giovedì 16 febbraio 2012

PROPOSTA DI ISTITUZIONE DI “TITOLI DI DISTINZIONE” DA PROFESSORE ASSOCIATO O ORDINARIO PER MERITO INDIVIDUALE SCOLLEGATA DALLO STATO FINANZIARIO DELLE

Di Michele Ciavarella, 16 Febbraio 2012.
Da presentare alla riunione COSAU del 17 Febbraio 2012, come variante della proposta CNRU – COSAU in deroga all’articolo 16 comma 4, di inquadramento nei ruoli di professore associato e ordinario sul modello “Title of Distinction” della Università di Oxford degli anni 1990

La seguente proposta parte dalla proposta CNRU – COSAU di avanzamento automatico (saltando quindi la valutazione locale) dei ricercatori e associati in possesso del titolo di idoneità nazionale, che era avvenuta durante la approvazione della legge 240 Gelmini che è molto ben documentata, e provvista di curve di fattibilità economico-finanziaria, e che non è passata come emendamento allora.
Visto lo stato di stallo dei decreti attuativi della idoneità nazionale, che creano enorme disagio nella docenza italiana;
Visto che nessuna categoria, a parte pochi fortunati, sta godendo di concorsi, bloccati da anni, per motivi finanziari, di generale riduzione dei finanziamenti, e in particolare per alcune Università (con criteri peraltro discutibili e che creano sperequazioni enormi).
Considerato che il sistema di valutazione “meritocratico” delle Università in vigore da alcuni anni, per cui i meriti o i demeriti collettivi delle Università, comunque misurati, si riflettono in maggiori o minori disponibilità economiche delle Università, come continuerà ad essere sempre maggiormente vero anche con la nuova valutazione VQR della Agenzia ANVUR. Considerando che poi però si riflettono su altri individui, creando la possibilità che il merito di alcuni eccellenti possa o servire ad altri, o non servire affatto, o solo in casi fortunati essere attribuito al singolo che ha prodotto tali risultati, o non li ha prodotti.
Propongo
di invertire il processo, ossia saltare la idoneità nazionale, e di permettere alle singole Università, tramite i Rettori e i Direttori di Dipartimento, di assegnare “Titoli di distinzione” di professore associato o ordinario, proprio agli individui i cui prodotti di ricerca sono talmente notevoli da essere selezionati per le valutazioni VQR della ANVUR. Tali Titoli di distinzione, seguono il modello di Oxford, introdotto per arginare una fuga di cervelli e uno stato di sofferenza, analogo a quello italiano di oggi, dovuta al fatto che in USA persone meno qualificate dei “Lecturer” di Oxford, godevano del titolo di Professor, seppure magari “Assistant” o “Associate”.
Tali titoli di distinzione non si inquadrano nella categoria retributiva di Professore Associato o Ordinario, e come tali non richiedono una variazione (perlomeno non drammatica) dello stato giuridico.

Referenze
1) http://en.wikipedia.org/wiki/Professor#The_United_Kingdom.2C_Ireland_and_other_English_speaking_countries
In the United Kingdom, the Republic of Ireland, and most Commonwealth countries (but not Canada), traditionally, a professor held either an established chair or a personal chair. An established chair is established by the university to meet their needs for academic leadership and standing in a particular area or discipline and the post is filled from a shortlist of applicants; only a suitably qualified person will be appointed. A personal chair is awarded specifically to an individual in recognition of their high levels of achievements and standing in their particular area or discipline. In most universities, professorships are reserved for only the most senior academic staff, and other academics are generally known as 'lecturers', 'senior lecturers' and 'readers' (in some Commonwealth countries such as Australia and New Zealand, the title 'Associate Professor' can be used instead of 'Reader'[5]). In some countries, senior lecturers are generally paid the same as readers, but the latter is awarded primarily for research excellence, and traditionally carries higher prestige. A few UK universities have recently begun using the Australian terminology, with both "Senior Lecturers" and "Readers" now being called "Associate Professors." Traditionally, Heads of Departments and other senior academic leadership roles within a university were undertaken by professors.[6]
During the 1990s, however, the University of Oxford introduced Titles of Distinction, enabling their holders to be termed professors or readers while holding academic posts at the level of lecturer. The University of Exeter and University of Warwick have adopted the antipodean style of 'associate professor' in lieu of 'reader'. The varied practices these changes have brought about has meant that academic ranks in the United Kingdom are no longer quite as consistent as they once were. The same trend to move towards the North American system is also observed in the former British colony of Hong Kong. Academic ranks there are now becoming more consistent again, with The University of Hong Kong, the oldest university in the territory, having switched to the North American system.
In general the title of 'Professor' is reserved for full professors; lecturers and readers are properly addressed by their academic qualification (Dr for a PhD DPhil etc. and Mr/Mrs/Miss/Ms otherwise). In Australia, New Zealand and Singapore associate professors are by courtesy addressed as "Professor". In official functions, however, Associate Professors are addressed as Dr or Associate Professors and not Professors. As in the USA, the title of 'professor emeritus' may be awarded to a retired or former professor, who may well retain formal or informal links with the institution where the chair was formerly held.

martedì 14 febbraio 2012

10 domande ai rappresentanti degli studenti. e agli studenti

Sulle costanti richieste ai docenti, o sulla incapacita' di organizzarsi e di volersi organizzare e creare un futuro

Al magn. Rettore, Al Preside, PoliBA
Ai CSJ e CINETIK, agli studenti di Taranto

Ogg. Disagi assenteismo studenti, e assenteismo interesse

Ricevo la lettera delle rappresentanze studenti, come docente, e mi sento accusato come gli altri, di non essere abbastanza presente. Nonostante io personalmente mi sento la coscienza a posto, dato che persino quando viaggio in modo frenetico assicuro una presenza non solo come richiesto dal mio contratto, ma molto di piu' (sfido qualsiasi studente a dichiarare che non abbia ricevuto risposta immediata, email, facebook, o di persona, ad una mia richiesta), vorrei cogliere l'occasione di porre io delle domande ai rappresentanti e quindi agli studenti, visto che sono in vena ultimamente di porre domande, come al governo, di cui vi segnalo il link. http://www.corriereuniv.it/cms/2012/02/valore-legale-o-incapicta-di-valutare/

In particolare, come premessa alle mie domande, vi segnalo le domande 6 e 9
6) il valore della laurea si è svalutato moltissimo negli ultimi 12 anni, ossia dal processo Bologna, per inseguire i sogni di laureati come nelle medie europee.Nonostante si regalino ormai lauree e Lodi, non ci siamo riusciti. Mentre in Germania uno studente non può ripetere un esame più di tre volte, da noi può farlo sino a sfinire il docente. Come affrontare questo problema senza lo slogan della abolizione del valore legale per come e’ impostato ora?
9) Gli studenti italiani già hanno capito il vero problema e fuggono ormai in massa (60mila) dalle università italiane, avendo trovato università migliori in Germania e in paesi scandinavi a meno prezzo!
Le mie domande sono le seguenti
1) come mai in 12 anni che io insegno, le persone che mi chiedono chiarimenti tecnici si contano sulla punta delle dita delle mani, mentre quelli che mi chiedono logistica su come si fanno gli esami, su come salvare esoneri di anni passati, su come evitare scritti, su come evitare pagine di libri, su come evitare di studiare insomma, sono a bizzeffe?
2) Come mai alcuni studenti, dopo queste domande di logistica, avendo fissato un esame per la settimana successiva, mi chiedono informazioni su quale sia il libro di testo?
3) Sapete che esiste la Generazione «né-né»: settecentomila giovani «inattivi convinti» Hanno da 15 a 35 anni: niente lavoro, niente studio. Come pensate di affrontare questo gigantesco problema, prima dell'eventuale assenteismo dei docenti, tutto da dimostrare? http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_16/mangiarotti_rapporto_gioventu_e39551a0-71ca-11de-87a4-00144f02aabc.shtml
4) Come mai alle lezioni mie e di molti colleghi, ci sono assenteismi cronici di studenti, confusi su cosa fare, o su quando farlo, e quindi un assenteismo degli studenti che pure dovrebbero partecipare alle lezioni in modo piu' interessato dei docenti? Sareste daccordo ad introdurre delle firme di presenza?
5) Poiche' il valore della laurea si e' svalutato, sareste daccordo a introdurre dei limiti ai voti alti, in percentuali come peraltro prescritto nella legge del Diploma Supplement?
6) Perche' non promuovete azioni culturali, eventi, anche coinvolgendo professori, invece di assecondare le pressioni degli studenti di svalutare ancora di piu' il senso di frequentare una Universita?
7) Sareste daccordo a mettere un limite massimo al numero di ripetizioni di un esame, come si fa in Germania, in modo da rendere il processo piu' serio ed ordinato per tutti, e alla fine a vantaggio degli studenti?
8) Sareste disposti ad organizzare una giornata su questo tema assenteismo docenti, studenti, e interesse? Ovvero generazione ne' ne', e incapacita' generalizzata di valutare il merito, ma anche di aspirare al merito?
9) Alla fine, come mai i pochi che seguono regolarmente i corsi, che ascoltano i miei consigli su non tentare alchimie strane, ma seguire semplicemente i piani di studio, in genere fanno esame una volta sola, e con risultati decenti?
10) Dove volete arrivare con queste uscite singole di attacco ai docenti, senza fare nessun tipo di autocritica?
Cordialmente
Prof. Michele Ciavarella

lunedì 13 febbraio 2012

La Riforma Gelmini comincerà a puzzare come la peste bubbonica!

A Tutti i Rettori
Al Gruppo2003
Al Ministro Profumo
Al Ministro Monti
Al Forum PD
Parlamentari della Commissione VII
Categorie varie sindacali e non della docenza


Carissimi,

a sentire la lista UNILEX di 1300 docenti che ha appena riportato la notizia di seguito, credo che la popolarità della Riforma Gelmini subirà prestissimo un CROLLO VERTICALE pari a quello della Grecia quando hanno cominciato a licenziare gli statali. Chiunque si faceva portavoce di un minimo di utilità della Riforma Gelmini, farebbe bene a tacere, o perderà qualsiasi forma non solo di consenso, ma persino di saluto dagli amici. Potrebbe in cambio avere "favori" e "promesse" dal Ministro nel tentativo di andare avanti in questa marcia diabolica e silenziosa di una distruzione della Università senza nemmeno che ci sia chiesto un parere, ma non so se nemmeno quello conviene come gioco. Viveversa, sarà naturale creare ora un fronte COMPATTO e SOLIDALE molto più forte persino di quello che mandava avanti la Riforma Gelmini quando è nata. Si tratterebbe anche di salvare qualche idea iniziale che non era male, tipo le graduatorie nella idoneità nazionale, insomma, si tratterebbe, forse forse, di tornare al sistema baronale della Università italiana degli anni 60. Altra idea ancora migliore per compattarsi, copiare il sistema Tedesco, che un mio studente mi ha ben sommariamente descritto nell'allegato.

ps. Il presente comunicato verrà inserito nel blog

Saluti, Michele Ciavarella


---------- Forwarded message ----------
From:
Date: 13 February 2012 13:46
Subject: [UNILEX] Nuovo trattamento economico
To: UNILEX@list.cineca.it


Da Unilex, lista di legislazione universitaria fondata da Tristano Sapigni
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al link:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-02-09&task=dettaglio&numgu=33&redaz=012G0018&tmstp=1329070339869

il provvedimento che "rimodula" la retribuzione dei docenti universitari, di tutte e tre le fasce (e definisce la retribuzione dei ricerc. a tempo determinato).

Ricordo di essere andato in audizione alla VII Commissione della Camera per dare il parere della Rete 29 Aprile sul provvedimento. Non è stata recepita neppure una delle osservazioni sui punti discutibili del provvedimento, che di fatto taglia la retribuzione con un effetto che si sente soprattutto al momento del pensionamento. Inoltre si osservi che si perde la ricostruzione della carriera, stabilendo che i ricercatori che diventano professori associati accedono automaticamente alla prima classe di anzianità (tre anni) mentre i PA che diventano PO accedono automaticamente alla seconda classe (sei anni). Viene tolto il collegamento tra le retribuzioni degli universitari e i dirigenti di prima classe dello stato, rendendo la retribuzione variabile in funzione delle decisioni del legislativo o anche del governo (decreto legge).

