete parlare, avendo molti dati, sono a disposizione.
--
_________
Prof. Ing. Michele Ciavarella. Centro di Eccellenza in Meccanica
Computazionale. Politecnico di BARI.
+39 080 5962811, mob. +393204316816. Humboldt fellow 2010-2012. University
TUHH. Germany. http://poliba.academia.edu/micheleciavarella
Email: engineeringchallenges@gmail.com, mciava@poliba.it.
Facebook ID https://www.facebook.com/profile.php?id=100000873761233
Convegno IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA ITALIANA Sabato 17 marzo 2012,
Politecnico di Torino http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/
https://www.facebook.com/groups/246673728752882/
Founder, "Humboldtiani" google group-->
https://groups.google.com/group/humboldtiani/subscribe?hl=en
Gruppo di discussione sulle Università non Virtuose"
http://groups.google.com/group/non_virtuosi/subscribe?hl=en
RETTORE VIRTUOSO BLOG ->http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
In particolare il caso peggiore pare sia quello purtroppo nella mia citta' di
Bari, anzi alle porte di Bari, nel centro commerciale vicino alla LUM di
proprieta' della Famiglia DeGennaro da sempre chiacchierata per molta ....
spericolatezza.
Quanti soldi drenano le private si vede chiaramente sull'inchiesta, e poi, come mai drenano cosi' tanti soldi pubblici, visto che sono private? Persino le migliori
due o tre, come Bocconi naturalmente, costa tantissimo al privato,
tantissimo al contribuente, e alla fine, e' al 629 posto della classifica
SCIMAGO, dove Politecnico di Bari e' la prima pubblica, per impatto
scientifico normalizzato, a pochi posti di distanza, 634. Qualcosa non
torna, e le Riforme in atto non vanno in nessuna delle direzioni
intelligenti e strategiche. Quindi saranno tutte cosi' le universita'
italiane del futuro? E se ANVUR fara' la certificazione, togliera' subito
a queste qualsiasi valore legale, o invece tartassera' le cmq decenti
Universita' pubbliche che ancora abbiamo, per fortuna?
Valutiamo piuttosto i Rettori con i criteri ANVUR. Invece di fare un
lavoraccio, ci sbrighiamo in pochi minuti, e abbiamo un quadro
significativo. Qualche giornalista magari mi ascolta e lo fa. Se ne
volete parlare, avendo molti dati, sono a disposizione.
--
_________
Prof. Ing. Michele Ciavarella. Centro di Eccellenza in Meccanica
Computazionale. Politecnico di BARI.
+39 080 5962811, mob. +393204316816. Humboldt fellow 2010-2012. University
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Convegno IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA ITALIANA Sabato 17 marzo 2012,
Politecnico di Torino http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/
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lunedì 13 febbraio 2012
La Riforma Gelmini comincerà a puzzare come la peste bubbonica!
A Tutti i Rettori
Al Gruppo2003
Al Ministro Profumo
Al Ministro Monti
Al Forum PD
Parlamentari della Commissione VII
Categorie varie sindacali e non della docenza
Carissimi,
a sentire la lista UNILEX di 1300 docenti che ha appena riportato la notizia di seguito, credo che la popolarità della Riforma Gelmini subirà prestissimo un CROLLO VERTICALE pari a quello della Grecia quando hanno cominciato a licenziare gli statali. Chiunque si faceva portavoce di un minimo di utilità della Riforma Gelmini, farebbe bene a tacere, o perderà qualsiasi forma non solo di consenso, ma persino di saluto dagli amici. Potrebbe in cambio avere "favori" e "promesse" dal Ministro nel tentativo di andare avanti in questa marcia diabolica e silenziosa di una distruzione della Università senza nemmeno che ci sia chiesto un parere, ma non so se nemmeno quello conviene come gioco. Viveversa, sarà naturale creare ora un fronte COMPATTO e SOLIDALE molto più forte persino di quello che mandava avanti la Riforma Gelmini quando è nata. Si tratterebbe anche di salvare qualche idea iniziale che non era male, tipo le graduatorie nella idoneità nazionale, insomma, si tratterebbe, forse forse, di tornare al sistema baronale della Università italiana degli anni 60. Altra idea ancora migliore per compattarsi, copiare il sistema Tedesco, che un mio studente mi ha ben sommariamente descritto nell'allegato.
ps. Il presente comunicato verrà inserito nel blog
Saluti, Michele Ciavarella
---------- Forwarded message ----------
From:
Date: 13 February 2012 13:46
Subject: [UNILEX] Nuovo trattamento economico
To: UNILEX@list.cineca.it
Da Unilex, lista di legislazione universitaria fondata da Tristano Sapigni
**************************************************************************
al link:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-02-09&task=dettaglio&numgu=33&redaz=012G0018&tmstp=1329070339869
il provvedimento che "rimodula" la retribuzione dei docenti universitari, di tutte e tre le fasce (e definisce la retribuzione dei ricerc. a tempo determinato).
Ricordo di essere andato in audizione alla VII Commissione della Camera per dare il parere della Rete 29 Aprile sul provvedimento. Non è stata recepita neppure una delle osservazioni sui punti discutibili del provvedimento, che di fatto taglia la retribuzione con un effetto che si sente soprattutto al momento del pensionamento. Inoltre si osservi che si perde la ricostruzione della carriera, stabilendo che i ricercatori che diventano professori associati accedono automaticamente alla prima classe di anzianità (tre anni) mentre i PA che diventano PO accedono automaticamente alla seconda classe (sei anni). Viene tolto il collegamento tra le retribuzioni degli universitari e i dirigenti di prima classe dello stato, rendendo la retribuzione variabile in funzione delle decisioni del legislativo o anche del governo (decreto legge).
Inoltre, per quanto riguarda i RTD, viene fissata una retribuzione identica sia per il tipo A sia per il tipo B, il che significa che un ricercatore a tempo determinato assunto con contratto di tipo A per tre anni (poi magari prolungati a cinque) e poi - se fortunato - passato al contratto di tipo B (tre anni), per otto anni avrebbe la stessa identica retribuzione (potrebbe solo sperare negli adeguamenti istat, che però sono bloccati fino al 2014, oppure in adeguamento legislativo.
Il provvedimento entra in vigore il 24 febbraio.
Saluti,
PG
****************************************************
Unilex, fondata nel 1995, ha 1184 iscritti al 4 giugno 2011.
Le regole di funzionamento sono scaricabili da
http://www.ing.unitn.it/~devol/regole_di_unilex.pdf
SE IN GERMANIA TI PAGANO PER STUDIARE
by Gianvito Volpe on Tuesday, February 7, 2012 at 8:43pm •
La stragrande maggioranza dei politici italiani non sa cosa significhi esattamente vivere in Italia. Molti di loro vivono in una specie di Olimpo, isolati in un mondo tutto loro, completamente distaccato dalla realtà. Giù da quell’Olimpo ci siamo tutti noi. Quelli che devono fare i salti mortali per pagare le bollette e le tasse. Quelli che non hanno l’auto blu e quindi la benzina se la devono pagare di tasca propria, che ogni giorno si alzano per andare a lavorare o a cercarsi un lavoro. Mentre loro litigano su cose che non miglioreranno la vita di nessuno. Parliamoci chiaro: la riforma del digitale terreste era più urgente di altre questioni? sarebbe morto qualcuno se fossimo rimasti un anno in più col tubo catodico...? Ne dubito. Oggi parlavo con una mia amica che vive e studia in Germania, e mi sono fatto qualche domanda su quello che da noi si chiama "diritto allo studio".
Fotografiamo la situazione italiana. L'Italia è terzultima nell'Unione Europea per numero di giovani laureati. Tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 35 anni, soltanto 18 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media scende a 15 su 100 se si considerano le lauree di secondo livello e le lauree magistrali di nuovo ordinamento. Soltanto Romania e Repubblica Ceca fanno peggio di noi. La media europea è invece del 30 per cento. Poi ci sono Paesi come Francia, Svezia, Danimarca e Inghilterra attorno al 40 per cento. E la Germania davanti a tutti al 42 per cento di giovani laureati. In Italia tre studenti universitari su quattro (73%) vivono con i genitori. La metà è pendolare e il 39% oltre a studiare fa lavori part time. Come mai così tanti pendolari? Nel 2011 chi non ha avuto aiuti economici ha pagato in media 1.160 euro di tasse. Il pendolarismo è una strategia di sopravvivenza. In Italia infatti solo 3 studenti su 10 ricevono aiuti economici per lo studio, due su dieci e uno su trentacinque della media complessiva usufruisce invece di un alloggio isu. In generale, tra lezioni in aula e tempo trascorso sui libri, ogni studente dedica all’università una media di 41 ore a settimana, contro le 32 dei primi anni ‘90. Nonostante la crisi economica influenzi le loro scelte, questi ragazzi si applicano e fanno sacrifici, considerando ancora l’università come un ascensore sociale.
Nel 2011 il 68,5% degli studenti non ha ricevuto alcun aiuto economico. Il 15,2% ha ottenuto un esonero parziale, il 9,3% l’esonero totale, il 7,1% una borsa di studio da enti di diritto allo studio. Questi enti erogano il 56,7% del totale degli aiuti, mentre le università partecipano con il 31,2%. Gli enti privati concorrono per il 6,8%. L’importo mediano delle borse di studio è pari a 1.600. L’Italia spende quattrocentottantuno milioni per le borse di studio ai giovani universitari. La Germania spende 1 miliardo e 400 milioni.
Il sistema tedesco è davvero interessante e penso sia utile conoscerlo almeno sommariamente.
Dal 1º ottobre 1971 gli studenti ricevono degli aiuti grazie alla legge per il sostegno alla formazione individuale degli studenti: la cosiddetta BAföG (Bundesausbildungsförderungsgesetz). Il termine BAföG indica il denaro mensile disponibile mediamente per ciascuno studente. In linea di principio non è su base meritocratica, è un assegno per tutti, tuttavia si riduce per gli studenti che non concludono gli anni di università nei limiti di tempo previsti. Si tratta più propriamente di un prestito per metà a fondo perduto (sotto forma di borsa di studio), e per metà da restituirsi, a tasso zero, a partire dal quinto anno successivo alla laurea. In prima approssimazione possiamo dire l'ammontare medio del BAfoG è di 417 euro mensili. Poi vedremo più precisamente come viene calcolato. In altre parole in 5 anni lo stato tedesco finanzia ogni studente con un assegno che gli permetterà di comprarsi libri, pagarsi tram, metro e di non pesare sulle famiglie. Trascorsi cinque anni dal completamento del percorso universitario, nei quali si presume l'inserimento lavorativo del soggetto, il cittadino comincerà a restituire rateizzate e a tasso zero la metà dei soldi ricevuti per il sostentamento accademico.
I fondi per il BAföG prevedono una copertura del 65 % da parte del Governo Federale, mentre il restante 35 % è a carico dei Länder (più o meno le nostre Regioni). E’ interessante notare come, al contrario delle altre materie lasciate alla competenza dei Länder, quella relativa al diritto allo studio è disciplinata a livello centrale, a garanzia di un trattamento uniforme e di pari opportunità in tutto il territorio nazionale.
In linea di principio, il sostegno viene garantito a coloro che ne fanno richiesta e iniziano il percorso formativo prima di aver compiuto il trentesimo anno di età. L’ammontare medio del BAföG come detto è di 417 euro ma in realtà è proporzionale ai bisogni degli studenti, sulla base della stime dei costi di mantenimento. La legge federale prevede degli importi fissi che dipendono dalla tipologia del corso di studi (se si tratta di allievi o di universitari, l'equivalente della nostra differenza tra diploma di laurea e laurea vera e propria) e anche dal fatto che lo studente viva a con la famiglia di origine o fuori casa. Il livello dell’importo in concreto viene stabilito sulla base del bisogno standard dello studente (che comprende i costi di mantenimento e i costi d’istruzione) e delle spese di alloggio. Le spese per l’alloggio sono previste per gli studenti che vivono fuori casa e quindi andranno ad incrementare l’importo di base. Questo, inoltre, può essere ulteriormente aumentato nel caso in cui lo studente sostenga dei costi di assicurazione sanitaria. Ma questo aspetto è meglio trascurarlo. L'importo del BAfoG è quindi variabile. Considerando tutti i possibili incrementi della quota di base, l’ammontare mensile massimo del BAföG è pari a 630 euro al mese per gli studenti che non vivono con i genitori.
Gli importi sono consessi al 50% sotto forma di borsa di studio mentre il restante 50% viene concesso come prestito a tasso zero. Solo per i disabili è prevista l’erogazionevdell’intero importo come borsa di studio. La restituzione inizia dopo cinque anni dalla fine degli studi e può essere rateizzata in un termine non superiore a 20 anni con una rata minima di rimborso di 105 € al mese.
