Lettera aperta al Ministro Profumo
IDEE PER INCENTIVARE LA RIPARTENZA DEI CONCORSI UNIVERSITARI
Sig. Ministro, Prof. Profumo
conoscendo la Sua professionalita’ sul campo, e la attenzione che il nuovo Governo (composto in larga parte da docenti universitari) dovrebbe porre, ci permettiamo di dare qualche spunto, forse ingenuo, sul tema dei concorsi universitari. Pensiamo a possibili nuovi meccanismi virtuosi a monte e a valle dei concorsi. Questo potrebbe dare corso ottimale alla attuazione della Legge n.240 che, da recenti famose lettere/impegni verso l´Europa, dovrebbe vedere il passaggio del finanziamento universitario dalle serie storiche a un finanziamento interamente basato sul merito nei prossimi 5-7 anni, esaltando l´effetto che ha ottenuto quanto fatto finora con solo il 7% di tale fondo, con qualche polemica relativa alla oscillazione temporale, la ingenuita´ (o forse malizia) e la enunciazione a posteriori di certi criteri.
Alcune premesse:-
1) L´ introduzione della figura del Ricercatore a Tempo Determinato ci appare eccessivamente precaria, se consideriamo che persino le figure di ingresso delle piu` rigide e severe Universita’ USA dopo un severo “Tenure case”, vengono « confermati» (si tratta ad es. del 45% degli Assistant Professor negli ultimi 10 anni in MIT). Perfino nell’Italia “baronale” degli anni pre-‘68 la figura di ingresso era quella degli "Assistenti", un "ruolo" a durata di 10 anni, entro i quali presentarsi a concorsi nazionali e "annuali" di "Libera docenza". Chi non passava, tuttavia, a sua domanda poteva essere incluso nei ruoli della Scuola secondaria ovvero nei ruoli del Catasto, Genio Civile, Beni Culturali, Motorizzazione, Biblioteche, ecc.). Appare oggi decisamente eccessivo sperimentare forme radicalmente precarie come in quasi nessun paese al mondo. Al tempo stesso non vogliamo proporre nuove forme di stabilizzazione ope legis, sia ben chiaro.
2) Oggi siamo a valle degli “errori” delle varie Riforme dei concorsi che hanno creato ondate di “buonismo” e “sanatorie”, a partire dalle ope legis della L.382 degli anni ´80 con l’entrata in servizio di oltre 30mila docenti con concorso ridotto a semplice idoneita´; per finire ai concorsi “Berlinguer” che, nati forse per essere meritocratici, hanno visto la piu´spaventevole ondata di localismo, provincialismo, e moltiplicazione di promozioni per anzianita´ di servizio (anche per colpa di paradossali disincentivi a coprire con figure provenienti dall´esterno, che “costavano” molto di piu´alla Universita´di appartenenza), come dimostrato da libri di studiosi come Perotti e altri. E che vede tuttora i suoi effetti deleteri, con migliaia di concorsi appena svolti ancora con doppia idoneita’ (o con singola, quasi certamente vinti da candidati locali), con la maggior parte delle Universita’ ormai appena in grado di erogare stipendi, e non in grado di assumere gli idonei. Oltre a questo empasse che Lei conosce bene, l’effetto piu’ deleterio potrebbe certamente essere quello di aver creato dei meccanismi e consuetudo culturali di preferire la anzianità di servizio e la località dei candidati in modo difficile da eradicare. Questo in contrasto, ancora una volta, con la vecchia Scuola “baronale” Italiana in cui c’erano alcuni nomi di prestigio che passavano in cattedra appena trentenni o meno (si vedano i casi di Ettore Maiorana ed Enrico Fermi , ma anche di Romano Prodi, Luciano Modica, e tanti altri meno noti).
3) Si sa che in Italia la categoria dei Professori Universitari di ca.60mila unita´ e' molto anziana, forse la piu’ anziana di Europa, e oggi un problema e' quello della sua graduale sostituzione, che tuttavia e' frenata per ora da blocchi del turnover al 20%. La promozione di chi e´vicino alla pensione appare particolarmente inutile in vista di questo necessario ricambio. Se e´vero che nei prossimi 5 anni andranno in pensione quasi la meta` dei docenti attualmente in servizio, con blocco del turnover al 20%, cio´ significa al massimo 6000 nuove entrate. Non prestare la massima attenzione e lungimiranza, dopo anni di progressioni di carriera e promozioni per anzianita’ (che hanno prodotto appunto questa anzianita’), in tempi in cui certo non ce lo possiamo piu’ permettere, appare “short sighted”.