Inoltre, per quanto riguarda i RTD, viene fissata una retribuzione identica sia per il tipo A sia per il tipo B, il che significa che un ricercatore a tempo determinato assunto con contratto di tipo A per tre anni (poi magari prolungati a cinque) e poi - se fortunato - passato al contratto di tipo B (tre anni), per otto anni avrebbe la stessa identica retribuzione (potrebbe solo sperare negli adeguamenti istat, che però sono bloccati fino al 2014, oppure in adeguamento legislativo.

Il provvedimento entra in vigore il 24 febbraio.

Saluti,
PG

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Unilex, fondata nel 1995, ha 1184 iscritti al 4 giugno 2011.
Le regole di funzionamento sono scaricabili da
http://www.ing.unitn.it/~devol/regole_di_unilex.pdf



SE IN GERMANIA TI PAGANO PER STUDIARE
by Gianvito Volpe on Tuesday, February 7, 2012 at 8:43pm •
La stragrande maggioranza dei politici italiani non sa cosa significhi esattamente vivere in Italia. Molti di loro vivono in una specie di Olimpo, isolati in un mondo tutto loro, completamente distaccato dalla realtà. Giù da quell’Olimpo ci siamo tutti noi. Quelli che devono fare i salti mortali per pagare le bollette e le tasse. Quelli che non hanno l’auto blu e quindi la benzina se la devono pagare di tasca propria, che ogni giorno si alzano per andare a lavorare o a cercarsi un lavoro. Mentre loro litigano su cose che non miglioreranno la vita di nessuno. Parliamoci chiaro: la riforma del digitale terreste era più urgente di altre questioni? sarebbe morto qualcuno se fossimo rimasti un anno in più col tubo catodico...? Ne dubito. Oggi parlavo con una mia amica che vive e studia in Germania, e mi sono fatto qualche domanda su quello che da noi si chiama "diritto allo studio".

Fotografiamo la situazione italiana. L'Italia è terzultima nell'Unione Europea per numero di giovani laureati. Tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 35 anni, soltanto 18 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media scende a 15 su 100 se si considerano le lauree di secondo livello e le lauree magistrali di nuovo ordinamento. Soltanto Romania e Repubblica Ceca fanno peggio di noi. La media europea è invece del 30 per cento. Poi ci sono Paesi come Francia, Svezia, Danimarca e Inghilterra attorno al 40 per cento. E la Germania davanti a tutti al 42 per cento di giovani laureati. In Italia tre studenti universitari su quattro (73%) vivono con i genitori. La metà è pendolare e il 39% oltre a studiare fa lavori part time. Come mai così tanti pendolari? Nel 2011 chi non ha avuto aiuti economici ha pagato in media 1.160 euro di tasse. Il pendolarismo è una strategia di sopravvivenza. In Italia infatti solo 3 studenti su 10 ricevono aiuti economici per lo studio, due su dieci e uno su trentacinque della media complessiva usufruisce invece di un alloggio isu. In generale, tra lezioni in aula e tempo trascorso sui libri, ogni studente dedica all’università una media di 41 ore a settimana, contro le 32 dei primi anni ‘90. Nonostante la crisi economica influenzi le loro scelte, questi ragazzi si applicano e fanno sacrifici, considerando ancora l’università come un ascensore sociale.

Nel 2011 il 68,5% degli studenti non ha ricevuto alcun aiuto economico. Il 15,2% ha ottenuto un esonero parziale, il 9,3% l’esonero totale, il 7,1% una borsa di studio da enti di diritto allo studio. Questi enti erogano il 56,7% del totale degli aiuti, mentre le università partecipano con il 31,2%. Gli enti privati concorrono per il 6,8%. L’importo mediano delle borse di studio è pari a 1.600. L’Italia spende quattrocentottantuno milioni per le borse di studio ai giovani universitari. La Germania spende 1 miliardo e 400 milioni.

Il sistema tedesco è davvero interessante e penso sia utile conoscerlo almeno sommariamente.

Dal 1º ottobre 1971 gli studenti ricevono degli aiuti grazie alla legge per il sostegno alla formazione individuale degli studenti: la cosiddetta BAföG (Bundesausbildungsförderungsgesetz). Il termine BAföG indica il denaro mensile disponibile mediamente per ciascuno studente. In linea di principio non è su base meritocratica, è un assegno per tutti, tuttavia si riduce per gli studenti che non concludono gli anni di università nei limiti di tempo previsti. Si tratta più propriamente di un prestito per metà a fondo perduto (sotto forma di borsa di studio), e per metà da restituirsi, a tasso zero, a partire dal quinto anno successivo alla laurea. In prima approssimazione possiamo dire l'ammontare medio del BAfoG è di 417 euro mensili. Poi vedremo più precisamente come viene calcolato. In altre parole in 5 anni lo stato tedesco finanzia ogni studente con un assegno che gli permetterà di comprarsi libri, pagarsi tram, metro e di non pesare sulle famiglie. Trascorsi cinque anni dal completamento del percorso universitario, nei quali si presume l'inserimento lavorativo del soggetto, il cittadino comincerà a restituire rateizzate e a tasso zero la metà dei soldi ricevuti per il sostentamento accademico.

I fondi per il BAföG prevedono una copertura del 65 % da parte del Governo Federale, mentre il restante 35 % è a carico dei Länder (più o meno le nostre Regioni). E’ interessante notare come, al contrario delle altre materie lasciate alla competenza dei Länder, quella relativa al diritto allo studio è disciplinata a livello centrale, a garanzia di un trattamento uniforme e di pari opportunità in tutto il territorio nazionale.

In linea di principio, il sostegno viene garantito a coloro che ne fanno richiesta e iniziano il percorso formativo prima di aver compiuto il trentesimo anno di età. L’ammontare medio del BAföG come detto è di 417 euro ma in realtà è proporzionale ai bisogni degli studenti, sulla base della stime dei costi di mantenimento. La legge federale prevede degli importi fissi che dipendono dalla tipologia del corso di studi (se si tratta di allievi o di universitari, l'equivalente della nostra differenza tra diploma di laurea e laurea vera e propria) e anche dal fatto che lo studente viva a con la famiglia di origine o fuori casa. Il livello dell’importo in concreto viene stabilito sulla base del bisogno standard dello studente (che comprende i costi di mantenimento e i costi d’istruzione) e delle spese di alloggio. Le spese per l’alloggio sono previste per gli studenti che vivono fuori casa e quindi andranno ad incrementare l’importo di base. Questo, inoltre, può essere ulteriormente aumentato nel caso in cui lo studente sostenga dei costi di assicurazione sanitaria. Ma questo aspetto è meglio trascurarlo. L'importo del BAfoG è quindi variabile. Considerando tutti i possibili incrementi della quota di base, l’ammontare mensile massimo del BAföG è pari a 630 euro al mese per gli studenti che non vivono con i genitori.

Gli importi sono consessi al 50% sotto forma di borsa di studio mentre il restante 50% viene concesso come prestito a tasso zero. Solo per i disabili è prevista l’erogazionevdell’intero importo come borsa di studio. La restituzione inizia dopo cinque anni dalla fine degli studi e può essere rateizzata in un termine non superiore a 20 anni con una rata minima di rimborso di 105 € al mese.

Solo queste considerazioni basterebbero a stropicciarci gli occhi per lo stupore. Ma i tedeschi hanno fatto di più. Nel 1999 hanno elevato il BAföG a livello costituzionale e lo hanno inserito nella Costituzione. Il nuovo schema di aiuti comprende anche strumenti per eguagliare il carico delle famiglie: ossia oltre alla mensilità del BAfoG prevista per tutti, sono previste detrazioni di imposta per figli a carico e concessione di assegni esenti d’imposta. Naturalmente questa seconda categoria di aiuti può essere richiesta solo nel caso in cui l’individuo rispetti specifici requisiti economici. Il sostegno dipende dal reddito della famiglia, dal quello dello studente e da quello dell’eventuale partner. Sono inoltre previste tutta una serie di agevolazioni economiche come forniture elettriche e telefoniche a prezzi ridotti, sconti sul canone televisivo e sugli abbonamenti ai trasporti pubblici. Se poi lo studente ha anche un figlio, prende altri 113 euro al mese e se ne ha più di uno, prende altri 85 euro per ogni figlio.

Ma ancora non basta. Una recente riforma ha stabilito forme di riduzione del debito dipendenti dalla performance dello studente: se lo studente finisce gli studi nel tempo previsto per il proprio corso di studi, otterrà una riduzione del debito del 20% sulla restituzion. Esistono poi casi particolari in cui il rimborso può essere rinviato o addirittura prescritto: per esempio, se, trascorsi i 5 anni, lo studente risulta disoccupato o con figli a carico di età inferiore ai 10 anni, non ripaga subito il debito, ma il periodo viene prolungato. Inoltre implicitamente lo Stato rinuncia alla restituzione totale nei casi limite dal momento che per legge nessuno può mai ripagare un ammontare superiore a 10.000 €, anche se il prestito ricevuto eccede tale soglia. Questo vuol dire che prendendo il caso estremo del BAfoG da 670 euro mensili, in un percorso universitario di 5 anni fanno 40 mila euro, di cui la metà 20 mila euro andrebbe restituità, ma in realtà la restituzione pretesa è solo di 10 mila euro. La stessa riforma ha stabilito che a godere del BAföG non siano solo gli studenti di nazionalità tedesca, ma anche quelli di nazionalità straniera fuori dall'Unione Europea con diritto di asilo, e gli universitari provenienti dagli stati dell'Unione Europea qualora abbiano trasferito la propria residenza ed abbiano sottoscritto un contratto di lavoro in Germania.

Un sistema efficiente ed ingegnoso. Questo probabilmente spiega perché la Germania voglia una applicazione rigorosa del trattato di Maastricht secondo cui i paesi UE non possono farsi garanti del debito di un paese appartenente alla Comunità stessa: di fatti gli aiuti economici ai Paesi come la Grecia aumentano il debito pubblico dei singoli Stati che partecipano agli aiuti. Ovviamente un aumento del debito pubblico non permette di fare ulteriori investimenti nel proprio Paese.

La ricetta tedesca è investire e contenere le spese, garantendo nel frattempo una minima rete di protezione sociale per chi è stato individualmente colpito dalla crisi; questo comporta quindi l’ingresso, rigidamente regolamentato, di soggetti privati nel finanziamento del welfare e, dall’alta l’opposizione al salvataggio di paesi dell’area Euro. Ma la domanda di fondo è: perché la Germania spende tanto per il diritto allo studio? Perché è un investimento, non un costo. Per uno Stato la formazione, la preparazione, le competenze di una persona sono un investimento. Una persona con un buon grado di istruzione ha maggiori possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Così si producono due effetti: un lavoratore qualificato e preparato che offre un servizio al suo Stato e un buon contribuente perché, avendo un lavoro ben retribuito, pagherà più volentieri le tasse. Ma c’è anche un vantaggio immediato: i BAfoG sono un modo ingegnoso per non far calare i consumi. Gli studenti sono portati a spostarsi fuori sede quindi a stipulare contratti di locazione per usufrure delle maggiori agevolazioni, su quei contratti di locazione lo Stato fa cassa, ma non solo: gli studenti spendono più ragionevolmente soldi che di fatto per metà gli vengono concessi a fondo perduto, e spendendo e fanno girare l'economia. In questo modo i consumi nazionali si mantengono stabili anche in periodi di crisi.
Che qualcuno prenda nota.

mercoledì 1 febbraio 2012

Fermiamo l’attacco all’Università pubblica -- una proposta anonima di appello COSTRUTTIVAMENTE contro la abolizione del valore legale della laurea


Appello agli Universitari, agli studenti, ai cittadini da mandare al
Ministro Profumo, al Parlamento, al Governo, e al Presidente Napolitano



Innanzitutto, l’abolizione del valore legale del titolo di studio è un progetto della P2 di Licio Gelli, che è istruttivo rileggere oggi perché dice i veri possibili obiettivi della abolizione del valore legale. Dal programma di rinascita "democratica" di Licio Gelli e la P2. b) Provvedimenti economico-sociali: b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sflollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione).(NDR: sflollare è un refuso nel testo, si intende per “sfollare”).