Solo queste considerazioni basterebbero a stropicciarci gli occhi per lo stupore. Ma i tedeschi hanno fatto di più. Nel 1999 hanno elevato il BAföG a livello costituzionale e lo hanno inserito nella Costituzione. Il nuovo schema di aiuti comprende anche strumenti per eguagliare il carico delle famiglie: ossia oltre alla mensilità del BAfoG prevista per tutti, sono previste detrazioni di imposta per figli a carico e concessione di assegni esenti d’imposta. Naturalmente questa seconda categoria di aiuti può essere richiesta solo nel caso in cui l’individuo rispetti specifici requisiti economici. Il sostegno dipende dal reddito della famiglia, dal quello dello studente e da quello dell’eventuale partner. Sono inoltre previste tutta una serie di agevolazioni economiche come forniture elettriche e telefoniche a prezzi ridotti, sconti sul canone televisivo e sugli abbonamenti ai trasporti pubblici. Se poi lo studente ha anche un figlio, prende altri 113 euro al mese e se ne ha più di uno, prende altri 85 euro per ogni figlio.
Ma ancora non basta. Una recente riforma ha stabilito forme di riduzione del debito dipendenti dalla performance dello studente: se lo studente finisce gli studi nel tempo previsto per il proprio corso di studi, otterrà una riduzione del debito del 20% sulla restituzion. Esistono poi casi particolari in cui il rimborso può essere rinviato o addirittura prescritto: per esempio, se, trascorsi i 5 anni, lo studente risulta disoccupato o con figli a carico di età inferiore ai 10 anni, non ripaga subito il debito, ma il periodo viene prolungato. Inoltre implicitamente lo Stato rinuncia alla restituzione totale nei casi limite dal momento che per legge nessuno può mai ripagare un ammontare superiore a 10.000 €, anche se il prestito ricevuto eccede tale soglia. Questo vuol dire che prendendo il caso estremo del BAfoG da 670 euro mensili, in un percorso universitario di 5 anni fanno 40 mila euro, di cui la metà 20 mila euro andrebbe restituità, ma in realtà la restituzione pretesa è solo di 10 mila euro. La stessa riforma ha stabilito che a godere del BAföG non siano solo gli studenti di nazionalità tedesca, ma anche quelli di nazionalità straniera fuori dall'Unione Europea con diritto di asilo, e gli universitari provenienti dagli stati dell'Unione Europea qualora abbiano trasferito la propria residenza ed abbiano sottoscritto un contratto di lavoro in Germania.
Un sistema efficiente ed ingegnoso. Questo probabilmente spiega perché la Germania voglia una applicazione rigorosa del trattato di Maastricht secondo cui i paesi UE non possono farsi garanti del debito di un paese appartenente alla Comunità stessa: di fatti gli aiuti economici ai Paesi come la Grecia aumentano il debito pubblico dei singoli Stati che partecipano agli aiuti. Ovviamente un aumento del debito pubblico non permette di fare ulteriori investimenti nel proprio Paese.
La ricetta tedesca è investire e contenere le spese, garantendo nel frattempo una minima rete di protezione sociale per chi è stato individualmente colpito dalla crisi; questo comporta quindi l’ingresso, rigidamente regolamentato, di soggetti privati nel finanziamento del welfare e, dall’alta l’opposizione al salvataggio di paesi dell’area Euro. Ma la domanda di fondo è: perché la Germania spende tanto per il diritto allo studio? Perché è un investimento, non un costo. Per uno Stato la formazione, la preparazione, le competenze di una persona sono un investimento. Una persona con un buon grado di istruzione ha maggiori possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Così si producono due effetti: un lavoratore qualificato e preparato che offre un servizio al suo Stato e un buon contribuente perché, avendo un lavoro ben retribuito, pagherà più volentieri le tasse. Ma c’è anche un vantaggio immediato: i BAfoG sono un modo ingegnoso per non far calare i consumi. Gli studenti sono portati a spostarsi fuori sede quindi a stipulare contratti di locazione per usufrure delle maggiori agevolazioni, su quei contratti di locazione lo Stato fa cassa, ma non solo: gli studenti spendono più ragionevolmente soldi che di fatto per metà gli vengono concessi a fondo perduto, e spendendo e fanno girare l'economia. In questo modo i consumi nazionali si mantengono stabili anche in periodi di crisi.
Che qualcuno prenda nota.
Al Gruppo2003
Al Ministro Profumo
Al Ministro Monti
Al Forum PD
Parlamentari della Commissione VII
Categorie varie sindacali e non della docenza
Carissimi,
a sentire la lista UNILEX di 1300 docenti che ha appena riportato la notizia di seguito, credo che la popolarità della Riforma Gelmini subirà prestissimo un CROLLO VERTICALE pari a quello della Grecia quando hanno cominciato a licenziare gli statali. Chiunque si faceva portavoce di un minimo di utilità della Riforma Gelmini, farebbe bene a tacere, o perderà qualsiasi forma non solo di consenso, ma persino di saluto dagli amici. Potrebbe in cambio avere "favori" e "promesse" dal Ministro nel tentativo di andare avanti in questa marcia diabolica e silenziosa di una distruzione della Università senza nemmeno che ci sia chiesto un parere, ma non so se nemmeno quello conviene come gioco. Viveversa, sarà naturale creare ora un fronte COMPATTO e SOLIDALE molto più forte persino di quello che mandava avanti la Riforma Gelmini quando è nata. Si tratterebbe anche di salvare qualche idea iniziale che non era male, tipo le graduatorie nella idoneità nazionale, insomma, si tratterebbe, forse forse, di tornare al sistema baronale della Università italiana degli anni 60. Altra idea ancora migliore per compattarsi, copiare il sistema Tedesco, che un mio studente mi ha ben sommariamente descritto nell'allegato.
ps. Il presente comunicato verrà inserito nel blog
Saluti, Michele Ciavarella
---------- Forwarded message ----------
From:
Date: 13 February 2012 13:46
Subject: [UNILEX] Nuovo trattamento economico
To: UNILEX@list.cineca.it
Da Unilex, lista di legislazione universitaria fondata da Tristano Sapigni
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al link:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-02-09&task=dettaglio&numgu=33&redaz=012G0018&tmstp=1329070339869
il provvedimento che "rimodula" la retribuzione dei docenti universitari, di tutte e tre le fasce (e definisce la retribuzione dei ricerc. a tempo determinato).
Ricordo di essere andato in audizione alla VII Commissione della Camera per dare il parere della Rete 29 Aprile sul provvedimento. Non è stata recepita neppure una delle osservazioni sui punti discutibili del provvedimento, che di fatto taglia la retribuzione con un effetto che si sente soprattutto al momento del pensionamento. Inoltre si osservi che si perde la ricostruzione della carriera, stabilendo che i ricercatori che diventano professori associati accedono automaticamente alla prima classe di anzianità (tre anni) mentre i PA che diventano PO accedono automaticamente alla seconda classe (sei anni). Viene tolto il collegamento tra le retribuzioni degli universitari e i dirigenti di prima classe dello stato, rendendo la retribuzione variabile in funzione delle decisioni del legislativo o anche del governo (decreto legge).
Inoltre, per quanto riguarda i RTD, viene fissata una retribuzione identica sia per il tipo A sia per il tipo B, il che significa che un ricercatore a tempo determinato assunto con contratto di tipo A per tre anni (poi magari prolungati a cinque) e poi - se fortunato - passato al contratto di tipo B (tre anni), per otto anni avrebbe la stessa identica retribuzione (potrebbe solo sperare negli adeguamenti istat, che però sono bloccati fino al 2014, oppure in adeguamento legislativo.
Il provvedimento entra in vigore il 24 febbraio.
Saluti,
PG
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Unilex, fondata nel 1995, ha 1184 iscritti al 4 giugno 2011.
Le regole di funzionamento sono scaricabili da
http://www.ing.unitn.it/~devol/regole_di_unilex.pdf
SE IN GERMANIA TI PAGANO PER STUDIARE
by Gianvito Volpe on Tuesday, February 7, 2012 at 8:43pm •
La stragrande maggioranza dei politici italiani non sa cosa significhi esattamente vivere in Italia. Molti di loro vivono in una specie di Olimpo, isolati in un mondo tutto loro, completamente distaccato dalla realtà. Giù da quell’Olimpo ci siamo tutti noi. Quelli che devono fare i salti mortali per pagare le bollette e le tasse. Quelli che non hanno l’auto blu e quindi la benzina se la devono pagare di tasca propria, che ogni giorno si alzano per andare a lavorare o a cercarsi un lavoro. Mentre loro litigano su cose che non miglioreranno la vita di nessuno. Parliamoci chiaro: la riforma del digitale terreste era più urgente di altre questioni? sarebbe morto qualcuno se fossimo rimasti un anno in più col tubo catodico...? Ne dubito. Oggi parlavo con una mia amica che vive e studia in Germania, e mi sono fatto qualche domanda su quello che da noi si chiama "diritto allo studio".
Fotografiamo la situazione italiana. L'Italia è terzultima nell'Unione Europea per numero di giovani laureati. Tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 35 anni, soltanto 18 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media scende a 15 su 100 se si considerano le lauree di secondo livello e le lauree magistrali di nuovo ordinamento. Soltanto Romania e Repubblica Ceca fanno peggio di noi. La media europea è invece del 30 per cento. Poi ci sono Paesi come Francia, Svezia, Danimarca e Inghilterra attorno al 40 per cento. E la Germania davanti a tutti al 42 per cento di giovani laureati. In Italia tre studenti universitari su quattro (73%) vivono con i genitori. La metà è pendolare e il 39% oltre a studiare fa lavori part time. Come mai così tanti pendolari? Nel 2011 chi non ha avuto aiuti economici ha pagato in media 1.160 euro di tasse. Il pendolarismo è una strategia di sopravvivenza. In Italia infatti solo 3 studenti su 10 ricevono aiuti economici per lo studio, due su dieci e uno su trentacinque della media complessiva usufruisce invece di un alloggio isu. In generale, tra lezioni in aula e tempo trascorso sui libri, ogni studente dedica all’università una media di 41 ore a settimana, contro le 32 dei primi anni ‘90. Nonostante la crisi economica influenzi le loro scelte, questi ragazzi si applicano e fanno sacrifici, considerando ancora l’università come un ascensore sociale.
Nel 2011 il 68,5% degli studenti non ha ricevuto alcun aiuto economico. Il 15,2% ha ottenuto un esonero parziale, il 9,3% l’esonero totale, il 7,1% una borsa di studio da enti di diritto allo studio. Questi enti erogano il 56,7% del totale degli aiuti, mentre le università partecipano con il 31,2%. Gli enti privati concorrono per il 6,8%. L’importo mediano delle borse di studio è pari a 1.600. L’Italia spende quattrocentottantuno milioni per le borse di studio ai giovani universitari. La Germania spende 1 miliardo e 400 milioni.
Il sistema tedesco è davvero interessante e penso sia utile conoscerlo almeno sommariamente.
Dal 1º ottobre 1971 gli studenti ricevono degli aiuti grazie alla legge per il sostegno alla formazione individuale degli studenti: la cosiddetta BAföG (Bundesausbildungsförderungsgesetz). Il termine BAföG indica il denaro mensile disponibile mediamente per ciascuno studente. In linea di principio non è su base meritocratica, è un assegno per tutti, tuttavia si riduce per gli studenti che non concludono gli anni di università nei limiti di tempo previsti. Si tratta più propriamente di un prestito per metà a fondo perduto (sotto forma di borsa di studio), e per metà da restituirsi, a tasso zero, a partire dal quinto anno successivo alla laurea. In prima approssimazione possiamo dire l'ammontare medio del BAfoG è di 417 euro mensili. Poi vedremo più precisamente come viene calcolato. In altre parole in 5 anni lo stato tedesco finanzia ogni studente con un assegno che gli permetterà di comprarsi libri, pagarsi tram, metro e di non pesare sulle famiglie. Trascorsi cinque anni dal completamento del percorso universitario, nei quali si presume l'inserimento lavorativo del soggetto, il cittadino comincerà a restituire rateizzate e a tasso zero la metà dei soldi ricevuti per il sostentamento accademico.
I fondi per il BAföG prevedono una copertura del 65 % da parte del Governo Federale, mentre il restante 35 % è a carico dei Länder (più o meno le nostre Regioni). E’ interessante notare come, al contrario delle altre materie lasciate alla competenza dei Länder, quella relativa al diritto allo studio è disciplinata a livello centrale, a garanzia di un trattamento uniforme e di pari opportunità in tutto il territorio nazionale.
In linea di principio, il sostegno viene garantito a coloro che ne fanno richiesta e iniziano il percorso formativo prima di aver compiuto il trentesimo anno di età. L’ammontare medio del BAföG come detto è di 417 euro ma in realtà è proporzionale ai bisogni degli studenti, sulla base della stime dei costi di mantenimento. La legge federale prevede degli importi fissi che dipendono dalla tipologia del corso di studi (se si tratta di allievi o di universitari, l'equivalente della nostra differenza tra diploma di laurea e laurea vera e propria) e anche dal fatto che lo studente viva a con la famiglia di origine o fuori casa. Il livello dell’importo in concreto viene stabilito sulla base del bisogno standard dello studente (che comprende i costi di mantenimento e i costi d’istruzione) e delle spese di alloggio. Le spese per l’alloggio sono previste per gli studenti che vivono fuori casa e quindi andranno ad incrementare l’importo di base. Questo, inoltre, può essere ulteriormente aumentato nel caso in cui lo studente sostenga dei costi di assicurazione sanitaria. Ma questo aspetto è meglio trascurarlo. L'importo del BAfoG è quindi variabile. Considerando tutti i possibili incrementi della quota di base, l’ammontare mensile massimo del BAföG è pari a 630 euro al mese per gli studenti che non vivono con i genitori.