4) Non e’ il caso di entrare nel merito delle proposte della agenzia ANVUR, ma plaudiamo al tentativo di definire dei parametri oggettivi per rendere idonei nei prossimi concorsi solo i "migliori" definiti sulla base della produzione media nel settore disciplinare di riferimento. Tuttavia, molto meno si e` lavorato su come definire quale dei vari settori e` meritevole di investimento. Come Lei sapra’, molte Universita’ di Ricerca di alto livello, investono in settori nuovi e totalmente scoperti, il che’ pare assolutamente in contrasto con le pratiche italiane che tendono a riprodurre settori ormai vecchi, e che quindi impediscono il rinnovamento. Questo per la errata visione che riprodursi e “mettere in cattedra” propri allievi (se non “nepotes”), crea delle sacche di potere.
5) Come forma di protesta durante i passaggi della Riforma Gelmini, alcuni Ricercatori a tempo indeterminato organizzati in varie sigle hanno deciso il blocco delle lezioni che per contratto non sono tenuti a fare. Questa protesta pare sia rientrata con la promessa di 4500 posti da associato (o di equivalente budget, non e´ noto a noi quale dei due). Sebbene riconosciamo la fondamentale funzione dei Ricercatori, e riteniamo possibile che alcuni siano stati ingiustamente oberati da insegnamento e sfortunati nei concorsi precedenti, “pacchetti” di posti per una sola categoria, motivati non altrimenti che dal placare la protesta, suonano come una nuova edizione di “sanatorie” tipo 382 degli anni ´80, e potrebbero creare un non armonico sviluppo futuro, proprio a valle delle minori risorse a disposizione. Speriamo intanto che questo “pacchetto” di posti sia in esubero rispetto al blocco del turnover, ma auspichiamo anche che sia usato almeno in parte per fare entrare nuove leve.
6) Ai ricercatori anziani, oltre60enni, facciamo notare che solo una "macchina del tempo" potrebbe restituire una carriera brillante, ammesso che la meritino. Una promozione per loro forse equivale a poco piu´di un avanzamento in coincidenza con la pensione, e per altro, con il diminuire della proporzione di pensione retributiva, tale vantaggio e´sempre meno consistente.
7) Fuga dei cervelli. I migliori ricercatori italiani che lavorano all'estero portano in brevetti un valore che e’ stato valutato in 1 miliardo di euro all’anno da I-Com in uno studio presentato di recente al Senato dalla Fondazione Lilly. Tale mancato guadagno va sommato al costo di formazione di tali cervelli. Ma non parliamo solo di « grandi cervelli », i cui tentativi di rientro sono tutti falliti, e che magari all’estero ci restano tranne rare eccezioni. Parliamo di ragazzi brillanti che ora si trovano a fare i ricercatori all'estero, non sempre felici di restare a lungo. In molti casi, non vorrebbero tornare con un posto da ricercatore a tempo determinato.
8) ANVUR e i criteri bibliometrici paiono aver introdotto dei paletti all`interno dei singoli SSD, anche se speriamo non facciano concentrare troppo la valutazione della qualita´sulla base dei risultati dei soli ricercatori italiani. Se un ricercatore straniero o italiano all´estero mostra di avere parametri molto piu´alti, speriamo che non venga poi eliminato tramite altri sistemi meno trasparenti, come la prova orale, o strane incongruita´ai Settori Disciplinari.
9) Ma nulla e´stato detto per come vengo scelti i nuovi posti da assegnare nelle varie universita`, che peraltro restano le sole che chiamano gli "idonei" in servizio. Potrebbe presentarsi in futuro il problema di tanti idonei che non vengono chiamati, e allora a nulla sara` valso lo sforzo dei criteri ANVUR. E' e` sbagliato lasciare queste scelte completamente all`autonomia locale, che spesso puo` essere influenzata da aspetti parzialmente paradossali, come la dominanza di alcuni settori. Le « scuole » in parte producono ottimi nuovi ricercatori, ma in altra parte, tendono a saturare i vari dipartimenti con repliche ridondanti ed eccessiva concentrazione di sapere in una sola disciplina.