Quindi questo chiarisce subito che nelle intenzioni dichiarate del piano P2, l’abolizione ha il preciso scopo di diminuire il numero di studenti, in contrasto con gli obiettivi che ci siamo dati già nel processo di Bologna, e ancora oggi siamo lungi da attuare, di aumentare il numero di studenti fino a raggiungere le lontane medie europee che sono ancora al doppio circa.


Nell’attuare “i precetti della Costituzione” invece, il piano intende probabilmente far riferimento all’art.34 della Costituzione, che sancisce “La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Dove in questo articolo c’è da un lato il diritto allo studio fino ai gradi più alti (quindi quasi la necessità della Università Pubblica --- de facto, una Privata potrebbe sostituirla solo se ci fosse la concreta possibilità di pagare le tasse in forme di prestiti obbligatori per legge e con condizioni particolarmente tutelate, cose non ancora viste).


Dall’altro punto di vista, si parla di “meritevoli”, e su questo la Università Pubblica ha spesso fatto poco, nel senso di aver dato maggiore spazio alla corsa al reclutamento delle masse, proprio per via del ritardo anche in quella direzione! E i concetti di meritocrazia, che solo da poco sono “tornati di moda”, lo sono stato in modo non solo puramente retorico nella Riforma Gelmini, ma anche strumentale, nascondendo invece ben altri intenti sotto la “meritocrazia”, che sono quelli di avvantaggiare con criteri clientelari e politicamente orientati, la creazione di “Aziende” universitarie sotto controllo politico.


Per fare meritocrazia in forma più quantitativa, andrebbe introdotto l’uso, ormai indispensabile, di criteri di misura standard, affidabili, robusti, trasparenti di tests che hanno decine di anni di esperienza e di correttivi alle distorsioni che possono nascere (vedasi Abravanel, Meritocrazia, Garzanti, 2008), totalmente assenti invece nella Riforma Gelmini.

Si propope oggi la abolizione del titolo di studio, confondendo con le “liberalizzazioni” del governo Monti, ma lo stesso Governo ha fatto già doppia marcia indietro data la sollevazione generale dell’Università a fare qualsiasi cosa che sia cosi’ brutale e poco condivisa, profittando di una maggioranza sciacciante del Governo stesso, che tuttavia ha il compito di SALVARE L’ITALIA dalla crisi, non di distruggere l’Università pubblica!


Mantenere il valore legale, dicono queste sirene della sua abolizione, è “chiudersi nella torre eburnea dell'Accademia trascurando le diversità”. Peccato che il piano nasce dalle stesse correnti politiche che hanno approvato la Legge Gelmini, che più che trascurare le diversità, le annulla proprio, salvando solo i ricchi e i “potenti”, centralizzando tutto sui Rettori, ingrandendo i Dipartimenti come luogi di vero potere, e rendendo i singoli molto meno liberi e autonomi.

In un recente dibattito, per es., il Prof. Gustavo Zagrebelsky, sollecitato dal Prof. Michele Ciavarella del Politecnico di BARI ha dichiarato, testualmente:

“Che il modo con cui si affrontano i problemi dell’Istruzione è purtroppo un modo aziendalistico e questo è un tradimento profondo della vocazione degli studi di Istruzione soprattutto quelli superiori. Perché poi quando si fanno le graduatorie (tra Università, ndr) si va a vedere la “Produttività”, il rapporto iscritti / laureati, il tasso di assorbimento dei laureati nella forza lavoro, nel tessuto produttivo locale. E’ la prosecuzione della “logica delle tre i”: “Impresa, Internet, Inglese”, lanciata questa logica da governi precedenti per le Scuole medie, ma che adesso si sta estendendo all’Università. Se ci riflettete tutto ciò con la “Cultura” non ha quasi nulla a che fare. Queste “tre i” e ciò che si preannuncia (vediamo cosa succederà con l’Università), ciò che è accaduto, inserisce, colloca, i problemi dell’Istruzione nella logica e-se-cu-ti-va, le “tre i” indicano una formazione di tipo esecutivo, ma la cultura è un’altra cosa”.Aldilà dei problemi di Costituzionalità io credo che dovremmo avere anche l’orgoglio di dire che l’Università non può ridursi ad una cosa di questo genere"
.

La stessa Riforma sta stravolgendo i “concorsi”, prima ancora di rendere le Università del tutto Private, creando concorsi inusitati e probabilmente molto meno meritocratici (ex. Art.24 c.6 della Legge Gelmini 240/2010). Non ci sarà più bisogno di far ritirare misteriosamente i concorrenti alternativi ai candidati “iper raccomandati”, come dichiarato da un commissario anonimo del Concorso del Vice Ministro Martone al SecoloXIX, visto che altri candidati non ci saranno, saranno tutti scelti ad personam da Rettori e Direttori di Dipartimento come se fossero vertici di azienda.

Il rischio che la abolizione del titolo legale porti ad un aumento sconsiderato delle tasse universitarie è più che realistico. Lo sottolinea il fatto che tra i firmatari di appello a favore figurano persone come Alberto Alesina e Andrea Ichino che da tempo si battono per aumentarle, creando prestiti che sarebbero pesanti per la maggior parte delle famiglie già gravate dalla Crisi Economica.


Gli Atenei potrebbero avviare una competizione di tipo economico al rialzo, al tempo stesso svilendo la qualità. In definitiva, si affida la valutazione al "mercato", prima ancora di verificare che il Paese sia maturo per una Etica vera. Le valutazioni a posteriori finora fatte in Italia dimostrano il contrario.
La competizione tra Università italiane poi è sempre esistita, e funziona bene, la qualità tra private e pubbliche cambia pochissimo, ed è il complesso delle Università italiane che è carente – parliamo prevelentemente del criterio produzione scientifica, che è il criterio più semplice e oggettivo da misurare. Lo dimostra la classifica mondiale della ricerca delle classifiche SCIMAGO, (che misura indicatori normalizzati per dimensione, con criteri come output, collaborazione internazionale, specializzazione tematica, e impatto scientifico, secondo gli ultimi trend anche in UK),: con risultati sorprendenti. 1) il Politecnico di BARI, nel 2010 considerato dal MIUR “non virtuoso” sulla base di parametri economici, e quindi escluso nel 2011 e 2012 da grossi finanziamenti del Piano Straordinario di Reclutamento di Professori Associati, “risulta l’ateneo al primo posto tra le 67 accademie pubbliche italiane per la qualità dei lavori scientifici prodotti, staccando tutte le altre, da Milano a Palermo comprese le sedi blasonate come Bologna, Padova e Roma la Sapienza.


Soprattutto, il Politecnico barese offusca le concorrenti più dirette, i Politecnici di Torino e Milano nei vari settori dell’architettura e dell’ingegneria.”. La Bocconi è si migliore del Politecnico di BARI, ma di pochissimo, e la sola, tra le private! Tutte le altre invece scompaiono. Tra le Scuole statali ma a statuto speciale (Napoleonico, come le Scuole Normali francesi che volle Napoleone che credeva ai test durissimi di ammissione e al merito, anche sul campo), invece, si ottengono leggeri miglioramenti, con la Scuola Santanna di Pisa al 613° posto.
Ma il punto vero è che lo stato Italiano non tutela i “meritevoli” in quanto non offre nessuna Università in Italia di livello competitivo al mondo! I meritevoli, non solo non sarebbero avvantaggiati dalla abolizione del valore legale, ma non sono aiutati affatto nell’unica soluzione oggi possibile per avere educazione di livello superiore: studiando nelle migliori Università del mondo, e non alla Bocconi che è solo 629° nel mondo. Ci sono ben 628 Università migliori dove studiare. Se tra Bocconi al 629° posto, e il Politecnico di Bari al 642° posto, ci sono solo 13 Università di differenza sul totale di 3042, la differenza è trascurabile, eppure pesata già oggi enormemente come costo dello studente, sia per lo stato che per lo studente stesso.



Semmai quindi dovremmo finanziare molto di più il Politecnico di BARI, e ridurre finanziamenti e tasse Universitarie alla Bocconi. Ma questo potrebbe creare un conflitto di interesse in un Governo guidato dal Presidente della Bocconi stessa. Un governo che ha già il conflitto di interesse enorme del Ministro Profumo, che per la prima volta nella storia italiana, è anche contemporaneamente Presidente del maggiore Ente di Ricerca, il CNR.



Il problema va impostato correttamente allora, perché uno studente e una famiglia che conosca questi dati, messa di fronte alla possibilità di studiare all’estero, a volte a costi persino inferiori (in alcuni Paesi Scandinavi accolgono studenti italiani in condizioni di estremo favore, e anche in Germania le tasse universitarie sono bassissime, e le vogliono completamente azzerare presto), sarà presto de facto invogliato a emigrare.


Al vero top della Classifica SCIMAGO tendono a esserci istituti di ricerca, invece che Università, come è ovvio visto che SCIMAGO misura solo la ricerca. E allora troviamo il Broad Institute of MIT and Harvard, ma anche la Spagna con “Institut d'Estudis Espacials de Catalunya” o il Dana Farber Cancer Institute e il J. Craig Venter Institute (quello che ha sequenziato il genoma, per intenderci), o l’Howard Hughes Medical Institute, o la Microsoft Research a Cambridge vicinissimo alla Università.



Per trovare un istituto di ricerca di livello mondiale tra i primi cento se ne trovano alcuni, come al la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, al 73 gli Ospedali Riuniti di Bergamo, e al 76 l’Istituto Europeo di Oncologia. Occorre invece scendere parecchio, per trovare l'Istituto Italiano di Tecnologia, che se si trova al 240 posto, ma che con una spesa paragonabile a quella di una Università italiana di medie dimensioni, si sta collocando bene, nonostante le critiche, a solo un posto di distacco dal famoso Caltech.



La fuga dei cervelli quindi ora comincia ai 18 anni, e non è un caso infatti che ormai sono decine di migliaia i giovani italiani che vanno a studiare nelle Università straniere.

Sui concorsi pubblici, se essi devono essere obbligatoriamente aperti a tutti i cittadini europei (come in realtà la Legge Gelmini limita tantissimo, per via dei concorsi ex art.24c.6), allora attribuire un peso diverso alla laurea in base all'ateneo che la ha rilasciata sarebbe non solo sbagliato, ma anche impossibile, a meno che l'ANVUR non stili un ranking di tutte le università dei 27 (quasi 28) Stati membri della UE, se non di tutto il mondo.



In definitiva, un problema sbagliato, e come detto da Luciano Modica su Europa del 26 gennaio 2012, l’abolizione viene proposta “rifacendosi alle “prediche inutili” di Luigi Einaudi o a qualche modello straniero più o meno frainteso”. “Inutilmente analisi rigorose tra cui quelle di Sabino Cassese, ora giudice costituzionale, di Giovanni Cordini, del Servizio Studi del Senato hanno segnalato la complessità del problema. Inutilmente tutti coloro che si intendono davvero di università hanno espresso perplessità.” Basti ricordare il recente caso del ritiro a furor di popolo dell’autorizzazione ad istituire un’università privata che prendeva il nome dal suo proprietario ed era ubicata in una palazzina di sua proprietà nella piccola cittadina di residenza. Si noti peraltro che il regime autorizzativo è presente in forme diverse in tutti i Paesi dell’Unione Europea e una sua abrogazione nel nostro rischierebbe di porci fuori dall’Area Europea dell?Istruzione Superiore (EHEA).



La competizione tra le università scatta veramente e funziona positivamente solo quando si verifica attentamente e si premia la bravura dei rispettivi laureati nel mondo del lavoro, non quando si approntano tabelle in base a complicati e largamente arbitrari parametri quantitativi generali. Inoltre, una volta garantite eguali opportunità di partenza mediante un solido e ampio sistema di diritto allo studio, la valutazione del merito personale dei laureati è l’unico vero motore dell?ascensore sociale. Una proposta di “affievolimento” del valore legale è contenuta in un documento della Conferenza dei Rettori del 1995; le classi di equivalenza del valore legale di lauree differenti sono contenute nel decreto ministeriale del 1999 che ha introdotto la nuova architettura europea degli studi universitari, il cosiddetto 3+2. E sono proprio gli interventi di cui il Ministro Profumo ha fornito anticipazioni. Da molti anni sono sul tavolo dei ministri competenti senza che nessuno sia mai riuscito a realizzarli. Speriamo che anche in questo caso sia la volta buona”

Insomma, un piano complessivamente vicino a quello della “scuola di partito” che profetizzava Calamandrei nel celebre discorso del 1950 . Nell’interpretare l’art.33 della Costituzione “La repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, egli afferma che “La scuola è aperta a tutti. Lo stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’articolo 33 della Costituzione”. La preoccupazione qui è quella di creare cittadini, non cattolici, né protestanti, non fascisti, né comunisti, collegandosi anche ai concetti di eguaglianza e parità sociale dell’art.3, e dell’art.51 nell’accesso agli uffici pubblici.