Gli importi sono consessi al 50% sotto forma di borsa di studio mentre il restante 50% viene concesso come prestito a tasso zero. Solo per i disabili è prevista l’erogazionevdell’intero importo come borsa di studio. La restituzione inizia dopo cinque anni dalla fine degli studi e può essere rateizzata in un termine non superiore a 20 anni con una rata minima di rimborso di 105 € al mese.
Solo queste considerazioni basterebbero a stropicciarci gli occhi per lo stupore. Ma i tedeschi hanno fatto di più. Nel 1999 hanno elevato il BAföG a livello costituzionale e lo hanno inserito nella Costituzione. Il nuovo schema di aiuti comprende anche strumenti per eguagliare il carico delle famiglie: ossia oltre alla mensilità del BAfoG prevista per tutti, sono previste detrazioni di imposta per figli a carico e concessione di assegni esenti d’imposta. Naturalmente questa seconda categoria di aiuti può essere richiesta solo nel caso in cui l’individuo rispetti specifici requisiti economici. Il sostegno dipende dal reddito della famiglia, dal quello dello studente e da quello dell’eventuale partner. Sono inoltre previste tutta una serie di agevolazioni economiche come forniture elettriche e telefoniche a prezzi ridotti, sconti sul canone televisivo e sugli abbonamenti ai trasporti pubblici. Se poi lo studente ha anche un figlio, prende altri 113 euro al mese e se ne ha più di uno, prende altri 85 euro per ogni figlio.
Ma ancora non basta. Una recente riforma ha stabilito forme di riduzione del debito dipendenti dalla performance dello studente: se lo studente finisce gli studi nel tempo previsto per il proprio corso di studi, otterrà una riduzione del debito del 20% sulla restituzion. Esistono poi casi particolari in cui il rimborso può essere rinviato o addirittura prescritto: per esempio, se, trascorsi i 5 anni, lo studente risulta disoccupato o con figli a carico di età inferiore ai 10 anni, non ripaga subito il debito, ma il periodo viene prolungato. Inoltre implicitamente lo Stato rinuncia alla restituzione totale nei casi limite dal momento che per legge nessuno può mai ripagare un ammontare superiore a 10.000 €, anche se il prestito ricevuto eccede tale soglia. Questo vuol dire che prendendo il caso estremo del BAfoG da 670 euro mensili, in un percorso universitario di 5 anni fanno 40 mila euro, di cui la metà 20 mila euro andrebbe restituità, ma in realtà la restituzione pretesa è solo di 10 mila euro. La stessa riforma ha stabilito che a godere del BAföG non siano solo gli studenti di nazionalità tedesca, ma anche quelli di nazionalità straniera fuori dall'Unione Europea con diritto di asilo, e gli universitari provenienti dagli stati dell'Unione Europea qualora abbiano trasferito la propria residenza ed abbiano sottoscritto un contratto di lavoro in Germania.
Un sistema efficiente ed ingegnoso. Questo probabilmente spiega perché la Germania voglia una applicazione rigorosa del trattato di Maastricht secondo cui i paesi UE non possono farsi garanti del debito di un paese appartenente alla Comunità stessa: di fatti gli aiuti economici ai Paesi come la Grecia aumentano il debito pubblico dei singoli Stati che partecipano agli aiuti. Ovviamente un aumento del debito pubblico non permette di fare ulteriori investimenti nel proprio Paese.
La ricetta tedesca è investire e contenere le spese, garantendo nel frattempo una minima rete di protezione sociale per chi è stato individualmente colpito dalla crisi; questo comporta quindi l’ingresso, rigidamente regolamentato, di soggetti privati nel finanziamento del welfare e, dall’alta l’opposizione al salvataggio di paesi dell’area Euro. Ma la domanda di fondo è: perché la Germania spende tanto per il diritto allo studio? Perché è un investimento, non un costo. Per uno Stato la formazione, la preparazione, le competenze di una persona sono un investimento. Una persona con un buon grado di istruzione ha maggiori possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Così si producono due effetti: un lavoratore qualificato e preparato che offre un servizio al suo Stato e un buon contribuente perché, avendo un lavoro ben retribuito, pagherà più volentieri le tasse. Ma c’è anche un vantaggio immediato: i BAfoG sono un modo ingegnoso per non far calare i consumi. Gli studenti sono portati a spostarsi fuori sede quindi a stipulare contratti di locazione per usufrure delle maggiori agevolazioni, su quei contratti di locazione lo Stato fa cassa, ma non solo: gli studenti spendono più ragionevolmente soldi che di fatto per metà gli vengono concessi a fondo perduto, e spendendo e fanno girare l'economia. In questo modo i consumi nazionali si mantengono stabili anche in periodi di crisi.
Che qualcuno prenda nota.
mercoledì 1 febbraio 2012
Fermiamo l’attacco all’Università pubblica -- una proposta anonima di appello COSTRUTTIVAMENTE contro la abolizione del valore legale della laurea
Appello agli Universitari, agli studenti, ai cittadini da mandare al
Ministro Profumo, al Parlamento, al Governo, e al Presidente Napolitano
Innanzitutto, l’abolizione del valore legale del titolo di studio è un progetto della P2 di Licio Gelli, che è istruttivo rileggere oggi perché dice i veri possibili obiettivi della abolizione del valore legale. Dal programma di rinascita "democratica" di Licio Gelli e la P2. b) Provvedimenti economico-sociali: b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sflollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione).(NDR: sflollare è un refuso nel testo, si intende per “sfollare”).
Quindi questo chiarisce subito che nelle intenzioni dichiarate del piano P2, l’abolizione ha il preciso scopo di diminuire il numero di studenti, in contrasto con gli obiettivi che ci siamo dati già nel processo di Bologna, e ancora oggi siamo lungi da attuare, di aumentare il numero di studenti fino a raggiungere le lontane medie europee che sono ancora al doppio circa.
Nell’attuare “i precetti della Costituzione” invece, il piano intende probabilmente far riferimento all’art.34 della Costituzione, che sancisce “La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Dove in questo articolo c’è da un lato il diritto allo studio fino ai gradi più alti (quindi quasi la necessità della Università Pubblica --- de facto, una Privata potrebbe sostituirla solo se ci fosse la concreta possibilità di pagare le tasse in forme di prestiti obbligatori per legge e con condizioni particolarmente tutelate, cose non ancora viste).
Dall’altro punto di vista, si parla di “meritevoli”, e su questo la Università Pubblica ha spesso fatto poco, nel senso di aver dato maggiore spazio alla corsa al reclutamento delle masse, proprio per via del ritardo anche in quella direzione! E i concetti di meritocrazia, che solo da poco sono “tornati di moda”, lo sono stato in modo non solo puramente retorico nella Riforma Gelmini, ma anche strumentale, nascondendo invece ben altri intenti sotto la “meritocrazia”, che sono quelli di avvantaggiare con criteri clientelari e politicamente orientati, la creazione di “Aziende” universitarie sotto controllo politico.
Per fare meritocrazia in forma più quantitativa, andrebbe introdotto l’uso, ormai indispensabile, di criteri di misura standard, affidabili, robusti, trasparenti di tests che hanno decine di anni di esperienza e di correttivi alle distorsioni che possono nascere (vedasi Abravanel, Meritocrazia, Garzanti, 2008), totalmente assenti invece nella Riforma Gelmini.
Si propope oggi la abolizione del titolo di studio, confondendo con le “liberalizzazioni” del governo Monti, ma lo stesso Governo ha fatto già doppia marcia indietro data la sollevazione generale dell’Università a fare qualsiasi cosa che sia cosi’ brutale e poco condivisa, profittando di una maggioranza sciacciante del Governo stesso, che tuttavia ha il compito di SALVARE L’ITALIA dalla crisi, non di distruggere l’Università pubblica!
Mantenere il valore legale, dicono queste sirene della sua abolizione, è “chiudersi nella torre eburnea dell'Accademia trascurando le diversità”. Peccato che il piano nasce dalle stesse correnti politiche che hanno approvato la Legge Gelmini, che più che trascurare le diversità, le annulla proprio, salvando solo i ricchi e i “potenti”, centralizzando tutto sui Rettori, ingrandendo i Dipartimenti come luogi di vero potere, e rendendo i singoli molto meno liberi e autonomi.
In un recente dibattito, per es., il Prof. Gustavo Zagrebelsky, sollecitato dal Prof. Michele Ciavarella del Politecnico di BARI ha dichiarato, testualmente:
“Che il modo con cui si affrontano i problemi dell’Istruzione è purtroppo un modo aziendalistico e questo è un tradimento profondo della vocazione degli studi di Istruzione soprattutto quelli superiori. Perché poi quando si fanno le graduatorie (tra Università, ndr) si va a vedere la “Produttività”, il rapporto iscritti / laureati, il tasso di assorbimento dei laureati nella forza lavoro, nel tessuto produttivo locale. E’ la prosecuzione della “logica delle tre i”: “Impresa, Internet, Inglese”, lanciata questa logica da governi precedenti per le Scuole medie, ma che adesso si sta estendendo all’Università. Se ci riflettete tutto ciò con la “Cultura” non ha quasi nulla a che fare. Queste “tre i” e ciò che si preannuncia (vediamo cosa succederà con l’Università), ciò che è accaduto, inserisce, colloca, i problemi dell’Istruzione nella logica e-se-cu-ti-va, le “tre i” indicano una formazione di tipo esecutivo, ma la cultura è un’altra cosa”.Aldilà dei problemi di Costituzionalità io credo che dovremmo avere anche l’orgoglio di dire che l’Università non può ridursi ad una cosa di questo genere".
La stessa Riforma sta stravolgendo i “concorsi”, prima ancora di rendere le Università del tutto Private, creando concorsi inusitati e probabilmente molto meno meritocratici (ex. Art.24 c.6 della Legge Gelmini 240/2010). Non ci sarà più bisogno di far ritirare misteriosamente i concorrenti alternativi ai candidati “iper raccomandati”, come dichiarato da un commissario anonimo del Concorso del Vice Ministro Martone al SecoloXIX, visto che altri candidati non ci saranno, saranno tutti scelti ad personam da Rettori e Direttori di Dipartimento come se fossero vertici di azienda.
Il rischio che la abolizione del titolo legale porti ad un aumento sconsiderato delle tasse universitarie è più che realistico. Lo sottolinea il fatto che tra i firmatari di appello a favore figurano persone come Alberto Alesina e Andrea Ichino che da tempo si battono per aumentarle, creando prestiti che sarebbero pesanti per la maggior parte delle famiglie già gravate dalla Crisi Economica.
Gli Atenei potrebbero avviare una competizione di tipo economico al rialzo, al tempo stesso svilendo la qualità. In definitiva, si affida la valutazione al "mercato", prima ancora di verificare che il Paese sia maturo per una Etica vera. Le valutazioni a posteriori finora fatte in Italia dimostrano il contrario.
La competizione tra Università italiane poi è sempre esistita, e funziona bene, la qualità tra private e pubbliche cambia pochissimo, ed è il complesso delle Università italiane che è carente – parliamo prevelentemente del criterio produzione scientifica, che è il criterio più semplice e oggettivo da misurare. Lo dimostra la classifica mondiale della ricerca delle classifiche SCIMAGO, (che misura indicatori normalizzati per dimensione, con criteri come output, collaborazione internazionale, specializzazione tematica, e impatto scientifico, secondo gli ultimi trend anche in UK),: con risultati sorprendenti. 1) il Politecnico di BARI, nel 2010 considerato dal MIUR “non virtuoso” sulla base di parametri economici, e quindi escluso nel 2011 e 2012 da grossi finanziamenti del Piano Straordinario di Reclutamento di Professori Associati, “risulta l’ateneo al primo posto tra le 67 accademie pubbliche italiane per la qualità dei lavori scientifici prodotti, staccando tutte le altre, da Milano a Palermo comprese le sedi blasonate come Bologna, Padova e Roma la Sapienza.
Soprattutto, il Politecnico barese offusca le concorrenti più dirette, i Politecnici di Torino e Milano nei vari settori dell’architettura e dell’ingegneria.”. La Bocconi è si migliore del Politecnico di BARI, ma di pochissimo, e la sola, tra le private! Tutte le altre invece scompaiono. Tra le Scuole statali ma a statuto speciale (Napoleonico, come le Scuole Normali francesi che volle Napoleone che credeva ai test durissimi di ammissione e al merito, anche sul campo), invece, si ottengono leggeri miglioramenti, con la Scuola Santanna di Pisa al 613° posto.
Ma il punto vero è che lo stato Italiano non tutela i “meritevoli” in quanto non offre nessuna Università in Italia di livello competitivo al mondo! I meritevoli, non solo non sarebbero avvantaggiati dalla abolizione del valore legale, ma non sono aiutati affatto nell’unica soluzione oggi possibile per avere educazione di livello superiore: studiando nelle migliori Università del mondo, e non alla Bocconi che è solo 629° nel mondo. Ci sono ben 628 Università migliori dove studiare. Se tra Bocconi al 629° posto, e il Politecnico di Bari al 642° posto, ci sono solo 13 Università di differenza sul totale di 3042, la differenza è trascurabile, eppure pesata già oggi enormemente come costo dello studente, sia per lo stato che per lo studente stesso.