10) Prepensionare gli inattivi? E' una cosa ampiamente sperimentata nel mondo anglosassone (sia in UK dove interi dipartimenti sono stati chiusi), sia in USA dove un anziano ha una vita sempre piu´dura per trovare fondi e di conseguenza viene invogliato alla pensione se non e´produttivo. Ovviamente, come si fa in tutte le aziende in fasi di ristrutturazione, ci possono essere incentivi e scivoli all´andata in quiescienza. Il tema e’ naturalmente caldo ed in evoluzione al momento.
11) Ci sono altre osservazioni molto note, che e´inutile ripetere, come l´investimento globalmente piu´basso di altri paesi sviluppati, la esagerata presenza di personale Tecnico Amministrativo, la erraticita´dei concorsi e dei bandi, incertezze varie e lentezze.
12) Qualcosa per i giovani nel campo dei finanziamenti in ricerca si e´cominciato a farlo, come con il progetto Futuro in Ricerca, anche se con polemiche come al solito sul processo di valutazione, ed enormi ritardi di erogazione. Tuttavia, mai nei concorsi e´stata esplicitamente incoraggiata la chiamata di giovani, e specie dall´estero. L´esempio dell´Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, che ha chiamato quasi 500 ricercatori giovani in gran parte anche dall´estero, dimostra tuttavia che il maggiore ostacolo ad un rinnovamento dell´Universita´e´ l´Universita´stessa. Non possiamo in poche righe aprire il discorso sulle Fondazioni (IIT ha tale forma giuridica), ma solo richiamare intanto agli incentivi meritocratici all’interno delle strutture attuali.
In definitiva, vogliamo evitare che si ricrei oggi il clima da “ope legis” oggi nell`Universita`, o che si decida l’uso delle poche risorse a disposizione nei prossim anni, ancora una volta solo sulla base dei desiderata di consuetudini molto dure a morire, come quelle del localismo e del provincialismo e della promozione per anzianita´.
IN DEFINITIVA:
Vogliamo evitare una eccessiva disparita` tra i privilegi di una generazione ottenuti anche con grandi debiti pubblici, e le troppe difficolta` delle nuove generazioni, che sono conseguenza proprio di quei debiti pubblici. Vogliamo pensare ad un rilancio strategico, di lungo termine, ben consci che solo operando bene oggi, sebbene non possiamo rimediare agli errori del passato, possiamo sperare di ritornare su livelli eccellenti.
Ecco quindi alcune proposte per creare meccanismi differenziati e virtuosi, che pero` vorremmo anche definiti in modo chiaro, stabile, lampante e cristallino, come si fa nei paesi Anglosassoni, per es in UK con il RAE e REF, dove nonostante i grossi tagli di finanziamento pubblico delle Universita’, gli incentivi sulla distribuzione dei restanti fondi futuri sono talmente dipendenti da parametri oggettivi e ben noti di merito, che le Universita’ stanno facendo politiche estremamente aggressive di reclutamento dei migliori cervelli dall’estero. In questi casi, chiamare un posto (a tutti i livelli, e non solo di "ricercatori a tempo determinato") si puo’ fare gia’ avendo fondi per soli 5 anni, ed e’ chiaro quindi che alcune Universita’ che non vinceranno la scommessa, dovranno ridurre il personale cosi’ aggressivamente reclutato. Questo meccanismo virtuoso nel reclutamento italiano non si e’ mai visto, ma solo una politica di incentivi credibile seria e ben strutturata lo puo’ davvero innestare. Definire degli incentivi a posteriori per avere richiamo giornalistico su una o altra Universita’ lascia il tempo che trova.
MECCANISMI A MONTE DEI CONCORSI1) Incentivazione orizzontale “sostitutiva” di un’avanzamento in carriera, in particolare per i ricercatori anziani, per chi mostra tuttavia di non essere stato “inattivo”. Un esempio potrebbe essere la promozione in concomitanza con l`andata in pensione, come si fa con i militari, che tuttavia oggi va studiata in vista dei cambiamenti legislativi. Per qualcuno vicino alla pensione, questo deve essere piu´facile di vincere un concorso, meno mortificante, e altrettanto efficace sulla pensione (che per gli anziani e´ ancora almeno in parte, retributiva). Liberando al tempo stesso preziosi concorsi per i giovani.
2) assegnare un numero di posti congrui e predeterminati per tutte le categorie, e non solo prevedere questa ondata di 4500 posti da associato, disgiunta da qualsiasi altra programmazione
3) creare a monte riserve di posti di idoneita´ a chi e' in servizio all´estero in Istituti riconosciuti, e chi e´a tempo determinato
4) per la scelta tra i vari settori, creare un percorso di accelerazione carriere in base ad uno screening a priori dei CV, come fu fatto proprio dal rettore Profumo in via sperimentale al Politecnico di Torino.