Forse, rileggendolo dopo 50 anni, l’enfasi nella visione che lo Stato possa creare apertura a tutti, con scuole ottime per tutti, di tutti i gradi e tipi, e dovunque, lasciando in secondo piano la questione dei “capaci e meritevoli”, pare criticabile, e crea il dibattito di oggi. Dimenticando che le risorse non sono infinite, e scelte vanno fatte La scuola pubblica, non è priva di rischi di creare cittadini “politicizzati”, o di diventare essa stessa non seria, e mal organizzata.

Ma come sono stati valutati i “meriti” anzi le “virtuosità” delle Università? A partire dal primo esperimento del Settembre 2009 (Classifica Gelmini), quando i criteri, fissati a posteriori, in modo non trasparente, sono emersi solo per una fuga di notizie tramite il giornale online lavoce.info! Si veda noisefromamerika.org con l’articolo di Alessandro Figà Talamanca “Università: una graduatoria di merito?”

Una delle firmatarie dell’appello pro Abolizione, Margherita Hack (in "Margherita Hack, Libera scienza in Libero Stato", Rizzoli, 2010), dice che la riforma Berlinguer del 3+2 della fine degli anni 90, ha “certamente avuto un effetto positivo” nel senso, per esempio, che nello stesso anno 2003, mentre con il vecchio ordinamento si laureavano “in corso” meno del 5% degli studenti, con il nuovo ordinamento si sono laureati il 44.1%! Ma un salto in un solo botto di 10 volte, non fa rabbrividire qualsiasi ottimistica previsione di miglioramento? La Margherita Hack pare notevolmente ingenua. Nell’articolo “Il Manuale del Rettore “virtuoso” --- I rischi della meritocrazia “all’italiana” nell’Università” del 7/1/2010, forse si spiega qualcosa.


Si segnalava che con una media nazionale del voto di laurea saltata dal già troppo alto 103, a ben 108.7 (con la lode assegnata ad oltre il 30% dei laureati in media, e con punte di proporzioni incredibili in alcune università), gli effetti degli incentivi per acquisire “virtuosità” da parte del Ministero sono perversi, e lo sarebbero ancora di più con l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Sarebbero “todos caballeros”, e in un Paese dove tutti sono Re, nessuno è Re!

Il problema va affrontato con un approccio radicalmente diverso, che con la selvaggia abolizione del valore legale!

La visione della proposta è notevolmente provinciale. Quando si opera per il DIPLOMA SUPPLEMENT, ossia per integrarsi in Europa, già oggi siamo in difficoltà. Secondo le linee guida lo schema ECTS prevede la suddivisione dei voti per percentuali prefissate.
• voto A: contiene circa il 10% dei voti a partire da quelli più alti,
• voto B: contiene il successivo 25% circa dei voti,
• voto C: contiene il successivo 30% circa dei voti,
• voto D: contiene il successivo 25% circa dei voti,
• voto E: contiene il rimanente 10% circa dei voti.

Ma come si fa se il i voti piu' alti sono ben oltre il 10%?? Non si riesce a rispettare le regole pensate in Europa, e noi abbiamo la lode che coincide con le categorie A, B, C del Diploma Supplement! Il che' in effetti chiarisce che da noi la lode vale quanto mediamente un B in Europa.

Il valore legale va tenuto, ma i voti vanno contenuti! Quindi il problema è italiano, e NON della Università Pubblica! Abolire il valore legale non risolve proprio nulla, anzi peggiora lo status quo.

Gli americani, cui sembra la proposta di Abolire il valore legale si ispiri, hanno loro stessi notato il problema della inflazione dei voti, ma loro li inquadrano subito come fasulli, e corretti con misure drastiche --- che da noi non ci sono, perché la nostra Etica non funziona. Sarebbe un Far West. Princeton prese posizione nel 2004 pubblicamente contro la propria politica di eccessiva larga manica.

Tornando ancora al discorso di Calamandrei, egli segnala come un partito dominante che volesse creare scuole di partito (qui il riferimento scottante è sempre all’esperienza del fascismo da cui si era appena usciti): “comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private”. “Tutte le cure cominciano ad andare alle scuole private”. Il circuito vizioso sarebbe quindi quello di allentare i controlli sulle scuole private, e addirittura finanziarle con denaro pubblico, “il metodo più pericoloso”, come si fa in molti casi in Italia! Insomma, nel privato si annida il rischio della “concorrenza al ribasso”, con una “equipollenza” aggirata di fatto. Il pericolo è il “disfacimento morale della Scuola”.

La Hack lo riconosceva nel libro riconoscendo che quanto stava facendo il Ministro Gelmini con “tagli insopportabili alle scuole di ogni ordine e grado”, per cui “invece di migliorare le Scuole pubbliche, in nome di una presunta libertà di favorire le private che, per attirare più studenti, sono notoriamente di manica larga, e hanno docenti spesso sottopagati e alle prime armi”. Come mai la Hack ora ha cambiato idea radicalmente?

La Riforma Gelmini, rischiano di rilanciare la corsa alla concorrenza al ribasso delle Università pubbliche, visto che, con i parametri “meritocratici” introdotti, hanno anche esse vantaggio ad aumentare slealmente gli studenti, e devono farlo se non si vuole rischiare il fallimento, o il commissariamento! La Hack invece non toccava la Bocconi, riconoscendo che “e' di ottimo livello, ma molto cara”.

Da dove viene questa proposta? Da alcuni economisti italiani della Bocconi (Perotti, Giavazzi) o di Harvard (Alesina), che hanno sostenuto che l’università statale fosse talmente “malata”, “truccata” e sfinita, che solo la privatizzazione può ripristinare il merito. Siamo al paradosso del paradosso, tenendo conto che in realtà, dati alla mano, l’Università statale italiana è la meno cara di Europa, mentre la privata italiana è troppo cara (si veda “La cura "privatizzazione" -- Non sarà che la Bocconi spreca molto piu' delle Università pubbliche?”) dimostrando che la Bocconi costa molto più, in proporzione alla Statale, di quanto costi Harvard rispetto alla università statale americana!


Insomma, in materia di Riforme Universitarie, il Governo Monti pare molto più in conflitto di interesse del governo Berlusconi, e la situazione non a caso sta degenerando.

PRIMI FIRMATARI ANONIMI

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sabato 28 gennaio 2012

Proposta a costo zero geniale di Giacinto Scoles, FRS, per mescolare il sangue!

ECCO LA PROPOSTA:
Lasciamo che i ricercatori/professori votino "with their feet" come si dice in inglese.

Cioe' lasciamo che il personale docente/ricercatore inquadrato che desideri cambiare
il posto del proprio lavoro lo possa fare portandosi dietro il prorio stipendio sempreche' trovi un'universita' o centro di ricerche che voglia assumerlo.

Alla fine di un periodo di un anno o due nel quale si lascia il sistema ragiungere l'equilibrio si fotografi la situazione e cosi' si vedra' dov'e' l'eccellenza in Italia.

Non si tema di dare troppo personale ad alune facolta' perche' con la tradizione
di non mobilita' italiana prima che da alcuna parte si raggiunga il rapporto studenti per docente di 10 (che sarebbe circa ideale) dovrebbe cambiar e il tessuto sociale ti tutto il paese.

Circa il temere di depauperare alcune facolta oltre il limite del sostenibile (da definirsi a priori) perche' preocuparsi? Non sarebbe questo un metodo obbiettivo per deciderne la chiusura?

Io personalmente non ho alcun dubbio che se in Italia rimescolassimo il personale
rendendolo veramente mobile (stimolando la mobilita' se la spontaneita' non fosse sufficiente)per l'insegnamento e la ricerca italiane incomicerebbe un nuovo "Rinascimento"!

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This message was written in FRIULI VENEZIA GIULIA
by G. Scoles, F.R.S., University of Udine, Faculty of Medicine
Department of Medical and Biological Sciences, Ospedale di
S. Maria della Misericordia in Udine , Italy.

http://www.princeton.edu/~chemdept/Scoles/SCOLES%20NEW/Scolessite/

Gustavo Zagrebelsky risponde a Michele Ciavarella su "Riforme Universitarie e Costituzione Italiana" Aula Magna Aldo Moro Bari 24.1.2012



Incontro organizzato dall'associazione studentesca LINK, dal Circolo UAAR di Bari e da ADI. Il prof. Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, ha trattato il fondamento normativo del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato e i problemi pratici legati alla sua applicazione.

Nel dibattito il Prof. Michele Ciavarella del Politecnico di BARI ha posto al Prof. Zagrebelsky una domanda.

TRASCRIZIONE FEDELE
MICHELE CIAVARELLA DOMANDA DAL PUBBLICO (min.20.35)

Io volevo fare una domanda su “Università e Costituzione”. Da quello che mi risulta non è scritto sulla Costituzione che l’Università debba essere pubblica, mentre invece c’è la scuola dell’obbligo. L’Università che io sappia non è proprio garantito dalla Costituzione che debba essere Pubblica.

Tuttavia, nel corso di molti secoli l’Università italiana di fondo è stata Pubblica e fino ad un certo punto, si è molto espansa. Fino almeno agli anni ’80 (del secolo scorso), è sempre andata crescendo, è stata sempre centralizzata sotto un Ministero. Poi è diventata Autonoma (Riforma Ruberti, interpretando l'art.33 Costituzione, ndr), e ultimamente, sulla base di questa Autonomia, il finanziamento che arriva all’Università non è più basato su “serie storiche”, ma ci sono parti cosiddette “meritocratiche”, per criteri “meritocratici” su cui vi è stata via via sempre più critica e più ribellione da parte di varie autorevoli fonti.
(anche perchè definiti a posteriori, sempre mutevoli, e facilmente aggirabili in un contesto privo di etica, ndr)

Ultimamente si è raggiunto uno scontro davvero forte, che penso porterà alla abolizione del valore legale del titolo di studio e in particolare, 3 Università Statali su 4 in Puglia sono oggi oggetto di obiettivo sottofinanziamento da parte del MIUT con l’obiettivo chiaro di depauperare di risorse, nonostante siano anche grandi Università di grande Tradizione.

Ora, in tutto ciò, creando anche delle discriminazioni tra persone che sono assunte in queste Università e quindi sono oggi incolpevoli rispetto a tali presunte colpe collettive di tali Università.

Io credo che ci siano vari profili di Incostituzionalità in questo processo, che addirittura assume degli atteggiamenti di pura propaganda politica quando per es. l’ultimo Governo ha scritto nell’ultima lettera all’Europa (quella in 39 punti, ndr), che la parte serie storiche del finanziamento andrà (entro 5-7 anni) a zero! Come si fa ad andare a zero quando ci sono dei contratti a tempo indeterminato da dover essere pagati (e che pesano persino per circa il 90% del finanziamento, altro che zero!)?

Quindi, volevo dire, a livello filosofico, Lei ritiene che la Costituzione preservi e protegga un certo grado di Università Pubblica anche ben distribuito nell’ambito del Paese? E’ possibile che una Regione intera possa essere attaccata e depauperata con risvolti poi generali sulla “Virtuosità” del Paese, del “rating” del Paese, che infatti non è “Virtuoso” al momento? Grazie. Min.23.22









GUSTAVO ZAGREBELSKY RISPONDE. Min.27.00

Illustre Professore (Ciavarella si sorprende e schernisce, e Zagrebelsky gli domanda se lo fa per la per averlo chiamato “Illustre”),

io da quando sono uscito dalla C.Costituzionale non ho mai detto nulla di preciso su questioni che possano poi arrivare alla C.Costituzionale.