Semmai quindi dovremmo finanziare molto di più il Politecnico di BARI, e ridurre finanziamenti e tasse Universitarie alla Bocconi. Ma questo potrebbe creare un conflitto di interesse in un Governo guidato dal Presidente della Bocconi stessa. Un governo che ha già il conflitto di interesse enorme del Ministro Profumo, che per la prima volta nella storia italiana, è anche contemporaneamente Presidente del maggiore Ente di Ricerca, il CNR.
Il problema va impostato correttamente allora, perché uno studente e una famiglia che conosca questi dati, messa di fronte alla possibilità di studiare all’estero, a volte a costi persino inferiori (in alcuni Paesi Scandinavi accolgono studenti italiani in condizioni di estremo favore, e anche in Germania le tasse universitarie sono bassissime, e le vogliono completamente azzerare presto), sarà presto de facto invogliato a emigrare.
Al vero top della Classifica SCIMAGO tendono a esserci istituti di ricerca, invece che Università, come è ovvio visto che SCIMAGO misura solo la ricerca. E allora troviamo il Broad Institute of MIT and Harvard, ma anche la Spagna con “Institut d'Estudis Espacials de Catalunya” o il Dana Farber Cancer Institute e il J. Craig Venter Institute (quello che ha sequenziato il genoma, per intenderci), o l’Howard Hughes Medical Institute, o la Microsoft Research a Cambridge vicinissimo alla Università.
Per trovare un istituto di ricerca di livello mondiale tra i primi cento se ne trovano alcuni, come al la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, al 73 gli Ospedali Riuniti di Bergamo, e al 76 l’Istituto Europeo di Oncologia. Occorre invece scendere parecchio, per trovare l'Istituto Italiano di Tecnologia, che se si trova al 240 posto, ma che con una spesa paragonabile a quella di una Università italiana di medie dimensioni, si sta collocando bene, nonostante le critiche, a solo un posto di distacco dal famoso Caltech.
La fuga dei cervelli quindi ora comincia ai 18 anni, e non è un caso infatti che ormai sono decine di migliaia i giovani italiani che vanno a studiare nelle Università straniere.
Sui concorsi pubblici, se essi devono essere obbligatoriamente aperti a tutti i cittadini europei (come in realtà la Legge Gelmini limita tantissimo, per via dei concorsi ex art.24c.6), allora attribuire un peso diverso alla laurea in base all'ateneo che la ha rilasciata sarebbe non solo sbagliato, ma anche impossibile, a meno che l'ANVUR non stili un ranking di tutte le università dei 27 (quasi 28) Stati membri della UE, se non di tutto il mondo.
In definitiva, un problema sbagliato, e come detto da Luciano Modica su Europa del 26 gennaio 2012, l’abolizione viene proposta “rifacendosi alle “prediche inutili” di Luigi Einaudi o a qualche modello straniero più o meno frainteso”. “Inutilmente analisi rigorose tra cui quelle di Sabino Cassese, ora giudice costituzionale, di Giovanni Cordini, del Servizio Studi del Senato hanno segnalato la complessità del problema. Inutilmente tutti coloro che si intendono davvero di università hanno espresso perplessità.” Basti ricordare il recente caso del ritiro a furor di popolo dell’autorizzazione ad istituire un’università privata che prendeva il nome dal suo proprietario ed era ubicata in una palazzina di sua proprietà nella piccola cittadina di residenza. Si noti peraltro che il regime autorizzativo è presente in forme diverse in tutti i Paesi dell’Unione Europea e una sua abrogazione nel nostro rischierebbe di porci fuori dall’Area Europea dell?Istruzione Superiore (EHEA).
La competizione tra le università scatta veramente e funziona positivamente solo quando si verifica attentamente e si premia la bravura dei rispettivi laureati nel mondo del lavoro, non quando si approntano tabelle in base a complicati e largamente arbitrari parametri quantitativi generali. Inoltre, una volta garantite eguali opportunità di partenza mediante un solido e ampio sistema di diritto allo studio, la valutazione del merito personale dei laureati è l’unico vero motore dell?ascensore sociale. Una proposta di “affievolimento” del valore legale è contenuta in un documento della Conferenza dei Rettori del 1995; le classi di equivalenza del valore legale di lauree differenti sono contenute nel decreto ministeriale del 1999 che ha introdotto la nuova architettura europea degli studi universitari, il cosiddetto 3+2. E sono proprio gli interventi di cui il Ministro Profumo ha fornito anticipazioni. Da molti anni sono sul tavolo dei ministri competenti senza che nessuno sia mai riuscito a realizzarli. Speriamo che anche in questo caso sia la volta buona”
Insomma, un piano complessivamente vicino a quello della “scuola di partito” che profetizzava Calamandrei nel celebre discorso del 1950 . Nell’interpretare l’art.33 della Costituzione “La repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, egli afferma che “La scuola è aperta a tutti. Lo stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’articolo 33 della Costituzione”. La preoccupazione qui è quella di creare cittadini, non cattolici, né protestanti, non fascisti, né comunisti, collegandosi anche ai concetti di eguaglianza e parità sociale dell’art.3, e dell’art.51 nell’accesso agli uffici pubblici.
Forse, rileggendolo dopo 50 anni, l’enfasi nella visione che lo Stato possa creare apertura a tutti, con scuole ottime per tutti, di tutti i gradi e tipi, e dovunque, lasciando in secondo piano la questione dei “capaci e meritevoli”, pare criticabile, e crea il dibattito di oggi. Dimenticando che le risorse non sono infinite, e scelte vanno fatte La scuola pubblica, non è priva di rischi di creare cittadini “politicizzati”, o di diventare essa stessa non seria, e mal organizzata.
Ma come sono stati valutati i “meriti” anzi le “virtuosità” delle Università? A partire dal primo esperimento del Settembre 2009 (Classifica Gelmini), quando i criteri, fissati a posteriori, in modo non trasparente, sono emersi solo per una fuga di notizie tramite il giornale online lavoce.info! Si veda noisefromamerika.org con l’articolo di Alessandro Figà Talamanca “Università: una graduatoria di merito?”
Una delle firmatarie dell’appello pro Abolizione, Margherita Hack (in "Margherita Hack, Libera scienza in Libero Stato", Rizzoli, 2010), dice che la riforma Berlinguer del 3+2 della fine degli anni 90, ha “certamente avuto un effetto positivo” nel senso, per esempio, che nello stesso anno 2003, mentre con il vecchio ordinamento si laureavano “in corso” meno del 5% degli studenti, con il nuovo ordinamento si sono laureati il 44.1%! Ma un salto in un solo botto di 10 volte, non fa rabbrividire qualsiasi ottimistica previsione di miglioramento? La Margherita Hack pare notevolmente ingenua. Nell’articolo “Il Manuale del Rettore “virtuoso” --- I rischi della meritocrazia “all’italiana” nell’Università” del 7/1/2010, forse si spiega qualcosa.
Si segnalava che con una media nazionale del voto di laurea saltata dal già troppo alto 103, a ben 108.7 (con la lode assegnata ad oltre il 30% dei laureati in media, e con punte di proporzioni incredibili in alcune università), gli effetti degli incentivi per acquisire “virtuosità” da parte del Ministero sono perversi, e lo sarebbero ancora di più con l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Sarebbero “todos caballeros”, e in un Paese dove tutti sono Re, nessuno è Re!
Il problema va affrontato con un approccio radicalmente diverso, che con la selvaggia abolizione del valore legale!
La visione della proposta è notevolmente provinciale. Quando si opera per il DIPLOMA SUPPLEMENT, ossia per integrarsi in Europa, già oggi siamo in difficoltà. Secondo le linee guida lo schema ECTS prevede la suddivisione dei voti per percentuali prefissate.
• voto A: contiene circa il 10% dei voti a partire da quelli più alti,
• voto B: contiene il successivo 25% circa dei voti,
• voto C: contiene il successivo 30% circa dei voti,
• voto D: contiene il successivo 25% circa dei voti,
• voto E: contiene il rimanente 10% circa dei voti.
Ma come si fa se il i voti piu' alti sono ben oltre il 10%?? Non si riesce a rispettare le regole pensate in Europa, e noi abbiamo la lode che coincide con le categorie A, B, C del Diploma Supplement! Il che' in effetti chiarisce che da noi la lode vale quanto mediamente un B in Europa.
Il valore legale va tenuto, ma i voti vanno contenuti! Quindi il problema è italiano, e NON della Università Pubblica! Abolire il valore legale non risolve proprio nulla, anzi peggiora lo status quo.
Gli americani, cui sembra la proposta di Abolire il valore legale si ispiri, hanno loro stessi notato il problema della inflazione dei voti, ma loro li inquadrano subito come fasulli, e corretti con misure drastiche --- che da noi non ci sono, perché la nostra Etica non funziona. Sarebbe un Far West. Princeton prese posizione nel 2004 pubblicamente contro la propria politica di eccessiva larga manica.
Tornando ancora al discorso di Calamandrei, egli segnala come un partito dominante che volesse creare scuole di partito (qui il riferimento scottante è sempre all’esperienza del fascismo da cui si era appena usciti): “comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private”. “Tutte le cure cominciano ad andare alle scuole private”. Il circuito vizioso sarebbe quindi quello di allentare i controlli sulle scuole private, e addirittura finanziarle con denaro pubblico, “il metodo più pericoloso”, come si fa in molti casi in Italia! Insomma, nel privato si annida il rischio della “concorrenza al ribasso”, con una “equipollenza” aggirata di fatto. Il pericolo è il “disfacimento morale della Scuola”.
La Hack lo riconosceva nel libro riconoscendo che quanto stava facendo il Ministro Gelmini con “tagli insopportabili alle scuole di ogni ordine e grado”, per cui “invece di migliorare le Scuole pubbliche, in nome di una presunta libertà di favorire le private che, per attirare più studenti, sono notoriamente di manica larga, e hanno docenti spesso sottopagati e alle prime armi”. Come mai la Hack ora ha cambiato idea radicalmente?
La Riforma Gelmini, rischiano di rilanciare la corsa alla concorrenza al ribasso delle Università pubbliche, visto che, con i parametri “meritocratici” introdotti, hanno anche esse vantaggio ad aumentare slealmente gli studenti, e devono farlo se non si vuole rischiare il fallimento, o il commissariamento! La Hack invece non toccava la Bocconi, riconoscendo che “e' di ottimo livello, ma molto cara”.
Da dove viene questa proposta? Da alcuni economisti italiani della Bocconi (Perotti, Giavazzi) o di Harvard (Alesina), che hanno sostenuto che l’università statale fosse talmente “malata”, “truccata” e sfinita, che solo la privatizzazione può ripristinare il merito. Siamo al paradosso del paradosso, tenendo conto che in realtà, dati alla mano, l’Università statale italiana è la meno cara di Europa, mentre la privata italiana è troppo cara (si veda “La cura "privatizzazione" -- Non sarà che la Bocconi spreca molto piu' delle Università pubbliche?”) dimostrando che la Bocconi costa molto più, in proporzione alla Statale, di quanto costi Harvard rispetto alla università statale americana!
Insomma, in materia di Riforme Universitarie, il Governo Monti pare molto più in conflitto di interesse del governo Berlusconi, e la situazione non a caso sta degenerando.
PRIMI FIRMATARI ANONIMI
??
sabato 28 gennaio 2012
Proposta a costo zero geniale di Giacinto Scoles, FRS, per mescolare il sangue!
ECCO LA PROPOSTA:
Lasciamo che i ricercatori/professori votino "with their feet" come si dice in inglese.
Cioe' lasciamo che il personale docente/ricercatore inquadrato che desideri cambiare
il posto del proprio lavoro lo possa fare portandosi dietro il prorio stipendio sempreche' trovi un'universita' o centro di ricerche che voglia assumerlo.
Alla fine di un periodo di un anno o due nel quale si lascia il sistema ragiungere l'equilibrio si fotografi la situazione e cosi' si vedra' dov'e' l'eccellenza in Italia.
Non si tema di dare troppo personale ad alune facolta' perche' con la tradizione
di non mobilita' italiana prima che da alcuna parte si raggiunga il rapporto studenti per docente di 10 (che sarebbe circa ideale) dovrebbe cambiar e il tessuto sociale ti tutto il paese.
Circa il temere di depauperare alcune facolta oltre il limite del sostenibile (da definirsi a priori) perche' preocuparsi? Non sarebbe questo un metodo obbiettivo per deciderne la chiusura?
Io personalmente non ho alcun dubbio che se in Italia rimescolassimo il personale
rendendolo veramente mobile (stimolando la mobilita' se la spontaneita' non fosse sufficiente)per l'insegnamento e la ricerca italiane incomicerebbe un nuovo "Rinascimento"!
--
This message was written in FRIULI VENEZIA GIULIA
by G. Scoles, F.R.S., University of Udine, Faculty of Medicine
Department of Medical and Biological Sciences, Ospedale di
S. Maria della Misericordia in Udine , Italy.
http://www.princeton.edu/~chemdept/Scoles/SCOLES%20NEW/Scolessite/
Lasciamo che i ricercatori/professori votino "with their feet" come si dice in inglese.