MECCANISMI A VALLE DEI CONCORSI1) Incentivare nel fondo FFO, le Universita´ che hanno preso in servizio giovani brillanti sia per la posizione che per l´eta´, ripristinando la possibilita’ per giovani particolarmente brillanti di avere una carriera piu’ operativa. Per questo si possono usare i parametri ANVUR nuovamente.
2) Incentivare nel fondo FFO, le Universita´ che hanno preso in servizio da sede italiana diversa da quella di servizio del candidato, o ancora estera.
3) per garantire almeno un minimo di conferme per i Ricercatori a Tempo determinato, assegnare un minimo di budget di FFO agli Atenei per chiamate di posti da associato. Il 50% se volessimo imitare il rigido MIT.
4) Ripristinare un accesso facilitato a ruoli nella PA per chi ha svolto il ruolo di Ricercatore a Tempo determinato per 6 anni consecutivi senza aver vinto un concorso o preso servizio a tempo indeterminato.
Ringraziando per l`attenzione, porgiamo distinti saluti
Prof Michele Ciavarella. Amburgo 4/12/2011
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domenica 4 dicembre 2011
Lettera aperta al Ministro Profumo: IDEE PER INCENTIVARE UNA RIPARTENZA NEI CONCORSI UNIVERSITARI
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Sono d'accordo, spero che il nuovo ministro si occupi di questo
RispondiEliminaRICEVO DAL RETTORE di UNILE PROF ING LAFORGIA E VOLENTIERI PUBBLICO.
RispondiEliminaOccorre superare il modello di spesa storica consolidata ed spostarsi subito sul modello di contributo standard per studente in tutta Italia sul quale applicare poi una premialita´ seria non con parametri spesso orientati. I concorsi possono ripartire in tutte le sedi soltanto in presenza di uan effettiva perequazione che riequilibri il sistema. Politecnico di Torino e, ancor di piu´, Politecnico di Milano sono sovrafinanziati e possono facilmente bandire i concorsi a tempo determinato, le altre Universitŕ sono in difficoltŕ serissime e con il turnover possono soltanto portare a pareggio i bilanci.
Domenico Laforgia
Mi trova d'accordo con tutti i punti e con tutte le proposte, mettendo in risalto il punto 2) della premessa:
RispondiElimina"ondata di localismo, provincialismo, e moltiplicazione di promozioni per anzianita´ di servizio" è stata secondo me uno dei grandi mali dell'università italiana degli ultimi anni.
Certe posizioni nella didattica e nella ricerca universitaria potevano essere prese da persone molto più competenti prendendole fuori dall'università di origine(o fuori dall'Italia) ma si è scelto di premiare il localismo per una questione di costi o di conoscenze, trovandosi con docenti che hanno rovinato interi settori di ricerca per la loro incompetenza.
RS
A monte dei concorsi bisogna, secondo me, gia incomminciare a fare qualcosa che favorisca la mobilita' dei ricercatori e docenti italiani. Infatti la mancanza di mobilita' che ha i suoi origini nel sistema piramidale e clientelare italiano, e' il limite piu' importante al livello della produttivita' scientifica italiana. Per esempio si potrebbe gia' usare un meccanismo messo in atto dal ministro Gelmini (solo per renderlo molto poco utilizzabile
RispondiEliminaassociandolo alla "virtuosita" della sede destinataria). Mi riferisco alle norme sulla mobilita del personale che, se sono bene informato, vedrebbero il contratto ad eseempio di un ricercatore pagato dal ministero per 5 anni solo se' il ricercatore vuole spostarsi in una sede virtuosa. Se io e la mia non virtuosa universita'siamo riusciti a creare un clima di eccitamento intellettuale capace di attrarre, da un'altra sede, un collega professionalmente bravo (ma cattivo manager di se stesso e degli altri) per accelerare il nostro progetto mi si spieghi cosa c'entra che la mia universita' sia stata in passato e da altri amministrata non virtuosamente?!
scritto in Philadelphia da G. Scoles, F.R.S.