La “deontologia dell’ex” dovrebbe essere quella di non fare da fuori il “grillo parlante”: ricordo che dava fastidio a me questo quando qualcuno lo faceva.

Però posso solo dire una cosa. Che il modo con cui si affrontano i problemi dell’Istruzione è purtroppo un modo aziendalistico e questo è un tradimento profondo della vocazione degli studi di Istruzione soprattutto quelli superiori.

Perché poi quando si fanno le graduatorie (tra Università, ndr) si va a vedere la “Produttività”, il rapporto iscritti / laureati, il tasso di assorbimento dei laureati nella forza lavoro, nel tessuto produttivo locale.

E’ la prosecuzione della “logica delle tre i”: “Impresa, Internet, Inglese”, lanciata questa logica da governi precedenti per le Scuole medie, ma che adesso si sta estendendo all’Università.

Se ci riflettete tutto ciò con la “Cultura” non ha quasi nulla a che fare.

Queste “tre i” e ciò che si preannuncia (vediamo cosa succederà con l’Università), ciò che è accaduto, inserisce, colloca, i problemi dell’Istruzione nella logica e-se-cu-ti-va, le “tre i” indicano una formazione di tipo esecutivo, ma la cultura è un’altra cosa.

Aldilà dei problemi di Costituzionalità io credo che dovremmo avere anche l’orgoglio di dire che l’Università non può ridursi ad una cosa di questo genere.

Il chè poi ulteriormente sollecita la nostra responsabilità perché i discorsi che oggi si abbattono, le proposte che oggi si abbatono, e si sono anche abbattute, hanno terreno fertile in che cosa: nei limiti della inefficienza di cui tutti noi dobbiamo farci carico, non siamo incolpevoli.

Io oramai sono in pensione, quindi non sono stato incolpevole nemmeno io. MIN.30.09

mercoledì 25 gennaio 2012

RINGRAZIAMENTI A GUSTAVO ZAGREBELSKY, NICOLA COLAIANNI, CORRADO PETROCELLI, NICOLA COSTANTINO, LUIGI MANGIALARDI

RINGRAZIAMENTI A GUSTAVO ZAGREBELSKY, NICOLA COLAIANNI, CORRADO PETROCELLI, NICOLA COSTANTINO, LUIGI MANGIALARDI

Caro Nicola (Colaianni),
Ti ringrazio della opportunità della domanda al Grande Prof. Zagrebelsky, che ha voluto gentilmente rispondermi come Illustre Professore! La Sua risposta è stata bellissima, di altissimo profilo, e credo anche grazie alla mia domanda, che parte dal fatto che la Università italiana ha una storia millenaria, che si è sempre generalmente espansa, andando a coprire in modo sempre più capillare il territorio, come una rete sanguigna fornisce di sangue le varie parti del corpo.

Naturalmente, domandatevi negli USA quante sono le Università. Quelle un minimo conosciute, almeno dal database di “8868 Universities in 203 countries” http://univ.cc/world.php, sono 91 in Italia, ma 87 in Argentina, 80 in Bangladesh, 159 in Brasile, 36 in Costa Rica, 43 in Ecuador, 258 in Francia, 280 in Germania, 310 in India, 567 in Giappone, 148 in Messico, 131 in Polonia, 165 in UK, 181 solo in California, e quindi da quando la sciagurata Riforma Ruberti del 1989 (eppure Ruberti è ricordato come uno dei migliori Ministri!), ha introdotto l’autonomia con l’idea di responsabilizzare, e appellandosi persino alla Costituzione art.33 (e qui chiederei lumi al Prof. Zagrebelsky su cosa intendevano i Padri Costituenti con tale articolo al comma Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato). Cosa si intendeva proteggere?

Già finora per colpa dell’autonomia “le sedi hanno invaso la sfera dello stato giuridico dei docenti, con interpretazioni più o meno forzate di norme dello Stato riguardanti aspetti dello stato giuridico e, in particolare, retributivo e pensionistico. Si è così creata una giungla di diversificati diritti, doveri, aspetti retributivi e pensionistici tali da poter dire che lo “stato giuridico” dei docenti universitari è ormai uno “stato confusionale”. http://alpaglia.xoom.it/alberto_pagliarini/statogiuridicostatoconfusionale.htm

Ma adesso si sta facendo molto di più, trasformando le Università in senso “aziendalistico” come dice giustamente Zagrebelsky nella sua risposta, facendo ben altro che “Cultura”, e facendo un uso smodato di slogan delle “tre i” che tutto portano tranne che reale beneficio.

Io che ho visto il sistema tedesco, mi sembra cristallizzato a quello italiano degli anni 80. Senza grandi sofferenze, anzi! Più che a responsabilizzare, l'autonomia finanziaria è servita a tagliare i fondi del ministero: nel '94 con l'aumento generalizzato delle tasse in tutti gli atenei, quando il carico sugli studenti è passato dal 3% al 20% e il gettito proveniente dalla tassazione da 400 a 1200 miliardi. L'autonomia finanziaria ha anche significato in questi anni un impegno sfrenato delle università nel "rastrellare" finanziamenti dai privati interessati finalizzati a condizioni circostanziate e immediate.

Poi si è cominciato a parlare in certi ambienti del fatto che le Università fossero “troppe”, nonostante fossimo ben lungi dagli obiettivi annunciati nella Riforma 3+2 di raddoppiare almeno il numero di laureati per allinearci in Europa.

E’ cominciata allora una fase di contrazione di spesa e tentativo di contrarre numero di sedi. Ora dove stiamo andando, a tagliare 3 università su 4 in Puglia?
Come dice giustamente Nicola Costantino, che pero’ purtroppo lo ha pubblicato solo ina una Email ad un giornale online, in merito alla classifica annuale del “Sir” (Scimago Institutions Rankings), il SIR 2010 World Report, la più completa classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, che ne ha valutate 2.833, tra cui 55 università pubbliche italiane. Il Report, oltre a misurare la quantità complessiva di ricerca prodotta (dato questo che naturalmente privilegia le istituzioni più grandi, che non sono necessariamente le più efficienti e prestigiose, ed è di per sé poco significativo) ne ha valutato la qualità, attraverso il loro impatto scientifico normalizzato (NI - Karolinska Intitutet). In questa classifica il Politecnico di Bari è al 17° posto in Italia, alle spalle di 15 università pubbliche settentrionali (al primo posto c’è l’Università di Verona, seguita da quelle di Brescia e di Trento) e dell’Università del Sannio, ma davanti a 17 altre università del centro-nord (tra le quali anche il Politecnico di Milano) e (con un sensibile distacco) a tutte le altre università del centro-sud (21), comprese le tre di Roma e le tre di Napoli.


L’impatto normalizzato del Politecnico di Bari è pari a 1,30: ciò significa che i suoi risultati scientifici (valutati attraverso le pubblicazioni internazionali) sono del 30% superiori alla media mondiale nei suoi ambiti disciplinari. Ritengo che questo risultato, del quale voglio complimentarmi con tutti i nostri professori e ricercatori, strutturati e non, sia più significativo delle classifiche fondate sulla capacità di attrarre finanziamenti alla ricerca, spesso falsate da fattori indipendenti dalla qualità del nostro lavoro. Potete accedere al file della classifica cliccando qui: ClassificaSir2010.

Quindi, siamo lontani da Harvard che è a 4, ma siamo in italia molto vicini uno all’altro, e ci facciamo una guerra fratellicida, piuttosto che unirci semmai in battaglia almeno verso l’Europa e poi verso le grandi università statunitensi (specie nel modello pubblico Californiano, che qualcuno una volta aveva tentato di proporre come modello di Università Europea).

Ma leggiamo da quando si è fatta la “meritocrazia” delle classifiche, che è successo. Prendendo dal 2008 al 2011, la variazione media è stata una discesa del 7%, ma all’interno della media, ci sono grandi variazioni! La scuola di Lucca ha avuto un bel +50%, Aquila un 37%, Trento che già è ricchissima per trasferimenti dalla Provincia, un 17%, e infine tra le grandissime, il Politecnico di TORINO svetta per un enorme incremento del 11%. Virtuosissimo!

Udine ha avuto +4, quindi se l’anno scorso aveva sforato il 90%, evidentemente ha esagerato a reclutare quache unità di personale in più. E questo è tuttavia motivo di esclusione da un Piano Straordinario?

Ricorderete come nascque il criterio del 90%. In un rapporto Muraro, che parla delle università sovra e sotto finanziate, voluto da Padoa Schioppa e Prodi, si indico la strada del riequilibrio. Quindi si vollero, giustamente, finanziare di più le Università che lo avevano sfondato, violando la Legge, perché avevano mostrato sofferenza. Insomma, il bicchiere lo vedi mezzo pieno e mezzo vuoto, ma tutto questo non può essere un gioco!

Era il modello usato dalla sinistra in altre parole, e funzionava in modo diametralmente opposto a quello di oggi, andrebbe studiato un paragone più da vicino.

In ogni caso, a pensare di valutare gli atenei tramite i “processi” sugli studenti (didattica) o sulla Scienza (la ricerca), o anche sui “Prodotti” (laureati, o pubblicazioni, rispettivamente), si fa un gioco pericoloso, che non ha una soluzione unica, e che perde di vista il valore di lunghissimo respiro e di lunghissimo periodo che ha la Cultura. Senza voler fare l’esempio drastico di Cuba, che spende il 20% del PIL in educazione, ha quasi solo canali televisivi educativi e in questo senso 13 mila Università, e che quindi è poverissima, ma ha una Cultura incredibile come tutti possono riscontrare facendo domande di ogni tipo a tassisti, camerieri, e gente per strada qualsiasi, pensiamo almeno al modello USA. Scrivevo io nel mio sarcastico “Manuale del Rettore Virtuoso” del 2008, che non ho mai ben pubblicato, ma che vi riallego perché quanto mi ha risposto Zagrebelsky mi pare perfettamente allineato a quello spirito, che gli Alumni di MIT guidano aziende che hanno fatturati combinati stimati intorno ai 2 triliardi di dollari, ossia il PIL della Francia, superiore a quello italiano . Ecco un parametro che misurerei come “virtuoso”, ma certo è più difficile da misurare di quelli proposti finora, visto che richiede di avere un database di tutti i laureati, e di seguirne i loro percorsi professionali (cosa che le Università americane fanno per necessità, poichè da chi ha successo provengono i fondi per le donazioni di miliardi di dollari di cui dispongono, ognuna). Insomma, di circuiti virtuosi ce ne sono, ma richiedono maggiore serietà e impegno.

Leggete cosa scrivevo nel 2009:-

Mi è venuto quindi spontaneo un dubbio, e cioè che le nuove norme “meritocratiche” del “Pacchetto Università” varato nel Luglio 2009, con la classifica delle Università “virtuose”, non siano il primo concreto e tangibile incentivo a generare decisi effetti collaterali, accrescendo e rendendo “virtuosa” la svendita delle lauree, degli esami, e dei voti, senza curare la malattia. Con il risultato di rendere la vita molto più difficile a chi studia seriamente e intende distinguersi, nonchè l’alimentazione o persino la creazione di un mercato del lavoro ultra-flessibile ma dequalificato. Tutto questo, magari in buona fede del Ministro, e per mancanza di opportune contromisure e retroazioni. E allora ho tentato di studiare con metodo scientifico, da Ingegnere, i dati sui laureati, e sul mercato del lavoro, incrociando alcuni in modo a me pare originale.


Mi pare profetico, se non fosse che lo aveva già scritto Calamandrei ben prima di me negli anni 50 nel famoso discorso in difesa della Scuola Pubblica.

Ma parlando con Luigi Mangialardi, le discriminazioni costituzionali inusitate introdotte dalla legge Gelmini con l’art.24c.6, sono apparse evidenti, e del tutto corrispondenti al caso del Maresciallo dei Carabinieri che può passare di grado solo se si trova nella Caserma “virtuosa” di Roma Tiburtina che facevo, e che pure Michele Napolitano trovava esempio sbagliato.

E’ proprio cosi’ !! Per quanto assurdo.