Cioe' lasciamo che il personale docente/ricercatore inquadrato che desideri cambiare
il posto del proprio lavoro lo possa fare portandosi dietro il prorio stipendio sempreche' trovi un'universita' o centro di ricerche che voglia assumerlo.
Alla fine di un periodo di un anno o due nel quale si lascia il sistema ragiungere l'equilibrio si fotografi la situazione e cosi' si vedra' dov'e' l'eccellenza in Italia.
Non si tema di dare troppo personale ad alune facolta' perche' con la tradizione
di non mobilita' italiana prima che da alcuna parte si raggiunga il rapporto studenti per docente di 10 (che sarebbe circa ideale) dovrebbe cambiar e il tessuto sociale ti tutto il paese.
Circa il temere di depauperare alcune facolta oltre il limite del sostenibile (da definirsi a priori) perche' preocuparsi? Non sarebbe questo un metodo obbiettivo per deciderne la chiusura?
Io personalmente non ho alcun dubbio che se in Italia rimescolassimo il personale
rendendolo veramente mobile (stimolando la mobilita' se la spontaneita' non fosse sufficiente)per l'insegnamento e la ricerca italiane incomicerebbe un nuovo "Rinascimento"!
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This message was written in FRIULI VENEZIA GIULIA
by G. Scoles, F.R.S., University of Udine, Faculty of Medicine
Department of Medical and Biological Sciences, Ospedale di
S. Maria della Misericordia in Udine , Italy.
http://www.princeton.edu/~chemdept/Scoles/SCOLES%20NEW/Scolessite/
Gustavo Zagrebelsky risponde a Michele Ciavarella su "Riforme Universitarie e Costituzione Italiana" Aula Magna Aldo Moro Bari 24.1.2012
Incontro organizzato dall'associazione studentesca LINK, dal Circolo UAAR di Bari e da ADI. Il prof. Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, ha trattato il fondamento normativo del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato e i problemi pratici legati alla sua applicazione.
Nel dibattito il Prof. Michele Ciavarella del Politecnico di BARI ha posto al Prof. Zagrebelsky una domanda.
TRASCRIZIONE FEDELE
MICHELE CIAVARELLA DOMANDA DAL PUBBLICO (min.20.35)
Io volevo fare una domanda su “Università e Costituzione”. Da quello che mi risulta non è scritto sulla Costituzione che l’Università debba essere pubblica, mentre invece c’è la scuola dell’obbligo. L’Università che io sappia non è proprio garantito dalla Costituzione che debba essere Pubblica.
Tuttavia, nel corso di molti secoli l’Università italiana di fondo è stata Pubblica e fino ad un certo punto, si è molto espansa. Fino almeno agli anni ’80 (del secolo scorso), è sempre andata crescendo, è stata sempre centralizzata sotto un Ministero. Poi è diventata Autonoma (Riforma Ruberti, interpretando l'art.33 Costituzione, ndr), e ultimamente, sulla base di questa Autonomia, il finanziamento che arriva all’Università non è più basato su “serie storiche”, ma ci sono parti cosiddette “meritocratiche”, per criteri “meritocratici” su cui vi è stata via via sempre più critica e più ribellione da parte di varie autorevoli fonti.
(anche perchè definiti a posteriori, sempre mutevoli, e facilmente aggirabili in un contesto privo di etica, ndr)
Ultimamente si è raggiunto uno scontro davvero forte, che penso porterà alla abolizione del valore legale del titolo di studio e in particolare, 3 Università Statali su 4 in Puglia sono oggi oggetto di obiettivo sottofinanziamento da parte del MIUT con l’obiettivo chiaro di depauperare di risorse, nonostante siano anche grandi Università di grande Tradizione.
Ora, in tutto ciò, creando anche delle discriminazioni tra persone che sono assunte in queste Università e quindi sono oggi incolpevoli rispetto a tali presunte colpe collettive di tali Università.
Io credo che ci siano vari profili di Incostituzionalità in questo processo, che addirittura assume degli atteggiamenti di pura propaganda politica quando per es. l’ultimo Governo ha scritto nell’ultima lettera all’Europa (quella in 39 punti, ndr), che la parte serie storiche del finanziamento andrà (entro 5-7 anni) a zero! Come si fa ad andare a zero quando ci sono dei contratti a tempo indeterminato da dover essere pagati (e che pesano persino per circa il 90% del finanziamento, altro che zero!)?
Quindi, volevo dire, a livello filosofico, Lei ritiene che la Costituzione preservi e protegga un certo grado di Università Pubblica anche ben distribuito nell’ambito del Paese? E’ possibile che una Regione intera possa essere attaccata e depauperata con risvolti poi generali sulla “Virtuosità” del Paese, del “rating” del Paese, che infatti non è “Virtuoso” al momento? Grazie. Min.23.22
GUSTAVO ZAGREBELSKY RISPONDE. Min.27.00
Illustre Professore (Ciavarella si sorprende e schernisce, e Zagrebelsky gli domanda se lo fa per la per averlo chiamato “Illustre”),
io da quando sono uscito dalla C.Costituzionale non ho mai detto nulla di preciso su questioni che possano poi arrivare alla C.Costituzionale.
La “deontologia dell’ex” dovrebbe essere quella di non fare da fuori il “grillo parlante”: ricordo che dava fastidio a me questo quando qualcuno lo faceva.
Però posso solo dire una cosa. Che il modo con cui si affrontano i problemi dell’Istruzione è purtroppo un modo aziendalistico e questo è un tradimento profondo della vocazione degli studi di Istruzione soprattutto quelli superiori.
Perché poi quando si fanno le graduatorie (tra Università, ndr) si va a vedere la “Produttività”, il rapporto iscritti / laureati, il tasso di assorbimento dei laureati nella forza lavoro, nel tessuto produttivo locale.
E’ la prosecuzione della “logica delle tre i”: “Impresa, Internet, Inglese”, lanciata questa logica da governi precedenti per le Scuole medie, ma che adesso si sta estendendo all’Università.
Se ci riflettete tutto ciò con la “Cultura” non ha quasi nulla a che fare.
Queste “tre i” e ciò che si preannuncia (vediamo cosa succederà con l’Università), ciò che è accaduto, inserisce, colloca, i problemi dell’Istruzione nella logica e-se-cu-ti-va, le “tre i” indicano una formazione di tipo esecutivo, ma la cultura è un’altra cosa.
Aldilà dei problemi di Costituzionalità io credo che dovremmo avere anche l’orgoglio di dire che l’Università non può ridursi ad una cosa di questo genere.
Il chè poi ulteriormente sollecita la nostra responsabilità perché i discorsi che oggi si abbattono, le proposte che oggi si abbatono, e si sono anche abbattute, hanno terreno fertile in che cosa: nei limiti della inefficienza di cui tutti noi dobbiamo farci carico, non siamo incolpevoli.
Io oramai sono in pensione, quindi non sono stato incolpevole nemmeno io. MIN.30.09
mercoledì 25 gennaio 2012
RINGRAZIAMENTI A GUSTAVO ZAGREBELSKY, NICOLA COLAIANNI, CORRADO PETROCELLI, NICOLA COSTANTINO, LUIGI MANGIALARDI
RINGRAZIAMENTI A GUSTAVO ZAGREBELSKY, NICOLA COLAIANNI, CORRADO PETROCELLI, NICOLA COSTANTINO, LUIGI MANGIALARDI
Caro Nicola (Colaianni),
Ti ringrazio della opportunità della domanda al Grande Prof. Zagrebelsky, che ha voluto gentilmente rispondermi come Illustre Professore! La Sua risposta è stata bellissima, di altissimo profilo, e credo anche grazie alla mia domanda, che parte dal fatto che la Università italiana ha una storia millenaria, che si è sempre generalmente espansa, andando a coprire in modo sempre più capillare il territorio, come una rete sanguigna fornisce di sangue le varie parti del corpo.
Naturalmente, domandatevi negli USA quante sono le Università. Quelle un minimo conosciute, almeno dal database di “8868 Universities in 203 countries” http://univ.cc/world.php, sono 91 in Italia, ma 87 in Argentina, 80 in Bangladesh, 159 in Brasile, 36 in Costa Rica, 43 in Ecuador, 258 in Francia, 280 in Germania, 310 in India, 567 in Giappone, 148 in Messico, 131 in Polonia, 165 in UK, 181 solo in California, e quindi da quando la sciagurata Riforma Ruberti del 1989 (eppure Ruberti è ricordato come uno dei migliori Ministri!), ha introdotto l’autonomia con l’idea di responsabilizzare, e appellandosi persino alla Costituzione art.33 (e qui chiederei lumi al Prof. Zagrebelsky su cosa intendevano i Padri Costituenti con tale articolo al comma Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato). Cosa si intendeva proteggere?
Già finora per colpa dell’autonomia “le sedi hanno invaso la sfera dello stato giuridico dei docenti, con interpretazioni più o meno forzate di norme dello Stato riguardanti aspetti dello stato giuridico e, in particolare, retributivo e pensionistico. Si è così creata una giungla di diversificati diritti, doveri, aspetti retributivi e pensionistici tali da poter dire che lo “stato giuridico” dei docenti universitari è ormai uno “stato confusionale”. http://alpaglia.xoom.it/alberto_pagliarini/statogiuridicostatoconfusionale.htm
Ma adesso si sta facendo molto di più, trasformando le Università in senso “aziendalistico” come dice giustamente Zagrebelsky nella sua risposta, facendo ben altro che “Cultura”, e facendo un uso smodato di slogan delle “tre i” che tutto portano tranne che reale beneficio.
Io che ho visto il sistema tedesco, mi sembra cristallizzato a quello italiano degli anni 80. Senza grandi sofferenze, anzi! Più che a responsabilizzare, l'autonomia finanziaria è servita a tagliare i fondi del ministero: nel '94 con l'aumento generalizzato delle tasse in tutti gli atenei, quando il carico sugli studenti è passato dal 3% al 20% e il gettito proveniente dalla tassazione da 400 a 1200 miliardi. L'autonomia finanziaria ha anche significato in questi anni un impegno sfrenato delle università nel "rastrellare" finanziamenti dai privati interessati finalizzati a condizioni circostanziate e immediate.
Poi si è cominciato a parlare in certi ambienti del fatto che le Università fossero “troppe”, nonostante fossimo ben lungi dagli obiettivi annunciati nella Riforma 3+2 di raddoppiare almeno il numero di laureati per allinearci in Europa.
E’ cominciata allora una fase di contrazione di spesa e tentativo di contrarre numero di sedi. Ora dove stiamo andando, a tagliare 3 università su 4 in Puglia?
Come dice giustamente Nicola Costantino, che pero’ purtroppo lo ha pubblicato solo ina una Email ad un giornale online, in merito alla classifica annuale del “Sir” (Scimago Institutions Rankings), il SIR 2010 World Report, la più completa classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, che ne ha valutate 2.833, tra cui 55 università pubbliche italiane. Il Report, oltre a misurare la quantità complessiva di ricerca prodotta (dato questo che naturalmente privilegia le istituzioni più grandi, che non sono necessariamente le più efficienti e prestigiose, ed è di per sé poco significativo) ne ha valutato la qualità, attraverso il loro impatto scientifico normalizzato (NI - Karolinska Intitutet). In questa classifica il Politecnico di Bari è al 17° posto in Italia, alle spalle di 15 università pubbliche settentrionali (al primo posto c’è l’Università di Verona, seguita da quelle di Brescia e di Trento) e dell’Università del Sannio, ma davanti a 17 altre università del centro-nord (tra le quali anche il Politecnico di Milano) e (con un sensibile distacco) a tutte le altre università del centro-sud (21), comprese le tre di Roma e le tre di Napoli.
L’impatto normalizzato del Politecnico di Bari è pari a 1,30: ciò significa che i suoi risultati scientifici (valutati attraverso le pubblicazioni internazionali) sono del 30% superiori alla media mondiale nei suoi ambiti disciplinari. Ritengo che questo risultato, del quale voglio complimentarmi con tutti i nostri professori e ricercatori, strutturati e non, sia più significativo delle classifiche fondate sulla capacità di attrarre finanziamenti alla ricerca, spesso falsate da fattori indipendenti dalla qualità del nostro lavoro. Potete accedere al file della classifica cliccando qui: ClassificaSir2010.
Quindi, siamo lontani da Harvard che è a 4, ma siamo in italia molto vicini uno all’altro, e ci facciamo una guerra fratellicida, piuttosto che unirci semmai in battaglia almeno verso l’Europa e poi verso le grandi università statunitensi (specie nel modello pubblico Californiano, che qualcuno una volta aveva tentato di proporre come modello di Università Europea).
Ma leggiamo da quando si è fatta la “meritocrazia” delle classifiche, che è successo. Prendendo dal 2008 al 2011, la variazione media è stata una discesa del 7%, ma all’interno della media, ci sono grandi variazioni! La scuola di Lucca ha avuto un bel +50%, Aquila un 37%, Trento che già è ricchissima per trasferimenti dalla Provincia, un 17%, e infine tra le grandissime, il Politecnico di TORINO svetta per un enorme incremento del 11%. Virtuosissimo!
Udine ha avuto +4, quindi se l’anno scorso aveva sforato il 90%, evidentemente ha esagerato a reclutare quache unità di personale in più. E questo è tuttavia motivo di esclusione da un Piano Straordinario?