Professore aggiunto all' Universita' di Udine
e Donner Professor of Science Emeritus all' Universita' di Princeton il 4/12/2011
Caro Michele, come già ti dicevo in privato, occorre aggiungere ai 'meccanismi a valle' dei seri meccanismi di penalizzazione, oltre agli incentivi: per esempio, togliere un ammontare dato di finanziamento per ciascun ricercatore o docente che si situi al di sotto di una data soglia di produttività scientifica. Ad esempio, in Francia si è considerati produttivi se si pubblica l'equivalente di due articoli su rivista internazionale ISI ogni 4 anni, il che non mi sembra una grande richiesta ma già permetterebbe di fare una buona selezione. La penalità è rappresentata da una perdita secca di 80000 euro sull'FFO, spalmati sul quadriennio successivo alla valutazione, ossia 20000 euro l'anno. Un meccanismo del genere, se implementato correttamente, rappresenterebbe un grosso disincentivo dall'assumere personale su criteri solo nepotistici o clientelari. Nell'implementazione, in generale, bisognerebbe evitare il meccanismo perverso del "ghost-writer" (detto "nègre" in Francia), ossia lo schiavetto che fa ricerca e poi "mette il nome" del suo capo sull'articolo, anche quando quest'ultimo non ha minimamente contribuito al lavoro, fosse pure per una fugace rilettura. Per farlo, basterebbe prendere in considerazione il numero di autori in ciascuna pubblicazione: se 4 persone lavorano insieme, allora devono produrre (almeno) 4 volte tanto, meglio ancora se di più (se è vero che l'unione fa la forza). Questo dovrebbe bastare a smascherare i 'falsi attivi'. Cio' detto, si potrebbero comunque prevedere dei meccanismi di compensazione: ad esempio si potrebbe giustificare un calo della produttività scientifica per coloro che hanno carichi amministrativi o didattici (documentati!) particolarmente onerosi. Avrei inoltre voglia di proporre una giustifica "a tempo" per evitare meccanismi perversi di gente che si 'incancrenisce' per lunghi periodi in ruoli puramente didattici o, peggio, puramente amministrativi (ossia di potere). Tali soggetti finiscono con il perdere (salvo certe rare ma brillanti eccezioni) ogni capacità di fare ricerca e dunque si attaccano tenacemente alla 'poltrona' in quanto non sono piu' capaci di fare altro (e inoltre non vogliono perdere la propria posizione di potere). Occorre introdurre una forma di mobilita' obbligatoria anche sulle cariche accademiche, del tipo: dopo x anni (max 6, direi) passati a fare amministrazione non puoi assumere cariche per altri x anni. Sperando di aver dato un contributo costruttivo alla discussione... PC
RispondiEliminaLe do il mio pieno appoggio per questa nuova iniziativa e la ringrazio perché è uno dei pochi che si interessa al futuro dell'università e dei giovani, forse anche più dei giovani stessi.
RispondiEliminaLe confido che avevo letto la lettera, scusi il gioco di parole, il giorno in cui l'ha pubblicata sul blog del rettore virtuoso non dandoci più di tanto peso. Ho deciso di darle questo mio feedback dopo aver sentito un discorso tra 3 ragazzi l'altro giorno in facoltà. C'era uno di loro che si sta per laureare alla specialistica e stava palesando ai suoi amici la volontà di continuare la carriera universitaria col dottorato. Gli amici, forse per tutelarlo, lo stavano categoricamente sconsigliando definendo, quelli che intraprendono questa carriera, come dei pazzi in quanto è una carriera incerta,non retribuita come merita e per essere riconosciuta bisogna andare all'estero. Il ragazzo insisteva dicendo : " sento che è la mia strada,anche se dovrò andare all'estero".
Ecco professore, mi sono sentito vicino a quel ragazzo perché trovo ingiusto che si veda preclusa la possibilità di seguire il proprio sogno e trovo folle l'idea di un Paese autolesionista che fa andar via tanti giovani.
Inoltre, non so se può essere un punto per la sua lettera, chiederei una maggiore collaborazione tra università e aziende: trovare dei percorsi comuni per insegnare la teoria e la pratica già nelle università. I prerequisiti che le aziende chiedono ai giovani neolaureati sono alquanto irrealizzabili, la richiesta è di neolaureati con almeno 2 o 3 anni di esperienza. L'offerta formativa, per la mia esperienza, è ben lontana dalla vita lavorativa; per fare esperienza bisognerebbe studiare e lavorare, non impossibile, ma i lavori che si fanno durante gli studi sono ben lontani dalla professione che auspichiamo fare dopo la laurea, non perché non lo vogliamo ma vedo ben lontana la possibilità di lavorare presso un'azienda o presso uno studio tecnico senza la laurea..