La “valutazione” art.24.c.6 nasce come “ad personam” del “Ricercatore a Tempo Determinato di tipo B” che ha un budget certo per 15 anni, ma un contratto per 5 anni (quindi è un precario), e che, se supera la idoneità nazionale a lista aperta, può essere chiamato, se le risorse della Amministrazione consentono di attivare questa procedura, ad un passaggio di livello (ossia ad Associato). In questo caso, una stabilizzazione di precari non per concorso interno, come si fa in genere, ma per “promozione” come in un militare che venga promosso per semplice valutazione senza un vero concorso. Tuttavia, non credo che un militare, tranne eccezioni per meriti speciali, possa essere promosso, magari “sul campo”, solo in funzione delle disponibilità economiche della sua Caserma, anche perché probabilmente le Caserme non godono di Autonomia finanziaria come, invece purtroppo, le Università dopo la Riforma Ruberti.

Non sono perfettamente al corrente di quanto “costa” il Ric. A Tempo Det. di tipo B, e se il suo passaggio ad Associato ha un costo, ma certamente finchè alcune amministrazioni avranno più risorse di altre, questo passaggio da ora in poi genera discriminazioni evidenti, mai avvenute in passato.

Ma questo art.24c.6., quando applicato tramite il Piano Straordinario ai Ricercatori a Tempo Indeterminato (ossia non appena parte la idoneità nazionale, e teoricamente potrebbe essere al 31 gennaio, se non fosse che mancano ancora piccoli pezzi per i criteri etc), crea subito queste discriminazioni anticostituzionali inusitate. Il costo della promozione è di circa 25mila Euro. La valutazione viene usata solo per personale interno delle Univ Virtuose, quindi non puo’ essere usata da un Ricercatore in servizio in sede non Virtuosa. Per un esterno, c’e’ la modesta possibilità di sperare nel trasferimento, ossia nell’altro tipo di percorso, l’art.18 (che scelta sventurata!), ossia la “Chiamata docente”. Questo un vero concorso aperto, ma che per essere bandito deve mettere a budget una cifra 4 volte piu’ alta, e che comunque non si sa se verrà davvero attivato, in quanto non si capiscono le conseguenze di non rispettare il vincolo di almeno 20% di posti chiamati con questo criterio.

Notate quindi che il problema di costituzionalità non è SOLO nel Piano Straordinario (che discrimina le Università e quindi gli individui dando risorse solo ad alcuni), ma proprio nell’art.24.c.6 della Legge Gelmini, che rende la valutazione attivabile solo se ci sono soldi. Questo anche a regime. In futuro (per i primi 6 anni della attivazione della Legge Gelmini), quando uno vorrà passare associato o ordinario, potrà contare sulla valutazione ex. Art.24c.6 se ci sono soldi in cassa dell’Università, e siccome questo avverrà sulla base di criteri comunque aziendalistici, sarà sempre attaccabile. Vi pare normale? Potrà partecipare a “Chiamata di docente” nelle sedi che lo vogliano fare.

Ma finora, persino nel concorso locale ad una sola idoneità, mai e poi mai, si era limitato l’accesso a tutti gli aventi diritto.

Una cosa che appare sempre piu’ chiara a tutti. Mi dispiace di essere stato il primo a notarlo, ho attirato a me anche troppa attenzione, e persino il Mio Rettore si lamenta che tanti Rettori parlano nervosamente di me.

Notate subito che il problema NON sparirà mai. Oggi viene chiamata sede Virtuosa e non virtuosa, ma comunque, domani una amministrazione avrà i soldi, e un’altra no. Quindi la discriminazione è nel fatto che a parità di funzione ricoperta, per un soggetto X può essere attivata una “valutazione”, per un altro no! Questo non era mai successo. I concorsi partivano per tutti! Non riesco ad essere ancora piu’ chiaro?

In definitiva, mentre i Parlamentari Pugliesi si apprestano a fare un emendamento al MilleProroghe che a nulla serve, dato che il parametro del 90% sarà superato dal DM di attuazione del art.5 Legge Gelmini che fisserà il nuovo parametro al 80%, a meno di non avere un effetto di ottenere una compensazione nel 2012 (cosa cui poco credo), il quadro che si disegna è triste, un quadro di ricorsi TAR a tutti i livelli.

A meno di non far subito una modifica della legge Gelmini, anche per Decreto Legge, e almeno per l’art.24.c.6. Noi come gruppo di discussione “Humboldtiani”, avevamo suggerito di fare una idoneità nazionale a graduatoria progressiva di merito, in modo da fare un solo concorso ogni 2 anni, e poi al limite una valutazione locale tra candidati --- ma la discriminazione a quel punto viene meno, in quanto con una graduatoria, alcuni hanno piu’ diritto di altri, i meritevoli!

Basta con i “virtuosi”, torniamo ai meritevoli!

Prof. Michele Ciavarella
Politecnico non virtuoso di BARI
Mercoledi’ 25 Gennaio 2012.




Allegato I FFO 2008 – 2011

Var – Var_media [%] ATENEI
50,1% Scuola IMT - Istituzioni, Mercati, Tecnologie - Alti Studi - LUCCA
36,8% U. ds de L'AQUILA
16,8% U. dsd TRENTO
10,9% U. ds del SANNIO di BENEVENTO
10,7% Poli di TORINO
9,8% U. dsd MACERATA
8,7% U. ds "Magna Graecia" di CATANZARO
8,3% U. dsd ROMA "Foro Italico"
7,4% Poli di MILANO
6,6% U. "Ca' Foscari" di VENEZIA
5,8% U. dsd ROMA "Tor Vergata"
5,3% Scuola Normale Superiore di PISA
5,2% U. ds INSUBRIA Varese-Como
5,2% Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di TRIESTE
5,1% U. ds ROMA TRE
4,9% Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di PISA
4,9% U. per Stranieri di PERUGIA
4,1% U. dsd UDINE
4,0% U. dsd MILANO-BICOCCA
3,9% U. dsd BERGAMO
3,7% U. dsd FERRARA
3,2% U. dsd VERONA
3,0% U. dsd MILANO
3,0% U. ds del PIEMONTE ORIENTALE "A. Avogadro"-Vercelli
2,2% U. dsd SIENA
2,2% U. dsd MODENA e REGGIO EMILIA
2,1% U. dsd BOLOGNA
1,9% U. dsd BRESCIA
1,9% U. dsd PAVIA
1,8% U. dsd PADOVA
1,7% U. dsd CAMERINO
1,4% U. per Stranieri di SIENA
1,4% U. della CALABRIA
1,1% U. ds della TUSCIA
0,6% U. dsd TORINO
0,5% U. Politecnica delle MARCHE
0,3% U. ds "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARA
0,2% U. dsd FIRENZE


-0,4% U. dsd PISA
-0,5% U. dsd PARMA
-0,5% U. dsd GENOVA
-0,7% U. ds del MOLISE
-1,0% U. ds "Mediterranea" di REGGIO CALABRIA
-1,5% SUM - Istituto Italiano di SCIENZE UMANE di FIRENZE
-1,6% U. dsd NAPOLI "Parthenope"
-1,7% U. dsd PERUGIA
-2,4% U. dsd BASILICATA
-2,5% U. dsd SALERNO
-2,6% U. dsd FOGGIA
-2,7% U. dsd TRIESTE
-2,9% Poli di BARI
-3,0% U. dsd CASSINO
-3,5% U. dsd URBINO "Carlo BO"
-3,6% I.U.S.S. - Istituto Universitario di Studi Superiori - PAVIA
0,3% TOTALE
-4,8% U. dsd TERAMO
-5,0% U. dsd ROMA "La Sapienza"
-5,1% Seconda U. dsd NAPOLI
-5,2% U. ds del SALENTO
-5,2% U. dsd NAPOLI "Federico II"
-5,3% U. IUAV di VENEZIA
-5,4% U. dsd CATANIA
-5,7% U. dsd CAGLIARI
-5,9% U. dsd BARI
-5,9% U. dsd SASSARI
-6,7% U. dsd NAPOLI "L'Orientale"
-7,2% U. dsd MESSINA
-7,2% U. dsd PALERMO

venerdì 30 dicembre 2011

Commenti alla proposta PD per l'UNIVERSITA' - Un assegno in bianco?

Sono uscite qua le proposte PD (coordinatore Marco Meloni) per l'Università

Ve li riassumo in 5 punti, che sono in gran parte condivisibili, ma tuttora impostati a non voler rinunciare a chiedere maggiori risorse, e non stravolgono il funzionamento, anzi vorrebbero correggerlo, ma in pratica inducono un altro transitorio, e in gran parte, non incideranno granchè, continuando il declino cui stiamo assistendo, senza correggere le storture che ci sono da sempre.

Non mi pare riconoscano che l'attuale divisione in sedi "virtuose" e sedi non "virtuose", incide pesantemente SOLO E SOLTANTO sul RECLUTAMENTO del personale nuovo.

E quindi andrebbe stravolta, non solo ritoccata, come si propone.

Inoltre, non mi pare colgano le enormi storture del Piano Straordinario, e nemmeno chiariscano quali posizioni prendere per l'idoneità.

Si parla solo di accelerare, di fatto dando ampio mandato alla cieca al Governo di operare, in modo che il rischio qualcuno che non conosciamo scriva i nuovi criteri ad uso e consumo di qualcunaltro, continui. Con la politica molto arbitraria, non si va lontano, e questo pare proprio un documento non tecnico e troppo di "lasciapassare". Un assegno in bianco!

A mio avviso, andrebbe invece abbandonata la valutazione delle strutture, che in Italia non è praticabile, e concentrata la valutazione delle persone/individui.

Invece infatti di trovare algoritmi sempre più complessi per valutare le strutture, i quali algoritmi, non noti ai più, influiscono pochissimo sui comportamenti degli stessi, non si riconoscono le cose più ovvie, ossia che gli stipendi dei contratti a tempo indeterminato coprono circa il 90% nella stragrande parte delle Università italiane. E quindi che senso ha parlare di scendere nella parte "non premiale"?

Finchè restano i contratti a tempo indeterminato, ossia finchè non ci sarà una crisi tipo Grecia, sarebbe più semplice ammettere questo, e fissare IL TETTO MINIMO ORA PER ALLORA, con la spesa di stipendi a tempo indeterminato.

Per la parte premiale, visto che incide sul reclutamento, si faccia piuttosto uno spostamento sugli individui, in modo che poi dalle graduatorie di merito dei reclutamenti, gli individui stessi portino con se piu' o meno budget alle Università dove loro vogliono andare.

Si parla di niente di diverso del concorso di Magistratura.

Sul ricercatore di tipo B, è troppo facile chiedere la luna. Non lo sta bandendo nessuno. Meglio sarebbe chiedere un ricercatore di tipo C, ossia con un budget assicurato ogni 2 posti, in modo che si fa alla fine di una tenure-track, una scelta del migliore 50% dei ricercatori di tipo C.

Cmq riepilogo qua le proposte PD, che contengono anche Tasse, il contratto di tipo B, etc.

1) avvio delle procedure di abilitazione nazionale e accelerare l’attuazione del piano straordinario per la chiamata di professori associati svincolando la distribuzione dal rapporto assegni fissi/FFO dei singoli atenei -- proposta di legge, prima firmataria Ghizzoni, sottoscritta da tutte le forze politiche nella commissione Cultura della Camera

2) contratto unico di ricercatore TD di tipo b) con una vera tenure track.

3) ripartizione delle risorse ordinarie con programmazione pluriennale, assegnazione tempestiva (entro il 31 gennaio di ciascun anno), nuovi criteri trasparenti per l’assegnazione di una quota variabile di risorse il più possibile ampia.

3a) Base assicurata a ciascun ateneo, e una percentuale, sempre più ampia, assegnata in base alla valutazione, all’individuazione di un costo standard per studente, al numero di studenti fuori sede, all’internazionalizzazione e alla coesione territoriale, da realizzarsi con piani regionali del sistema universitario e con la finalità di garantire che in tutto il territorio vi sia un’adeguata presenza di strutture di qualità.

3b) superamento delle attuali limitazioni al turn-over per redistribuzione dei punti organico, lasciando agli atenei il 50% dell’intera quota dei punti organico resi disponibili ogni anno e assegnando il resto in base alla valutazione, fissate comunque le consistenze minime degli atenei necessarie per assicurare la presenza di adeguati sistemi di istruzione universitaria su base regionale.

4) È importante che l’ANVUR consolidi la propria attività, con attenzione prevalente alla valutazione delle strutture universitarie demandando invece agli atenei la valutazione di singole iniziative e delle performance individuali.