Ricorderete come nascque il criterio del 90%. In un rapporto Muraro, che parla delle università sovra e sotto finanziate, voluto da Padoa Schioppa e Prodi, si indico la strada del riequilibrio. Quindi si vollero, giustamente, finanziare di più le Università che lo avevano sfondato, violando la Legge, perché avevano mostrato sofferenza. Insomma, il bicchiere lo vedi mezzo pieno e mezzo vuoto, ma tutto questo non può essere un gioco!
Era il modello usato dalla sinistra in altre parole, e funzionava in modo diametralmente opposto a quello di oggi, andrebbe studiato un paragone più da vicino.
In ogni caso, a pensare di valutare gli atenei tramite i “processi” sugli studenti (didattica) o sulla Scienza (la ricerca), o anche sui “Prodotti” (laureati, o pubblicazioni, rispettivamente), si fa un gioco pericoloso, che non ha una soluzione unica, e che perde di vista il valore di lunghissimo respiro e di lunghissimo periodo che ha la Cultura. Senza voler fare l’esempio drastico di Cuba, che spende il 20% del PIL in educazione, ha quasi solo canali televisivi educativi e in questo senso 13 mila Università, e che quindi è poverissima, ma ha una Cultura incredibile come tutti possono riscontrare facendo domande di ogni tipo a tassisti, camerieri, e gente per strada qualsiasi, pensiamo almeno al modello USA. Scrivevo io nel mio sarcastico “Manuale del Rettore Virtuoso” del 2008, che non ho mai ben pubblicato, ma che vi riallego perché quanto mi ha risposto Zagrebelsky mi pare perfettamente allineato a quello spirito, che gli Alumni di MIT guidano aziende che hanno fatturati combinati stimati intorno ai 2 triliardi di dollari, ossia il PIL della Francia, superiore a quello italiano . Ecco un parametro che misurerei come “virtuoso”, ma certo è più difficile da misurare di quelli proposti finora, visto che richiede di avere un database di tutti i laureati, e di seguirne i loro percorsi professionali (cosa che le Università americane fanno per necessità, poichè da chi ha successo provengono i fondi per le donazioni di miliardi di dollari di cui dispongono, ognuna). Insomma, di circuiti virtuosi ce ne sono, ma richiedono maggiore serietà e impegno.
Leggete cosa scrivevo nel 2009:-
Mi è venuto quindi spontaneo un dubbio, e cioè che le nuove norme “meritocratiche” del “Pacchetto Università” varato nel Luglio 2009, con la classifica delle Università “virtuose”, non siano il primo concreto e tangibile incentivo a generare decisi effetti collaterali, accrescendo e rendendo “virtuosa” la svendita delle lauree, degli esami, e dei voti, senza curare la malattia. Con il risultato di rendere la vita molto più difficile a chi studia seriamente e intende distinguersi, nonchè l’alimentazione o persino la creazione di un mercato del lavoro ultra-flessibile ma dequalificato. Tutto questo, magari in buona fede del Ministro, e per mancanza di opportune contromisure e retroazioni. E allora ho tentato di studiare con metodo scientifico, da Ingegnere, i dati sui laureati, e sul mercato del lavoro, incrociando alcuni in modo a me pare originale.
Mi pare profetico, se non fosse che lo aveva già scritto Calamandrei ben prima di me negli anni 50 nel famoso discorso in difesa della Scuola Pubblica.
Ma parlando con Luigi Mangialardi, le discriminazioni costituzionali inusitate introdotte dalla legge Gelmini con l’art.24c.6, sono apparse evidenti, e del tutto corrispondenti al caso del Maresciallo dei Carabinieri che può passare di grado solo se si trova nella Caserma “virtuosa” di Roma Tiburtina che facevo, e che pure Michele Napolitano trovava esempio sbagliato.
E’ proprio cosi’ !! Per quanto assurdo.
La “valutazione” art.24.c.6 nasce come “ad personam” del “Ricercatore a Tempo Determinato di tipo B” che ha un budget certo per 15 anni, ma un contratto per 5 anni (quindi è un precario), e che, se supera la idoneità nazionale a lista aperta, può essere chiamato, se le risorse della Amministrazione consentono di attivare questa procedura, ad un passaggio di livello (ossia ad Associato). In questo caso, una stabilizzazione di precari non per concorso interno, come si fa in genere, ma per “promozione” come in un militare che venga promosso per semplice valutazione senza un vero concorso. Tuttavia, non credo che un militare, tranne eccezioni per meriti speciali, possa essere promosso, magari “sul campo”, solo in funzione delle disponibilità economiche della sua Caserma, anche perché probabilmente le Caserme non godono di Autonomia finanziaria come, invece purtroppo, le Università dopo la Riforma Ruberti.
Non sono perfettamente al corrente di quanto “costa” il Ric. A Tempo Det. di tipo B, e se il suo passaggio ad Associato ha un costo, ma certamente finchè alcune amministrazioni avranno più risorse di altre, questo passaggio da ora in poi genera discriminazioni evidenti, mai avvenute in passato.
Ma questo art.24c.6., quando applicato tramite il Piano Straordinario ai Ricercatori a Tempo Indeterminato (ossia non appena parte la idoneità nazionale, e teoricamente potrebbe essere al 31 gennaio, se non fosse che mancano ancora piccoli pezzi per i criteri etc), crea subito queste discriminazioni anticostituzionali inusitate. Il costo della promozione è di circa 25mila Euro. La valutazione viene usata solo per personale interno delle Univ Virtuose, quindi non puo’ essere usata da un Ricercatore in servizio in sede non Virtuosa. Per un esterno, c’e’ la modesta possibilità di sperare nel trasferimento, ossia nell’altro tipo di percorso, l’art.18 (che scelta sventurata!), ossia la “Chiamata docente”. Questo un vero concorso aperto, ma che per essere bandito deve mettere a budget una cifra 4 volte piu’ alta, e che comunque non si sa se verrà davvero attivato, in quanto non si capiscono le conseguenze di non rispettare il vincolo di almeno 20% di posti chiamati con questo criterio.
Notate quindi che il problema di costituzionalità non è SOLO nel Piano Straordinario (che discrimina le Università e quindi gli individui dando risorse solo ad alcuni), ma proprio nell’art.24.c.6 della Legge Gelmini, che rende la valutazione attivabile solo se ci sono soldi. Questo anche a regime. In futuro (per i primi 6 anni della attivazione della Legge Gelmini), quando uno vorrà passare associato o ordinario, potrà contare sulla valutazione ex. Art.24c.6 se ci sono soldi in cassa dell’Università, e siccome questo avverrà sulla base di criteri comunque aziendalistici, sarà sempre attaccabile. Vi pare normale? Potrà partecipare a “Chiamata di docente” nelle sedi che lo vogliano fare.
Ma finora, persino nel concorso locale ad una sola idoneità, mai e poi mai, si era limitato l’accesso a tutti gli aventi diritto.
Una cosa che appare sempre piu’ chiara a tutti. Mi dispiace di essere stato il primo a notarlo, ho attirato a me anche troppa attenzione, e persino il Mio Rettore si lamenta che tanti Rettori parlano nervosamente di me.
Notate subito che il problema NON sparirà mai. Oggi viene chiamata sede Virtuosa e non virtuosa, ma comunque, domani una amministrazione avrà i soldi, e un’altra no. Quindi la discriminazione è nel fatto che a parità di funzione ricoperta, per un soggetto X può essere attivata una “valutazione”, per un altro no! Questo non era mai successo. I concorsi partivano per tutti! Non riesco ad essere ancora piu’ chiaro?
In definitiva, mentre i Parlamentari Pugliesi si apprestano a fare un emendamento al MilleProroghe che a nulla serve, dato che il parametro del 90% sarà superato dal DM di attuazione del art.5 Legge Gelmini che fisserà il nuovo parametro al 80%, a meno di non avere un effetto di ottenere una compensazione nel 2012 (cosa cui poco credo), il quadro che si disegna è triste, un quadro di ricorsi TAR a tutti i livelli.
A meno di non far subito una modifica della legge Gelmini, anche per Decreto Legge, e almeno per l’art.24.c.6. Noi come gruppo di discussione “Humboldtiani”, avevamo suggerito di fare una idoneità nazionale a graduatoria progressiva di merito, in modo da fare un solo concorso ogni 2 anni, e poi al limite una valutazione locale tra candidati --- ma la discriminazione a quel punto viene meno, in quanto con una graduatoria, alcuni hanno piu’ diritto di altri, i meritevoli!
Basta con i “virtuosi”, torniamo ai meritevoli!
Prof. Michele Ciavarella
Politecnico non virtuoso di BARI
Mercoledi’ 25 Gennaio 2012.
Allegato I FFO 2008 – 2011
Var – Var_media [%] ATENEI
50,1% Scuola IMT - Istituzioni, Mercati, Tecnologie - Alti Studi - LUCCA
36,8% U. ds de L'AQUILA
16,8% U. dsd TRENTO
10,9% U. ds del SANNIO di BENEVENTO
10,7% Poli di TORINO
9,8% U. dsd MACERATA
8,7% U. ds "Magna Graecia" di CATANZARO
8,3% U. dsd ROMA "Foro Italico"
7,4% Poli di MILANO
6,6% U. "Ca' Foscari" di VENEZIA
5,8% U. dsd ROMA "Tor Vergata"
5,3% Scuola Normale Superiore di PISA
5,2% U. ds INSUBRIA Varese-Como
5,2% Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di TRIESTE
5,1% U. ds ROMA TRE
4,9% Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di PISA
4,9% U. per Stranieri di PERUGIA
4,1% U. dsd UDINE
4,0% U. dsd MILANO-BICOCCA
3,9% U. dsd BERGAMO
3,7% U. dsd FERRARA
3,2% U. dsd VERONA
3,0% U. dsd MILANO
3,0% U. ds del PIEMONTE ORIENTALE "A. Avogadro"-Vercelli
2,2% U. dsd SIENA
2,2% U. dsd MODENA e REGGIO EMILIA
2,1% U. dsd BOLOGNA
1,9% U. dsd BRESCIA
1,9% U. dsd PAVIA
1,8% U. dsd PADOVA
1,7% U. dsd CAMERINO
1,4% U. per Stranieri di SIENA
1,4% U. della CALABRIA
1,1% U. ds della TUSCIA
0,6% U. dsd TORINO
0,5% U. Politecnica delle MARCHE
0,3% U. ds "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARA
0,2% U. dsd FIRENZE
-0,4% U. dsd PISA
-0,5% U. dsd PARMA
-0,5% U. dsd GENOVA
-0,7% U. ds del MOLISE
-1,0% U. ds "Mediterranea" di REGGIO CALABRIA
-1,5% SUM - Istituto Italiano di SCIENZE UMANE di FIRENZE
-1,6% U. dsd NAPOLI "Parthenope"
-1,7% U. dsd PERUGIA
-2,4% U. dsd BASILICATA
-2,5% U. dsd SALERNO
-2,6% U. dsd FOGGIA
-2,7% U. dsd TRIESTE
-2,9% Poli di BARI
-3,0% U. dsd CASSINO
-3,5% U. dsd URBINO "Carlo BO"
-3,6% I.U.S.S. - Istituto Universitario di Studi Superiori - PAVIA
0,3% TOTALE
-4,8% U. dsd TERAMO
-5,0% U. dsd ROMA "La Sapienza"
-5,1% Seconda U. dsd NAPOLI
-5,2% U. ds del SALENTO
-5,2% U. dsd NAPOLI "Federico II"
-5,3% U. IUAV di VENEZIA
-5,4% U. dsd CATANIA
-5,7% U. dsd CAGLIARI
-5,9% U. dsd BARI
-5,9% U. dsd SASSARI
-6,7% U. dsd NAPOLI "L'Orientale"
-7,2% U. dsd MESSINA
-7,2% U. dsd PALERMO
Caro Nicola (Colaianni),
Ti ringrazio della opportunità della domanda al Grande Prof. Zagrebelsky, che ha voluto gentilmente rispondermi come Illustre Professore! La Sua risposta è stata bellissima, di altissimo profilo, e credo anche grazie alla mia domanda, che parte dal fatto che la Università italiana ha una storia millenaria, che si è sempre generalmente espansa, andando a coprire in modo sempre più capillare il territorio, come una rete sanguigna fornisce di sangue le varie parti del corpo.
Naturalmente, domandatevi negli USA quante sono le Università. Quelle un minimo conosciute, almeno dal database di “8868 Universities in 203 countries” http://univ.cc/world.php, sono 91 in Italia, ma 87 in Argentina, 80 in Bangladesh, 159 in Brasile, 36 in Costa Rica, 43 in Ecuador, 258 in Francia, 280 in Germania, 310 in India, 567 in Giappone, 148 in Messico, 131 in Polonia, 165 in UK, 181 solo in California, e quindi da quando la sciagurata Riforma Ruberti del 1989 (eppure Ruberti è ricordato come uno dei migliori Ministri!), ha introdotto l’autonomia con l’idea di responsabilizzare, e appellandosi persino alla Costituzione art.33 (e qui chiederei lumi al Prof. Zagrebelsky su cosa intendevano i Padri Costituenti con tale articolo al comma Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato). Cosa si intendeva proteggere?