5) Tasse: tassazione maggiormente progressiva[1] e più omogenea territorialmente. [1] Un esempio è il sistema proposto dall’Osservatorio regionale per l’Università della Regione Piemonte, adottato nel 2011/12 dal Politecnico di Torino, per cui ad ogni incremento di 1.000 euro di ISEE corrisponde una diversa fascia contributiva. Si ipotizza un importo per la prima fascia pari a 300 euro ed un incremento della tassa da una fascia all’altra di 30 euro, di conseguenza chi rientra nell’ultima fascia (con oltre 80.500 di ISEE) pagherebbe 2.130 euro.

mercoledì 28 dicembre 2011

mia lettera a Gazzetta sui concorsi e proposta al CNRU di Marco Merafina

Il piccolo spunto critico di oggi su Gazzetta. In realtà, nel calcolo che faccio c'e' piuttosto un altro errore o approssimazione --- io considero che i parametri ANVUR (che sono calcolati sulla base della mediana della categoria SUPERIORE), siano applicati alla categoria stessa, altrimenti il conto è impossibile. E questo fa parte delle assurdità barocche del Piano, che comincio a pensare non abbia voluto nessuno, se non qualche mente diabolica che NON vuole fare spendere i soldi davvero. Insomma, se io fossi un ricercatore, e specie di Università non virtuosa, non avrei molte speranze.

Tuttavia, la verità sempre sta nel mezzo. Qualche ragione ci deve essere se le Università non virtuose non lo sono. Se Zich fece i trucchi per non far risultare i fuori corso, e noi lo abbiamo fatto 20 anni dopo, qualche verità c'e'. Se Trento ha riservato 30% del suo budget alla chiamata diretta di vincitori ERC, allora qualcosa di vero ci sarà. Il nostro Rettore Nicola sta facendo molto, ma dobbiamo supportarlo e incitarlo / incentivarlo a fare delle politiche da Università virtuosa, e NON solo da Università del sud che si lamenta di avere i tagli....

Sui parametri ANVUR davvero mi pare barocco che non facciano il 50% della categoria stessa.... anche solo per fare calcoli come ho fatto io !!

Magari chiedo a Giacinto Scholes che credo conosca il Presidente di ANVUR di avere lumi su questa vicenda.

Intanto, non vi riesco a documentare altri passi avanti, parlando con Marco Merafina, che è abbastanza noto (è andato anche a Porta a Porta e Report), ma si lamenta come me del Piano e anche lui dice che i soldi sono solo promesse!

Io ho ricevuto da lui la sua proposta, che ha discusso con il Min Gelmini, senza esito.

Io gli ho detto, ma a nome mio, ovviamente non esistendo uno strumento di direttivo qua, che io sarei a titolo personale contento, e daccordo, SOLO SE

1) LA IDONEITA' viene pero' resa NON UNA FORMALITA' (rimangono i minimi ANVUR, possibilmente nella stessa categoria, in modo che e' tutto piu' semplice)

2) Se ci sono graduatorie progressive, e la chiamata dei migliori è incentivata da budget del ministero, come in magistratura, cosicche' uno possa scegliersi la sede, e quelle che si svuotano, pazienza!

3) l'automatismo NON è completo, nel senso che si prendono i ricercatori in ORDINE di GRADUATORIA, e FINCHE' TERMINANO certi requisiti di copertura contabili, che Merafina abilmente sposta in avanti, ma che comunque prima o poi incidono e quindi vanno valutati.

Che ne dite?

Cordialita', Michele

martedì 27 dicembre 2011

un Rettore "Virtuoso" ucraino molto particolare

Alcuni video ce lo presentano subito.

Oggi parliamo di un personaggio emblematico secondo me del collasso delle Università nei paesi ex-sovietici, il cui sito web è imperdibile, ricco di foto curiose, canzoni,e video di spettacoli. Poplawski, Mikhail Mikhailovich - Rettore della Università Nazionale di Cultura e le Arti di Kyiv, il proprietario di una catena di ristoranti, uno dei fondatori della scuola nazionale di gestione delle attività sociali e culturali, il presidente della International Charitable Foundation bambini Ucraina; talento, autore e produttore di passaggio televisivo per bambini nel progetto zіrok.

Nato 28 novembre 1949 nella regione di Kirovograd. Si è laureato dalla scuola Gorlovka professionale № 25 macchinista di specialità, e nel 1979 si laurea nel Istituto di Cultura di Kiev. Nel 1990 - ha difeso la sua tesi di dottorato presso l'Accademia di Cultura Leningrado. Dal 1993 - nominato rettore dello Stato Kiev Istituto di Cultura. Nel 1994 - viene rimosso dal suo incarico dal rettore dello Stato Kiev Istituto di Cultura, nel 1995 - tornò alla carica di rettore KGIKa.

Nel 1999 ha fondato la sua catena di ristoranti. Nel 2000 - insignito dell'Ordine di Michael Grushevsky IV grado rozbudovu per l'Ucraina. Nel 2002 - deputato eletto dell'Ucraina. È stato nominato vice capo della commissione Verkhovna Rada per la cultura e spiritualità. Nel 2004 - Michael Poplawski è stato eletto presidente dell'organizzazione internazionale dell'Associazione degli ucraini nel mondo.

Nel 2009 M. Poplawski è stato insignito del titolo di Man of the Year nella categoria Artista dell'Anno. Nel novembre 2009, M. Poplawski presenta una edizione commemorativa - che comprende i sette volumi edizione: Rettore, Pedigree Michael Poplawski (avt. M. Weaver), Antologia della moderna pop leadership ucraina un'immagine di marca, Relish, Photo Album.

Nel gennaio 2010, ha lanciato un progetto a livello nazionale in televisione, la canzone ucraina, autore dell'idea e il produttore generale. Cavalier pieno dell'Ordine al Merito (2000, 2001. 2007.). Nel 23 agosto 2008 dal DPR M. Poplavskij - Artista del popolo dell'Ucraina, è produttore generale, regista principale, l'autore dell'idea di creare concorrenza per bambini ucraino passaggio televisivo zіrok. E' sposato. Da questo matrimonio un figlio, Alexander. Sito web personale: www.poplavskiy.com

E ora, le critiche. In Anna Herman, "Poplawski - parassita", troviamo che Mikail avrebbe il cattivo gusto di criticare tutti quanti - giornalisti, cantanti, critici musicali. AP Vice Hanna Herman ha detto della sua mancanza di gusto, e che Poplawski sta causando danni enormi alla cultura ucraina "La sua università - un focolaio di kitsch, di cattivo gusto e ragazze nude "(è opportuno ricordare che è stata "attivista" del movimento FEMEN). Anna Nikolaevna "Vogliamo cambiare il concetto di cultura ucraina, e soprattutto, una cultura di insegnamento in Ucraina". Ma il laureato "Kulka" Viktor Pavlik ritiene che le accuse sono esagerate: "Sì, durante un concerto le ragazze hanno una curva con mini-gonne, ma questa è una caratteristica di Mikhail Mikhailovich. Non dimenticare quanto ha fatto per i bambini - ".

Dilettante al liceo ha lavorato in occasione di matrimoni, nell'esercito a suonare la batteria. - Il suo progetto "The Singing rettore" ha colpito la top ten. Lui dichiara di essere andato sulla scena per disperazione, ho dovuto salvare la scuola e me stesso. Era l'unica via d'uscita. Vero, se non fosse per la mia squadra, probabilmente non sarebbe successo qualcosa.

La gara delle Ope Legis nella storia della Università italiana

Mi è arrivata la domanda intelligente, di quale sia stata la più grande ope legis nella storia della Università italiana.

Una analisi della % nella famosa ope legis del 1982 la abbiamo già riportata qua. Si tratta di 40 mila nuovi docenti nel senso di stabilizzazione e quindi numericamente forse è la più grande, ma dal punto di vista della promozione ad associato, io calcolavo una percentuale di promozione intorno al 30%.

Che quella ope legis dei favolosi anni '80 fosse un errore, tanti lo hanno detto. Segnalo ad es. un interessante intervento di Ignazio Marino al convegno sulla ricerca, organizzato anche dal Forum Ricerca e Università del PD, alla sede nazionale.

"credo sarebbe opportuno valutare i circa 30.000 professori (associati e ordinari) entrati in ruolo successivamente alla legge del 1980 e chiedere il pre-pensionamento per coloro che nell'ultimo terzo di secolo non hanno prodotto nulla scientificamente. Al tempo stesso si dovrebbero ammettere nel mondo accademico altrettanti giovani pronti e felici nell'essere valutati sulla base dei loro risultati ogni 3-5 anni. Insomma, un criterio di merito più che anagrafico. "


Su altri paragoni nella storia universitaria, segnalo dal mio commento al Libro di Graziosi, qua.


In particolare, segnalo un grafico che ho ricavato io stesso.

In figura sono tracciati alcuni dati presi dal libro sul numero di docenti (qui si è voluto equiparare incaricati e assistenti ad associati e ricercatori del post 382 degli anni 80, anche se le figure precedenti erano molto piu' precarie delle successive), con i dati rapportati all'unità nel 2008. Si vede chiaramente che tutte le varie categorie hanno avuto un aumento all'incirca simile, con una certa differenza nella dinamica degli assistenti/ricercatori che sono diminuiti di peso negli anni '80 per via delle promozioni di massa ope legis, e invece curiosamene seguono come numero esattamente la dinamica degli ordinari dopo il 1990. La crescita piu' ripida comunque appare chiaramente quella della categoria degli ordinari, che, contrariamente a quanto si dice solitamente, era piu' numerosa in proporzione in passato, anche se con un ruolo infinitamente piu' importante.

Per i concorsi Berlinguer, che ovviamente nemmeno difendo, dal Libro di Graziosi pag.101 leggo che nel 2000-2002 "il numero di ordinari esplose, passando dai meno di 13.000 del 1999 a piu' di 19000 del 2005, con un aumento di quasi il 50%. Tuttavia, sono 6000 che passarono ordinari, a partire da 15.600 associati, quindi una promozione del 38% degli associati!

Gli associati crescevano del 20%, e i ricercatori del 10%.

Quindi se proprio dobbiamo lasciare parlare i numeri, gli associati intorno al 2000 si sono fatti la vera OPE LEGIS. Non ci sono dubbi.

Siamo nelle stesse condizioni ora? E' cosi' che vogliamo fare? Avete sentito parlare di Grecia e crisi internazionale? Errare humanum est, sed diabolicum lo avete sentito dire? Io parlo contro il mio interesse dato che sono associato, e mi piacerebbe per il mio puro interesse una altra OPE LEGIS tipo i concorsi degli anni 2000, concorsi Berlinguer, dell'ex Rettore di Siena Luigi Berlinguer, poi Ministro dell'Università. Siena tra parentesi, non è oggi la più indebitata delle Università?


In conclusione, la classifica delle ope legis, dalla peggiore alla migliore è

1) concorsi Berlinguer (x associati) -- 38% di promossi
2) concorsi L.382 degli anni '80 (solo nel passaggio da Assist.Ord. ad associati) -- 33%
3) concorsi Merafina (passaggio da ric. ad associato) 27%

Andrebbero fatte le intere tabelle di tutti i passaggi per vedere quello più cospicuo. Naturalmente, questi sono significativi in senso statistico, perchè non sappiamo quanti bravi ci sono nel campione. Notate che una promozione al 100% è sicuramente meno meritocratica di una promozione al 10%, ma lo è altrettanto di una allo 0%.

PS. Tanto per dirvi che io so bene come sarà dura far passare anche qualcosa della mia proposta, ecco una risposta interessante di un importante personaggio politico. In pratica, fa capire che un motivo politico almeno della sinistra per fare le ope legis, di fatto, è che quando c'è abbondanza, passano ANCHE i bravi !!!

ora vorrei capire quando non c'e' abbondanza allora a che servono le OPE LEGIS. Lui conclude che manca una strategia politica, io direi che mancano intanto i SOLDI per fare le "strategie" politiche del passato, ossia buttare via tanti soldi, che qualcuno dei soldi viene anche buttato bene!!