Già finora per colpa dell’autonomia “le sedi hanno invaso la sfera dello stato giuridico dei docenti, con interpretazioni più o meno forzate di norme dello Stato riguardanti aspetti dello stato giuridico e, in particolare, retributivo e pensionistico. Si è così creata una giungla di diversificati diritti, doveri, aspetti retributivi e pensionistici tali da poter dire che lo “stato giuridico” dei docenti universitari è ormai uno “stato confusionale”. http://alpaglia.xoom.it/alberto_pagliarini/statogiuridicostatoconfusionale.htm
Ma adesso si sta facendo molto di più, trasformando le Università in senso “aziendalistico” come dice giustamente Zagrebelsky nella sua risposta, facendo ben altro che “Cultura”, e facendo un uso smodato di slogan delle “tre i” che tutto portano tranne che reale beneficio.
Io che ho visto il sistema tedesco, mi sembra cristallizzato a quello italiano degli anni 80. Senza grandi sofferenze, anzi! Più che a responsabilizzare, l'autonomia finanziaria è servita a tagliare i fondi del ministero: nel '94 con l'aumento generalizzato delle tasse in tutti gli atenei, quando il carico sugli studenti è passato dal 3% al 20% e il gettito proveniente dalla tassazione da 400 a 1200 miliardi. L'autonomia finanziaria ha anche significato in questi anni un impegno sfrenato delle università nel "rastrellare" finanziamenti dai privati interessati finalizzati a condizioni circostanziate e immediate.
Poi si è cominciato a parlare in certi ambienti del fatto che le Università fossero “troppe”, nonostante fossimo ben lungi dagli obiettivi annunciati nella Riforma 3+2 di raddoppiare almeno il numero di laureati per allinearci in Europa.
E’ cominciata allora una fase di contrazione di spesa e tentativo di contrarre numero di sedi. Ora dove stiamo andando, a tagliare 3 università su 4 in Puglia?
Come dice giustamente Nicola Costantino, che pero’ purtroppo lo ha pubblicato solo ina una Email ad un giornale online, in merito alla classifica annuale del “Sir” (Scimago Institutions Rankings), il SIR 2010 World Report, la più completa classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, che ne ha valutate 2.833, tra cui 55 università pubbliche italiane. Il Report, oltre a misurare la quantità complessiva di ricerca prodotta (dato questo che naturalmente privilegia le istituzioni più grandi, che non sono necessariamente le più efficienti e prestigiose, ed è di per sé poco significativo) ne ha valutato la qualità, attraverso il loro impatto scientifico normalizzato (NI - Karolinska Intitutet). In questa classifica il Politecnico di Bari è al 17° posto in Italia, alle spalle di 15 università pubbliche settentrionali (al primo posto c’è l’Università di Verona, seguita da quelle di Brescia e di Trento) e dell’Università del Sannio, ma davanti a 17 altre università del centro-nord (tra le quali anche il Politecnico di Milano) e (con un sensibile distacco) a tutte le altre università del centro-sud (21), comprese le tre di Roma e le tre di Napoli.
L’impatto normalizzato del Politecnico di Bari è pari a 1,30: ciò significa che i suoi risultati scientifici (valutati attraverso le pubblicazioni internazionali) sono del 30% superiori alla media mondiale nei suoi ambiti disciplinari. Ritengo che questo risultato, del quale voglio complimentarmi con tutti i nostri professori e ricercatori, strutturati e non, sia più significativo delle classifiche fondate sulla capacità di attrarre finanziamenti alla ricerca, spesso falsate da fattori indipendenti dalla qualità del nostro lavoro. Potete accedere al file della classifica cliccando qui: ClassificaSir2010.
Quindi, siamo lontani da Harvard che è a 4, ma siamo in italia molto vicini uno all’altro, e ci facciamo una guerra fratellicida, piuttosto che unirci semmai in battaglia almeno verso l’Europa e poi verso le grandi università statunitensi (specie nel modello pubblico Californiano, che qualcuno una volta aveva tentato di proporre come modello di Università Europea).
Ma leggiamo da quando si è fatta la “meritocrazia” delle classifiche, che è successo. Prendendo dal 2008 al 2011, la variazione media è stata una discesa del 7%, ma all’interno della media, ci sono grandi variazioni! La scuola di Lucca ha avuto un bel +50%, Aquila un 37%, Trento che già è ricchissima per trasferimenti dalla Provincia, un 17%, e infine tra le grandissime, il Politecnico di TORINO svetta per un enorme incremento del 11%. Virtuosissimo!
Udine ha avuto +4, quindi se l’anno scorso aveva sforato il 90%, evidentemente ha esagerato a reclutare quache unità di personale in più. E questo è tuttavia motivo di esclusione da un Piano Straordinario?
Ricorderete come nascque il criterio del 90%. In un rapporto Muraro, che parla delle università sovra e sotto finanziate, voluto da Padoa Schioppa e Prodi, si indico la strada del riequilibrio. Quindi si vollero, giustamente, finanziare di più le Università che lo avevano sfondato, violando la Legge, perché avevano mostrato sofferenza. Insomma, il bicchiere lo vedi mezzo pieno e mezzo vuoto, ma tutto questo non può essere un gioco!
Era il modello usato dalla sinistra in altre parole, e funzionava in modo diametralmente opposto a quello di oggi, andrebbe studiato un paragone più da vicino.
In ogni caso, a pensare di valutare gli atenei tramite i “processi” sugli studenti (didattica) o sulla Scienza (la ricerca), o anche sui “Prodotti” (laureati, o pubblicazioni, rispettivamente), si fa un gioco pericoloso, che non ha una soluzione unica, e che perde di vista il valore di lunghissimo respiro e di lunghissimo periodo che ha la Cultura. Senza voler fare l’esempio drastico di Cuba, che spende il 20% del PIL in educazione, ha quasi solo canali televisivi educativi e in questo senso 13 mila Università, e che quindi è poverissima, ma ha una Cultura incredibile come tutti possono riscontrare facendo domande di ogni tipo a tassisti, camerieri, e gente per strada qualsiasi, pensiamo almeno al modello USA. Scrivevo io nel mio sarcastico “Manuale del Rettore Virtuoso” del 2008, che non ho mai ben pubblicato, ma che vi riallego perché quanto mi ha risposto Zagrebelsky mi pare perfettamente allineato a quello spirito, che gli Alumni di MIT guidano aziende che hanno fatturati combinati stimati intorno ai 2 triliardi di dollari, ossia il PIL della Francia, superiore a quello italiano . Ecco un parametro che misurerei come “virtuoso”, ma certo è più difficile da misurare di quelli proposti finora, visto che richiede di avere un database di tutti i laureati, e di seguirne i loro percorsi professionali (cosa che le Università americane fanno per necessità, poichè da chi ha successo provengono i fondi per le donazioni di miliardi di dollari di cui dispongono, ognuna). Insomma, di circuiti virtuosi ce ne sono, ma richiedono maggiore serietà e impegno.
Leggete cosa scrivevo nel 2009:-
Mi è venuto quindi spontaneo un dubbio, e cioè che le nuove norme “meritocratiche” del “Pacchetto Università” varato nel Luglio 2009, con la classifica delle Università “virtuose”, non siano il primo concreto e tangibile incentivo a generare decisi effetti collaterali, accrescendo e rendendo “virtuosa” la svendita delle lauree, degli esami, e dei voti, senza curare la malattia. Con il risultato di rendere la vita molto più difficile a chi studia seriamente e intende distinguersi, nonchè l’alimentazione o persino la creazione di un mercato del lavoro ultra-flessibile ma dequalificato. Tutto questo, magari in buona fede del Ministro, e per mancanza di opportune contromisure e retroazioni. E allora ho tentato di studiare con metodo scientifico, da Ingegnere, i dati sui laureati, e sul mercato del lavoro, incrociando alcuni in modo a me pare originale.
Mi pare profetico, se non fosse che lo aveva già scritto Calamandrei ben prima di me negli anni 50 nel famoso discorso in difesa della Scuola Pubblica.
Ma parlando con Luigi Mangialardi, le discriminazioni costituzionali inusitate introdotte dalla legge Gelmini con l’art.24c.6, sono apparse evidenti, e del tutto corrispondenti al caso del Maresciallo dei Carabinieri che può passare di grado solo se si trova nella Caserma “virtuosa” di Roma Tiburtina che facevo, e che pure Michele Napolitano trovava esempio sbagliato.
E’ proprio cosi’ !! Per quanto assurdo.
La “valutazione” art.24.c.6 nasce come “ad personam” del “Ricercatore a Tempo Determinato di tipo B” che ha un budget certo per 15 anni, ma un contratto per 5 anni (quindi è un precario), e che, se supera la idoneità nazionale a lista aperta, può essere chiamato, se le risorse della Amministrazione consentono di attivare questa procedura, ad un passaggio di livello (ossia ad Associato). In questo caso, una stabilizzazione di precari non per concorso interno, come si fa in genere, ma per “promozione” come in un militare che venga promosso per semplice valutazione senza un vero concorso. Tuttavia, non credo che un militare, tranne eccezioni per meriti speciali, possa essere promosso, magari “sul campo”, solo in funzione delle disponibilità economiche della sua Caserma, anche perché probabilmente le Caserme non godono di Autonomia finanziaria come, invece purtroppo, le Università dopo la Riforma Ruberti.
Non sono perfettamente al corrente di quanto “costa” il Ric. A Tempo Det. di tipo B, e se il suo passaggio ad Associato ha un costo, ma certamente finchè alcune amministrazioni avranno più risorse di altre, questo passaggio da ora in poi genera discriminazioni evidenti, mai avvenute in passato.
Ma questo art.24c.6., quando applicato tramite il Piano Straordinario ai Ricercatori a Tempo Indeterminato (ossia non appena parte la idoneità nazionale, e teoricamente potrebbe essere al 31 gennaio, se non fosse che mancano ancora piccoli pezzi per i criteri etc), crea subito queste discriminazioni anticostituzionali inusitate. Il costo della promozione è di circa 25mila Euro. La valutazione viene usata solo per personale interno delle Univ Virtuose, quindi non puo’ essere usata da un Ricercatore in servizio in sede non Virtuosa. Per un esterno, c’e’ la modesta possibilità di sperare nel trasferimento, ossia nell’altro tipo di percorso, l’art.18 (che scelta sventurata!), ossia la “Chiamata docente”. Questo un vero concorso aperto, ma che per essere bandito deve mettere a budget una cifra 4 volte piu’ alta, e che comunque non si sa se verrà davvero attivato, in quanto non si capiscono le conseguenze di non rispettare il vincolo di almeno 20% di posti chiamati con questo criterio.
Notate quindi che il problema di costituzionalità non è SOLO nel Piano Straordinario (che discrimina le Università e quindi gli individui dando risorse solo ad alcuni), ma proprio nell’art.24.c.6 della Legge Gelmini, che rende la valutazione attivabile solo se ci sono soldi. Questo anche a regime. In futuro (per i primi 6 anni della attivazione della Legge Gelmini), quando uno vorrà passare associato o ordinario, potrà contare sulla valutazione ex. Art.24c.6 se ci sono soldi in cassa dell’Università, e siccome questo avverrà sulla base di criteri comunque aziendalistici, sarà sempre attaccabile. Vi pare normale? Potrà partecipare a “Chiamata di docente” nelle sedi che lo vogliano fare.
Ma finora, persino nel concorso locale ad una sola idoneità, mai e poi mai, si era limitato l’accesso a tutti gli aventi diritto.
Una cosa che appare sempre piu’ chiara a tutti. Mi dispiace di essere stato il primo a notarlo, ho attirato a me anche troppa attenzione, e persino il Mio Rettore si lamenta che tanti Rettori parlano nervosamente di me.
Notate subito che il problema NON sparirà mai. Oggi viene chiamata sede Virtuosa e non virtuosa, ma comunque, domani una amministrazione avrà i soldi, e un’altra no. Quindi la discriminazione è nel fatto che a parità di funzione ricoperta, per un soggetto X può essere attivata una “valutazione”, per un altro no! Questo non era mai successo. I concorsi partivano per tutti! Non riesco ad essere ancora piu’ chiaro?
In definitiva, mentre i Parlamentari Pugliesi si apprestano a fare un emendamento al MilleProroghe che a nulla serve, dato che il parametro del 90% sarà superato dal DM di attuazione del art.5 Legge Gelmini che fisserà il nuovo parametro al 80%, a meno di non avere un effetto di ottenere una compensazione nel 2012 (cosa cui poco credo), il quadro che si disegna è triste, un quadro di ricorsi TAR a tutti i livelli.
A meno di non far subito una modifica della legge Gelmini, anche per Decreto Legge, e almeno per l’art.24.c.6. Noi come gruppo di discussione “Humboldtiani”, avevamo suggerito di fare una idoneità nazionale a graduatoria progressiva di merito, in modo da fare un solo concorso ogni 2 anni, e poi al limite una valutazione locale tra candidati --- ma la discriminazione a quel punto viene meno, in quanto con una graduatoria, alcuni hanno piu’ diritto di altri, i meritevoli!
Basta con i “virtuosi”, torniamo ai meritevoli!
Prof. Michele Ciavarella
Politecnico non virtuoso di BARI
Mercoledi’ 25 Gennaio 2012.
Allegato I FFO 2008 – 2011
Var – Var_media [%] ATENEI
50,1% Scuola IMT - Istituzioni, Mercati, Tecnologie - Alti Studi - LUCCA
36,8% U. ds de L'AQUILA
16,8% U. dsd TRENTO
10,9% U. ds del SANNIO di BENEVENTO
10,7% Poli di TORINO
9,8% U. dsd MACERATA
8,7% U. ds "Magna Graecia" di CATANZARO
8,3% U. dsd ROMA "Foro Italico"
7,4% Poli di MILANO
6,6% U. "Ca' Foscari" di VENEZIA
5,8% U. dsd ROMA "Tor Vergata"
5,3% Scuola Normale Superiore di PISA
5,2% U. ds INSUBRIA Varese-Como
5,2% Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di TRIESTE
5,1% U. ds ROMA TRE
4,9% Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di PISA
4,9% U. per Stranieri di PERUGIA
4,1% U. dsd UDINE
4,0% U. dsd MILANO-BICOCCA
3,9% U. dsd BERGAMO
3,7% U. dsd FERRARA
3,2% U. dsd VERONA
3,0% U. dsd MILANO
3,0% U. ds del PIEMONTE ORIENTALE "A. Avogadro"-Vercelli
2,2% U. dsd SIENA
2,2% U. dsd MODENA e REGGIO EMILIA
2,1% U. dsd BOLOGNA
1,9% U. dsd BRESCIA
1,9% U. dsd PAVIA
1,8% U. dsd PADOVA
1,7% U. dsd CAMERINO
1,4% U. per Stranieri di SIENA
1,4% U. della CALABRIA
1,1% U. ds della TUSCIA
0,6% U. dsd TORINO
0,5% U. Politecnica delle MARCHE
0,3% U. ds "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARA
0,2% U. dsd FIRENZE
-0,4% U. dsd PISA
-0,5% U. dsd PARMA
-0,5% U. dsd GENOVA
-0,7% U. ds del MOLISE
-1,0% U. ds "Mediterranea" di REGGIO CALABRIA
-1,5% SUM - Istituto Italiano di SCIENZE UMANE di FIRENZE
-1,6% U. dsd NAPOLI "Parthenope"
-1,7% U. dsd PERUGIA
-2,4% U. dsd BASILICATA
-2,5% U. dsd SALERNO
-2,6% U. dsd FOGGIA
-2,7% U. dsd TRIESTE
-2,9% Poli di BARI
-3,0% U. dsd CASSINO
-3,5% U. dsd URBINO "Carlo BO"
-3,6% I.U.S.S. - Istituto Universitario di Studi Superiori - PAVIA
0,3% TOTALE
-4,8% U. dsd TERAMO
-5,0% U. dsd ROMA "La Sapienza"
-5,1% Seconda U. dsd NAPOLI
-5,2% U. ds del SALENTO
-5,2% U. dsd NAPOLI "Federico II"
-5,3% U. IUAV di VENEZIA
-5,4% U. dsd CATANIA
-5,7% U. dsd CAGLIARI
-5,9% U. dsd BARI
-5,9% U. dsd SASSARI
-6,7% U. dsd NAPOLI "L'Orientale"
-7,2% U. dsd MESSINA
-7,2% U. dsd PALERMO
venerdì 30 dicembre 2011
Commenti alla proposta PD per l'UNIVERSITA' - Un assegno in bianco?
Sono uscite qua le proposte PD (coordinatore Marco Meloni) per l'Università
Ve li riassumo in 5 punti, che sono in gran parte condivisibili, ma tuttora impostati a non voler rinunciare a chiedere maggiori risorse, e non stravolgono il funzionamento, anzi vorrebbero correggerlo, ma in pratica inducono un altro transitorio, e in gran parte, non incideranno granchè, continuando il declino cui stiamo assistendo, senza correggere le storture che ci sono da sempre.
Non mi pare riconoscano che l'attuale divisione in sedi "virtuose" e sedi non "virtuose", incide pesantemente SOLO E SOLTANTO sul RECLUTAMENTO del personale nuovo.
E quindi andrebbe stravolta, non solo ritoccata, come si propone.
Inoltre, non mi pare colgano le enormi storture del Piano Straordinario, e nemmeno chiariscano quali posizioni prendere per l'idoneità.
Si parla solo di accelerare, di fatto dando ampio mandato alla cieca al Governo di operare, in modo che il rischio qualcuno che non conosciamo scriva i nuovi criteri ad uso e consumo di qualcunaltro, continui. Con la politica molto arbitraria, non si va lontano, e questo pare proprio un documento non tecnico e troppo di "lasciapassare". Un assegno in bianco!
A mio avviso, andrebbe invece abbandonata la valutazione delle strutture, che in Italia non è praticabile, e concentrata la valutazione delle persone/individui.
Invece infatti di trovare algoritmi sempre più complessi per valutare le strutture, i quali algoritmi, non noti ai più, influiscono pochissimo sui comportamenti degli stessi, non si riconoscono le cose più ovvie, ossia che gli stipendi dei contratti a tempo indeterminato coprono circa il 90% nella stragrande parte delle Università italiane. E quindi che senso ha parlare di scendere nella parte "non premiale"?
Finchè restano i contratti a tempo indeterminato, ossia finchè non ci sarà una crisi tipo Grecia, sarebbe più semplice ammettere questo, e fissare IL TETTO MINIMO ORA PER ALLORA, con la spesa di stipendi a tempo indeterminato.
Per la parte premiale, visto che incide sul reclutamento, si faccia piuttosto uno spostamento sugli individui, in modo che poi dalle graduatorie di merito dei reclutamenti, gli individui stessi portino con se piu' o meno budget alle Università dove loro vogliono andare.
Si parla di niente di diverso del concorso di Magistratura.
Sul ricercatore di tipo B, è troppo facile chiedere la luna. Non lo sta bandendo nessuno. Meglio sarebbe chiedere un ricercatore di tipo C, ossia con un budget assicurato ogni 2 posti, in modo che si fa alla fine di una tenure-track, una scelta del migliore 50% dei ricercatori di tipo C.
Cmq riepilogo qua le proposte PD, che contengono anche Tasse, il contratto di tipo B, etc.
1) avvio delle procedure di abilitazione nazionale e accelerare l’attuazione del piano straordinario per la chiamata di professori associati svincolando la distribuzione dal rapporto assegni fissi/FFO dei singoli atenei -- proposta di legge, prima firmataria Ghizzoni, sottoscritta da tutte le forze politiche nella commissione Cultura della Camera
2) contratto unico di ricercatore TD di tipo b) con una vera tenure track.
3) ripartizione delle risorse ordinarie con programmazione pluriennale, assegnazione tempestiva (entro il 31 gennaio di ciascun anno), nuovi criteri trasparenti per l’assegnazione di una quota variabile di risorse il più possibile ampia.
3a) Base assicurata a ciascun ateneo, e una percentuale, sempre più ampia, assegnata in base alla valutazione, all’individuazione di un costo standard per studente, al numero di studenti fuori sede, all’internazionalizzazione e alla coesione territoriale, da realizzarsi con piani regionali del sistema universitario e con la finalità di garantire che in tutto il territorio vi sia un’adeguata presenza di strutture di qualità.
3b) superamento delle attuali limitazioni al turn-over per redistribuzione dei punti organico, lasciando agli atenei il 50% dell’intera quota dei punti organico resi disponibili ogni anno e assegnando il resto in base alla valutazione, fissate comunque le consistenze minime degli atenei necessarie per assicurare la presenza di adeguati sistemi di istruzione universitaria su base regionale.
4) È importante che l’ANVUR consolidi la propria attività, con attenzione prevalente alla valutazione delle strutture universitarie demandando invece agli atenei la valutazione di singole iniziative e delle performance individuali.
5) Tasse: tassazione maggiormente progressiva[1] e più omogenea territorialmente. [1] Un esempio è il sistema proposto dall’Osservatorio regionale per l’Università della Regione Piemonte, adottato nel 2011/12 dal Politecnico di Torino, per cui ad ogni incremento di 1.000 euro di ISEE corrisponde una diversa fascia contributiva. Si ipotizza un importo per la prima fascia pari a 300 euro ed un incremento della tassa da una fascia all’altra di 30 euro, di conseguenza chi rientra nell’ultima fascia (con oltre 80.500 di ISEE) pagherebbe 2.130 euro.
Ve li riassumo in 5 punti, che sono in gran parte condivisibili, ma tuttora impostati a non voler rinunciare a chiedere maggiori risorse, e non stravolgono il funzionamento, anzi vorrebbero correggerlo, ma in pratica inducono un altro transitorio, e in gran parte, non incideranno granchè, continuando il declino cui stiamo assistendo, senza correggere le storture che ci sono da sempre.
Non mi pare riconoscano che l'attuale divisione in sedi "virtuose" e sedi non "virtuose", incide pesantemente SOLO E SOLTANTO sul RECLUTAMENTO del personale nuovo.
E quindi andrebbe stravolta, non solo ritoccata, come si propone.
Inoltre, non mi pare colgano le enormi storture del Piano Straordinario, e nemmeno chiariscano quali posizioni prendere per l'idoneità.
Si parla solo di accelerare, di fatto dando ampio mandato alla cieca al Governo di operare, in modo che il rischio qualcuno che non conosciamo scriva i nuovi criteri ad uso e consumo di qualcunaltro, continui. Con la politica molto arbitraria, non si va lontano, e questo pare proprio un documento non tecnico e troppo di "lasciapassare". Un assegno in bianco!
A mio avviso, andrebbe invece abbandonata la valutazione delle strutture, che in Italia non è praticabile, e concentrata la valutazione delle persone/individui.
Invece infatti di trovare algoritmi sempre più complessi per valutare le strutture, i quali algoritmi, non noti ai più, influiscono pochissimo sui comportamenti degli stessi, non si riconoscono le cose più ovvie, ossia che gli stipendi dei contratti a tempo indeterminato coprono circa il 90% nella stragrande parte delle Università italiane. E quindi che senso ha parlare di scendere nella parte "non premiale"?
Finchè restano i contratti a tempo indeterminato, ossia finchè non ci sarà una crisi tipo Grecia, sarebbe più semplice ammettere questo, e fissare IL TETTO MINIMO ORA PER ALLORA, con la spesa di stipendi a tempo indeterminato.
Per la parte premiale, visto che incide sul reclutamento, si faccia piuttosto uno spostamento sugli individui, in modo che poi dalle graduatorie di merito dei reclutamenti, gli individui stessi portino con se piu' o meno budget alle Università dove loro vogliono andare.
Si parla di niente di diverso del concorso di Magistratura.
Sul ricercatore di tipo B, è troppo facile chiedere la luna. Non lo sta bandendo nessuno. Meglio sarebbe chiedere un ricercatore di tipo C, ossia con un budget assicurato ogni 2 posti, in modo che si fa alla fine di una tenure-track, una scelta del migliore 50% dei ricercatori di tipo C.
Cmq riepilogo qua le proposte PD, che contengono anche Tasse, il contratto di tipo B, etc.
1) avvio delle procedure di abilitazione nazionale e accelerare l’attuazione del piano straordinario per la chiamata di professori associati svincolando la distribuzione dal rapporto assegni fissi/FFO dei singoli atenei -- proposta di legge, prima firmataria Ghizzoni, sottoscritta da tutte le forze politiche nella commissione Cultura della Camera
2) contratto unico di ricercatore TD di tipo b) con una vera tenure track.
3) ripartizione delle risorse ordinarie con programmazione pluriennale, assegnazione tempestiva (entro il 31 gennaio di ciascun anno), nuovi criteri trasparenti per l’assegnazione di una quota variabile di risorse il più possibile ampia.
3a) Base assicurata a ciascun ateneo, e una percentuale, sempre più ampia, assegnata in base alla valutazione, all’individuazione di un costo standard per studente, al numero di studenti fuori sede, all’internazionalizzazione e alla coesione territoriale, da realizzarsi con piani regionali del sistema universitario e con la finalità di garantire che in tutto il territorio vi sia un’adeguata presenza di strutture di qualità.
3b) superamento delle attuali limitazioni al turn-over per redistribuzione dei punti organico, lasciando agli atenei il 50% dell’intera quota dei punti organico resi disponibili ogni anno e assegnando il resto in base alla valutazione, fissate comunque le consistenze minime degli atenei necessarie per assicurare la presenza di adeguati sistemi di istruzione universitaria su base regionale.
4) È importante che l’ANVUR consolidi la propria attività, con attenzione prevalente alla valutazione delle strutture universitarie demandando invece agli atenei la valutazione di singole iniziative e delle performance individuali.
5) Tasse: tassazione maggiormente progressiva[1] e più omogenea territorialmente. [1] Un esempio è il sistema proposto dall’Osservatorio regionale per l’Università della Regione Piemonte, adottato nel 2011/12 dal Politecnico di Torino, per cui ad ogni incremento di 1.000 euro di ISEE corrisponde una diversa fascia contributiva. Si ipotizza un importo per la prima fascia pari a 300 euro ed un incremento della tassa da una fascia all’altra di 30 euro, di conseguenza chi rientra nell’ultima fascia (con oltre 80.500 di ISEE) pagherebbe 2.130 euro.
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