Io avrei un suggerimento di riserva a questo punto nella prossima comunicazione con Profumo: visto che da soli non ne usciamo, facciamo esattamente come fanno i paesi in quasi bancarotta:- chiediamo soldi all'estero, alle università straniere o ai governi stranieri, però poi diamo retta a come vogliono fare loro.

che ne dite? ci penso su un poco, in modo che quando mi faranno notare la prossima volta questa osservazione del politico di cui sotto, ho pronta la risposta!

saluti,
MICHELE CIAVARELLA


DA UN POLITICO:

La passione dei professori universitari (giovani o anziani che siano) per i “meccanismi” concorsuali è smodata eppure tutti sanno o dovrebbero sapere che nessun “meccanismo” ha mai funzionato. O meglio, ha funzionato sempre nella medesima direzione (lobbies accademico-scientifiche forti a livello nazionale, con un’unica breve eccezione a fine anni ’90 subito dopo la legge Berlinguer) e, da quel che ho letto in un tuo recente sfogo, persino contro di te stesso. Devo essere più preciso: un’altra eccezione ci fu all’inizio degli anni ’80, quando divenni io ordinario, perché era talmente enorme il numero di nuovi posti messi a concorso che era “facile” premiare i più bravi indipendentemente dalle scuole di provenienza e persino assumere stranieri. Tempi d’oro per l’università italiana, naturalmente a prezzo di una lievitazione della spesa pubblica di cui oggi paghiamo le conseguenze. Ma la parte che ci compete di quella lievitazione sostenne la transizione (rimasta poi parziale) all’università per molti rispetto a quella per pochi, cioè quella che io ritengo un successo sociale e culturale. D’altra parte 15000 ricercatori, 15000 associati, 15000 ordinari (DPR 382/1980) per 1.500.000 studenti circa non era mica una formula sbagliata né in quantità né in “profilo”. Ah, il buon senso degli antichi! Inoltre la fioritura della ricerca italiana a fine ‘900 (pensa anche ai PRIN, ai progetti finalizzati e ad altre iniziative intelligenti) è attribuibile a quelle scelte politiche. Quello che oggi manca è proprio una strategia politica, altro che ricette tecniche più o meno esoticamente brillanti o apparentemente tali.

giovedì 8 dicembre 2011

Elogio dell'anzianita': la speranza di carriera e' l'ultima a morire in Italia



Come sapete, la Riforma Gelmini della meritocrazia nei concorsi sta per vedere la luce. Ma la montagna di meritocrazia ha partorito o sta partorendo un TOPOLINO di merito e una montagna di protezione della anzianita' di servizio, che gia' era protetta abbastanza finora con gli scatti automatici a pioggia senza valutazione.

Il documento ufficiale del regolamento, così come depositato alla camera e successive modifiche proposte dal Consiglio di Stato e' invece
http://www.camera.it/682?atto=372&tipoatto=Atto&leg=16&tab=2#inizio

E' un DPR di inquadramento generale dell'abilitazione scientifica e non entra in dettagli tecnici. All'art. 4, comma 1 dello stesso DPR si dice che "Il Ministro, con proprio regolamento, definisce criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare.... ".

Una bozza di tale regolamento per l'abilitazione nazionale, il testo trasmesso a Crui e Cun, si trova qua
http://www.rete29aprile.it/forum/25-valutazione/326-nuova-bozza-decreto-abilitazioni.html


SPERIAMO CHE LA BOZZA SI POSSA CORREGGERE!

Guardiamo l'articolo 3 comma 4:

4. Nella valutazione di candidati già in servizio come professori associati o ricercatori o in posizioni equivalenti all’estero, fatta salva la considerazione complessiva dei titoli di cui all’articolo 4, comma 4, e all’articolo 5, comma 4, sono prese in considerazione esclusivamente le pubblicazioni prodotte dopo la nomina nella posizione in godimento.

Un chiaro vincolo per proteggere l'anzianità di servizio contro eventuali giovani candidati brillanti.

Il criterio dell'anzianità nel ruolo (che comunque ha sempre avuto un peso sicuramente eccessivo in Italia) viene istituzionalizzato in una forma, oserei dire, estrema, e formalizzata!

EVVIVA I MATUSALEMME, PECCATO CHE SE NON SONO STATI PROMOSSI MAGARI ERANO CIUCCI?

Per assurdo, sembrerebbe FAVORIRE un precario, ma ci si illuda poco!! Questo IMPLICITAMENTE e' una INDICAZIONE che si intendono per lo piu' candidati validi per associato i ricercatori anziani; e per ordinario gli associati anziani.

EVVIVA L'ITALIA, PATRIA DEI MATUSALEMME!

Prof Michele Ciavarella

mercoledì 30 novembre 2011

IDEE PER NOVITA’ NEI CONCORSI DELL’ERA PROFUMO

Circa un anno fa, durante le fasi calde della discussione sulla Riforma Gelmini, e le conseguenti proteste specie da parte dei Ricercatori, mi volli cimentare in un intervento che sottolineasse la necessita` di meritocrazia, parola talmente abusata,che e’ ormai forse megl io abbandonare. Sottolineavo tuttavia che persino nelle piu` rigide e severe migliori Universita’ USA (come MIT) almeno il 50% degli Assistant Professor viene « confermato », senza calcolare che esiston tutta una serie di altre possibilita’ di lavoro, a cascata in altre universita’. Quindi, dicevo anche che passare da un sistema di Ricercatori, Professori Associati e Ordinari tutti a tempo indeterminato e con conferma quasi automatica (ma con promozione incerta, e spesso fonte di tanti problemi), ad un sistema in cui solo i Ricercatori diventano a tempo determinato, quindi con conferma per nulla assicurata, mi pareva una soluzione non ottimale,esageratamente precariezzante per le nuove leve, e proponevo una soglia minima di « conferme » garantite. Creai molta reazione da parte dei ricercatori, che colsero solo una critica della loro protesta. Io ingenuamente difendevo una categoria non protetta, quella delle nuove leve che entrano nell`Universita’, e queste, per definizione non essendo organizzate, ne` rappresentate, non mi hanno letto ne` appoggiato.
Oggi, conoscendo la professionalita’ del nuovo Ministro, e la attenzione che il nuovo governo, composto in larga parte da docenti universitari, dovrebbe porre, mi permetto di dare qualche spunto, forse ancora ingenuo, tornando sul tema, specie in vista delle attuazioni di molte novita`, specie nei concorsi. Dico subito che non entro nel merito delle proposte della agenzia ANVUR di definire dei parametri oggettivi per rendere idonei nei prossimi concorsi solo i "migliori" definiti sulla base della produzione media nel settore disciplinare di riferimento, che in linea di massima mi sembrano condivisibili (Molto meno si e` discusso di come definire quale dei docenti tra vari settori e` meritevole di promozione, che pure e` un problema di forse maggiore importanza).
Dal punto di vista del reclutamento, si sa che la categoria dei Professori Universitari in Italia e' molto anziana, e oggi un problema e' quello della sua sostituzione, che tuttavia e' frenata per ora da blocchi del turnover al 20%. Molta attenzione e` stata attirata a se dai Ricercatori, che hanno a lungo protestato per la loro situazione « precaria » con la messa in esaurimento della categoria del ricercatore a tempo indeterminato. A valle della protesta, hanno strappato la promessa di 4500 posti da associato : non pare definito se questo avverra` subito, e se tale numero sia in esubero rispetto al blocco del turnover o meno. Questo sforzo come « una tantum ». La messa in parallelo e' in realta' abbastanza strumentale, perche' se e' vero che la legge 382 del 1981 che ha creato la figura del "ricercatore" a molti non piace, specie tra chi non ha fatto carriera per un motivo o per l'altro, e' anche vero che non piace nemmeno a chi vuole rendere l'entrata nell'universita' meno rigida, in un verso o nell'altro. Tuttavia parlare di precarieta’ mi pare errato, ed esagerato.

Probabilmente andrebbe fatta una proposta ad hoc per i vari problemi che non sono sovrapponibili. Se nei prossimi 5 anni andranno in pensione quasi la meta` dei docenti attualmente in servizio, il blocco del 20% significa al massimo 6000 nuove entrate, e chiaramente fa differenza se queste 6000 sono incluse nelle 4500, o incluse. Anche nella ipotesi migliore, 10mila nuovi docenti, non basteranno a coprire che 1/3 della fuoriuscita. Questo, tenendo conto che non vi e' flessione del numero di studenti, pare un problema.
Tuttavia, oggi nell`universita`, come in tanti settori, il rischio e' che si decidera` sulla base dei desiderata di chi gia` e` dentro, ed e' rappresentato dai sindacati, e puo` bloccare immediatamente il funzionamento . Ma non e` forse questo un meccanismo perverso che ha creato oggi una grande ed eccessiva disparita` tra i privilegi di una generazione che peraltro li ha ottenuti anche con grandi debiti pubblici, e le troppe difficolta` delle nuove generazioni, che sono conseguenza proprio di quei debiti pubblici ?
In particolare, alcune riflessioni preliminari:
1) molti dei ricercatori entrati con la 382 (o anche associati, in totale quasi 30mila docenti passarono) sono oggi anziani, almeno 60enni, e a questi solo una "macchina del tempo" potrebbe restituire una carriera brillante, ammesso che la meritino. Se oggi cercano una riabilitazione, non e' usando questi 4500 posti per loro che si risolverebbe granche', anzi ci troveremmo domani con lo stesso problema, amplificato nelle altre categorie. Inoltre, molti di loro dovranno pure ammettere che hanno avuto un posto che oggi molti sognerebbero, e che andranno in pensione a stipendio intero che i neo entrati, con la forma a tempo determinato, non avranno nemmeno al 50%.
Si da il caso che promuovere gli anziani peraltro e` una soluzione a costo nullo per l`universita`, visto che con la ricostruzione carriera, in pratica si raggiunge prima il pensionamento che uno stipendio piu` alto. Cui prodest quindi?

2) chi e' meritevole come nuova leva (ma anche come associate), per effetto di questa "infornata" ad hoc per i ricercatori, e’ anche giusto che non sia troppo penalizzato (un nuovo effetto debito pubblico)

3) come assicurare una nuova ondata fresca, magari anche dall`estero? Ci sono giovani che lavorano all'estero. E non parlo di presunti « grandi cervelli », i cui tentativi di rientro sono tutti falliti, e che magari all’estero ci restano tranne rare eccezioni. Parlo di ragazzi brillanti la cui formazione comunque e' costata centinaia di migliaia di euro allo Stato Italiano, e ora si trovano a fare i ricercatori all'estero, non sempre felici di restare a lungo. Tuttavia, certo non potrebbero tornare con un posto da ricercatore a tempo determinato. Dovendo scegliere tra le varie precarieta', molti temo sceglierebbero l'estero.

4) se ANVUR e i criteri bibliometrici paiono aver introdotto dei paletti all`interno dei singoli SSD, nulla si puo` dire per come vengo scelti i nuovi posti da assegnare nelle varie universita`, che peraltro restano le sole che chiamano gli "idonei" in servizio. Potrebbe presentarsi in futuro il problema di tanti idonei che non vengono chiamati, e allora a nulla sara` valso lo sforzo dei criteri ANVUR. E' e` sbagliato lasciare queste scelte completamente all`autonomia locale, che spesso puo` essere influenzata da aspetti parzialmente paradossali, come la dominanza di alcuni settori. Le « scuole » in parte producono ottimi nuovi ricercatori, ma in altra parte, tendono a saturare i vari dipartimenti con repliche ridondanti ed eccessiva concentrazione di sapere in una sola disciplina.


Perche' non pensare quindi anche ai giovani, alle categorie meno protette, e creare meccanismi differenziati e virtuosi, quali per esempio:

1) assegnare una promozione in concomitanza con l`andata in pensione, come si fa con i militari
2) assegnare un numero di posti congrui e predeterminati, e non solo prevedere questa ondata di 4500 posti da associato, disgiunta da qualsiasi altra programmazione
3) non dare meccanismi di posti riservati solo a chi e' gia' in servizio in italia, ma dare eguale valore al servizio prestato all'estero, o persino una riserva separata
4) per la scelta tra i vari settori, creare un percorso di accelerazione carriere in base ad uno screening a priori dei CV, come fu fatto proprio dal rettore Profumo in via sperimentale al Politecnico di Torino.

Grato dell`attenzione, porgo distinti saluti dall`estero!

Michele Ciavarella